Cordialiter, blog di spiritualità cristiana

I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti. (San Pio X, Lettera Apostolica “Notre charge apostolique”)

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martedì 17 gennaio 2017

Avviso da Milano

Nei prossimi giorni saranno celebrate due Sante Messe Tridentine presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Mercoledì 18 gennaio 2017, ore 17.45: Santa Messa votiva del Santissimo Nome di Gesù.

Giovedì 19 gennaio 2017, ore 9.30: Santa Messa nella Festa di San Bassiano, vescovo e confessore.

Il luogo delle celebrazioni sarà la Cappella San Francesco sita al primo piano dell'edificio monumentale di Largo Gemelli, lungo l'ambulacro 3 e presso la sommità della scala D.







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Lettera dalla Spagna liberata

Quest'anno ricorre il 78° anniversario della liberazione della Spagna dalla feroce e sanguinaria tirannide rossa. A tal proposito riporto un articolo pubblicato sul "Bollettino Salesiano" del 1 maggio 1939 (nella foto a lato, la salma di un salesiano martirizzato dai rossi).


Dalla Spagna liberata.
Cominciano a giungerci notizie dalla Spagna liberata dall'eroismo dei suoi figli migliori e dei nostri valorosi volontari. Le comunicheremo man mano ai nostri Cooperatori cui raccomandiamo caldamente confratelli ed opere. Ecco la prima da Barcellona:

Amatissimo Padre,
Deo gratias! Finalmente siamo liberi! liberi, amatissimo Padre!

Liberi dai marxisti che, per lo spazio di due anni e mezzo, ci hanno perseguitato con umiliazioni e motteggi, con carceri e tormenti e con la minaccia continua di morte. Quanto buono è stato Iddio con noi che non fummo degni di seguire il calvario fino alla vetta come altri nostri confratelli, gloria della nostra Congregazione e della nostra Patria! Ora il cuore si apre alla speranza. Il seme che con tanti sacrifici hanno generosamente gettato tutti i buoni Salesiani, irrorato dal sangue dei nostri eroici confratelli che hanno saputo morire per Cristo, non tarderà a dare i suoi frutti. Abbiam quasi finito di sbarazzarci da tutta la lordura che hanno lasciato i rossi in questa nostra casa di Sarrià, insieme alle rovine dalle quali non ci potremo rimettere tanto presto.

Ella non può immaginarsi come ho trovato questa cara casa, quando ne presi possesso, un'ora appena dopochè parte dei nostri laboratori erano stati fatti saltare, mentre entravano le truppe liberatrici. Dal 26 febbraio fino ad oggi non abbiam fatto che pulire. Oggi finalmente respiriamo. E ci sentiamo in casa nostra, dopo avere peregrinato in varie case private di cui la carità ci ha aperto, con grave rischio, le porte, negli anni di inferno.

Io non le so dire quel che ho provato nel rimetter piede in questa casa ove ero entrato all'età di 11 anni e n'ero uscito a 57, dopo più di 40 anni di continuo lavoro tra figli di operai, scacciato colle pistole puntate alla gola, perquisito e minacciato di morte, se non fossi scomparso all'istante. Cacciato di casa, come gli altri confratelli, randagio per le strade, ho trovato anch'io nella fede e nello spirito salesiano la forza di sopportare gli innumerevoli maltrattamenti di chi ci perseguitava come fannulloni, come arnesi inutili, come nemici della cultura e della classe operaia! Lei può quindi comprendere la gioia provata nel poter ritornare e prendere nuovamente possesso di questa casa, abitata, durante la dominazione dei rossi, da nemici nostri implacabili! Ma la consolazione più grande fu quella di poter rintracciare e radunare tutti gli altri confratelli dispersi in questa città e dintorni, ognuno con la sua terribile storia di sofferenze inaudite. Man mano che ne compariva uno, era una emozione indescrivibile. Eravamo circa una dozzina e stavamo raccolti in conferenza spirituale nella Cappella di Don Bosco, quando comparve il Sig. Ispettore don Massana a farci la prima visita ed a portarci la sua benedizione. Ora il numero dei ritrovati è salito a 25. Si fa vita regolare e di lavoro. Si cerca di ricuperare ciò che fu rapito al collegio. Abbiamo già ricuperato tutto il materiale della tipografia, che ha ripreso subito a lavorare. Il laboratorio dei falegnami, tutto in rovina, l'abbiamo provvisoriamente montato in un altro locale per far porte e finestre, e le riparazioni indispensabili alla casa che deve ospitare nuovamente i giovani. Abbiamo già scoperto le macchine della falegnameria che furono asportate qua e là e speriamo di riaverle tutte quanto prima. Così pure il materiale della sartoria. Per quelle di meccanica ci vorrà un po' di tempo; ma ne abbiamo già ricuperato una buona parte. Lavoriamo tutti con grande entusiasmo. Ieri 9 marzo abbiamo inaugurato ufficialmente la nostra nuova Comunità. Abbiamo invitato i Cooperatori, gli ex-allievi e gli Amici dell'Opera e la chiesa si riempì completamente. La cerimonia riuscì molto commovente. Ora, siamo ai suoi ordini, disposti a tutto; ma soprattutto ad essere sempre buoni Salesiani.

Eccole in particolare come abbiam trovato le cose. Tutta la Casa di Don Bosco (l'antica prima residenza che ospitò il Santo nel 1886) orrendamente sudicia e deteriorata, è intatta e l'abbiamo subito abitata. Ora la stiamo disinfettando ed imbiancando. Il teatro ha perduto solo il palcoscenico. La parte antica della casa, intatta, con cortili, portici, scuole e dormitori: si sta ripulendo e disinfettando. Intatti anche il parlatorio, la portineria e la tipografia. La chiesa: l'edificio è intatto; ma altari, pulpiti, confessionali, Via Crucis e banchi, tutti bruciati nel cortile. L'abbiamo ripresa a funzionare alla meglio fin dal giorno seguente al nostro ritorno. Incominciammo con l'atto della riconciliazione secondo il rituale. La chiesa era gremita di gente, e continua ad affollarsi a tutte le funzioni che celebriamo. Così abbiamo festeggiato S. Francesco di Sales e il nostro Santo Padre Don Bosco con un concorso straordinario. Stiamo ricuperando alcuni paramenti sacri, trafugati qua e là.

L'edificio delle scuole è pur esso intatto. Il pianterreno coi portici era stato convertito in fabbrica di materiali da guerra. I refettori e la cucina, tanto dei giovani come dei confratelli, intatti. Così pure l'infermeria. Sono invece stati distrutti: i laboratori dei falegnami, dei sarti, degli scultori e indoratori, la scuola di disegno, ecc.: tutto fatto saltare. Durante il terrorismo, i rossi avevano adibito l'edificio, con enormi padiglioni costruiti da loro nell'orto, a fabbrica di guerra, in particolare per fucili Mauser e munizioni da cannone. Non è rimasto che un mucchio di macerie! Naturalmente, di tutto il deposito dei lavori di stampa, di libreria, ecc. non rimane più nulla. Tutto asportato o distrutto. Bisogna ricominciare da capo. La stessa sorte è toccata al reparto di arte sacra: sculture, immagini, stampe; tutto frantumato o bruciato. L'organo della chiesa, harmoniums, pianoforti, tutti rovinati. Un vandalismo! Non si possono ancora calcolare i danni.

Amatissimo Padre, ci son rimasti però intatti più di tutto la volontà e lo spirito salesiano; e in nome di Dio faremo tutto quello che umanamente è possibile per riattivare la vita ordinaria delle scuole. Ci sono ancora delle gravissime difficoltà, non essendo ancora terminata la guerra. Tra le altre, la difficoltà di approvvigionamento. Ce ne vuole a mettere insieme il vitto pei 25 che siamo in casa: ma ci facciamo coraggio e speriamo di risolvere presto anche questo problema. Mi preme poter raccogliere quanto prima una cinquantina di orfani di guerra; siamo già in trattative. Piovono domande di accettazioni da tutte le parti. Qualcuno speriamo di poterlo accettare in aprile. I confratelli sono in pieno fervore.

Tutti la salutano e salutano con lei tutti i Superiori del Capitolo. La terrò al corrente di quanto facciamo ed abbiamo in mente di fare. Grazie di tutto. Per tutti

Suo aff.mo in C. J. Barcellona, 10 marzo 1939.

Sac. GUGLIELMO VIÑAS.

Pensiero del giorno

Diliges proximum tuum sicut te ipsum.


(Mt 22,39)

lunedì 16 gennaio 2017

Intervista a una professoressa universitaria

La Messa tridentina affascina soprattutto persone che hanno un elevato livello culturale, pertanto non mi stupisco del fatto che numerosi lettori e lettrici del blog svolgono (o hanno svolto in passato) la professione di insegnante. Una professoressa universitaria ha gentilmente accettato di rilasciarmi un'intervista. La ringrazio per la cortesia e soprattutto per la pazienza che ha dimostrato nel rispondere alle mie numerose domande.  :-)  


- Quando hai cominciato a seguire la Messa tradizionale? 

- Dal 2013. La prima volta è stato per curiosità, le volte successive per attrazione.

- Che cos'è che ti affascina del rito antico? 

- L’atmosfera che favorisce la devozione e l’adorazione, la compostezza del sacerdote e dei chierichetti, i gesti carichi di simbolismo, la musica celestiale, ma anche i momenti di silenzio. In alcuni momenti della seconda parte della Messa sembra che il cielo si apra sopra di me. In questi anni, proprio durante questa Messa, sono riuscita a capire interiormente, in un istante, tante cose la cui conoscenza era rimasta fino ad allora solo a livello intellettuale. 

- Spesso quando parliamo di Messa tridentina il pensiero va alla Messa cantata con i canti gregoriani. Vai volentieri anche alla Messa letta? 

- Sì. La Messa letta, fatta di lunghi silenzi e niente canti, non è da meno alla Messa cantata. Dopo essere andata ad alcune Messe cantate ho cominciato a capire, apprezzare e vivere intensamente anche la Messa letta che, senza la dovuta preparazione e abituata alla Messa del Novus Ordo, da principio percepivo come un po’ “insipida”.

- So che uno dei tuoi figli viene con te alla Messa tridentina. Si distrae oppure rimane incantato dalla liturgia tradizionale? 

- Hai detto bene. Rimane incantato. In questi due anni non mi ha mai chiesto l’ora, com’era invece sua abitudine fare quando andavamo alla Messa del Novus Ordo. Non ha mai protestato per la sua durata (un’ora e mezza) e quando ha la possibilità di andare all’altra Messa (Novus Ordo) immancabilmente preferisce venire con me alla Messa tridentina.

- Cerchi di far conoscere la Messa Tridentina ad altri? 

- Cerco di farlo quando capisco che il terreno è favorevole, ma purtroppo fino ad ora non ho avuto successo. Mi ascoltano, sembrano entusiasti, ma quando li invito a venire con me a una Messa tridentina trovano sempre qualche scusa (la distanza dalla chiesa, la lunghezza della Messa, l’orario non favorevole, particolari situazioni familiari, ecc.). Eppure so che basterebbe una sola Messa!

- Hai stretto un rapporto di amicizia con gli altri fedeli della tua diocesi che frequentano la Messa tridentina? Vi frequentate anche dopo la Messa? 

- Ho avuto l’opportunità di conoscere altri fedeli, ma non ci frequentiamo. Siccome la parrocchia dove vado è una parrocchia personale e non territoriale, non abitiamo vicino. Alcuni abitano anche a 2-3 ore di distanza. Io sono fortunata perchè abito a soli 10 km dalla chiesa. Tuttavia sono sicura che alcune famiglie si frequentano anche al di fuori.  Desidero aggiungere che, dove vivo, sia nelle parrocchie del Novus Ordo sia in quelle del Vetus Ordo tutte le domeniche dopo la Messa e in altre particolari occasioni si organizzano dei momenti conviviali. In queste occasioni possiamo conoscerci e trascorrere un po’ di tempo insieme.

- Vivi all'estero e lavori come insegnante presso un'università “cattolica” gestita dai modernisti. Quali errori dottrinali vengono insegnati dai tuoi colleghi?  

- Non so esattamente che cosa si insegna nelle singole aule, ma la missione dell’università è molto sbilanciata verso i problemi di giustizia sociale e i diritti umani. C’è inoltre una certa insofferenza e presa di distanza verso i dogmi cattolici. Tutto questo si capisce dalle iniziative prese dall’università, dai corsi offerti, dalle pubblicazioni dei professori, dagli ospiti invitati e dai contenuti delle loro presentazioni.

- Un giorno uno dei dirigenti della tua università ha affermato sarcasticamente una frase del tipo: “Ah, se i genitori degli alunni sapessero le cose che gli insegniamo!”. È possibile che i genitori non si siano accorti di nulla? 

- Sì, è possibile. Molti genitori si fidano del fatto che l’università sia cattolica. Inoltre non tutti hanno la preparazione, la capacità critica, il tempo e forse anche la voglia di indagare un po’ più a fondo. 

- Tu insegni una materia non strettamente collegata con la Religione, tuttavia tra professori avete modo di parlare di questioni religiose? 

- Nel mio dipartimento non tutti sono cattolici e la stragrande maggioranza di quelli cattolici non vivono in maniera coerente col Vangelo. Non credo nemmeno vadano a messa la domenica. Per questo motivo, quindi, non si parla di religione. Si commentano però i fatti di attualità e in queste occasioni partono gli strali dei modernisti contro la Chiesa e la dottrina cattolica. 

- Oltre a te ci sono altri insegnanti che aderiscono al Magistero perenne della Chiesa? 

- Non lo so. Quando credo che qualcuno lo sia, ad una conoscenza più approfondita, scopro che non lo è o lo è “a metà”.

- Quando i tuoi colleghi modernisti notano che accetti gli insegnamenti del Magistero, rispettano le tue idee, oppure si mostrano intolleranti? 

- Qualche volta capita di fare qualche discorso con i colleghi con cui ho un rapporto di maggiore amicizia. Per la conoscenza e il rispetto che nel tempo hanno sviluppato nei miei confronti, questi miei colleghi in genere rispettano le mie idee.

- Il demonio ti ha mai tentato suggerendoti di saltare sul carro dei modernisti, i quali beneficiano degli applausi del mondo? 

- Sì, ma non è mai riuscito a convincermi. Cresciuta e protetta da una solida famiglia e formata durante i primi anni delle elementari da un catechismo ancora tradizionale, negli anni dell’adolescenza sono stata assalita da dubbi (quello che imparavo a scuola e quello che vedevo e sperimentavo nel mondo era in contraddizione diretta con tutto quello che sentivo e pensavo). Pur adeguandomi a certi comportamenti mondani, qualcosa mi impediva di abbracciare il mondo completamente. Sono stati anni tristi in cui mi sono chiusa in me stessa, convinta di essere strana, poco intelligente, egoista, retrograda e incapace di slanci. Non credevo nemmeno di avere fede. Allo stesso tempo non riuscivo a credere che la mia famiglia, le suore (una in particolare) che avevano avuto una parte importante nella mia formazione e la Chiesa mi avessero insegnato cose sbagliate. Sentivo ancora il loro amore per me e questo mi ha salvata. Chi ti vuole veramente bene non può volere il tuo male. E poi avevo anche una testa che, anche se piena di molti, ma veramente molti dubbi, ragionava. La mia guarigione è avvenuta quando sono diventata mamma ed è arrivato il mio turno di insegnare le cose di Dio ai miei figli. Internet era agli inizi, ma c’erano già delle risorse a cui attingere. Pian piano ho scoperto siti con contenuti veramente cattolici. Ho ritrovato tutti gli insegnamenti ricevuti nei primi anni della mia vita. Ho allora cominciato a capire chi sbagliava. Ci sono voluti degli anni per ripulire il mio intelletto dalle incrostazioni che, mio malgrado, si erano formate e forse c’è ancora del lavoro da fare, ma ora so che sono sulla giusta strada. Dubbi me ne vengono ancora, ma sono dubbi che mi confondono solo temporaneamente, perché adesso ho delle guide ferme e sicure.

- Secondo te, se venisse fondata dalle tue parti un'università cattolica davvero fedele alla Tradizione, riuscirebbe ad attrarre l'interesse delle famiglie? 

- Non lo so. Ho l’impressione che il genitore “medio” la considererebbe un po’ “estrema”. Qui ci sono già università veramente cattoliche, ma sono piccole, di nicchia, e in genere non hanno facoltà scientifiche. Inoltre non preparano direttamente ad una professione, ma sono piuttosto università formative dopo le quali i ragazzi di solito si iscrivono in altre università a corsi quali medicina, giurisprudenza, ingegneria, ecc.

- Non sappiamo cosa accadrà in futuro, tuttavia c'è il rischio che le persecuzioni moderniste possano aumentare ancora. Sei determinata a resistere a qualunque costo e a rimanere fedele alla Dottrina Cattolica per dare gusto al Redentore Divino?  

- Sì. So che potrebbero esserci delle sofferenze. Ci penso spesso. Non voglio arrivare impreparata. Mi sto preparando a questa possibilità e sto anche preparando i miei figli.

Pensiero del giorno

Un'anima perfetta dà a Dio maggior gloria di mille anime ordinarie: moltiplica infatti ogni giorno gli atti d'amore, di riconoscenza, di riparazione, e dirige in questo senso tutta la vita con l'offerta spesso rinnovata delle azioni ordinarie, glorificando così Dio.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

domenica 15 gennaio 2017

Pensiero del giorno

Nulla ti turbi, nulla ti spaventi, tutto passa [...]. A chi ha Dio non manca nulla. Dio solo basta.


(Santa Teresa d'Avila)

sabato 14 gennaio 2017

Fecondazione artificiale imperfetta o impropria

Ogni tanto mi scrive un caro lettore del blog (verso il quale nutro gratitudine per ciò che ha fatto per me), il quale mi chiede informazioni e "consigli" su questioni religiose.


Caro D.,
(...) come stai? E' da tanto tempo che non ci sentiamo, come sai, godi della mia fiducia, quindi quando ho dei dubbi importanti mi permetto di approfittare della tua amicizia e usarti come mio consigliere, tu sei un Cattolico equilibrato e mi dai sempre risposte sagge, mentre, a volte, anche tra i sacerdoti ho trovato molta confusione e poca chiarezza su molti quesiti. Da qualche anno mi sono sposato con la ragazza di cui ti parlai, che mi dà l'opportunità di migliorare sia come uomo e come Cristiano, infatti la mia richiesta al Signore era di donarmi una donna che avesse questi requisiti, altrimenti sarei rimasto single, e Dio mi ha accontentato.

Purtroppo, ci è capitato di perdere un bambino, e ora da più di un anno stiamo riprovando a concepire, ma senza risultati, pertanto ci siamo rivolti a uno specialista che prima ha tentato con vari medicinali ma ora ci ha proposto la fecondazione assistita. (…) Puoi darmi un tuo parere per favore?

Grazie mille carissimo amico in Cristo.

Un caro Saluto.

(Lettera firmata)


Caro fratello in Cristo,
                               sono contento di risentirti. Hai fatto bene a prendere in moglie una donna cristiana, non una donna mondana e “poco timorata di Dio”. Purtroppo, molte persone si accontentano che il futuro coniuge abbia un grazioso aspetto esteriore, senza preoccuparsi troppo dell’aspetto interiore, che è di gran lunga più importante. Se una moglie è davvero cristiana, sarà di valido aiuto nel raggiungere il supremo ed eterno traguardo, mentre se è “poco cristiana”, sarà di ostacolo alla salvezza eterna dell’anima del coniuge.

Sono contento di esserti stato di aiuto in passato, spero di esserlo anche in questa occasione. Diverse persone mi hanno ringraziato per i “buoni consigli” che ho fornito loro dopo che mi avevano posto dei quesiti, ma in realtà in questi casi c’è ben poca farina del mio sacco, poiché io cerco di limitarmi a riferire ciò che ho letto sui libri di Sant’Alfonso Maria de Liguori o di altri dotti e autorevoli autori. Anche in questo caso, per rispondere in maniera seria alla tua domanda, sono andato a rivedere un vecchio libro di Teologia Morale pubblicato ai tempi di Pio XII, sul quale si fa la distinzione tra “fecondazione artificiale perfetta”, la quale è sempre immorale, e “fecondazione artificiale imperfetta” (detta anche “fecondazione artificiale impropria”), la quale invece è lecita. Quest’ultima consiste nell’utilizzare degli strumenti per spingere il liquido seminale che il marito ha effuso nell'apparato riproduttivo della moglie mediante un rapporto sessuale, onde aiutare il seme virile a fecondare la sposa. Quindi per rispettare la Legge Eterna è necessario che il liquido seminale del marito venga effuso all'interno dell'apparato riproduttivo della moglie solo ed esclusivamente mediante un rapporto coniugale effettuato in modo naturale. I medici possono solo aiutare il seme virile spingendolo con degli strumenti fino a destinazione, onde agevolare la fecondazione della sposa.

Spero tanto che in Italia ci siano dei medici davvero cattolici che pratichino inseminazioni artificiali imperfette o improprie, onde poter dare a tante coppie la gioia di diventare genitori, senza però calpestare la Legge Eterna di Dio. Supplichiamo San Francesco da Paola e Sant’Antonio da Padova (i quali vengono spesso invocati dalle coppie che hanno difficoltà a concepire) affinché vi aiutino intercedendo per voi presso Dio e vi ottengano la grazia di procreare un bimbo da educare cristianamente.

I rapporti coniugali rimangono leciti anche se una coppia è sterile. Non solo sono leciti (se compiuti nel rispetto della Legge naturale che Dio ha scolpito nei nostri cuori) ma sono anche opere buone che fanno ottenere meriti per il paradiso. Ovviamente, per ottenere una ricompensa eterna, le opere buone, oltre che con retta intenzione, vanno compiute in stato di grazia, mentre se si è in peccato mortale fanno meritare ricompense materiali o anche le grazie necessarie alla conversione.

È importante "soprannaturalizzare" i rapporti coniugali, compiendoli non tanto con l'intento di provare piacere per se stessi, quanto piuttosto per rendere felice il proprio coniuge (i rapporti converrebbe considerarli non come un "voler possedere" il corpo altrui, ma come un "voler donarsi" alla persona che si ama) e soprattutto per dare gloria a Dio, il quale desidera che in questo modo si propaghi il genere umano. Oltre ad essere un onesto rimedio per la concupiscenza della carne, i rapporti coniugali sono utilissimi a fomentare l'affetto reciproco degli sposi (anche per questo motivo sono leciti e utili anche quando la coppia non è più fertile).

Se la vita matrimoniale viene vissuta in maniera altruista e cristiana, non in modo egoista e materialista, allora procura tanta gioia agli sposi e li fa avanzare a passo svelto nel cammino di perfezione delle proprie anime.

Approfitto dell'occasione per salutarti cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Dixit insipiens in corde suo: Non est Deus.


(Psalm 13, Vulgata)

venerdì 13 gennaio 2017

Portare le anime a Cristo


Ripubblico volentieri una breve e-mail che tempo fa mi scrisse una gentilissima lettrice di Madrid.



Caro fratello,
                     non sai quanto mi ha fatto bene la lettera di Maristella e la tua risposta che hai pubblicato sul blog! Da molto tempo mi preoccupano grandemente i problemi della Chiesa e del mondo, e prego il Signore di farmi sapere come aiutarlo perché non si perdano le anime, la mia per prima. […] Ho capito che l'uso della ragione può diventare un pericolo se non viene fondato sull'amore di Dio. La pietà e l'adorazione, i consigli di tanti santi e i loro esempi d'umiltà sono il principio su cui tutto questo glorioso edificio della Tradizione ha sempre portato le anime a Dio. Non smettere di regalarci i tuoi blog, fai molto bene alle anime e alla Chiesa.

Uniti in preghiera,

(lettera firmata)


Querida hermana en Cristo,
                                             le tue lettere, quelle di Maristella e di tante altre persone spirituali che seguono regolarmente il blog, mi sono di grande incoraggiamento. Grazie di cuore!

Noi fedeli legati alla Tradizione Cattolica dobbiamo lottare contro due pericoli: da una parte il progressismo e il rilassamento, dall'altra l'estremismo e il rigorismo spietato. Non sempre è facile seguire la strada giusta ed equilibrata. Alcuni si ergono a difensori della Dottrina e della Sacra Liturgia, ma poi si comportano in maniera mondana, ad esempio andando in discoteca, vedendo al cinema film “poco edificanti”, frequentando senza giustificazione cattive compagnie, ecc. (mi riferisco ai tradizionalisti con tendenze “liberal”). Altri ancora (adesso mi riferisco a coloro che hanno posizioni estremiste) hanno spesso un comportamento “poco cristiano” che allontana le anime dalla Religione; ad esempio hanno atteggiamenti aspri, arcigni, severi, rigoristi, poi stanno sempre a piagnucolare sulle avversità che stiamo vivendo, seminano sconforto, rabbia, tristezza, e col prossimo hanno comportamenti “poco caritatevoli”. Chi segue costoro difficilmente riuscirà ad avere la serenità interiore necessaria per praticare con profitto la vita devota.

Il mio blog è rivolto alle anime interessate al cammino ascetico di perfezione cristiana e che desiderano praticare un'intensa vita spirituale impegnandosi a vivere in maniera profonda gli intramontabili insegnamenti del Redentore Divino. Certo, anche noi abbiamo dei difetti, ma sono convinto che la via ascetica che abbiamo deciso di seguire sia quella giusta. L'eresia modernista è il morbo pestilenziale che sta uccidendo innumerevoli anime, ma questa piaga non si combatte con le chiacchiere, bensì con la pratica fervorosa delle virtù cristiane. 

Ogni settimana il blog riceve migliaia di visite dall'Italia e da altri Paesi del mondo. Sarebbe meraviglioso se vivessimo tutti assieme in una “cittadella cristiana” simile alle reducciones (le comunità cristiane che tra il XVI e il XVII secolo gli eroici gesuiti eressero nelle foreste del Sud America). Purtroppo, per diversi motivi, questo sogno non è al momento realizzabile (almeno non da tutti), pertanto dobbiamo continuare a vivere lontano gli uni dagli altri. Per questo motivo vorrei che il blog diventasse una sorta di “luogo di aggregazione virtuale” che consenta a tutti noi di sentirci uniti, di incoraggiarci a vicenda nel combattimento spirituale, di approfondire la Dottrina Cattolica, di fare letture edificanti, ecc. Non è mia intenzione comportarmi da “solista”, infatti sto cercando di coinvolgere altre persone al fine di rendere il blog più “partecipato”, più “comunitario” (la “comunità virtuale” dei cattolici fedeli alla Tradizione e attratti dalla vita ascetica). Ad alcune persone che seguono con particolare interesse il blog ho chiesto di scegliersi uno pseudonimo con cui pubblicare gli scritti che gentilmente mi inviano.

Dobbiamo rigettare la tentazione di vivere il cristianesimo in modo aspro, accigliato e rigorista, infatti se vogliamo davvero fare del bene alle anime e avvicinarle a Cristo, unico Salvatore del genere umano, dobbiamo seguire l'esempio di San Francesco di Sales, il santo della dolcezza. Chi ama Gesù ama la dolcezza. Lo spirito di dolcezza è proprio di Dio. L'anima che ama Dio ama anche tutti coloro che sono amati da Dio, pertanto cerca volentieri di soccorrere, consolare e contentare tutti, per quanto gli è possibile. Dice San Francesco di Sales: “L'umile dolcezza è la virtù delle virtù che Dio tanto ci ha raccomandato; perciò bisogna praticarla sempre e dappertutto.” Questa dolcezza bisogna praticarla specialmente con le persone sofferenti e abbandonate, le quali ordinariamente sono trattate aspramente dal mondo. Non vi è cosa che tanto edifichi il prossimo quanto la caritatevole benignità nel trattare. I santi ordinariamente avevano il sorriso sulle labbra e il loro volto spirava benignità, accompagnata dalle parole e dai gesti. Oh quanto si ottiene più con la dolcezza che con l'asprezza! L'affabilità, l'amore e l'umiltà catturano i cuori delle persone.

Ma per portare avanti questo progetto del “blog comunitario” bisogna dedicare diverse ore al giorno (non tanto per pubblicare i post, quanto per rispondere alle numerose e-mail, alle telefonate, e ad intessere una fitta rete di contatti e di amicizie necessarie per rendere il blog sempre più “comunitario”). Pertanto ringrazio di cuore tutti coloro che fino ad ora hanno supportato questo progetto inviandomi un libero contributo economico per consentirmi di continuare a dedicarmi quasi a tempo pieno alla “comunità virtuale” del blog. Senza l'aiuto di questi lettori e lettrici, penso che avrei dovuto smettere già da tempo.

In alto i cuori!

Cordialiter

Pensiero del giorno

La pace dell'anima, il gaudio della buona coscienza, la fortuna di essere uniti a Dio, di progredire nel suo amore, di giungere a una sempre maggiore intimità con Nostro Signore: ecco alcune delle ricompense che Dio largisce fin di quaggiù ai fedeli suoi servi, in mezzo alle prove, con la gioconda speranza della beatitudine eterna.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

giovedì 12 gennaio 2017

Devo morire

Brani tratti da "Riflessioni divote", di Sant'Alfonso Maria de Liguori.


È un ricordo molto utile per la salute eterna il dire spesso fra noi: Ho da morire un giorno. La chiesa ogni anno nel giorno delle ceneri dà questo ricordo a' fedeli: Memento, homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris. Ma questa verità della morte ci vien ricordata molto spesso fra l'anno, ora da' cimiteri che incontriamo nelle vie, ora dalle tombe che vediamo nelle chiese, ed ora dai morti che si portano a seppellire.

I mobili più preziosi che portavansi gli anacoreti nelle loro grotte erano una croce ed un teschio di morto: la croce per ricordarsi dell'amore portato a noi da Gesù Cristo, e il teschio per ricordarsi del giorno della loro morte. E così perseveravano essi nella penitenza sino alla fine de' loro giorni; e morendo da poveri in quel deserto, morivano più contenti che non muoiono i monarchi nelle loro reggie.

(...) In questa terra chi vive più, chi vive meno; ma per ognuno o più presto o più tardi ha da venire la fine; ed in questa fine che sarà il punto di morte, niun'altra cosa ci consolerà, che l'aver amato Gesù Cristo, e l'aver patito con pazienza per amor suo i travagli di questa vita. No che non consolano allora né le ricchezze acquistate né gli onori avuti né i diletti presi. Tutte le grandezze di questo mondo non consolano i moribondi, ma loro dan pena; e quante più se ne son procurate, tanto più crescerà la pena. Dicea suor Margarita di sant'Anna monaca carmelitana scalza e figlia di Ridolfo II. Imperatore: A che servono i regni nell'ora della morte?

Oimè a quanti mondani avviene che quando sono più occupati a procurarsi guadagni, poderi e cariche, venga detto loro colla nuova della morte: Dispone domui tuae, quia morieris et non vives. Signor tale, è tempo che pensiate a far testamento, perché state male! Oh Dio, qual pena avrà colui che sta vicino a guadagnar quella lite, a prender possesso di quel palagio o di quel feudo, in sentirsi dire dal sacerdote ch'è venuto a raccomandargli l'anima: Proficiscere, anima christiana, de hoc mundo! Partiti da questo mondo e va a rendere i conti a Gesù Cristo! Ma ora non mi trovo apparecchiato bene. Ma che importa? ora bisogna partire.

Ah mio Dio, datemi luce, datemi forza di spender la vita che mi resta in servirvi ed amarvi! Se ora dovessi morire non morrei contento, morrei inquieto. Dunque che aspetto? che mi colga la morte con gran pericolo della mia salute eterna? Signore, se sono stato pazzo per lo passato non voglio esserlo più. Ora mi do tutto a voi, accettatemi voi e soccorretemi colla vostra grazia.

In somma per ognuno ha da venir la fine, e colla fine giungerà quel momento decisivo di avere una felice o infelice eternità: Oh momentum a quo pendet aeternitas! Oh pensassero tutti a questo gran momento ed al conto che in esso deve rendersi al Giudice di tutta la vita! (...) Certamente che non attenderebbero ad ammassar danari, e faticare per farsi grandi in questa vita che finisce; ma penserebbero a farsi santi e a diventar grandi in quella che non finisce mai.

Se dunque abbiamo fede e crediamo che vi è morte, giudizio ed eternità, procuriamo ne' giorni che ci restano di vivere solo a Dio. E perciò procuriamo di vivere da pellegrini in questa terra, pensando che presto avremo a lasciarla. Viviamo sempre a vista della morte, e negli affari di questa vita eleggiamo di fare quel che faremmo in punto di morte. Tutte le cose della terra o ci lasciano o le abbiamo da lasciare. Sentiamo Gesù Cristo che ci dice: Thesaurizate vobis thesauros in coelo, ubi neque aerugo neque tinea demolitur. Disprezziamo i tesori della terra che non possono contentarci e presto finiscono, e guadagniamoci i tesori del cielo che ci faranno beati e non finiranno mai.

Misero me, Signore, che per le cose della terra ho tante volte voltate le spalle a voi bene infinito! Conosco la mia pazzia di aver cercato nel tempo passato di acquistare gran nome e di far fortuna nel mondo. La fortuna mia voglio che non sia altra da ogg'innanzi che l'amarvi e fare in tutto la vostra volontà. Gesù mio, toglietemi voi il desiderio di comparire, fatemi amare i disprezzi e la vita nascosta. Datemi forza di negarmi tutto ciò che a voi non piace. Fate ch'io abbracci con pace le infermità, le persecuzioni, le desolazioni e tutte le croci che m'inviate. Oh! potessi morire per amor vostro abbandonato da tutti, come voi siete morto per me! Vergine santa, le vostre preghiere possono farmi trovare la vera fortuna ch'è d'amare assai il vostro Figlio; deh! pregatelo per me, in voi confido.

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La morte è certa (...). È incerto all'incontro il tempo e la qualità della nostra morte: onde ci esorta Gesù Cristo: Estote parati, quia, qua hora non putatis filius hominis veniet4. Dice estote parati, onde per salvarci non basta apparecchiarci a morire quando viene la morte, ma bisogna che allora ci troviamo apparecchiati ad abbracciarla in quel modo e con quegli accidenti ch'ella ci accadrà. Pertanto giova che ciascuno almeno una volta il mese replichi gli atti seguenti.

Eccomi, Dio mio, pronto ad abbracciare quella morte che voi mi destinate. Io da ora l'accetto e vi sacrifico la mia vita in onore della vostra maestà, ed anche in penitenza de' miei peccati, compiacendomi che questa mia carne, per cui contentare tanto vi offesi, sia divorata da' vermi e ridotta in polvere.

Gesù mio, unisco i dolori e l'agonia che allora dovrò patire ai dolori ed agonia che voi mio Salvatore soffriste nella vostra morte. Accetto la morte con tutte le circostanze che voi volete: accetto il tempo, tra molti anni o tra breve: accetto il modo, nel letto o fuori di letto, con prevenzione o all'improvviso, e con quella infermità dolorosa o meno dolorosa come a voi piace. In tutto mi rassegno nella vostra s. volontà. Datemi voi la forza di soffrire tutto con pazienza.

Quid retribuam Domino pro omnibus quae retribuit mihi? Vi ringrazio, Dio mio, primieramente del dono della fede, protestandomi di voler morire figlio della s. Chiesa cattolica. Vi ringrazio di non avermi fatto morire quando io stava in peccato e di avermi perdonato tante volte con tanta misericordia. Vi ringrazio di tanti lumi e grazie con cui avete cercato di tirarmi al vostro amore.

Vi prego a farmi morire ricevendovi nel s. Viatico, acciocché unito con voi io venga a presentarmi al vostro tribunale. Io non merito sentire dalla vostra bocca: Euge, serve bone et fidelis, quia super pauca fuisti fidelis, supra multa te constituam; intra in gaudium Domini tui. Nol merito; perché in nulla vi sono stato perfetto fedele; ma la vostra morte mi dà speranza d'esser ammesso in cielo per amarvi colà eternamente e con tutte le mie forze.

Amor mio crocifisso, abbiate pietà di me, guardatemi con quell'amore con cui mi guardaste dalla croce morendo per me. Delicta iuventutis meae et ignorantias meas ne memineris, Domine. I peccati mi spaventano, ma mi consola questa croce su cui vi miro morto per amor mio: Ecce lignum crucis in quo salus mundi pependit. Io desidero di finir la mia vita per finire di offendervi; deh voi pel sangue sparso per me perdonatemi tutte le offese fatte prima che mi giunga la morte! O sanguis innocentis, lava sordes poenitentis.

Gesù mio, io mi abbraccio alla vostra croce e bacio le piaghe de' vostri s. piedi, nelle quali voglio spirare l'anima mia. Deh! non mi abbandonate in quell'ultimo punto: Te ergo quaesumus, tuis famulis subveni, quos pretioso sanguine redemisti. Io v'amo con tutto il cuore, v'amo più di me stesso, e mi pento con tutta l'anima d'avervi disprezzato per lo passato. Signore, io era perduto, ma voi per vostra bontà mi avete liberato dal mondo; ricevete dunque fin d'ora l'anima mia, per quell'ora in cui lascerà la terra (...).

O Vergine s., soccorretemi nel punto di mia morte. Sancta Maria mater Dei, ora pro me peccatore, nunc et in hora mortis meae; in te, Domina, speravi, non confundar in aeternum. Protettor mio s. Giuseppe, ottenetemi una s. morte: angelo mio custode, s. Michele Arcangelo, difendetemi dall'inferno in quell'ultimo contrasto. Santi miei avvocati, santi tutti del paradiso, soccorretemi in quel punto estremo. Gesù, Giuseppe e Maria, siate in mia compagnia nell'ora della mia morte.



lll

Pensiero del giorno ("Siamo all'apostasia")

Il sacro non è soltanto il rito: è la presenza nel rito della realtà significata. Quando si mitizza il rito, si perde il senso della sostanza che contiene. Non ci si meravigli poi che l’Eucarestia divenga per taluni una semplice festa dell’unità umana, in cui Dio è semplicemente spettatore. Qui, siamo non alla eresia, ma alla apostasia.


[Pensiero del Cardinale Giuseppe Siri tratto dalla rivista "Renovatio", VI, 1970]

mercoledì 11 gennaio 2017

La spiritualizzazione dell'amore

In Italia negli anni 50 e 60 vennero pubblicati con regolare imprimatur dell'autorità ecclesiastica numerosi volumetti di Pierre Dufoyer sulla vita matrimoniale, i quali trattano con cristiana delicatezza argomenti molto interessanti, come ad esempio la spiritualizzazione dei rapporti coniugali. 


Se l'unione dei corpi non è guidata dall'anima che la innalza e le dà il suo significato, diventa una funzione esercitata a vuoto, una caricatura di ciò che dovrebbe essere. (Christian)

La castità matrimoniale non sta nella negazione della carne a vantaggio dell'anima, ma nella spiritualizzazione della carne ad opera dell'anima. (Thibon)

Sotto l'aspetto matrimoniale, l'unione dei corpi ha il compito provvidenziale di intensificare l'amore vicendevole degli sposi. Essa può svolgere questo compito magnificamente, ma può anche sfigurare e rovinare gradatamente l'amore trasformandolo in egoismo. Basta considerare come in certi matrimoni si spenga rapidamente il fuoco della passione, per capire che anche i più ricercati piaceri della carne non bastano da soli ad assicurare il rigoglio dell'amore. Se si vuole far perseverare e crescere l'amore, bisogna spiritualizzarlo. Gli istinti umani, fondamentalmente buoni, sono facilmente eccessivi nelle loro esigenze. Per se stessi non sono né coordinati né subordinati a vicenda; sregolati dalla concupiscenza, cercano solo la loro soddisfazione immediata, sottraendosi volentieri al controllo della ragione e della coscienza; l'istinto della carne più di qualsiasi altro, perché i suoi piaceri sono più intensi e i suoi desideri più vivaci. Se non ci si impone uno sforzo costante per spiritualizzare il richiamo dei sensi trasformandolo in attaccamento dei cuori e delle anime, si arriverà a indebolire e far morire l'amore. Quanto più la unione cessa di essere "dono" per diventare "possesso", o quanto più nell'orchestra dell'amore la nota carnale del piacere personale ha il sopravvento e domina le note spirituali dell'affetto e del dono di sé, tanto più velocemente l'amore si raffredderà e morirà. Quindi gli atti di unione saranno ricchi di valore umano solo quando i diversi elementi sono collocati al posto che loro compete secondo il rispettivo valore; cioè il fervore del cuore che si dona e cerca la felicità dell'amato, e l'ardore dei sensi che raggiunge e gusta la gioia reciproca. Se esiste solo il fervore dei cuori o è così dominante che i sensi non raggiungono il loro piacere completo, è salvaguardato il valore essenziale dell'unione ma non raggiunge la piena efficacia stabilita dalla Provvidenza; si dovrebbe cercare di rimediare per quanto possibile alla deficienza. Se invece l'ardore dei sensi è preponderante sul fervore di cuori, è scomparso il giusto ordine dei valori umani, e si è sulla strada che porta alla decadenza dell'amore e allo sviluppo dell'egoismo. Se questa condotta diverrà una abitudine porterà gradatamente al rafforzarsi dell'egoismo, e parallelamente alla morte dell'amore. Quando poi il senso domina incontrastato e non arde più nessun sentimento, l'amore è morto e solo sussiste l'egoismo. Se l'atto dell'unione porta in sé le note del cuore e della carne, a seconda del modo con cui risuoneranno, entreranno in gioco delle forze che arricchiranno l'amore umano e lo faranno crescere, oppure forze spregevoli, che lo avviliranno e lo faranno spegnere. Perché l'atto dell'unione sia veramente umano, realizzi il suo scopo del vicendevole perfezionamento, arricchisca e intensifichi l'amore dei coniugi, l'anima deve ispirare i corpi, l'amore spirituale deve condurre a quello fisico in modo che possa esprimersi attraverso di esso più totalmente ed eloquentemente, e l'amore dei cuori deve essere il melodioso accompagnamento dell'amore dei corpi. Se invece il corpo domina l'anima, il tema principale della melodia sarà il piacere; se il dono delle anime diventa un accompagnamento sempre più debole, allora l'atto dell'unione non raggiungerà i suoi scopi provvidenziali, l'amore si allontanerà, i coniugi perderanno la loro dignità, e trionferà l'egoismo. [...] Per difendere la sua dignità e la sua elevazione spirituale, per proteggere il suo amore, la donna procurerà di spiritualizzarlo. Deve quindi guardarsi dal cercare o chiedere l'unione esclusivamente o principalmente con lo scopo del suo personale piacere. Senza rinnegare la gioia dei corpi, deve però aver cura che l'unione sia principalmente desiderata e compiuta come dono di amore derivato dall'affetto e per la felicità di suo marito. Deve perciò sforzarsi di mettere nel suo amore un certo ordine gerarchico e di porre tutte le note della melodia amorosa al posto che loro compete a seconda del valore. Questo naturalmente non significa che nei momenti fervidi della donazione debba conservare un completo controllo di sé e un impossibile dominio su se stessa. Si giunge per vie più lunghe alla spiritualizzazione dell'amore; attraverso un abituale, consapevole e volontario rafforzamento dell'affetto, della tenerezza, della generosità, dell'amore. Il tono dell'accompagnamento della carne è dato dalla natura ed è fuori posto sminuirlo; si deve quindi approfondire la purezza e la risonanza dei toni della melodia spirituale che dipendono dalla nostra volontà. In questo modo potrà salvare l'amore, e accrescerlo progressivamente. 

"[...] Si possono trovare mille varianti dell'amore, ma se non è nobilitato, trasfigurato da un'idea più alta, dal pensiero che serve a creare un nuovo essere o a legarci anima e corpo a qualcuno, e se non diventa un simbolo e quasi una gioia degli spiriti, allora l'amore fisico ai miei occhi è la più grande fanfaronata, uno degli inganni più grandi che gli uomini inseguono " (Van Der Meersch). 

Colui che non lascia libero corso ai sensi, chi si impone una disciplina, che comanda all'istinto di subordinarsi all'affetto, non soltanto salva la dignità dell'uomo e la durata dell'amore, ma imprime anche un carattere di freschezza alle sue gioie fisiche. In questo, come in molti altri campi, l'insegnamento cristiano offre una prova del meraviglioso equilibrio dei suoi principi e dell'adeguato adattamento alla natura degli uomini. I suoi insegnamenti sull'amore coniugale scaturiscono da una psicologia profonda e perfetta. Essi non chiedono l’effettivo rifiuto del dono dei corpi, né una ripugnanza puritana in confronto ad esso, né tanto meno una ricerca del maggior godimento sensuale ma il rafforzamento delle note spirituali dell'amore. E questo per accentuare l'affetto e la dedizione che nobilitano l'unione dei corpi e le gioie dei sensi.


[Brano Tratto da "La donna nel matrimonio", di Pierre Dufoyer, traduzione di Maria Crivelli Visconti, Edizioni Paoline, 1958]. 

Evitare i siti web che seminano sconforto

Ripubblico un'interessante lettera di Maristella (pseudonimo di una cordiale collaboratrice e generosa finanziatrice del blog).  


Caro fratello in Cristo, 
                                        ti ringrazio di cuore per le belle parole che mi hai dedicato sul blog, mi hanno veramente commossa. Ringraziamo il Signore!

Nelle Sue infinite bontà e misericordia il Signore Gesù mi sta facendo incontrare fratelli che camminano insieme a me sulla strada stretta verso il Regno. Non sono sola, non sono mai stata sola, ma solo da poco tempo me ne rendo conto...

Proprio un altro “fratellino” mi aveva consigliato, in un momento in cui io ero preoccupata, di restare tranquilla e di cercare di fare ogni azione, ogni cosa nella mia giornata, per il Signore. Miracolosamente i piccoli gesti, anche azioni minime, diventano preghiera e rendimento di grazie. Mi piace immaginarli come il profumo dell'incenso che sale verso il cielo, o un cestino di piccoli fiori donato a Gesù, alla Mamma celeste, a tutti i Santi e agli Angeli che dal cielo ci proteggono, ci amano e ci ispirano desideri di bene.

Così io cerco di restare concentrata su questo pensiero, e quando mi capita di distrarmi, di dimenticare, di sbagliare, mi impegno subito a recuperare. Chiedo perdono e  riprendo con il mio "lavoro", con il mio itinerario. Il Signore si fa incontro a me attraverso i volti amici (e talvolta indifferenti o nemici) delle persone che pone accanto a me sul cammino.

Così cerco di rendere la mia vita gradita al Signore, in modo da essere sempre pronta. Un giorno Lui mi chiamerà a Sè e io desidero andare incontro a Lui nel migliore dei modi per poter vivere per sempre nella Sua luce, nel Suo amore. Qui sono in esilio, lontana dalla mia vera casa ... un giorno tornerò, il Signore verrà a prendermi.

Grazie fratellino per il tuo blog che diffonde luce e speranza, un vero sollievo e riposo per l'anima, sempre pieno di letizia. Davvero, io leggo molto e mi piace seguire argomenti spirituali, però trovo che molti siti che cercano di difendere la Tradizione purtroppo siano imbevuti di rancore, pessimismo e trasmettano un senso di tristezza. Noi non dobbiamo rattristarci ma combattere ogni giorno la buona battaglia seguendo l'esortazione del santo Apostolo Paolo. Non dobbiamo dimenticare che il nostro Signore Gesù Cristo ci ha rassicurato "Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28,20) e pregare per la Santa Chiesa con serenità perché "le porte degli inferi non prevarranno" (Mt 16,18).

Grazie per la pazienza, Dio ti benedica oggi e sempre.

Ti ricordo sempre nelle preghiere

Maristella 



Cara sorella in Cristo,
                                  ti sono sinceramente grato per le edificanti lettere che mi scrivi.

Ti confesso che diverse volte ho avuto il pensiero di “chiudere” il blog (quanto tempo assorbe!), ma poi non me la sono sentita di abbandonare i numerosi lettori che lo frequentano, molti dei quali mi hanno confidato di sentirsi edificare l'animo nel leggerlo. In effetti il mio scopo non è tanto quello di “fare informazione”, quanto quello di “fare del bene alle anime”. Lo so benissimo che tante cose stanno andando storte nel mondo e anche nell'orbe cattolico, tuttavia c'è modo e modo di denunciare il male, non bisogna far cadere nello sconforto i lettori, infatti il cristiano anche nei momenti bui deve sempre esercitare la virtù della speranza.

Purtroppo, come tu stessa hai notato, ci sono altri siti internet che pur definendosi cattolici, in realtà fanno il gioco del demonio, infatti col loro modo di fare seminano sconforto, delusione, amarezza e rabbia. Demoralizzano le anime dei visitatori e in questo modo aiutano il diavolo, perché per lui è molto più facile allontanare dalla pratica delle virtù cristiane le persone che sono scoraggiate. Pertanto sconsiglio vivamente di frequentare i siti che seminano sconforto e raffreddano il fervore necessario per continuare il cammino di perfezione cristiana.

Se qualcuno dovesse risentirsi per questo post, dimostrerebbe di avere la coda di paglia. Infatti, se una persona sa di non aver commesso nulla di male, non dovrebbe sentirsi chiamata in causa.

Carissima in Cristo, il mio blog non è indirizzato alle persone interessate ai discorsi petulanti e alle polemiche rancorose, ma ad anime come la tua, cioè innamorate della vita devota e desiderose di praticare con ardore le virtù cristiane. Fin quando il blog sarà frequentato da anime devote farò il possibile per aggiornarlo quotidianamente e rispondere alle vostre e-mail.  

In Corde Matris,

Cordialiter

Pensiero del giorno

Diliges Dominum Deum tuum ex toto corde tuo.



(Mt 22,37)

martedì 10 gennaio 2017

Indossare il velo durante la Santa Messa

Chantal mi ha scritto dei messaggi che pubblico volentieri.


Carissimo fratello in Cristo, grazie per aver pubblicato il bellissimo post di oggi in cui citi Maristella e Letizia e la loro, direi quasi, necessità di indossare il velo durante la Santa messa. È la stessa sensazione che provo io e oramai ho l'abitudine di farlo anche quando devo partecipare alle messe Novus Ordo.  Come leggo spesso sui blog statunitensi, specialmente quello di Lily, una signora nel Missouri che ha messo su una ditta artigiana di confezionamento di veli da messa (addirittura diversi secondo i vari tempi liturgici) è una necessità dell'anima che si trasmette esteriormente. Il motivo principale per cui siamo in tante a sentirci spinte a indossare il velo da messa (e anche Riesina la pensa come me) è il rispetto per la presenza reale di Nostro Signore Gesù Cristo.

Per cui Maristella, Letizia, etc. sfondano una porta aperta, come si suol dire...

È davvero una grande consolazione e una grazia immensa poter leggere su un blog così diffuso come il tuo che siamo in tante a pensarla allo stesso modo, anche se siamo minoranza rispetto alla "folla".

Continuiamo così andiamo avanti su questa strada e il Signore Gesù e la sua Madre Santissima, che si è sempre presentata con il velo in testa, ci accompagneranno nel cammino della vita! Che Dio ti benedica, Cordialiter!

La Messa tridentina è particolarmente indicata per le anime contemplative

Tempo fa ho pubblicato un’intervista a Maristella sul tema delle mode indecenti e sulla questione dell’utilizzo del velo sul capo da parte delle donne che assistono al Santo Sacrificio della Messa, come desiderava San Paolo. Quel giorno diverse lettrici mi scrissero per complimentarsi con Maristella. Tra loro mi scrisse anche Letizia, una delle persone che stimo maggiormente.


Ciao D., mi è piaciuta molto l'intervista a Maristella sulla moda e soprattutto sul velo da messa. Le ho scritto e ho colto l'occasione per chiederle consigli sull'acquisto. Ti ringrazio di cuore. Appena ho tempo e calma risponderò alle tue domande. 

Grazie per tutto davvero! È bello se restiamo uniti e in contatto tra di noi. Mi piace l'idea di pregare gli uni per gli altri per il sostegno spirituale e per dar gloria al nostro Salvatore. Per ciò che riguarda il velo, beh io ne sento davvero la necessità dal momento soprattutto che da sabato prenderò l'abitudine di andare alla Santa Messa in latino. Buona giornata D., ringraziamo il Signore e ti esorto a continuare così!

Letizia


Carissima in Cristo,
                                 sono contento che tu abbia deciso di partecipare ogni settimana alla Messa tridentina celebrata nella tua città. Contrariamente a quello che pensano molti modernisti, noi non seguiamo la liturgia tradizionale per fare la parte degli snob che pregano in latino, lingua utilizzata dalle persone colte. Noi, spesso a costo di molti sacrifici, seguiamo il Vetus Ordo Missae perché lo viviamo in maniera più intensa e profonda, siamo attratti dall'affascinante sacralità del rito e percepiamo fortemente l'essenza sacrificale della Messa nella quale si rinnova il Santo Sacrificio del Redentore Divino. Insomma alla Messa tridentina vi partecipiamo in maniera attenta e devota, nutrendo in maniera abbonante la nostra anima. Purtroppo, non tutti riescono a capire le nostre aspirazioni liturgiche e spirituali. Personalmente sono convinto che la Messa tridentina sia particolarmente adatta alle anime contemplative (come la tua) e in generale a coloro che praticano un'intensa vita spirituale. Per esempio, durante il Canone Romano (la preghiera di Consacrazione che nel rito antico viene pronunciata sottovoce dal sacerdote), in quell'apparente silenzio, mentre una persona spirituale si immerge nell'orazione mentale e offre in oblazione alla Santissima Trinità il Santo Sacrificio di Cristo, invece un'anima “poco spirituale” non sa che fare in quei momenti, si distrae facilmente e si annoia certamente, desiderando di poter tornare al più presto alla Messa in rito moderno, nella quale è molto facile avere la tentazione di assistere passivamente alla Consacrazione, limitandosi ad ascoltare quel che dice il prete a voce alta, e quindi senza fare attivamente nel proprio cuore degli atti di adorazione, oblazione, impetrazione, carità perfetta, ecc.

Sono molto soddisfatto della preziosa e disinteressata collaborazione che Maristella sta offrendo al blog. Mi piace molto intervistarla perché le sue risposte sono semplici, chiare e ricche di unzione spirituale. Spero tanto che anche tra voi possa nascere una fraterna amicizia. Voi due vi assomigliate molto (mi riferisco al vostro aspetto spirituale).

Hai ragione, sarebbe bello se restassimo in contatto tra di noi e continuassimo a pregare gli uni per gli altri, affinché il Signore ci aiuti a salvarci l’anima (questo è il vero scopo della vita). Ormai è da anni che siamo amici, la tua prima e-mail risale all’aprile del 2013. Sai, con altre persone mi è capitato spesso che dopo un iniziale periodo di entusiasmo, il rapporto di amicizia si sia affievolito notevolmente. Con te (e con alcune altre persone) invece mi sta capitando una cosa curiosa, e cioè che più passa il tempo e più cresce la stima che nutro nei tuoi confronti. È difficile da spiegare, ma tu hai la capacità di trasmettermi devozione ed entusiasmo nel continuare il cammino di perfezione cristiana. Per me è benefico avere a che fare con te. Non è nemmeno necessario che io legga i tuoi scritti per sentirmi edificato, mi basta pensare a te e al modo in cui vivi da cristiana. La storia della tua conversione mi ha colpito molto perché in te è avvenuto un cambiamento radicale, e adesso desideri vivere il cristianesimo in maniera profonda e coerente, senza fare compromessi al ribasso con la mentalità mondana. Per esempio ho apprezzato tantissimo il fatto che hai avuto la forza di volontà necessaria per gettare nell'immondizia i vestiti scandalosi (chissà quanto ti erano costati!) e adesso vorresti che le donne utilizzassero solo abiti conformi alla virtù della purezza, come insegnato dal grande Papa Pio XII nello splendido discorso “Una gioia”, pronunciato a sostegno della “Crociata della purezza” indetta dalla gioventù femminile di Azione Cattolica. I mondani ti disprezzano perché dopo la tua conversione hai cambiato stile di vita e non ti interessano più le cose contrarie al Vangelo che invece a loro piacciono molto. Io invece è anche per questo motivo che ti stimo assai, ossia perché vuoi vivere da vera cristiana. Mentre i mondani apprezzano le persone soprattutto dal punto di vista estetico (e del portafoglio), io invece le apprezzo essenzialmente per il loro aspetto interiore, poiché ho molta stima verso coloro che praticano le virtù cristiane.

So che tu sei grata nei miei confronti perché ti aiuto ogni volta che ti rivolgi a me per chiedermi dei consigli. Per darti delle risposte chiare e precise vado a consultare i manuali di Teologia Morale in mio possesso e ti dico quel che insegnano dotti e autorevoli autori al riguardo delle questioni che mi poni. Lo faccio volentieri perché ci tengo molto all’anima tua, la quale venne riscattata a caro prezzo dal nostro amatissimo Redentore. Fino ad ora sei rimasta molto soddisfatta delle risposte che ti ho dato e che ti sono state di grande utilità. Non esitare a chiedermi aiuto ogni volta che ne senti il bisogno, per me è una grande gioia aiutare coloro che vogliono vivere fedeli a Cristo. Per me l’amicizia non è un modo per ottenere dei vantaggi materiali (come per i mondani), ma è essenzialmente un mezzo di santificazione mettendomi al servizio del prossimo. 

Ci tengo a dirti che anche tu mi hai donato spiritualmente molto, infatti mi sei di edificazione spirituale e di grande conforto. Sia tramite e-mail che al telefono mi hai dato l’impressione di essere profondamente innamorata del Redentore Divino. Penso che se sarai perseverante e resterai fedele a Dio sino alla morte, poi in Cielo sarai uno dei trofei più belli della Sua infinita misericordia. Quanto è stato buono Gesù con te! Adesso, almeno per gratitudine, devi amarlo con tutto il cuore e con tutte le tue forze. Se lo merita!

Per me è già un grande onore essere tuo amico, ma sapere che addirittura mi consideri tuo fratello (me lo hai detto in altri messaggi), fa crescere la stima, l’affetto fraterno e la gratitudine che nutro verso di te. Continuerò molto volentieri ad impegnarmi per proseguire a mantenere viva la nostra amicizia spirituale, cercando di evitare di darti anche dei piccoli dispiaceri. Se involontariamente dovessi dire o fare qualcosa che ti fa soffrire ingiustamente, ti chiedo di farmelo presente affinché provveda subito a correggere lo sbaglio commesso.

Grazie davvero per la limpida e fraterna amicizia che mi stai donando dal 2013, e che è una di quelle a cui ci tengo di più. Anche se abitiamo molto lontano, ti sento spiritualmente vicina. A causa della distanza, forse non ci incontreremo mai su questa Terra, ma spero tanto che potremo incontrarci ai piedi della Beata Vergine Maria, nella Patria celeste, ove insieme alla Mamma del Cielo, agli angeli e santi santi potremo lodare le misericordie di Dio per tutta l’eternità.

Con sincera stima e affetto,

Cordialiter

Pensiero del giorno

Devo sforzarmi di rendere lieta la vita di coloro che trattano con me: vorrei apparire come un perpetuo sorriso di pace.


[Brano tratto da "Ripariamo!", di Padre Giuseppe M. Petazzi S.J., edizioni "Santa Lega Eucaristica", Milano, 1933].

lunedì 9 gennaio 2017

L'ora di Religione in salsa modernista

Un'insegnante mi ha scritto una lettera che fa riflettere.



Insegno da un po’ di anni nella scuola media e puntualmente quando parlo di Dante e della Divina Commedia c’è più di un alunno che mi chiede che cos’è il Purgatorio perché non ne hanno mai sentito parlare. All’inizio ero un po’ sorpresa visto che molti a quell’età hanno iniziato il catechismo per la Cresima ma ultimamente questa cosa comincia ad annoiarmi e rispondo di chiederlo alle loro catechiste. Pace, solidarietà, amicizia sono i temi che si trattano a scuola perché l’insegnante di religione specifica che “non si fa catechismo a scuola”, come se fare catechismo sia una una cosa un po’ riprovevole e fuori moda. Si fanno i lavori di gruppo e i cartelloni sulle altre religioni e non si sa nulla della propria di religione, si invitano anche persone di altre religioni a parlare ai ragazzi nel poco tempo che si ha perché è considerata una cosa "culturalmente degna", ma i programmi non arricchiscono di fede i ragazzi.

Il fatto è che molti giovani sono stati privati della possibilità di conoscere la vera religione e di poterla scegliere liberamente e questa è un’omissione. In nome dell’umanità e dei valori universali si è cancellato il Catechismo lentamente e progressivamente. Questo è quello che ho visto in trent'anni e più frequentando settimanalmente le parrocchie della mia città e i giovani.

Di fronte a una Chiesa di uomini che non conoscono nulla del Catechismo e dei princìpi base del cristianesimo, che non amano i Sacramenti e la preghiera, e di fronte ai mali che ne derivano, la soluzione paradossale che si cerca in taluni ambienti ecclesiali è quella di cancellare quel che resta della dottrina cristiana per far posto ad una generica umanità. Si propone come rimedio per aumentare la fede ciò che è la causa della mancanza della fede.

Io ricordo il sacerdote che ci insegnava religione alle medie: allora i programmi non erano così articolati come adesso e lui molto semplicemente leggeva e commentava il Vangelo dandoci tanti buoni consigli.

Ho uno zio missionario in India che ha costruito per tanti anni tante chiese dove mai è stata la fede cristiana. Forse è riuscito a fare tanto perché ha presentato la religione in modo semplice basandosi su giusti e chiari princìpi senza aver subito in questi anni il lavaggio del cervello e l’incuria religiosa delle nostre parrocchie.

Noi cristiani abbiamo giustamente misericordia di chi non crede ma dobbiamo cambiare modo di fare se il nostro operato accomodante ha compromesso la fede per tanti anni. Non possiamo continuare ad offrire come rimedio religioso una religiosa noncuranza.

La ringrazio per tutto quello che fa per noi e la prego di non pubblicare il mio nome.

(Lettera firmata)

Pensiero del giorno

Il prof. Arturo March di Innsbruck, nel suo nuovo libro di gran successo “Il cammino dell'universo”, si domanda, tra l'altro: “Si può attribuire l'esistenza dell'uomo, del nostro mondo, dell'universo, al puro caso, come forza creatrice?”. E risponde: “Si pensi che una creazione dell'universo ad opera del caso ha un numero di probabilità molto minore di quante ne abbia chi si proponga di comporre il testo della Divina Commedia, estraendo a caso da un'urna le lettere dell'alfabeto: o di quante ne abbia, il vostro gatto, correndo all'impazzata sul pianoforte, di suonare senza errori, un'intera sinfonia di Beethoven. [...] La scienza non può accettarlo. 


[Tratto da “Catechesi in esempi”, di Fratel Remo di Gesù, Edizione “Sussidi”, 1956].

domenica 8 gennaio 2017

Introibo ad altare Dei

Brano tratto da "Ripariamo!", di Padre Giuseppe M. Petazzi S.J., edizioni "Santa Lega Eucaristica", Milano, 1933.


Introibo ad altare Dei

Io mi presento, o mio Dio, al tuo altare, nel nome augustissimo della Trinità Santissima, [affermando] così che lo scopo sublime di questo adorabile Sacrificio che voglio concelebrare in questo momento, è la gloria della Divinità. Io credo, o mio Gesù, che Tu solo nel mondo rendi alla Trinità Santissima il culto condegno di adorazione, di ringraziamento, di espiazione e di impetrazione veramente divina. Ti benedico e ti ringrazio, o mio Salvatore, perché ti degni ammettermi al culto stupendo che Tu rendi al Padre del Tuo Cuore Santissimo, di dir Amen! Così sia! a tutti gli atti d'infinito valore che Tu hai offerto all'Eterno Divin Padre nei giorni della tua vita mortale, ed a quelli che gli presenti da questo altare. Così la mia povera voce si confonderà con la tua e renderò un omaggio degno dell'infinità Maestà. Ed a quel modo che il preludio di un'Opera annuncia ed accenna le principali melodie che ne formeranno l'intreccio, Tu mi fai gustare, o Signore, le prime note dolcissime di quelle arcane voci d'amore che con Te e per Te la Chiesa tua Sposa, eleverà a Dio nella celebrazione di questo grande Mistero. È questo il Salmo che scrisse Davide, quando perseguitato da Assalonne, si trovava esule al di là del Giordano, e contemplava da lungi la Terra Santa. Anch'io sono esule, lontano dalla mia Patria beata: ma per mezzo di questo grande e ineffabile Sacrificio, io confido di poterla raggiungere un giorno, e già fin d'ora ne pregusterò le gioie arcane e divine. Grazie, o Gesù!

E con quanto entusiasmo esclamo anch'io col tuo Sacerdote: Salirò all'altare di Dio, a Dio che dà letizia alla mia giovinezza. - Sì, con Te, o Gesù, io salirò all'altare di Dio, ci salirò in qualità di vittima santa dei miei peccati e di quelli dei miei fratelli: e quanto più mi unirò a Te, tanto più potrò partecipare della tua virtù sacerdotale per la gloria di Dio e la redenzione dei fratelli. Questo pensiero mi riempie di letizia perché quanto più saprò santificarmi con Te, tanto più rifiorirà la mia giovinezza. Mentre i sacrifici che si compiono per il mondo, non sono se non profanazioni, spogliano l'anima di tutta la sua spirituale giovinezza e la rendono triste e sciupata, i sacrifici che si compiono per Te e con Te, o Gesù, introducono nell'anima le gioie di una giovinezza eterna. L'anima in virtù del tuo Sangue immacolato, o Agnello divino, si libera da tutto il vecchio fermento dell'Adamo peccatore, e si trasforma nella novità e freschezza della tua vita. Concedimi che per mezzo di questo Santo Sacrificio, anch'io sia ammesso a questa santa rinnovazione di vita divina. Concedimi di poter anch'io, fin da questo misero esilio cantare con Te e per Te, o Signore, quelle canzoni di lode e di amore che risuonano continuamente nella regione della giovinezza immortale ed eterna: ad Deum qui laetificat iuventutem meam.




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Pensiero del giorno

L'opera grande che dobbiamo compiere sulla terra, l'opera necessaria, anzi, a dir vero, l'unica necessaria, è di salvarci l'anima. Se la salviamo, quand'anche perdessimo tutti i beni della terra, parenti, amici, riputazione e ricchezze, tutto è salvo; perchè riavremo centuplicato in cielo tutto ciò che abbiamo perduto, e lo riavremo per tutta l'eternità.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

sabato 7 gennaio 2017

Pensiero del giorno

Ovunque ci fu e c'è il paganesimo, si trova la superstizione. Che cosa erano gli idoli degli antichi pagani, se non immagini del demonio? E le superstizioni, anche quelle attuali, non sono, in fondo, atti di culto verso il demonio? Pare incredibile; eppure anche oggi, in un secolo di tanti lumi, c'è della gente superstiziosa, fino a rendersi ridicola. [...] Si suol dire: Si tratta d'ignoranza... Eppure ci sono persone assai istruite che credono a tutto questo [...] poi non credono alla dottrina cristiana che predice il paradiso per i buoni, e l'inferno per i cattivi... 



(Cardinale Giovanni Colombo)