Cordialiter, blog di spiritualità cristiana

I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti. (San Pio X, Lettera Apostolica “Notre charge apostolique”)

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mercoledì 17 maggio 2017

Ecco perché Dio non impedisce il male

Ogni tanto qualcuno domanda per quale motivo Dio non ha impedito le grandi catastrofi come la Seconda Guerra Mondiale, il genocidio nel Ruanda, l'attentato dell'11 settembre 2001, ecc.

Gli atei e i comunisti hanno una visione immanentista della vita, non credono nel soprannaturale, sperano di fondare in questo mondo una sorta di paradiso terrestre senza Dio. Invece i cattolici fedeli alla Tradizione hanno una visione soprannaturale della vita, sanno che l'uomo su questa Terra è solo di passaggio per breve tempo, e che il suo vero scopo è di salvarsi l'anima e di andare nella Patria celeste, ove non ci saranno più tribolazioni, ma solo gaudio eterno.

Dio è bene infinito, ed è incapace di fare o desiderare il male. Essendo onnipotente ha il potere di impedire che nel mondo accadano dei crimini, tuttavia in molti casi non impedisce che vengano commessi, poiché spera di trarne un bene maggiore.

Dio è infinita sapienza, mentre noi siamo piccole creature al suo cospetto, pertanto non possiamo comprendere i suoi arcani decreti. Ecco perché quando vediamo che nel mondo vengono commessi molti crimini non sappiamo per quale motivo il Signore ha tollerato che accadessero. Tuttavia, con gli occhi della fede dobbiamo credere fermamente che Dio onnipotente non impedisce il male perché spera di trarne un bene (materiale o spirituale) più grande. Pensiamo ad esempio a una persona che perde il posto di lavoro, e pochi giorni dopo riesce a trovarne un altro più gratificante e meglio pagato (vantaggio materiale), oppure riesce a trovarne un altro in cui non c'è l'occasione prossima di peccato che in passato la faceva cadere spesso (vantaggio spirituale). Permettendo che perdesse il precedente posto di lavoro, il Signore ha ottenuto per quella persona un bene maggiore.

La Santissima Trinità è amore infinito, ma è anche giustizia infinita. Ognuno di noi ha delle imperfezioni più o meno gravi di cui emendarsi, e i castighi di Dio sono un potente mezzo di purificazione. Quanta gente si è convertita in seguito ad una grave malattia o a qualche altra sciagura! Ma Dio non “castiga” solo i peccatori che vuole convertire, ma anche i buoni per farli diventare ancora più santi. L'esempio classico da raccontare è la storia del Santo Giobbe, il quale pur essendo una persona pia e devota, tuttavia venne messa alla prova dal Signore, permettendo che venisse travagliato da una schiera di sciagure, tra cui lutti, furti, malattie, incomprensioni, ecc. Invece di bestemmiare Dio, pronunciò delle celebri parole di rassegnazione e sottomissione alla divina volontà. Dio non volle il male, per esempio che Giobbe subisse il furto delle greggi di animali, ma tollerò che ciò avvenisse, poiché sperava di trarne un bene maggiore. È troppo facile amare la Santissima Trinità quando tutto va bene, ma è nei momenti di difficoltà che si vede se una persona ama davvero il Signore. Giobbe rimase fedele e guadagnò enormi gradi di gloria per il Cielo. Un conto è salvarsi l'anima per un soffio, altro conto è salvarsi coi meriti di un Giobbe, di un San Francesco o di una Santa Teresa di Lisieux, i quali soffrirono molto su questa terra. Lo Spirito Santo nella lettera di San Paolo Apostolo agli ebrei (capitolo 12, versetto 6) afferma: “Quem enim diligit Dominus castigat”. È proprio così, Dio corregge e purifica con le tribolazioni coloro che ama e che vuole salvare.

La vita terrena è solo una prova in attesa di entrare nell'eternità: infelice nell'inferno, felice in paradiso. Coloro che durante la vita in questo mondo hanno sopportato con pazienza cristiana le persecuzioni, le ingiustizie, le tribolazioni, le malattie, ecc., trascorreranno il resto dell'eternità nella gioia, godendo la visione beatifica della Santissima Trinità.

A coloro che desiderano approfondire questo importante argomento, consiglio di leggere “Uniformità alla volontà di Dio”, di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa.