Cordialiter, blog di spiritualità cristiana

I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti. (San Pio X, Lettera Apostolica “Notre charge apostolique”)

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martedì 18 aprile 2017

Il giorno della morte

(Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli)


L'ora della morte è ignota a tutti. Gesù Cristo dice di stare preparati, perchè la morte viene come un ladro di notte. Don Bosco ebbe il dono di conoscere il giorno della morte di molte persone, specialmente dei suoi giovani. Era prudente nel preannunziare la fine di qualcuno e faceva ciò per disporre al gran passo gl'interessati e per far vivere in grazia di Dio i giovani che educava. Don Alberto Bielli, Salesiano, morto in Sicilia nel 1925, trascorse la fanciullezza e l'adolescenza sotto le cure dirette di Don Bosco. Egli raccontò allo scrivente un preannunzio di morte. È questa la narrazione: 
« Prima di andare a riposo, Don Bosco ci rivolgeva una buona parola, che finiva con l'augurio della buona notte. 
« Una sera disse: Cari giovani, stiamo preparati perché uno di noi partirà presto per l'eternità, Procuriamo di mantenerci nell'amicizia del Signore.  
« Finita la buona notte, baciavamo la mano a Don Bosco. Quella sera noi ragazzi eravamo presi dalla paura e, baciando la mano, domandavamo: Sono io il prossimo a morire?  A nessuno fu manifestato il segreto. L'indomani mattina, al pensiero della morte, molti andavano a confessarsi. 
« Passati un po' di giorni, Don Bosco riprendeva l'argomento, sempre prima che andassimo a riposo: Tanti di voi mi domandano: Sono io quello che presto dovrà morire? Per il momento non posso manifestarlo; soltanto vi dico che il suo cognome comincia con la lettera " B ".  
«Tanto io, che sono Bielli, quanto gli altri della " B ", finito il sermoncino, circondammo Don Bosco, per sapere con precisione chi fosse il destinato. 
«Il buon Padre disse soltanto: - Fatevi coraggio, siamo nelle mani di Dio; tutti possiamo morire; potrei morire anch'io, perché mi chiamo Bosco ».  
Avvicinandosi la data della morte, Don Bosco sorvegliava e faceva sorvegliare il segnato dalla Provvidenza e lo disponeva a ben morire. 
Quella volta la morte toccò ad un certo Brusasca. 


[...]

Fu chiesto al Santo come facesse a conoscere la morte di qualcuno e la data precisa; la risposta fu: - La conoscenza può avvenire in diversi modi. Per esempio, mi trovo in Chiesa con i ragazzi raccolti in preghiera. Improvvisamente si forma attorno a me una penombra; vedo allora apparire una fiammella, che gira vertiginosamente nell'interno della Chiesa. La seguo con lo sguardo per comprenderne il significato. In fine la fiammella si ferma sul capo di qualcuno e vicino ad essa appare una scritta « Morte! » con a fianco la data. Si riporta l'annunzio del primo caso di morte, avvenuto nell'Oratorio di Valdocco. In una festa del Marzo 1854 Don Bosco aveva radunato tutti gli alunni interni nella retrosacrestia, dicendo di voler loro raccontare una cosa importante, una visione. Parlò in questi termini:
« Io mi trovavo con voi nel cortile e godevo a vedervi vispi ed allegri. Ad un tratto vedo che uno di voi esce da una porta della casa e si mette a passeggiare in mezzo ai compagni con in capo una specie di cilindro trasparente, tutto illuminato nell'interno e con la figura di una grossa luna, nel mezzo della quale era la cifra "22 ". 
« Meravigliato, cercai di avvicinarlo per dirgli di lasciare quel cilindro da carnevale; ma ecco, mentre l'aria si oscurava, come fosse stato dato un segno di campanello, il cortile si sgombrò e vidi tutti i giovani sotto i portici, disposti in fila. Il loro aspetto manifestava un grande timore e dieci o dodici di essi avevano il viso ricoperto di strana pallidezza. 
« Passai davanti a loro per osservarli. Vidi colui che aveva la luna sul capo più pallido degli altri e con le spalle coperte da una coltre funebre. M'incamminai verso di lui per chiedergli cosa significasse quello strano spettacolo, ma una mano mi trattenne e vidi uno sconosciuto, di nobile portamento, che mi disse: Ascoltami prima di avvicinarti a lui. Egli ha ancora 22 lune di tempo e prima che siano passate morrà. Tienilo d'occhio e preparalo! « Volevo domandargli qualche spiegazione del suo parlare, ma più non lo vidi; lo sconosciuto era sparito. Il giovane, miei cari figliuoli, io lo conosco ed è tra voi! » 
Un vivo terrore s'impossessò di tutti i giovani, tanto più ch'era la prima volta che Don Bosco annunziava in pubblico con una certa solennità la morte di uno degli interni. Il Santo se ne accorse e proseguì: Io lo conosco ed è tra voi quello delle lune; ma non voglio che vi spaventiate. Fatevi tutti buoni, non offendete il Signore ed io starò attento e terrò d'occhio quello del numero «22 », il che vuol dire delle 22 lune, ossia 22 mesi, e spero farà una buona morte. Finì l'anno 1854 e, trascorsi molti mesi del 1855, venne l'ottobre, cioè la ventunesima luna. Don Bosco disse al giovane Cagliero: - Guarda di assistere bene Gurgo! 
Gurgo Secondo, da Pettinengo, era un giovane sui diciassette anni, di belle forme e robuste, tipo di florida salute. Al principio di Dicembre nell'Oratorio non c'era alcun ammalato. Don Bosco, dopo le orazioni della sera, annunziò in pubblico che uno dei giovani sarebbe morto prima di Natale. Verso la metà di Dicembre il giovane Gurgo fu assalito da una colica così violenta che, mandato a chiamare in fretta il medico, per suo consiglio gli si amministrarono i Santi Sacramenti. Otto giorni durò la terribile malattia e la notte del 23 al 24 Dicembre il giovane moriva. 


(Brano tratto da "Un prete straordinario", di Don Giuseppe Tomaselli)