Cordialiter, blog di spiritualità cristiana

I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti. (San Pio X, Lettera Apostolica “Notre charge apostolique”)

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mercoledì 28 giugno 2017

La presente situazione della Chiesa è una delle più gravi della sua storia

La dittatura dell’opinione in cui viviamo si ripercuote anche nella vita ecclesiastica. Un’editoria pronta soltanto a sollecitare il fantastico, l’inaudito, l’irreale, a criticare il passato perché passato e a prevedere un futuro di sole luci, di totali vittorie dell’umanità, obbedendo in ciò alla legge della imposizione del prodotto, della ricerca del consumatore, cioè a motivi di lucro, è oggi una delle piaghe anche nella Chiesa. Oggi, ogni teologo che passi per iconoclasta, liberatore, innovatore, è subito captato da un’editoria compiacente, che diffonde per tutti i canali dei mezzi di massa questo dissenso confortevole, questa iconoclastia per amor del comodo e del successo. Il divismo di teologi, di scrittori, di figure della protesta: ecco un dolore, una sofferenza per la Chiesa di oggi: coloro che denigrano il passato della Chiesa per affermare che è proprio dal rinnegamento di esso che la Chiesa riemergerà più autentica. […] La presente situazione della Chiesa è una delle più gravi della sua storia, perché questa volta non è la persecuzione esteriore a impugnarla, ma la perversione dall’interno. Più grave. Ma le porte dell’inferno non prevarranno.

[Pensiero del Cardinale Giuseppe Siri tratto dalla rivista "Renovatio", VI, 1970]

Ci vorrebbe un negozio di abiti per "donne tradizionali"

Una lettrice del blog critica la moda scostumata e volgare...

Caro Fratello in Cristo,
                                       concordo con te per lo scempio della moda scostumata e volgare. Come donna sento profonda vergogna e spesso soffro a comprarmi vestiti e vedere cose femminili, mi stanco solo al pensiero. Per me il vestito è come copertura e stop. […]

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                      il grande Papa Pio XII si lamentava del fatto che molta gente ha perso il senso del peccato. Purtroppo, oggi è difficile far capire alle persone che certe cose sono peccaminose. Per esempio, molti non riescono a capire che cosa ci sia di male nell'indossare minigonne o altri abiti provocanti. Sant'Alfonso Maria de Liguori e tutti i teologi moralisti della Tradizione insegnano che tutto ciò che è peccato fare, è peccato anche desiderare. Quindi poiché uccidere un innocente è peccato grave, anche il semplice desiderio di un omicidio è peccato grave, anche se poi non si ha l'intenzione di compierlo davvero (in questo caso si parla di “dilettazione morosa”). Lo stesso discorso vale per la lussuria: poiché è peccato grave commettere fornicazione, è peccato grave anche il semplice dilettarsi deliberatamente in pensieri impuri (le persone sposate non peccano se si dilettano in pensieri sessuali sul proprio coniuge, purché sia remoto il rischio di polluzione). Le donne che usano abiti spudorati inducono gli uomini a fare dei pensieri impuri, pertanto il loro comportamento è scandaloso, perché spingono il prossimo a fare dei peccati mortali, uccidendo così le loro anime.

Ohimè, oggi a utilizzare abiti scandalosi, non sono solo le donne atee, ma anche certe donne cristiane che osano persino confessarsi e ricevere la Comunione indossando abiti spudorati, che fino a qualche decennio fa venivano utilizzati quasi esclusivamente dalle meretrici.

Fortunatamente tra le tradizionaliste sono in molte a pensarla come te. Anni fa navigando su internet capitai su un negozio on-line francese che vendeva a prezzi accessibili abiti che rispettavano il pudore della donna. Ovviamente era un negozio gestito da qualche tradizionalista (se non erro il link lo trovai sul sito di una comunità legata alla liturgia antica).

Sarebbe auspicabile che anche in Italia nasca un negozio on-line che venda abiti per donne che hanno conservato il senso del pudore. Non parlo di abiti medievali, bensì di abiti moderni, ma non osceni.  

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in  Gesù e Maria,

Cordialiter

Pensiero del giorno

L'amore non sa stare ozioso. Chi ama Dio, non sa vivere senza dargli continuamente segni del suo affetto.

(Brano tratto dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa).

martedì 27 giugno 2017

Partito Democratico, dalle unioni civili alle disfatte elettorali


Quando nel 2016 il Governo Renzi si accingeva a far approvare dal Parlamento la legge che riconosceva giuridicamente le unioni gay, dissi che spesso il Signore punisce coloro che approvano leggi che danno alle coppie omosessuali dei diritti che per Legge naturale stabilita da Dio spettano solo alle coppie eterosessuali. Da allora il Partito Democratico è andato di disfatta in disfatta, cominciando dalla sconfitta alle amministrative del giugno 2016, proseguendo col clamoroso risultato del referendum costituzionale (nonostante il “Sì” fosse sostenuto dai poteri forti dell’alta finanza e da gran parte dei media) e infine con la debacle di domenica scorsa che ha visto le sinistre perdere importanti città come Genova, L’Aquila, Monza, Pistoia, Como, Lodi, Asti, La Spezia, e tante altre, tra cui addirittura la storica roccaforte rossa di Sesto San Giovanni, che in passato veniva definita la “Stalingrado d’Italia” poiché abitata da migliaia di operai che votavano in massa per il Partito Comunista di Togliatti, Berlinguer, Natta, ecc.

Nulla capita per cieco caso, ma tutto è disposto da Dio in vista del nostro bene, quindi anche la sconfitta del PD non arriva casualmente. Del resto non è la prima volta che il Signore punisce coloro che appoggiano il riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali. Ecco alcuni esempi in proposito:

- Nel 2007 il governo delle sinistre guidato da Romano Prodi tentò di approvare i “DiCo” (diritti dei conviventi). Si scatenò una forte opposizione nel Paese e la proposta di legge saltò per aria. Inoltre, pochi mesi dopo, il governo cadde e il Parlamento venne sciolto in anticipo per l'impossibilità di dar vita a un nuovo esecutivo.

- Gianfranco Fini quando da leader di Alleanza Nazionale si dichiarava favorevole alla difesa delle radici cristiane dell'Europa (a quei tempi era molto amico di Roberto De Mattei), prendeva il 12% dei voti. Poi quando si è spostato su posizioni politiche “liberaldemocratiche” e ha affermato pubblicamente di essere favorevole al riconoscimento giuridico delle coppie gay, ha preso solo lo 0,4% dei voti e non è stato rieletto dal popolo.

- Il Partito Socialista francese dell'allora Presidente Hollande, invece di fare qualcosa di concreto per fermare le politiche di austerity europee, rilanciare in maniera efficace l'economia e aiutare le fasce deboli della popolazione, ha pensato a sostenere l'approvazione del matrimonio omosessuale. Ma da allora è andato avanti di disfatta in disfatta elettorale, e alle ultime elezioni legislative ha avuto un tracollo che lo ha portato al minimo storico (da primo partito francese è divenuto solamente il quinto).

- Nel 2013 Ignazio Marino (esponente di spicco del Partito Democratico) è stato eletto sindaco di Roma. Tra le sue iniziative più note vi è stata quella di far trascrivere nei registri comunali i matrimoni omosessuali contratti all'estero. Ma il suo governo cittadino è stato colpito da diverse polemiche e alla fine è stato “dimissionato” dalla maggioranza dei consiglieri comunali.

- David Cameron sembrava destinato a governare il Regno Unito a lungo, ma ha commesso l’errore di sdoganare il matrimonio gay, e dopo la clamorosa sconfitta al referendum sulla Brexit (nonostante il “remain” fosse sostenuto dai poteri forti internazionali), ha dovuto rassegnare le dimissioni.

Insomma, se un politico si schiera contro la Legge Eterna di Dio, prima o poi dovrà trarne le conseguenze.

Le suore gianseniste di Port-Royal


Anche oggi vi sono dei cristiani che vorrebbero esigere un'infinità di cose, di cui Gesù Cristo non ha fatto parola. E' quel che fecero le suore di Port-Royal, seguendo l'eresia del giansenismo, che tanto male ha fatto alla Chiesa. Le teorie ispirate a una severità inaudita furono controproducenti, perché, anziché spingere le anime al bene, le ritrassero dai sacramenti. [...] Il giansenismo è un'eresia scomparsa ufficialmente da gran tempo; eppure, se non c'è più nessuno che oserebbe proclamarsi giansenista in teoria, esistono sempre molti giansenisti nella pratica. Perfino in un'epoca come la nostra, che sembra tutto l'opposto del giansenismo per la sua faciloneria religiosa e la disinvoltura morale, non è raro ascoltare ragionamenti che sarebbero stati benissimo in bocca a quelle suore, traviate da tanto rigorismo.

(Brano tratto dagli scritti di Mons. Ernesto Moneta Caglio, 1907 - 1995).

Pensiero del giorno

Io non so come possa essere scusato da colpa un sacerdote che, vedendo il grave bisogno delle anime del suo paese e potendole aiutare con insegnar loro le verità della fede o con predicar la divina parola ed anche col sentir le loro confessioni, per sua pigrizia trascura di farlo: io non so, dico, come costui nel giorno del giudizio potrà esser libero dal rimprovero e dal castigo minacciato dal Signore.


(Brano tratto dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa)

lunedì 26 giugno 2017

Il modernismo è sul viale del tramonto

Più passa il tempo e più diminuisce il numero dei modernisti, i quali stanno diventando una specie in via di estinzione, perché ai giovani non interessano le loro assurde eresie. Conoscete dei ragazzi che leggono i libri di Hans Küng o di altri “teologi” del genere? Io neanche uno! Al contrario conosco tanti giovani che leggono libri fedeli alla Tradizione Cattolica. 

Un altro dato interessante è che i più attivi e rancorosi persecutori della Messa tridentina hanno un'età media di almeno 60 - 70 anni. Al contrario, tra i cattolici “under 50” è raro trovare qualcuno che abbia un odio cieco per la liturgia tradizionale; tutt'al più ha indifferenza, ma difficilmente odio cieco. Ciò significa che le persecuzioni dureranno al massimo altri 20 anni, poi verremo finalmente lasciati in pace.

Ho molti contatti con cattolici che pur non essendo legati al rito antico, tuttavia rispettano senza problemi la mia “opzione preferenziale” per la Messa tridentina. Ho l'impressione che dopo il Motu Proprio “Summorum Pontificum” sia caduta la “cortina di ferro liturgica”, ormai il popolo non ci considera più “cripto-scismatici” perché ci piace la Messa celebrata col “Missale Romanum” di San Pio V.

Ma la cosa che mi rallegra maggiormente è che da un po' di tempo stiamo "sfondando a sinistra", cioè stiamo raccogliendo consensi anche tra fedeli che per anni hanno simpatizzato per gli ambienti progressisti, attratti da temi sociali come la lotta contro la fame nel mondo, mentre adesso si stanno accorgendo della desacralizzazione del cattolicesimo e sperano in una "restaurazione". Ad esempio, conosco una suora che in passato elogiava certe innovazioni "moderne", mentre più di recente l'ho sentita auspicare un ritorno a una maggiore osservanza nella vita religiosa e una maggiore sacralità delle funzioni liturgiche con un ritorno del canto gregoriano e magari anche alla Messa in latino.

Se avessimo maggiori forze finanziarie e mediatiche potremmo sferrare una vasta offensiva apostolica per accelerare l'avanzata del “battaglione tridentino”. Se vogliamo continuare a sfondare a sinistra dobbiamo moltiplicare l'apostolato. Più aumentiamo di numero e più i modernisti sono costretti a battere in rovinosa ritirata. La nostra incrollabile certezza della vittoria finale sul modernismo è fondata sulla fede nel nostro Condottiero, il glorioso e invincibile Redentore Divino. Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat!

Pensiero del giorno

Così fa il sacerdote fervoroso: prima di parlare, prega affinchè la grazia avvivi la sua parola; parlando, non mira a piacere ma a istruire, a far del bene, a convincere, a persuadere; e perchè il suo cuore è intimamente unito a quello di Gesù, fa vibrar nella voce un'emozione, una forza di persuasione, che scuote gli uditori; e perchè, dimenticando sè stesso, attira lo Spirito Santo, le anime restano tocche dalla grazia e convertite o santificate.

[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

domenica 25 giugno 2017

Carità verso Dio e carità verso il prossimo

Di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


1° Interroghiamo la S. Scrittura. A) Nel Vecchio come nel Nuovo Testamento, ciò che domina e compendia tutta la Legge è il gran precetto della carità, carità verso Dio e carità verso il prossimo. Quindi, quando un dottore della legge domanda a Nostro Signore che cosa bisogna fare per acquistare la vita eterna, il divin Maestro gli risponde soltanto: Che cosa dice la legge? E il dottore pronto gli cita il testo del Deuteronomio: "Amerai il Signore Dio tuo, con tutto il cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze, con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso: Diliges Dominum Deum tuum ex toto corde tuo et ex tota anima tua et ex omnibus viribus tuis et ex omni mente tua, et proximum tuum sicut teipsum. E Nostro Signore l'approva dicendogli: "Hoc fac et vives". Aggiunge altrove che questo doppio precetto dell'amor di Dio e dell'amor del prossimo costituisce la legge e i Profeti. Ed è ciò che sotto altra forma dichiara S. Paolo, quando, dopo aver rammentati i principali precetti del Decalogo, aggiunge che la pienezza della legge è l'amore: "Plenitudo legis dilectio". Così l'amor di Dio e del prossimo è nello stesso tempo la sintesi e la pienezza della Legge. Ora la perfezione cristiana non può essere che l'adempimento perfetto ed intero della Legge; perchè la Legge è ciò che Dio vuole, e che cosa v'è di più perfetto della santa volontà di Dio?

B) Vi è un'altra prova tratta dalla dottrina di S. Paolo sulla carità nel cap. XIIIº della Iª Lettera ai Corinti; con lirico linguaggio Paolo vi descrive l'eccellenza della carità, la sua superiorità sui carismi o sulle grazie gratisdate, sulle altre virtù teologali, la fede e la speranza; e mostra ch'essa compendia e contiene in modo eminente tutte le virtù, che è anzi il complesso di queste virtù: "caritas patiens est, benigna est; caritas non æmulatur, non agit perperam, non inflatur, non est ambitiosa, non quærit quæ sua sunt, non irritatur, non cogitat malum..."; e in ultimo aggiunge che i carismi passeranno, che la fede e la speranza spariranno, ma che la carità è eterna. Non è questo un insegnare che non solo la carità è la regina e l'anima delle virtù, ma che è pur così eccellente da bastare a rendere un uomo perfetto, comunicandogli tutte le virtù?

C) S. Giovanni, l'apostolo del divino amore, ce ne dà la fondamentale ragione. Dio, egli dice, è carità, "Deus caritas est"; è questa, a così dire, la sua nota caratteristica. Se dunque vogliamo somigliar a lui ed essere perfetti come il Padre celeste, bisogna che noi amiamo lui come egli ha amato noi "quoniam prior ipse dilexit nos"; e non potendo amar lui senza amar pure il prossimo, dobbiamo amare questo caro prossimo fino a sacrificarci per lui, "et nos debemus pro fratribus animas ponere": "Carissimi, amiamoci l'un l'altro, perchè l'amore viene da Dio, e chi ama è nato da Dio e conosce Dio. Chi non ama, non ha conosciuto Dio, perchè Dio è amore... Or questo amore sta in ciò che non fummo noi ad amar Dio, ma egli il primo amò noi e mandò il suo Figliuolo vittima di propiziazione per i nostri peccati. Carissimi, se Dio ci ha amati in tal guisa, dobbiamo noi pure amarci l'un l'altro... Dio è amore e chi sta nell'amore sta in Dio e Dio in lui" 314-2. Si può dire in modo più chiaro che tutta la perfezione consiste nell'amor di Dio e del prossimo per Dio?

2° Interroghiamo la ragione illuminata dalla fede: se consideriamo sia la natura della perfezione sia la natura della carità, arriviamo alla stessa conclusione.

A) Abbiamo detto che la perfezione d'un essere consiste nel conseguire il proprio fine o nell'avvicinarsegli quanto più è possibile (n. 306). Ora il fine dell'uomo nell'ordine soprannaturale è Dio eternamente posseduto con la visione intuitiva e con l'amore beatifico; sulla terra ci avviciniamo a questo fine vivendo già in unione intima con la SS. Trinità che vive in noi e con Gesù mediatore necessario per andare al Padre. Quanto più dunque siamo uniti a Dio, ultimo nostro fine e fonte della nostra vita, tanto più siamo perfetti.

Or qual è tra le virtù cristiane la più unificante, quella che unisce l'anima nostra intieramente a Dio, se non la divina carità? Le altre virtù ci preparano a questa unione, o anche a lei ci iniziano, ma non possono compierla. Le virtù morali, prudenza, fortezza, temperanza, giustizia, etc., non ci uniscono direttamente a Dio, ma servono solo a sopprimere o diminuire gli ostacoli che ce ne allontanano e ad avvicinarci a Dio conformandoci all'ordine; così la temperanza, combattendo lo smoderato uso del piacere, attenua uno dei più violenti ostacoli all'amor di Dio; l'umiltà, allontanando l'orgoglio e l'amor proprio, ci predispone alla pratica della divina carità. Inoltre queste virtù, facendoci praticare l'ordine ossia la giusta misura, sottomettono la nostra volontà a quella di Dio e ci avvicinano a lui. Le virtù teologali poi distinte dalla carità, ci uniscono certamente a Dio, ma in modo incompleto. La fede ci unisce a Dio, infallibile verità, e ci fa vedere le cose alla luce di Dio; ma è compatibile col peccato mortale che ci separa da Dio. La speranza ci eleva a Dio, in quanto è cosa buona per noi, e ci fa desiderare i beni del cielo, ma può sussistere con colpe gravi che ci allontanano dal nostro fine.

La sola carità ci unisce intieramente a Dio. Suppone la fede e la speranza ma le oltrepassa: prende tutta quanta l'anima, intelligenza, cuore, volontà, attività, e la dà a Dio senza riserva. Esclude il peccato mortale, che è il nemico di Dio, e ci fa godere della divina amicizia: "Si quis diligit me, et Pater meus diliget eum". Ora l'amicizia è unione, è fusione di due anime in una sola: cor unum et anima una... unum velle, unum nolle; completa unione di tutte le nostre facoltà: unione della mente, che fa che il nostro pensiero si modelli su quello di Dio; unione della volontà, che ci fa abbracciare la volontà di Dio come fosse nostra; unione del cuore, che ci stimola a darci a Dio come Egli si dà a noi, dilectus meus mihi et ego illi: unione delle forze attive, onde Dio mette a servizio della nostra debolezza la divina sua potenza per aiutarci a eseguire i nostri buoni disegni. La carità ci unisce dunque a Dio, nostro fine, a Dio infinitamente perfetto, e costituisce quindi l'elemento essenziale della nostra perfezione.

B) Studiando la natura della carità, arriviamo alla stessa conclusione: come infatti dimostra S. Francesco di Sales, la carità racchiude tutte le virtù e dà loro anzi una speciale perfezione.

a) Racchiude tutte le virtù. La perfezione consiste, com'è chiaro, nell'acquisto delle virtù: chi le possiede tutte, in un grado non solo iniziale ma elevato, è certamente perfetto. Ora chi possiede la carità possiede tutte le virtù e le possiede nella loro perfezione: possiede la fede, senza cui non si può conoscere ed amare l'infinita amabilità di Dio; e la speranza, che, ispirandoci la fiducia, ci conduce all'amore; e tutte le virtù morali, per esempio, la prudenza, senza cui la carità non potrebbe nè conservarsi nè crescere; la fortezza, che ci fa trionfare degli ostacoli che si oppongono alla pratica della carità; la temperanza, che doma la sensualità, implacabile nemica dell'amor di Dio.

Anzi, aggiunge S. Francesco di Sales, "il grande Apostolo non dice solo che la carità ci dà la pazienza, la benignità, la costanza, la semplicità, ma dice ch'essa stessa è paziente, benigna, costante", perchè contiene la perfezione di tutte le virtù.

b) Anzi dà loro una perfezione e un valore speciale, perchè è, secondo l'espressione di S. Tommaso, la forma di tutte le virtù. "Tutte le virtù separate dalla carità sono molto imperfette, perchè non possono senza di lei giungere al loro fine che è di rendere l'uomo felice... Non dico che senza la carità non possano nascere e anche progredire; ma che abbiano tal perfezione da meritare il titolo di virtù fatte, formate e compite, questo dipende dalla carità, che dà loro la forza di volare a Dio, e raccogliere dalla sua misericordia il miele del vero merito e della santificazione dei cuori in cui si trovano. La carità è tra le virtù come il sole tra le stelle: distribuisce a tutte la loro luce e la loro bellezza. La fede, la speranza, il timor di Dio e la penitenza, vengono ordinariamente nell'anima prima di lei a prepararle la dimora; e giunta che è, la ubbidiscono e la servono come tutte le altre virtù, ed ella le anima, le adorna e le avviva con la sua presenza". In altri termini, la carità, orientando direttamente l'anima nostra verso Dio, perfezione somma ed ultimo fine, dà pure a tutte le altre virtù che vengono a porsi sotto il suo impero, lo stesso orientamento e quindi lo stesso valore. Così un atto d'obbedienza e di umiltà, oltre al proprio valore, riceve dalla carità un valore assai più grande quando è fatto per piacere a Dio, perchè allora diventa un atto di amore, cioè un atto della più perfetta tra le virtù. Aggiungiamo che quest'atto diventa più facile e più attraente: obbedire e umiliarsi costano molto alla orgogliosa nostra natura, ma il pensiero che, praticando questo atti, si ama Dio e se ne procura la gloria, li rende singolarmente facili.

Così dunque la carità è non solo la sintesi ma l'anima di tutte le virtù, e ci unisce a Dio in modo più perfetto e più diretto delle altre; è quindi lei quella che costituisce l'essenza stessa della perfezione.



(Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928)

Pensiero del giorno

La Santa Messa è il Sacrificio del Corpo e del Sangue di Gesù Cristo che, sotto le specie del pane e del vino, si offre dal Sacerdote a Dio sull'altare, in memoria e rinnovazione del Sacrificio della Croce.


(Catechismo San Pio X)

sabato 24 giugno 2017

Circa il dramma dell'immigrazione di massa


Diversi lettori mi hanno scritto al riguardo del tema dell'immigrazione. Ecco la risposta che ho dato a uno di loro.


Caro (...), è da maggio che desideravo rispondere alla tua e-mail sull'immigrazione, ma è stata seppellita da altre lettere alle quali devo ancora rispondere. (...)

Sant'Alfonso e altri dotti autori affermano che nel fare la carità dobbiamo seguire un ordine: prima i più prossimi. Ti faccio un esempio: se durante una gita in montagna io e un tuo parente veniamo morsi da una vipera, e tu hai a disposizione solo un antidoto, sei obbligato in coscienza a darlo a lui.

Ecco cosa afferma Padre Teodoro, un dotto teologo moralista del secolo scorso: "L'ordine nella carità del prossimo è determinato dalle sue necessità e dalle nostre relazioni con lui. (...) Le nostre relazioni col prossimo possono essere: a) carnali, se siamo legati col prossimo da vincoli di sangue; b) spirituali, se siamo uniti dal vincolo della fede; c) umane e civili, se da vincoli di convivenza umana e civile (benefattori, amici, concittadini, ecc.). (...) In rapporto alle nostre relazioni col prossimo si stabilisce: nello stesso genere di beni ed in pari necessità, uno è tenuto a preferire se stesso al prossimo, specialmente se si tratta dell'interesse della propria anima; e tra le varie persone, sono da preferirsi quelle a noi più congiunte per vincoli di sangue, di amicizia, di ufficio o di religione" (Brano tratto da "Teologia Morale", di Padre Teodoro da Torre del Greco, O.F.M. Cap., Edizioni Paoline, 1964).

Poiché l'Italia si trova in una grave situazione di crisi economica, milioni di italiani sono disoccupati per mancanza di lavoro, molti pensionati vanno a rovistare nell'immondizia per trovare un po' di cibo, tanta gente non compra più medicine per mancanza di soldi, ecc., attualmente non abbiamo la possibilità di accogliere dignitosamente tutti gli extracomunitari che arrivano in Italia dando loro una casa e un lavoro, dobbiamo aiutare prima i nostri connazionali che sono nell'indigenza.

A tal proposito ti racconto un fatto che ho letto in una biografia su San Pio X. Questo grande santo aiutava in maniera eroica i poveri, ma una volta, quando era ancora un semplice prete, in Veneto scoppiò una grave carestia, pertanto nella cittadina in cui svolgeva il suo apostolato sacerdotale vagavano molti mendicanti che chiedevano l'elemosina, anche provenienti da altri paesi. Il futuro Pontefice chiese alle pubbliche autorità che in quel comune venisse vietata l'elemosina da parte dei forestieri, poiché quando c'è poco pane a disposizione e non si può aiutare tutti, bisogna preferire i più prossimi.

Se Don Giuseppe Sarto (San Pio X) avesse fatto una cosa del genere ai nostri giorni, molti modernisti e buonisti probabilmente lo avrebbero accusato di essere leghista, fascista, populista, e cose di questo genere.

Sono d'accordo con te: il comunismo e il capitalismo selvaggio (cioè quello contrario alla Rerum Novarum, alla Quadragesimo Anno, e ad altri pronunciamenti del Magistero perenne della Chiesa) sono due facce della stessa medaglia, ossia il materialismo.

Ti saluto cordialmente in Corde Matris.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Si scires totam Bibliam, et omnium philosophorum dicta quid totum prodesset, sine charitate et gratia? Vanitas vanitatum et omnia vanitas præter amare Deum et illi soli servire. Ista est summa sapientia per contemptum mundi tendere ad regna cælestia.


(De imitatione Christi)

venerdì 23 giugno 2017

Avviso da Modena

Da Domenica 2 Luglio (Dominica quarta post Pentecosten) a Domenica 10 Settembre (Dominica decima quarta post Pentecosten) comprese, la Santa Messa nel venerabile antico rito romano celebrata presso la Parrocchia dello Spirito Santo (Via F.lli Rosselli 180, Modena) sarà spostata avanti di un'ora quindi l'inizio è previsto per le ore 18.00 (anzichè le ore 17.00 come adesso e come tornerà dopo il 10 Settembre).

In caso di eventuali richieste di chiarimento in merito rivolgersi direttamente al rev. parroco don Giorgio Bellei.



xzx

Pensiero del giorno

(Pensiero di San Pio da Pietrelcina).

Desidero che voi tutti, miei carissimi figli spirituali, attacchiate con l'esempio e senza alcun rispetto umano una santa battaglia contro la moda indecente. Dio sarà con voi e vi salverà!... Le donne che cercano la vanità nelle vesti non possono sentirsi mai appartenere a Cristo.


I cristiani devono avere una visione soprannaturale della vita

Sono molto grato a Maristella, la quale mi scrive spesso lettere piene di unzione spirituale. È proprio innamorata di Gesù buono. Le ho inviato diversi libri spirituali tra cui l'intramontabile "Uniformità alla volontà di Dio", di Sant'Alfonso Maria de Liguori...


Caro fratello in Cristo, 
                                  vorrei davvero rinnovare i miei ringraziamenti per i bellissimi libri che mi hai inviato!

[…] Ho iniziato la lettura subito e la mia anima sta traendo grandissimo beneficio: sto cercando di imparare a conformare la mia vita alla volontà del Signore e a tentare di mantenere con Lui un dialogo affettuoso e costante. Quasi tutti i giorni riesco a passare in Chiesa e mi trattengo lì a far riposare l'anima, a dire al Signore quanto gli voglio bene e spesso a piangere perché mi rendo conto di non poter contraccambiare il Suo infinito amore.

Sto cercando di fare sempre più spazio al Signore nel mio cuore, nella mia anima, nella mia vita; smettendo di agitarmi e lasciandomi condurre dalle Sue mani misericordiose. Provo a fare ogni giorno piccole rinunce, minuscoli fioretti, tento di offrire tutto al Signore: le mie piccole gioie, il dolore, la tristezza, la sensazione di mancanza, il desiderio di infinito, le mie cadute, i miei errori...

Che gioia quando, nel silenzio del cuore, il Signore mi fa udire la Sua voce, mi suggerisce cose buone da fare, gesti di amicizia, incoraggiamenti a perseverare, aiuto contro le tentazioni del Nemico. Che grande felicità il momento in cui chiudo la mia giornata con la Compieta, dopo aver recitato il Rosario. Prima di addormentarmi penso al Signore e al mattino appena sveglia, Gli auguro buongiorno. Nelle giornate difficili, quando i cattivi pensieri rischiano di farmi vacillare, e il Nemico si scatena contro di me, io cerco di pregare, come riesco... certe volte arrivo in Chiesa e inizio a piangere vicino alla statua di Gesù crocifisso. Poi mi arriva una buona parola nel breviario, o il mio fratello spirituale mi scrive un pensiero, o sento risuonare una voce nel cuore e le lacrime si asciugano e sono pronta a ripartire!

Scusa se ho scritto tanto, ma avevo proprio nel cuore un grande desiderio di raccontarti queste cose. Grazie ancora di tutto (mi hanno fatto molto piacere le tue parole "sembro quasi una suora") ti ricordo sempre nella preghiera.

Nei Cuori Immacolati di Gesù e di Maria.

Maristella


Cara sorella in Cristo, 
                                  leggo sempre volentieri le tue e-mail, si vede che sei una persona molto attratta dalla vita devota. Ecco perché penso che pur essendo una fedele laica... “sembri una suora” (detto da me è un complimento).  :-)

Sono contento che stai leggendo con vivo interesse “Uniformità alla volontà di Dio” del mio amatissimo Sant'Alfonso Maria de Liguori. Te l'ho inviato perché sapevo che ti sarebbe piaciuto assai. Si tratta di un vero e proprio gioiello della spiritualità cristiana che tutti i cattolici dovrebbero leggere e meditare, poiché è davvero molto istruttivo. Spesso si vedono dei cristiani che quando le cose gli vanno bene nella vita, vivono con fervore il cristianesimo. Poi, però, quando giungono le avversità della vita, si arrabbiano contro Dio e si allontanano dalla fede. Sant'Alfonso nel suddetto scritto spirituale insegna ad avere una visione soprannaturale della vita e ad accettare con pace le malattie, i lutti, le persecuzioni, le difficoltà materiali, e tutte le avversità, perché nulla capita per cieco caso, ma tutto è voluto (o almeno tollerato) da Dio per il bene della nostra anima. È facile essere cristiani nei momenti gioiosi, ma è nell'ora della croce che si vede se un'anima ama davvero il Signore. Su questa Terra siamo solo di passaggio per breve tempo, il nostro vero scopo deve essere quello di salvarci l'anima. Tutto ciò che non tende a questo fine è vanità delle vanità. Se il Signore ci invia una croce, cioè una sofferenza, lo fa per il bene della nostra anima.

Se durante l'assedio di Pamplona il valoroso soldato Ignazio di Loyola non fosse stato ferito alla gamba, non sarebbe andato in quell'ospedale dove trovò dei libri spirituali che lo convertirono e lo fecero diventare un gran santo. Se Margherita da Cortona non fosse stata colpita dal lutto per la morte dell'uomo che amava in maniera disordinata, forse sarebbe vissuta tutta la vita in peccato mortale e si sarebbe dannata. Se Padre Pio non fosse stato brutalmente perseguitato da molti ecclesiastici, avrebbe offerto meno sofferenze al Signore, e probabilmente avrebbe convertito meno anime. 

Io penso che se non subissimo le persecuzioni dei modernisti, probabilmente cadremmo nel rilassamento, rischiando anche di conformarci alla mentalità mondana, come purtroppo fanno i nostri persecutori. Pensiamo ai primi secoli della Chiesa: sin quando i seguaci di Gesù venivano ferocemente perseguitati e uccisi dagli imperatori romani, i cristiani superstiti vivevano in maniera più fervorosa e coerente con Vangelo, e in questo modo convertivano facilmente i pagani, ma quando le persecuzioni terminarono ci fu un rilassamento generale che portò a un periodo di decadenza.

Anche oggi possiamo constatare che nonostante decenni di persecuzioni, i modernisti non solo non sono riusciti ad estirparci dall'orbe cattolico, ma anzi hanno indirettamente contribuito (facendoci soffrire assai) a far sviluppare enormemente il movimento tradizionale, basti pensare alla crescita esponenziale delle Messe tridentine celebrate nel mondo, al numero elevato di seminaristi legati alla Tradizione Cattolica, agli innumerevoli fedeli laici che nonostante tutto rimangono fedeli al Magistero perenne della Chiesa e praticano la vita ascetica, ecc. Noi diventiamo sempre di più, loro invece sono vittime della desertificazione spirituale che stanno provocando, e diventano sempre di meno. 

Con una visione soprannaturale della vita possiamo uniformarci facilmente alla volontà di Dio e cogliere del bene anche dalle situazioni più difficili e di grande sofferenza. In futuro ti invierò altri libri spirituali che ti aiuteranno molto nel cammino di perfezione cristiana. 

In Corde Matris,

Cordialiter

giovedì 22 giugno 2017

Pensiero del giorno - Il comunismo è un'ideologia materialista


La dottrina che il comunismo nasconde sotto apparenze talvolta così seducenti, in sostanza oggi si fonda sui princìpi già predicati da C. Marx del materialismo dialettico e del materialismo storico, di cui i teorici del bolscevismo pretendono possedere l’unica genuina interpretazione. Questa dottrina insegna che esiste una sola realtà, la materia, con le sue forze cieche, la quale evolvendosi diventa pianta, animale, uomo. Anche la società umana non ha altro che un’apparenza e una forma della materia che si evolve nel detto modo, e per ineluttabile necessità tende, in un perpetuo conflitto delle forze, verso la sintesi finale: una società senza classi. In tale dottrina, com’è evidente, non vi è posto per l’idea di Dio, non esiste differenza fra spirito e materia, né tra anima e corpo; non si dà sopravvivenza dell’anima dopo la morte, e quindi nessuna speranza in un’altra vita. Insistendo sull’aspetto dialettico del loro materialismo, i comunisti pretendono che il conflitto, che porta il mondo verso la sintesi finale, può essere accelerato dagli uomini. Quindi si sforzano di rendere più acuti gli antagonismi che sorgono fra le diverse classi della società; e la lotta di classe, con i suoi odi e le sue distruzioni, prende l’aspetto d’una crociata per il progresso dell’umanità. Invece, tutte le forze, quali che esse siano, che resistono a quelle violenze sistematiche, debbono essere annientate come nemiche del genere umano.

[Brano tratto dall'Enciclica "Divini Redemptoris" del Sommo Pontefice Pio XI].

mercoledì 21 giugno 2017

Dobbiamo opporci alle mode scandalose!

Utilizzare abiti osceni è immorale perché induce il prossimo a commettere dei peccati. Noi cristiani, se vogliamo essere davvero seguaci di Gesù Cristo, non dobbiamo seguire le mode scandalose che dilagano in questa società materialista e neopagana. Ho discusso di questo importante argomento con Maristella, che ringrazio vivamente per il frequente impegno che in maniera disinteressata dedica al blog pur avendo poco tempo libero, visto che lavora fuori casa e ha una famiglia da curare.


- Ti dà fastidio vedere in televisione, sui giornali, per strada, ecc. la mercificazione del corpo della donna?

- Guardando le immagini con cui vengono presentate le donne provo disagio e tristezza. Soprattutto la pubblicità spesso utilizza l'immagine della donna come se fosse un oggetto. Credo che noi dovremmo far sentire la nostra voce. 

- La Madonna di Fatima preannunciò che sarebbero venute delle mode che avrebbero molto offeso Nostro Signore. Purtroppo, queste mode indecenti sono arrivate davvero. Chissà quante anime stanno già bruciando all'inferno per aver utilizzato abiti scandalosi senza pentirsene! Padre Pio e altri santi criticavano duramente le mode indecenti. Hai anche tu l'impressione che oggi sia raro sentire qualcuno criticare l'uso degli abiti scandalosi?

- La moda propone abiti sempre più succinti, volgari, spesso indecenti, eppure quasi nessuno critica questa tendenza. Negli uffici, nelle scuole, in giro per la città si vedono persone che sembrano non avere in alcuna considerazione il rispetto di se stessi e del prossimo. Anche i genitori, gli insegnanti, i catechisti, gli stessi sacerdoti, spesso non dicono nulla... perché? Anni fa ricordo con imbarazzo una mamma che andava al colloquio con il sacerdote per il catechismo della figlia, vestita in un modo assolutamente inadeguato. 

- Certi abiti che un tempo sarebbero stati utilizzati solo dalle meretrici, oggi vengono utilizzati da tante donne cristiane persino quando vanno in chiesa! Non pensi che sia una grave irriverenza entrare in chiesa e ricevere il Corpo di Cristo vestite in quel modo vergognoso?

- Sì, mi rattrista molto vedere alcune persone entrare nelle Chiese e ricevere l'Eucaristia con abiti sconvenienti, come se fossero in spiaggia. Quando io ero bambina certi parroci le avrebbero immediatamente accompagnate all'uscita. Invece oggi spesso si fa finta di nulla.

- So che da quando ti sei convertita hai buttato nell'immondizia molti abiti mondani e adesso ti vesti in maniera castigata anche durante i mesi estivi. Hai difficoltà a trovare nei negozi vestiti che preservano il pudore? Costano di più rispetto a quelli spudorati?

- Io ho l'abitudine di vestirmi in modo "informale" e trovo tutto facilmente e a poco prezzo nei vari magazzini e nei mercati. Per gli abiti più eleganti qui, vicino a Milano, ci sono vari negozi in centri commerciali che propongono ottimi abiti per signore: belli, decorosi e a prezzi contenuti. Poi ci sono le raffinate boutiques che vendono abiti da signora eleganti ma molto costosi.

- Il grande Papa Pio XII, di gloriosa e immortale memoria, incoraggiò le ragazze di Azione Cattolica a combattere la "Crociata della purezza", non solo vivendo in castità fino al matrimonio, ma anche indossando abiti degni di donne cristiane. Pensi che possa essere utile aprire dei negozi (magari anche on-line) dove poter acquistare abiti femminili moderni ma rispettosi della virtù della purezza?

- Sarebbe una bellissima idea: non sempre tutte le persone hanno il tempo per poter girare per i negozi cercando abiti adatti a persone cattoliche praticanti. Esistono vestiti rispettosi per ragazze, per signore, anche belli e colorati. Trasmettono il senso della purezza ma anche allegria e gioia di vivere. Io ho in mente vestiti dignitosi, non tristi.

- Io penso che se una ragazza pia e devota si sente chiamata da Dio ad eleggere lo stato di vita matrimoniale, se utilizza abiti rispettosi della virtù della purezza potrebbe trovare più facilmente un marito davvero cristiano, mentre se utilizza abiti indecenti potrebbe attirare l'interesse solo di uomini "poco virtuosi". Lo pensi anche tu?

- Penso anch'io che una persona dica molto di sé anche attraverso il proprio abbigliamento. Una ragazza autenticamente cristiana utilizzerà un modo di vestirsi decoroso. I mondani la considereranno stravagante e antiquata. Ma il ragazzo cristiano noterà la differenza e penso che ne apprezzerà la delicata bellezza.

- Il vecchio Codice di Diritto Canonico del 1917 prescriveva che le donne in chiesa avessero il capo coperto, soprattutto al momento della Comunione. Invece il Codice attualmente in vigore non prescrive nulla al riguardo, pertanto le donne non sono più obbligate ad avere il capo coperto. Tuttavia molte fedeli laiche legate alla liturgia tradizionale continuano a mantenere in vita questa pia pratica, secondo l'insegnamento di San Paolo Apostolo. Tu perché utilizzi il velo in chiesa?

- Io ho iniziato a usare il velo in Chiesa da quando frequento la Messa tradizionale. Sento così intensamente la Presenza del Signore che mi sembra indispensabile coprire il capo: è un segno evidente di rispetto coprire la chioma. Ho alcuni veli da Messa e nella borsa ne tengo sempre uno insieme a un foulard. 

- A Milano quante siete all'incirca voi donne legate al rito ambrosiano antico ad utilizzare il velo (o un cappello) quando andate a Messa presso la chiesa di Santa Maria della Consolazione?

- Direi che siamo intorno al 15-20% Ultimamente alcune signore mi hanno chiesto informazioni per comprare un velo da Messa. Qui da noi non è facile trovarne. Io ho acquistato il mio su internet, è arrivato dagli Stati Uniti: se ne trovano di belli a vari prezzi. Purtroppo su tutto ciò che si acquista negli USA si pagano tasse doganali. Una buona alternativa, più economica, è comprare una mantilla spagnola, per evitare le tasse doganali. Sarebbe meraviglioso poter aprire un negozio, magari anche online, di articoli religiosi e anche di veli per la Messa.

- So che usi il velo anche quando entri in una chiesa non legata alla liturgia tradizionale. Come ti guarda la gente?

- Come se fossi appena arrivata da Marte e avessi parcheggiato l'astronave fuori dalla Chiesa! Però mi sento meglio con il velo in testa; il Signore è presente anche nella Messa novus ordo. Alcune volte ho sentito qualche commento tipo "è ortodossa" oppure "è romena/russa/polacca …". Sicuramente si stupirebbero di sapere che sono cattolica e italiana.

- Quando ero bambino (anni ottanta / primi anni novanta) le uniche donne che vedevo in chiesa col velo in testa erano alquanto anziane. Oggi invece quelle che utilizzano il velo nelle chiese legate alla liturgia tradizionale sono in maggioranza donne giovani o di mezza età come te. Ritieni che questo sia un segnale incoraggiante?

- Sì per me è davvero incoraggiante vedere ragazze, giovani donne, signore, con il velo in testa: penso che sia un segno che ci dice che anche loro percepiscono la Presenza Reale in modo tale da sentire la necessità di coprire il capo. Questa bella tradizione deve essere incoraggiata anche dai sacerdoti; io spero di poter vedere sempre più numerose Messe tradizionali, seguite da tanti fedeli di tutte le età. Spero anche di vedere tutte le persone con abiti adatti alla circostanza e le donne con il capo coperto da un velo o un foulard o un cappello.

Pensiero del giorno


Ricco di maestà e nobiltà, il latino è la lingua che meglio di tutte eleva l'animo alla sacralità. 

(Papa Roncalli).

martedì 20 giugno 2017

L'abito non fa il monaco, ma serve a riconoscerlo

Tempo fa una studentessa universitaria mi ha detto di essere dispiaciuta per il fatto che molti preti si vestono con abiti secolari, disobbedendo così al Codice di Diritto Canonico. 

Cara Anima buona, 
                                 vorrei innanzitutto ringraziarti per aver creato questo magnifico blog il quale mi è stato di molto aiuto e tuttora lo visito perché è di estremo interesse. Io mi chiamo [...], sono una ragazza di 22 anni e ti scrivo dalla provincia di [...]. Tre anni fa è avvenuta la mia seconda nascita: sono rinata in Cristo. Dopo un'adolescenza passata alla ricerca di qualcosa che potesse colmare la sensazione di vuoto esistenziale e che potesse dare un senso alla mia vita, ecco che, finalmente, la soluzione si fa chiara e arriva poi ad essere certezza assoluta. Sì, ho incontrato Gesù, in quel 21 settembre di tre anni fa. Quel Gesù che avevo conosciuto da piccola (grazie all'educazione datami dai miei genitori) ma che poi avevo abbandonato crescendo. Da tre anni sono in cammino e, se non fosse per Gesù, mi sarei già fermata a causa della mia pigrizia, della tiepidezza e tante altre cose. Ultimamente sto cercando di fare discernimento e capire cosa Dio vuole da me. Io so con certezza cosa voglio: AMARE DIO CON TUTTA ME STESSA. Non mi illudo, so che è facile a dirsi e difficile a farsi. Ma con il Suo aiuto tutto è possibile. Però ci vuole anche un po' del nostro contributo ... devo cominciare, giorno per giorno, a fare piccoli sacrifici, piccole mortificazioni, sopportare le umiliazioni quotidiane e offrire tutto a Lui, come insegnava l'amata Santa Teresina. 

Bene, a parte questa breve presentazione iniziale, il motivo vero per cui ti scrivo è un altro. Da settembre di quest'anno sono iscritta all'Istituto Superiore di Scienze Religiose dell'Università di [...]. Studio per una formazione personale più solida anche se so che la vera teologia la si fa non sui libri ma davanti al SS.Sacramento (questa è la mia opinione). Tutto mi piace a parte una cosa: non ho ancora visto un sacerdote-insegnante con la "divisa" da sacerdote. Le prime volte sia io che i miei compagni non riuscivamo a capire se il nostro professore di Sacra Scrittura fosse un sacerdote o no. Non c'è nemmeno un minimo segno distintivo. Non indossano né talare, né clergyman, ma nemmeno una crocetta appostata sulla giacca! Niente! Vestono con camicia e giacca come un qualsiasi impiegato di banca! Abbiamo persino un religioso che ci insegna Teologia il quale ha tutto tranne che del religioso! Indossa una camicia semplice senza nessun distintivo. Ma l'abito del suo Ordine dove ce l'ha? 

Questo modernismo a me non piace per niente, mette confusione sia ai consacrati che ai laici. Non si capisce più nulla. Vorrei tornare indietro nel tempo e assaporare il gusto della Tradizione. [...] Bisogna ricominciare prendendo spunto da ciò che abbiamo abbandonato con troppa facilità. I nostri Santi ci insegnano come e cosa dobbiamo fare. [...] Dobbiamo tornare alla vera devozione, alla vera Tradizione, in ciò sta l'innovazione. Finché non lo capiremo continuerà a perdurare questa crisi di vocazioni. 

Ti ringrazio anticipatamente per il tempo che dedicherai a leggere questo mio messaggio. Un caro saluto e che Dio ti benedica!

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                 ho letto con molto interesse la tua e-mail. Innanzitutto è edificante sapere che hai scoperto gli inganni che dilagano in questa società materialista e secolarizzata, hai compreso qual è il vero senso della vita e ti sei convertita a Dio. È commuovente meditare sulla Divina Misericordia! Il Signore, Re d'immensa maestà, è sempre pronto a riabbracciare coloro che ritornano a Lui col cuore contrito e umiliato. Come è possibile non amare un Dio così innamorato delle sue creature? Dopo averci dimostrato il suo amore sulla croce, espiando al posto nostro la pena meritata dalle nostre colpe, che altro doveva fare per farsi amare da noi? Ohimè, ciononostante l'Amore non è amato!

Sono contento che stai riflettendo sullo stato di vita da eleggere e che non escludi di abbracciare lo stato più perfetto, cioè la vita religiosa, divenendo così vera sposa di Cristo. Spero tanto che Gesù buono riesca a catturarti e tenerti tutta per Sé. Sia fatta la volontà di Dio!

Per quanto riguarda i preti, il Codice di Diritto Canonico al canone 284 ordina che devono indossare l'abito ecclesiastico, cioè l'abito talare oppure un altro abito consentito dalla Conferenza Episcopale (il clergyman). Purtroppo, in certe diocesi sono pochi i preti che si vestono da preti, e a volte nascono anche degli spiacevoli equivoci, poiché i sacerdoti vengono scambiati per semplici fedeli laici.

Questa piaga della secolarizzazione del clero è un sintomo del rilassamento che ha devastato la disciplina ecclesiastica negli ultimi decenni. Circa il tema dell'utilizzo dell'abito talare (e anche su tanti altri argomenti) la penso esattamente come il grande Cardinale Giuseppe Siri (Arcivescovo di Genova dal 1946 al 1987), i cui scritti sono per me un faro luminoso in questi tempi drammatici di confusione dottrinale. La mancanza dell'utilizzo dell'abito ecclesiastico è solo la punta dell'iceberg della crisi ecclesiale che stiamo vivendo. Il problema più grave sono gli errori dottrinali che vengono largamente diffusi dai teologi infetti dal morbo del modernismo. Non si tratta di “casi isolati”, anzi è un fenomeno molto diffuso. Il grande Papa San Pio X condannò il modernismo nella memorabile Enciclica “Pascendi Dominici gregis”, nella quale lo definì la “sintesi di tutte le eresie”. Inoltre, ammise che a diffondere questi errori dottrinali non erano solo dei semplici fedeli laici, ma anche non pochi sacerdoti.

I teologi neo modernisti negano verità di fede insegnate dalla Chiesa, ad esempio negano che Cristo sia risorto, che Gesù sia davvero presente nel Santissimo Sacramento, che il Redentore Divino sia l'unico Salvatore del genere umano, che la Madonna rimase sempre vergine, che il Purgatorio esista, che l'inferno sia eterno, che la Sacra Scrittura sia stata ispirata dallo Spirito Santo, che il Papa sia infallibile quando proclama un dogma, ecc.

Per questo motivo, coloro che scelgono di studiare Scienze Religiose devono fare attenzione a scegliere un'università nella quale insegnano dei professori fedeli al Magistero della Chiesa, altrimenti potrebbero essere guai.

C'è tanto bisogno di numerosi e santi sacerdoti che zelino il bene delle anime! Quando un sacerdote è ben preparato dottrinalmente e pratica le virtù cristiane, conduce tante anime a Dio, cioè alla salvezza eterna. Proprio come facevano il Curato d'Ars, Don Bosco, Padre Pio, Sant'Alfonso Maria de Liguori, San Francesco Saverio, San Francesco di Sales e tanti altri santi sacerdoti.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter

Pensiero del giorno - Il «progressismo» coincide col «relativismo»

[...] si leggono riviste e libri i quali contraddicono tranquillamente a quanto il Concilio di Trento ha definito, accettano modi di pensare che sono espressamente condannati nella enciclica «Pascendi» di S. Pio X, nonché nel suo Decreto «Lamentabili»; fanno le riabilitazioni di Loisy; mettono in dubbio il valore storico dei Libri storici della Sacra Scrittura, elevano a criterio le teorie distruttrici del protestante Bultman, sentono con indifferenza le proposizioni di qualche scrittore d’oltralpe, anche se toccano il centro della rivelazione divina, ossia la divinità di Cristo. Naturalmente trattati senza freno i Princìpi, si ha quel che si vuole della morale e della disciplina ecclesiastica. Sotto questo fondamentale angolo di visuale il progressismo consiste nel trattare come relativa la verità rivelata, nel cambiarla il più presto possibile, nel dare agli uomini una libertà della quale in breve non sapranno che farsi, di fronte all’Assoluto. Ridotto a questa frontiera il «progressismo» coincide col «relativismo» e all’uomo, «adorato», non si lascia più nulla, neppure delle sue speranze! Naturalmente non tutte le persone etichettate come progressisti sanno queste cose. Ma esse accettano le conseguenze e le logiche deduzioni di quello che ignorano. Se hanno una colpa — questo lo giudichi Dio! — questa consiste nel non domandare il perché di quello in cui si fanatizzano.


[Pensiero del Cardinale Giuseppe Siri tratto dalla "Rivista Diocesana Genovese" del gennaio 1975]

lunedì 19 giugno 2017

Come fare per attrarre vocazioni?

Ho ricevuto migliaia di lettere di persone in discernimento vocazionale, alcune delle quali mi hanno chiesto se conoscevo qualche buon ordine religioso in cui poter fare un'esperienza vocazionale. Ovviamente ho cercato di consigliare quelli che mi sembravano buoni, cioè quelli più fervorosi nei quali si vive da veri religiosi (ossia non in maniera rilassata) e che hanno conservato una buona dottrina.

Mi rendo conto che c'è tanto bisogno di vocazioni, e a volte ricevo delle richieste d'aiuto. Però, io posso fare ben poco. Se si vogliono attrarre molte vocazioni bisogna imitare gli ordini che ne hanno molte. Infatti, mentre certi ordini rischiano di estinguersi poiché hanno il noviziato vuoto da quarant'anni, altri ordini sono invece in forte espansione e hanno tanti postulanti e novizi.

Se un ordine è rilassato, fare “pubblicità vocazionale” su internet non serve a niente perché ai giovani non interessano questi ordini in decadenza. Quindi, se si vogliono attirare vocazioni, ecco quello che bisogna fare: tornare allo spirito originario del proprio ordine; ripristinare un abito religioso di foggia tradizionale e utilizzarlo sempre (i religiosi in jeans e t-shirt non attraggono quasi nessuno); osservare fedelmente la Regola del proprio ordine, ripristinare i momenti di vita comunitaria, ripristinare la meditazione quotidiana, fare osservare il silenzio in monastero durante la gran parte della giornata, buttare via la televisione, bruciare i libri dei teologi infetti dal morbo del modernismo, ripristinare la lettura spirituale dei grandi classici del cristianesimo (ad esempio “Imitazione di Cristo”, “Le Glorie di Maria”, “Pratica di amar Gesù Cristo”, “Visite al Santissimo Sacramento”, “Filotea”, eccetera), abbandonare ogni forma di lusso e abbracciare uno stile di vita più povero, ripristinare alcune penitenze cadute in disuso, ripristinare l'amore per l'ascetica, cioè il desiderio della perfezione cristiana.


Ho notato che c'è un'altra cosa che interessa molto le giovani generazioni, ed è la Messa nell'antico rito in latino (chiamata spesso “Messa di San Pio V” o “Messa tridentina”). Molte società di vita apostolica e ordini religiosi legati alla Messa in rito antico godono di numerose vocazioni. Perché? È davvero meravigliosa, anche io ci vado quasi tutte le domeniche, si percepisce in maniera forte la sacralità del rito. Le preghiere, oltre ad essere in latino, sono in parte diverse rispetto alla liturgia moderna, i canti gregoriani elevano facilmente il cuore a Dio, i gesti del rito sono più gravi e devoti (si trascorre molto tempo in ginocchio e anche la Comunione si riceve sempre in ginocchio e solo sulla lingua, mai sulle mani). Un'altra cosa che mi piace assai del rito antico è la forte percezione dell'essenza sacrificale della Messa, la quale non è una semplice riunione conviviale o un ricordo dell'Ultima Cena, ma è essenzialmente, come insegna il Concilio di Trento, la rinnovazione incruenta del Santo Sacrificio di Gesù Cristo (come raffigurato nelle immagini che vedete a lato).

Alcuni si domanderanno per quale motivo pubblicizzo maggiormente gli ordini che seguono la liturgia moderna. La risposta è semplice: in Italia sono ancora pochi gli ordini legati alla Messa tridentina, ma in altri Paesi (soprattutto in Francia) sono più numerosi.

Purtroppo, ci sono ancora tante persone (mi riferisco ai modernisti) che disprezzano la Messa in rito antico e perseguitano coloro che la seguono. Eppure il Sommo Pontefice Benedetto XVI col Motu Proprio “Summorum Pontificum” ha affermato che l'antica liturgia non è mai stata abrogata, e oltre a permetterne l'uso ha anche ordinato che debba essere tenuta nel debito onore per il suo uso antico e venerabile. Ma come si sa, oggi molti cattolici disobbediscono a ciò. Fortunatamente i modernisti hanno un'età media abbastanza elevata, mentre gli amanti della Messa tridentina sono in prevalenza giovani, quindi in futuro le cose potranno solo migliorare, ormai è solo una questione di tempo.

Dunque, se qualche ordine religioso vuole attrarre molte vocazioni, basterà ripristinare la vera vita religiosa dei tempi dei Fondatori e l'uso della liturgia antica, e vedrà rifiorire il noviziato.

Pensiero del giorno - Ambiguità dei modernisti

[...] parrà più manifesto dalla condotta stessa dei modernisti, interamente conforme a quel che insegnano. Negli scritti e nei discorsi sembrano essi non rare volte sostenere ora una dottrina ora un'altra, talché si è facilmente indotti a giudicarli vaghi ed incerti. Ma tutto ciò è fatto avvisatamente; per l'opinione cioè che sostengono della mutua separazione della fede e della scienza. Quindi avviene che nei loro libri si incontrano cose che ben direbbe un cattolico; ma, al voltar della pagina, si trovano altre che si stimerebbero dettate da un razionalista.


[Brano tratto dall'Enciclica "Pascendi Dominici gregis" di San Pio X]

domenica 18 giugno 2017

Charitas est vinculum perfectionis

Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa, Patrono universale dei Confessori e dei Moralisti.


Tutta la nostra perfezione consiste nell’amare il nostro amabilissimo Dio: Charitas est vinculum perfectionis. (Col. 3.14). Ma poi tutta la perfezione dell’amore a Dio consiste nell’unire la nostra alla sua santissima volontà. Questo è il principale effetto dell’amore, dice S. Dionigi Areopagita, l’unire le volontà degli amanti, sicchè abbiano lo stesso volere. E perciò quanto più alcuno sarà unito alla divina volontà, tanto sarà maggiore il suo amore. 

[...]

Un atto di perfetta uniformità al divino volere basta a fare un santo. Ecco Saulo mentre va perseguitando la Chiesa, Gesù Cristo l’illumina, e lo converte. Che fa Saulo? che dice? non fa altro che offrirsi a fare la sua vonontà: Domine, quid me vis facere? (Act 9.6) Ed ecco, che il Signore lo dichiara vaso d’elezione ed Apostolo delle genti: Vas electionis est mihi iste, ut portet nomen meum coram gentibus. (Act 9.15) Sì, perché colui che dà la sua volontà a Dio, gli dà tutto; chi gli dà le robe con le elemosine, il sangue col flagellarsi, i cibi coi digiuni, dona a Dio parte di ciò che possiede, ma chi gli dona la sua volontà, gli dona tutto, onde può dirgli: Signore, io son povero, ma vi dono tutto quel che posso; dandovi la mia volontà, non ho più che darvi. Ma questo appunto è il tutto quel che da noi vuole il nostro Dio: Fili mi, praebe cor tuum mihi. (Prov 23.1) Figlio, dice il Signore a ciascuno, figlio, dammi il tuo cuore, cioè la tua volontà. Nihil gratius Deo (parla S. Agostino) possumus ei offerre, quam ut dicamus ei: Posside nos. No, che non possiamo offerire a Dio cosa più cara, che con dirgli: Signore possedeteci voi; noi vi doniamo tutta la nostra volontà, fateci intendere quello che da noi volete, e noi l’eseguiremo.

Se dunque vogliamo compiacere appieno il cuore di Dio, procuriamo in tutto di conformarci alla sua divina volontà; e non solo di conformarci, ma uniformarci a quanto Dio dispone. La conformità importa che noi congiungiamo la nostra volontà alla volontà di Dio; ma l’uniformità importa di più, che noi della volontà divina e della nostra ne facciamo una sola, sì che non vogliamo altro se non quello che vuole Dio, e la sola volontà di Dio sia la nostra. Ciò è il sommo della perfezione, a cui dobbiamo sempre aspirare; questa ha da esser la mira di tutte le nostre opere, di tutti i desideri, meditazione, e preghiere. In ciò abbiamo da pregare ad aiutarci tutti i nostri santi Avvocati, i nostri Angeli Custodi, e sopratutto la divina Madre Maria, la quale perciò fu la più perfetta di tutti i Santi, perché più perfettamente ella abbracciò sempre la divina volontà.

Ma il forte sta nell’abbracciare la volontà di Dio in tutte le cose che avvengono o prospere, o avverse ai nostri appetiti. Nelle cose prospere anche i peccatori ben sanno uniformarsi alla divina volontà; ma i santi si uniformano anche nelle contrarie e dispiacenti all’amor proprio. Qui si vede la perfezione del nostro amore a Dio. Diceva il V. S. Giovanni Avila: Vale più un benedetto sia Dio nelle cose avverse, che seimila ringraziamenti nelle cose a voi dilettevoli.

Di più bisogna uniformarci al divino volere non solo nelle cose avverse che ci vengono direttamente da Dio, come sono le infermità, le desolazioni di spirito, la povertà, la morte dei parenti, e simili; ma anche in quelle, che ci vengono per mezzo degli uomini, come sono i disprezzi, le infamie, le ingiustizie, i furti, e tutte le sorte di persecuzioni. In ciò bisogna intendere, che quando noi siamo offesi da qualcuno nella fama, nell’onore, nei beni materiali, benchè il Signore non voglia il peccato di colui che ci fa del male, vuole nondimeno la nostra umiliazione, la nostra povertà e mortificazione. E’ certo, e di fede, che quanto avviene nel mondo, tutto avviene per divina volontà.


[Brano tratto da "Uniformità alla Volontà di Dio" , di Sant'Alfonso Maria de Liguori].


 lll

Pensiero del giorno

Nello studio della nostra perfezione e nel servizio del prossimo, noi dobbiamo unicamente tenere innanzi agli occhi Dio, il quale, come ci fissa l’ultimo fine di ogni nostro operare, così ci deve egli solo spronare al sacrificio: ci dice di attendere da Dio solo e non da altri la ricompensa, spronandoci inoltre all'acquisto di quelle solide virtù che sono necessarie a formare e stabilire in noi lo spirito della nostra vocazione.


(Don Luigi De Gaudenzi)

sabato 17 giugno 2017

Può un Dio non sapere di essere Dio?

Il Decreto "Lamentabili sane exitu" della Sacra Congregazione del Sant'Uffizio, approvato il 3 luglio 1907, ha condannato la proposizione modernista (al n. 35), secondo la quale Gesù non ebbe sempre la coscienza della sua dignità messianica. Ancora oggi i modernisti continuano vergognosamente ad affermare che Gesù non sapeva di essere Dio (alcuni modernisti dicono che solo da bambino non sapeva di essere il Messia, altri anche da adulto). Questo errore dottrinale è davvero assurdo (per non dire ridicolo). Come fa un Dio a non sapere di essere Dio? I cattolici fedeli alla Tradizione si affidano docilmente al Magistero perenne della Chiesa e pertanto credono che Dio è onnisciente, cioè sa tutto (presente, passato e futuro).

Per chiarire questo argomento delicato lascio la parola allo zelante sacerdote Giuseppe Casali, riportando un brano della sua interessante "Somma di Teologia Dogmatica" pubblicata nel 1956 dalla casa editrice “Regnum Christi”.


LA SCIENZA DEL CRISTO

È di fede contro gli Apollinaristi che Gesù ha un’anima veramente razionale e perciò fornita di intelletto. 

Quale la scienza di questo intelletto umano?

ERRORI

Gli ARIANI, negata la consostanzialità del Verbo col Padre, gli negano conseguentemente la scienza divina.

Gli APOLLINARISTI al contrario, negando l’anima umana, gli attribuiscono solo una scienza divina.

Così i MONOFISITI.

I NESTORIANI dividendolo in due Persone, assegnano una scienza divina alla Persona divina, e una imperfetta a quella umana.

I MONOTELITI ammettendo in Cristo una sola volontà e operazione, gli ammettono una unica scienza: quella divina.

Gli AGNOETI lo dicono soggetto alla ignoranza.

Molti PROTESTANTI gli riconoscono una scienza limitata. GUNTHER E SHELL dicono che come Uomo, non ebbe la visione beatifica fin dall’inizio.

I MODERNISTI affermano che non ebbe sempre nemmeno la scienza della sua dignità Messianica. 

Contro questi errori poniamo le due seguenti:

TESI - Oltre la scienza divina che gli compete come Dio Cristo ebbe una perfettissima scienza umana immune da ogni errore e da ogni ignoranza.

E’ DI FEDE DEFINITA ALMENO IMPLICITA,

riguardo la prima parte

E’ CERTO

per la seconda.

Dal Decreto «Lamentabili” (D. B. 2032 s.) e da quello del S. Officio (5 giugno 1918) vengono condannate tre proposizioni che negano la perfetta scienza del Cristo. La dottrina degli Agnoeti fu condannata dal Conc. Laterano (a. 649 - D. B. 271), confermato dal Conc. di Costantinopoli III.

PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. Cristo è pieno di “grazia e di verità” (Gv. 1,14); in Lui sono “i tesori della sapienza e della scienza” (Col. 2,3; Ef. 3,19) “scruta i cuori” (Mt. 9,4; 12,25); le turbe, i dottori e gli stessi avversari restano meravigliati della sua dottrina (Mt. 7,28; (Lc. 11,27; Gv. 7,46): è chiamato “la verità, la luce del mondo» (Gv. 1,4-5-9; 8,12; 12,46). Questi ed altri passi ancora ci dicono la sua perfettissima scienza e chi lo segue “non cammina nelle tenebre” (Gv. 8,12). 
Ma ci sono altri punti che non si possono riferire altro che alla scienza umana: Egli prega, resta ammirato (Mt. 8,10), conosce le cose in modo comune (Gv. 4,1; 4,22) anzi impara coi patimenti, l’obbedienza (Ebr. 5,8).

B) - DAI PADRI. Prima del V secolo ne parlano incidentalmente. Origene dice che Cristo interrogava gli altri non perchè non sapeva, ma perchè si voleva adattare ai modi degli uomini. (Comm. in Matt.). 
Più tardi, contro gli Ariani, asseriscono che come Dio, ha scienza divina e come uomo è immune da errore. 
S. Agostino (De fide 5) afferma “In quel Bambino non è in nessun modo l’ignoranza”. 
Più tardi diventa sentenza comune che “Cristo non ignorava nulla di ciò che spetta al suo ufficio, il quale si estende a tutto, compreso il giorno del giudizio”, finchè poi gli Scolastici determineranno meglio distinguendo nella triplice scienza, di cui parleremo nella seguente tesi.

C) - RAGIONE TEOLOGICA. S. Tommaso (3 q. 9) dice che essendo perfetta l’umana Natura del Verbo, dovevano essere perfette le facoltà fra cui l’intelletto; che non sarebbe ragione sufficiente la creazione dell’anima intellettiva se poi le mancasse l’atto proprio di intendere e che la scienza creata appartiene alla integrità nella natura umana. Negando perciò la scienza creata in Cristo, si negherebbe l’integrità della sua Natura Umana. 
E ancora “Come in Cristo la pienezza della grazia e della virtù esclude il fomite del peccato, così la pienezza della scienza esclude l’ignoranza, che si oppone alla scienza; per cui come in Cristo non ci fu il fomite del peccato, così non ci fu in Lui l’ignoranza” (S. Th. 3 q. 15 a. 3).

NOTA - La frase riguardo al giorno e all’ora del giudizio, che “non sa nessuno, nè gli Angeli in cielo, nè il Figlio, ma il Padre” (Mc. 13,32) portò incertezza nella spiegazione di alcuni Padri nei primi secoli e fu interpretata negativamente dagli eretici. Il senso da darsi è che Gesù, nella sua missione di Redentore aveva una scienza comunicabile e un’altra incomunicabile agli uomini, per il loro bene, secondo i disegni divini. Quindi il Figlio sapeva il giorno e l’ora, ma non era opportuno che la comunicasse. 
S. Ireneo la spiega come un insegnamento di umiltà, con cui Gesù fa vedere il Padre sopra tutti (Ad. Haer. 2,28) e S. Agostino dice “che non era nel suo magistero che per mezzo suo fosse conosciuto da noi”, e per la sua bontà verso i discepoli... “preferì che sembrasse ignorarlo, piuttosto che negarlo” (De fide 5).



TESI II - In Cristo c’è una triplice scienza: beata, infusa, acquisita.

E’ DOTTRINA COMUNE E CERTA

anzi riguardo alla visione beatifica molti Teologi la ritengono di fede.

SPIEGAZIONE E PROVA (per parti).

I - SCIENZA BEATA o visione beatifica è la visione intuitiva di Dio, colla quale si vede faccia a faccia come egli è, e in Lui si vedono tutte le cose. 
S. Tomaso (S. Th. 3, q. 7, a 12) dice: “Cristo, in quanto Uomo, fu vero e pieno comprensore (Comprensori si dicono coloro che, come i Santi nel cielo, hanno la visione intuitiva di Dio) fino dal primo istante della sua concezione”.

A) - LA SCRITTURA, sebbene non in modo del tutto esplicito, pure fa vedere questa verità “La legge fu data per Mosè, la grazia e la verità fu fatta per Gesù Cristo. Nessuno mai vide Dio: l’Unigenito Figlio di Dio che è nel seno del Padre, Egli ce lo ha narrato” (Gv. 1,17). Dunque il Cristo, a somiglianza di Mosè per la legge, e cioè anche come uomo, ha visto la verità. Egli che è “pieno... di verità” (ivi 114) l’attesta come uomo. “Diciamo ciò che sappiamo e attestiamo ciò che abbiamo visto” (ivi 3, 11). 
Gesù attesta pure che conosce e sa il Padre. “Io lo conosco e se dicessi che non lo so, sarei bugiardo simile a voi” (ivi 18, 54). Chi è comprensore, non è più viatore sulla terra, mentre Gesù era comprensore e viatore.

B) - I PADRI indirettamente dicono della visione beatifica quando asseriscono che in Lui non vi è aumento di scienza. 
S. Agostino (De diversis quaest. 83,60) parlando della RESURREZIONE di Lazzaro dice che Gesù non vedeva come in uno specchio e in un mistero nel modo degli uomini. Non gli era nascosto nulla di Lazzaro, sebbene chiuso nel seplocro e involto nei lini.

I Teologi dal sec. XII ad oggi sono unanimi nel consenso, cosicchè il Suarez dice: “Stimo la sentenza contraria erronea e prossima all’eresia” (Disp. 15,1).

C) - RAGIONE TEOLOGICA. L’unione ipostatica è la più elevata in senso assoluto, non è quindi capace di ulteriore innalzamento o perfezionamento. 
Non è perciò maggiore della visione di Dio la quale non è una conseguenza: quindi la deve comprendere. 
Inoltre Cristo Dio-Uomo è capo degli uomini e degli Angeli e sarebbe sconveniente che mancasse in Lui Capo, ciò che è negli Angeli, sue membra. Ancora: gli uomini sono in potenza alla visione beatifica, alla quale saranno condotti da Cristo Redentore. Ciò che è in potenza, perviene all’atto per mezzo di un ente in atto. Dunque il Cristo deve aver sempre posseduto in atto la visione beatifica (Cfr. S. Th. ivi a. 2, q. 9).

II - SCIENZA INFUSA è la conoscenza per mezzo di specie che Dio infonde nell’anima. In altre parole è la conoscenza data da Dio per conoscere le cose fuori di Dio, in sè stesse, nella loro essenza. 
Essa si dice infusa per sé quando si riferisce a cose che l’uomo non potrebbe conoscere con le sue forze, come per esempio la conoscenza dei futuri contingenti; e infusa accidentalmente quando si riferisce a cose che si potrebbero conoscere anche con le sole forze naturali, ma che di fatto viene infusa da Dio, come la conoscenza di una lingua che non si sia studiata. 
Secondo l’unanime consenso degli Scolastici e dei Teologi successivi IN CRISTO CI FU PURE LA SCIENZA INFUSA PER SÉ.

A) - LO ESIGE LA SUA DIGNITÀ. Qualcuno ha obiettato che siccome la visione beatifica è superiore alla scienza infusa e completamente perfetta, l’avere la scienza infusa sarebbe qualche cosa di inferiore e di imperfetto. Si risponde che è vera questa superiorità, ma che Gesù, essendo anche vero Uomo, doveva possedere una Natura umana cui non mancasse niente di ciò che perfeziona questa nel suo ordine. La scienza infusa la perfezione. Dunque Gesù aveva la scienza infusa. 
Inoltre è differente la ragione delle due scienze: nell’una le cose si vedono in Dio, nell’altra si vedono in sè stesse. Perciò non si escludono a vicenda e se la scienza infusa è connaturale agli Angeli e ai Beati, a maggior ragione si deve attribuire a Cristo, che ne è il Capo.

III - SCIENZA ACQUISITA o sperimentale è quella che si acquista mediante i sensi, attraverso i quali la intelligenza forma le idee.

A) - LA SCRITTURA, come abbiamo visto nella tesi precedente, porta vari passi che ci parlano dell’obbedienza, della ammirazione di Gesù. Ci dice pure che colla età progrediva nella sapienza. Questo progresso non poteva avvenire nella scienza beatifica ed infusa, che aveva fin dall’inizio. Dunque aveva ancora la scienza acquisita. 
La conoscenza acquisita non portava un progresso interiore nella scienza del Cristo. Solo vi aggiungeva un esperimento esteriore. Per portare un esempio: Gesù nato a Betlemme, non aveva ancora veduto cogli occhi Nazareth che pure conosceva già nell’altra sua scienza; sapeva perfettamente il dolore delle spine e della croce, ma quando li ha subiti vi si è aggiunta ancora questa straziante esperienza esteriore.

B) - RAGIONE TEOLOGICA. Gesù essendo perfetto uomo, doveva avere pure quella scienza senza cui la natura umana sarebbe stata imperfetta.