Cordialiter, blog di spiritualità cristiana

I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti. (San Pio X, Lettera Apostolica “Notre charge apostolique”)

Visualizzazioni totali


Per contattarmi potete scrivere all'indirizzo: cordialiter@gmail.com
_______________________________
Se il blog ti piace e desideri aiutarmi affinché io possa dedicare il tempo necessario per continuare ad aggiornarlo ogni giorno e rispondere alle numerose e-mail dei lettori, puoi inviare un contributo libero. Per info: clicca qui.

lunedì 23 ottobre 2017

Cinquant'anni di ecumenismo

Nel 1971 il grande Cardinale Giuseppe Siri auspicò che si facesse un “bilancio” sull'ecumenismo. Oggi, a decenni di distanza, sento che è arrivato il momento di tirare le somme e vedere quali sono stati i risultati raggiunti. Delle centinaia di Chiese e Comunità Ecclesiali acattoliche presenti nel mondo negli anni sessanta, quante di esse hanno deciso di entrare nella Chiesa Cattolica fondata da Gesù Cristo? La somma è molto semplice da fare, non c'è bisogno di usare la calcolatrice: zero!

I numeri non sono né tradizionalisti né modernisti, sono dati di fatto di cui prendere atto. Il bilancio di cinquant'anni di dialogo ecumenico è tutt'altro che entusiasmante, non ci sono stati i frutti sperati, evidentemente qualcosa deve essere andato storto. 

Non dico che tutto ciò che è stato fatto in ambito ecumenico sia sbagliato, e che tutti coloro che si sono cimentati in questo campo abbiano commesso qualche colpa grave, però bisogna riconoscere che, generalmente parlando, sono stati compiuti anche molti errori. Per esempio, durante un'omelia un giovane sacerdote ha raccontato con rammarico un triste fatto avvenuto quando lui era studente universitario, quando un prete organizzò in una chiesa un incontro ecumenico coi protestanti, ma per non urtare la sensibilità dei seguaci di Lutero, il prete tolse il Santissimo Sacramento dal tabernacolo e lo “nascose” in sacrestia. L'allora studente universitario si domandò come si potesse ottenere l'unità dei cristiani in quel modo, cioè mettendo da parte Gesù Cristo. È chiaro che questi metodi ecumenici sono fallimentari.

Sia chiaro, io desidero ardentemente che gli acattolici si convertano ed entrino a far parte della Chiesa Cattolica, che è il Corpo Mistico di Cristo, tuttavia non penso che ciò possa avvenire coi metodi usati da coloro che hanno il prurito delle novità. Bisogna usare i metodi efficaci che usavano San Pietro Canisio e tanti altri zelanti cattolici. Non è con le ambiguità, le mezze verità e l'occultamento dei dogmi che si ottiene l'unità dei cristiani. 

Ma c'è un'altra triste considerazione da fare. Fino agli anni sessanta avvenivano spesso dalle conversioni dal protestantesimo al cattolicesimo, mentre oggi non solo le conversioni sono diminuite drasticamente, ma addirittura molti cattolici stanno passando nelle file delle nuove sette (soprattutto in Sud America). In un vecchio libro dei primi anni sessanta ho letto dei dati che fanno riflettere, ad esempio in Svizzera nell'arco di un secolo i cattolici erano passati da circa il 33% della popolazione totale al 45,5% del 1960 (mentre oggi sono calati al 38,6%). In Inghilterra i cattolici aumentavano di oltre 100.000 fedeli all'anno, ed era in corso una lenta e costante ricolonizzazione cattolica. Lo stesso trend si registrava in Germania e nei Paesi Bassi. In quest'ultimo Stato i cattolici erano arrivati al 42% della popolazione, mentre oggi la percentuale è crollata al 29%.  Nel 1962 i cattolici negli Stati Uniti d'America erano quasi 43 milioni, in aumento di circa 800.000 fedeli rispetto all'anno precedente. Dal 1952 al 1962 l'incremento era stato superiore al 40%. Ma il dato più eloquente è il calo della percentuale dei cattolici sulla popolazione mondiale, passata dal 18,7% dei primi anni sessanta all'attuale 17,3%.

“Contra factum non valet argumentum”, contro l'evidenza dei fatti i teologi modernisti non possono accampare scuse, bisogna riconoscere gli sbagli fatti e correggere la rotta. Dobbiamo tornare al “vero ecumenismo”, cioè all'apostolato concreto dei santi, i quali portavano anime a Dio, finiamola col falso ecumenismo delle chiacchiere e dei dialoghi inconcludenti.

Pensiero del giorno

Non c'è mezzo più efficace, più pratico, più facile a tutti per santificarsi, che rendere soprannaturali tutte le proprie azioni; questo mezzo basta da solo ad elevare in breve tempo un'anima al più alto grado di santità. Ogni atto è allora un germe di grazia, perchè la fa germogliare e crescere nell'anima, e un germe di gloria, perchè aumenta nello stesso tempo i nostri diritti alla beatitudine celeste.

[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

domenica 22 ottobre 2017

Sottomettersi a tutti i provvidenziali avvenimenti voluti o permessi da Dio

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


Conformità alla volontà di beneplacito.

Questa conformità consiste nel sottomettersi a tutti i provvidenziali avvenimenti voluti o permessi da Dio per il nostro maggior bene e principalmente per la nostra santificazione.

a) Si appoggia sopra questo fondamento: che nulla succede senza il volere o il permesso di Dio, e che Dio, essendo infinitamente sapiente e infinitamente buono, nulla vuole e nulla permette se non per il bene delle anime, anche quando noi non riusciamo a vederlo. [...]

Ma per capir questa dottrina, bisogna guardar le cose con l'occhio della fede e dell'eternità, della gloria di Dio e della salute degli uomini. Chi si ferma alla vita presente e alla terrena felicità, non riuscirà mai a intendere i disegni di Dio, che volle assoggettarci alla prova quaggiù per ricompensarci poi nel cielo. Tutto è subordinato a questo fine, non essendo i mali presenti che un mezzo per purificarci l'anima, rinsaldarla nella virtù, e farci acquistare dei meriti; ogni cosa poi per la gloria di Dio che resta il fine ultimo della creazione.

b) È dunque un dovere per noi di sottometterci a Dio in tutti gli avvenimenti lieti o tristi che siano, nelle pubbliche calamità o nelle private sventure, nelle intemperie delle stagioni, nella povertà e nei patimenti, nel lutto che ci colpisce come nel gaudio, nell'ineguale ripartizione dei doni naturali o soprannaturali, nella povertà come nella ricchezza, nei rovesci come nei buoni successi, nelle aridità come nelle consolazioni, nella malattia come nella sanità, nella morte e nei dolori ed incertezze che l'accompagnano. [...] S. Francesco di Sales, commentando queste parole, ne ammira la bellezza: "O Dio, quale parole di grandissimo amore! Pensa, Teotimo, che dalla mano di Dio Giobbe ricevette i beni, dichiarando con ciò che non aveva tanto stimato i beni perchè beni quanto perchè provenivano dalla mano del Signore. Stando così le cose, ne conchiude che bisogna amorosamente sopportare le avversità perchè procedono dalla stessa mano del Signore, che è egualmente amabile quando distribuisce afflizioni come quando largisce consolazioni". Le afflizioni infatti ci porgono occasione di meglio attestare il nostro amore a Dio; l'amarlo quando ci ricolma di beni è cosa facile, ma spetta solo all'amore perfetto il ricevere i mali dalla sua mano, non essendo essi amabili se non per riguardo di chi li dà.

Questo dovere di sottomissione al beneplacito di Dio negli avvenimenti tristi è dovere di giustizia e d'obbedienza, perchè Dio è Supremo nostro Padrone che ha su di noi ogni autorità; è dovere di sapienza, perchè sarebbe follia volersi sottrarre all'azione della Provvidenza, mentre che nell'umile rassegnazione troviamo la pace; è dovere d'interesse, perchè la volontà di Dio non ci prova che per nostro bene, per esercitarci nella virtù e farci acquistare dei meriti; ma è sopratutto dovere d'amore perchè l'amore è dono di sè fino all'immolazione.

c) Tuttavia, per agevolare alle anime tribolate la sottomissione alla divina volontà, è bene, quando non sono ancor giunte all'amor della croce, suggerir loro alcuni mezzi per addolcirne i patimenti. Due rimedi li possono alleviare, uno negativo e l'altro positivo. 1) Il primo è di non aggravarli con falsa tattica: ci sono di quelli che radunano i loro mali passati, presenti e futuri, e ne formano come un ammasso che pare loro insopportabile. Bisogna invece fare il contrario: a ogni giorno basta il suo malanno [...]. In cambio di ravvivar le ferite del passato ormai cicatrizzate, bisogna o non pensarvi più o pensarvi solo per considerare i vantaggi che se ne sono tratti: i meriti acquistati, l'aumento di virtù prodotto con la pazienza, l'assuefazione al dolore. Così il dolore si attenua; perchè un male non ci punge se non quando vi fissiamo l'attenzione; una maldicenza, una calunnia, un insulto non ci arrovellano se non quando li veniamo acrimoniosamente ruminando.

Quanto all'avvenire è follia l'impensierirsene. È certamente da savi il prevederlo a fine di prepararvici per quanto possiamo; ma pensare anticipatamente ai mali che possono coglierci e attristarcene, è uno sprecare il tempo e le forze a tutto nostro danno; perchè in fin dei conti questi mali potrebbero non accadere; che se poi ci coglieranno, penseremo allora a sopportarli con l'aiuto della grazia che ci sarà data per addolcirli; in questo momento non l'abbiamo, onde, lasciati alle sole nostre forze, non possiamo che soccombere sotto il peso d'un carico che ci addossiamo da noi stessi. O non è meglio abbandonarsi nelle mani del Padre celeste e bandire inesorabilmente, come cattivi e malefici, i pensieri o i fantasmi che ci rappresentano dolori passati o futuri?

2) Il rimedio positivo è di pensare, nel momento in cui si soffre, ai grandi vantaggi del dolore. Il dolore è un educatore, è una forza, è una fonte di meriti. È un educatore, che ci illumina e ci fortifica, rammentandoci che quaggiù siamo poveri esiliati diretti verso la patria e che non dobbiamo trastullarci a cogliere i fiori delle consolazioni, la vera felicità non potendosi avere che nel cielo. Ora, come canta il poeta:

"Se l'esilio ci porge troppo amore, 
Con la patria lo scambia il nostro cuore!"

È anche una forza: l'abitudine del piacere fiacca l'attività, svigorisce l'animo e dispone a vituperose cadute; il dolore invece, non per sè ma per la reazione che provoca, tende e aumenta le energie e ci rende atti alle più maschie virtù, come si vide nel corso della grande guerra.

È pure una fonte di meriti per sè e per gli altri. I patimenti, pazientemente sopportati per Dio e in unione con Gesù Cristo, meritano un peso eterno di gloria, come S. Paolo continuamente ripeteva ai primi cristiani: "Stimo non adeguati i patimenti del momento presente rispetto alla ventura gloria da rivelarsi in noi. Perchè il momentaneo, leggiero fardello della tribolazione nostra, oltre ogni misura sublimissimo eterno peso di gloria prepara a noi [...]. E per le anime generose aggiunge che, soffrendo con Gesù, ne compiono la passione e contribuiscono con lui al bene della Chiesa [...]. Il che infatti risulta dalla dottrina della nostra incorporazione a Cristo [...]. Questi pensieri non tolgono certamente il dolore ma ne attenuano in modo singolare l'asprezza, facendocene toccar con mano la fecondità.

Tutto dunque c'invita a conformare la nostra volontà a quella di Dio, anche in mezzo alle tribolazioni [...].


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

Pensiero del giorno

Il mezzo pratico di convertire a questo modo tutti i nostri atti in meriti, è di raccoglierci un momento prima di operare (...), di unirci a Nostro Signore, nostro modello e nostro mediatore, col sentimento della nostra impotenza, e offrire per mezzo di Lui le nostre azioni a Dio per la gloria sua e per il bene delle anime; così intesa l'offerta spesso rinnovata delle nostra azioni è un atto di rinunzia, di umiltà, di amore a Nostro Signore, di amore di Dio, di amore del prossimo; è un'accorciatoia per giungere alla perfezione.

[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

sabato 21 ottobre 2017

Siria, liberata la città cristiana di Quraytayn!

Con gioia annuncio che oggi le truppe siriane hanno liberato Quraytayn dall'oppressione dei miliziani dell'ISIS. L'antica città assira era capitolata nelle mani dei jihadisti alcune settimane fa, provocando grandi sofferenze ai cristiani che non erano riusciti a fuggire. Grazie all'indomito coraggio dei valorosi soldati siriani, Quraytayn è finalmente libera, e ora i cristiani sopravvissuti potranno  riprendere una vita normale.

Svogliatezza nel compiere l'orazione mentale

Un lettore del blog mi ha esposto alcuni problemi spirituali che sta affrontando. Pubblico la mia risposta nella speranza che possa essere di giovamento anche ad altre persone.


Caro fratello in Cristo, 
anche se con un bel po’ di ritardo, rispondo volentieri alla tua e-mail. I problemi spirituali di cui mi hai parlato sono molto diffusi tra le persone che praticano la vita devota.

Circa l’orazione mentale, il Signore l’apprezza anche se ci distraiamo involontariamente, oppure quando la compiamo durante un periodo di aridità spirituale. Anzi, è proprio durante i periodi di aridità che si vede se un’anima ama davvero Dio, infatti se continua a compiere regolarmente le normali pratiche di pietà alle quali è abituata, dimostra che lo fa per puro amore verso il Signore, e non  per amore mercenario, cioè per ottenere in cambio le consolazioni spirituali. Quando hai poca voglia di fare orazione mentale potresti pensare a quanto Gesù buono ha sofferto per te nella sua dolorosa Passione con la quale ti ha redento. Avrebbe potuto salvarti con una semplice preghiera all’Eterno Padre, e invece volle salvarti immolandosi sulla croce del Golgota. Insomma, il Redentore Divino non si è limitato ad amarci in maniera “appena sufficiente”, bensì dandoci il massimo, ossia sacrificando la sua vita per noi. Il grande amore che ci ha dimostrato nella sua atroce Passione ci spinge ad essere riconoscenti verso di Lui. Troppo grande sarebbe la nostra ingratitudine se ci limitassimo ad amare poco un Dio che ci ha tanto amato. Riflettendo sulla nostra ingratitudine nei confronti di Gesù buono potresti riuscire ad intenerirti maggiormente e a pregare con più fervore.

Un altro mezzo efficace per scrollarsi di dosso il torpore spirituale potrebbe consistere nel riflettere sui novissimi. A tal fine potresti leggere dei libri scritti da pii autori, penso ad esempio “Apparecchio alla morte” di Sant’Alfonso Maria de Liguori.

Per quanto riguarda il digiuno o altre pratiche di penitenza, in effetti spesso si corre il rischio di compierle solo “materialmente”, senza “soprannaturalizzarle”. Prima di compiere qualsiasi opera buona o anche neutra, ti consiglio di innalzare la mente a Dio, offrendogli per la sua maggior gloria l’azione che stai per fare. Inoltre, per non cadere nel fariseismo, umiliati spesso dinanzi al Signore riconoscendo di essere una piccola creatura al suo cospetto, e che senza il suo aiuto non riusciresti a compiere nessun bene e ad evitare di peccare mortalmente. 

Nella vita spirituale è davvero importante praticare la virtù della dolcezza, non solo col prossimo, ma anche con se stessi, come insegna San Francesco di Sales.

Nella speranza di esserti stato di qualche utilità, ti saluto cordialmente in Cristo Re e Maria Regina.

Cordialiter

Pensiero del giorno

In un eccesso di amore Dio creò i cieli, la terra, l’uomo; ma in un eccesso più grande creò Maria.


(San Luigi Guanella)

venerdì 20 ottobre 2017

Quanto è bella la Messa in latino!

Una studentessa universitaria mi ha raccontato con entusiasmo di aver assistito per la prima volta in vita sua alla Messa tridentina.


Carissimo fratello in Cristo,
                                                   come stai? Volevo farti partecipe della gioia che ho provato in questo giorno. Oggi finalmente ho assistito alla Messa in latino per la prima volta. Sono contentissima! Che bello vedere gente che ci tiene ancora a partecipare alla Messa in rito antico! Ma soprattutto, che bello poter fare la Comunione in ginocchio! Mentre il celebrante faceva il segno di croce con l'Ostia consacrata in mano io fissavo il mio Gesù finché poi si è dolcemente posato sulla mia lingua. Che delicatezza! Così va fatta la Comunione! Che bellezza! Oltre a questo volevo ringraziarti per le bellissime lettere pubblicate sul tuo blog. Senza di esso non sarei mai arrivata a conoscenza di tante cose. Grazie! Non sai quanto bene stai facendo alle Anime, o meglio, quanto bene il Signore fa attraverso te! […] Che Dio ti benedica!

A presto.
(Lettera firmata)


Carissima in Cristo,
                                        innanzitutto sono contento di risentirti dopo molto tempo, mi chiedevo che fine avessi fatto.  :-)   Mi fa molto piacere sapere che finalmente hai potuto assistere al Santo Sacrificio della Messa celebrato secondo il glorioso e intramontabile Rito Romano antico. La liturgia tradizionale è davvero di grande edificazione per l'anima, si percepisce con maggiore intensità l'aspetto sacrificale della Messa. 

Hai ragione, è meraviglioso potersi comunicare in ginocchio, ricevendo con devozione Gesù sacramentato direttamente sulla lingua, senza il pericolo che dei frammenti possano restare sulle proprie mani. Quanto vorrei che tutti i fedeli potessero comprendere questi discorsi! Ahimé, c'è tanta gente infetta dallo spirito modernistico che è “allergica” a tutto ciò che ha un sapore tradizionale, come insegna il Sommo Pontefice Benedetto XV nell'enciclica “Ad Beatissimi Apostolorum Principis” del 1914: “Né soltanto desideriamo che i cattolici rifuggano dagli errori dei Modernisti, ma anche dalle tendenze dei medesimi, e dal cosiddetto spirito modernistico; dal quale chi rimane infetto, subito respinge con nausea tutto ciò che sappia di antico, e si fa avido e cercatore di novità in ogni singola cosa, nel modo di parlare delle cose divine, nella celebrazione del sacro culto, nelle istituzioni cattoliche e perfino nell'esercizio privato della pietà.”

[...] Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter

Usare internet per combattere la buona battaglia della fede

Ripubblico alcuni brani di uno scritto che Maristella mi ha inviato nel 2016.


Caro fratello in Cristo,
                                      vorrei davvero ringraziarti - ancora una volta - per i contenuti del blog. Trovo che il sottolineare argomenti "dimenticati" come la morte e la necessità indispensabile di prepararsi per tutta la vita, le riflessioni sull'uso che facciamo del tempo che Dio ci dona, il lavoro incessante per collaborare con la Grazia divina nel cercare di estirpare il peccato... sia una forma di apostolato indispensabile in questi tempi sconsiderati. Se anche solo un'anima si convertisse e si avvicinasse a Dio, sarebbe un meraviglioso risultato! Ecco l'uso buono e devoto dei potenti mezzi elettronici che in un attimo diffondono parole e immagini in tutto il mondo. [...]

Ti ringrazio di cuore, ti saluto e ti auguro una notte serena e un riposo tranquillo.

Nei Cuori Immacolati, uniti nella preghiera

tua sorella Maristella

Pensiero del giorno

Dio ci ama da tutta l'eternità e brama quindi di unirsi a noi (...). Con instancabile amore ci cerca, ci insegue, come se non potesse essere felice senza di noi.

[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

giovedì 19 ottobre 2017

Rivelazioni dal Purgatorio

Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli (1902-1989).


Dalla vita di certi Santi, i quali ebbero rivelazioni sul Purgatorio, spigolo alcuni esempi, che manifestano le pene riservate a certe categorie di peccati.

(...)

Sono dimenticata!

La Beata Maria Villani, mentre pregava per le anime del Purgatorio, fu condotta in spirito nel luogo delle loro pene e vide una donna tormentata più delle altre anime. La interrogò sul perchè di tanto soffrire:

- Sconto, rispose l'anima, le mie vanità ed il lusso scandaloso. Le mie pene non hanno sollievo, avendo il Signore permesso nella sua giustizia che io fossi completamente dimenticata dai miei parenti, perchè quando io ero in vita ero dedita alle vanità del mondo, alle feste ed ai piaceri ed assai raramente pensavo a Dio. Per questo io ora sono dimenticata. -


Un ricco

A Santa Margherita Alacoque apparve un'anima purgante.

- Chi sei tu, che tanto soffri?

- Ero un illustre personaggio nel mondo. Mancai di giustizia e di carità verso tante famiglie; per la qual cosa il mio Purgatorio è assai lungo. I miei parenti innalzano preghiere per me e fanno celebrare numerosissime Messe; però la Divina Giustizia applica tutti questi suffragi alle anime che danneggiai.


Una visione

Santa Maria Maddalena de' Pazzi in un'estasi fece il giro del Purgatorio in compagnia del suo Angelo Custode. Che strazio provò il suo cuore!

- Misericordia, esclamava la Santa, misericordia, Dio mio! Sangue prezioso del mio Redentore, scendi su queste anime e liberale dai loro tormenti!

Fu ammessa a contemplare le pene dei bugiardi, i quali erano tormentati con piombo fuso in bocca, mentre stavano immersi in uno stagno infuocato.

Potè osservare coloro che avevano peccato contro la purezza, che erano stati perdonati, in vita, ma che non avevano espiato abbastanza le loro colpe. La loro prigione era talmente sudicia e fetente, che solo a vederla chiudeva il cuore. La Santa passò oltre senza dire parola.


Eccomi ora punito!

Nella vita del Padre Nicola Zucchi si legge:

Un cavaliere desiderava sposare una nobile giovane romana, la quale aveva stabilito di farsi Suora. Tutte le insistenze furono vane. Lo stesso Padre Zucchi si sentì in dovere di rimproverare il cavaliere. La giovane entrò nel convento; il giovane dopo quindici giorni moriva. Dopo qualche tempo la Religiosa sentì tirarsi le vesti da una mano invisibile ed udì una voce: Vieni al parlatorio! -

Vi andò e trovò un uomo.

- Chi siete voi? Che cosa desiderate da una Suora?

- Io sono quel cavaliere che pretendeva la vostra mano. -

Così dicendo, l'uomo aprì il mantello in cui era avvolto e fece vedere delle catene di ferro, delle quali alcune gli pendevano dal collo, altre gli stringevano i polsi ed altre le gambe.

- Pregate per me!... Volevo incatenare con amore profano una sposa di Cristo ed eccomi ora punito! -

Detto ciò, l'uomo sparì.


La Comunione dei Santi

Nel Credo diciamo: "Credo la comunione dei Santi".

Santo significa amico di Dio; chiunque è in grazia di Dio, può giustamente chiamarsi santo, ma in senso largo, perchè ordinariamente si chiama così chi viene innalzato agli onori dell'altare con la Canonizzazione.

Chi gode dell'amicizia del Signore, può mettersi in comunicazione con i fratelli spirituali, sia che essi si trovino su questa terra, sia che siano in Purgatorio o in Paradiso.

Noi possiamo quindi pregare ed offrire sacrifici a vantaggio di altri.

E' utile pregare per chi fa parte della Chiesa Militante; ma non è meno utile aiutare chi appartiene alla Chiesa Purgante.


La piccola Carmela

Sul tramonto di un giorno d'estate, in una casa di contadini si preparava la cena. La pentola era sopra alcune mattonelle, a qualche palmo da terra.

La piccola Carmela, di otto anni, si era avvicinata alla pentola e non si era accorta che il fuoco si era attaccato alla vesticina. Quando si vide avvolta dalle fiamme, cominciò a gridare ed a correre su e giù e così alimentò di più il fuoco.

Accorsi i familiari, inorriditi a quella scena, spensero le fiamme; la bambina però era bruciata.

Trasportata subito all'aspedale, toccò a me amministrarle gli ultimi Sacramenti. Dopo poche ore l'infelice moriva.

Se i parenti, avendo visto la bambina in mezzo alle fiamme, fossero rimasti indifferenti e non avessero fatto tutto il possibile per spegnere il fuoco, avrebbero meritato il titolo d'incoscienti o di perfidi.

I nostri morti sono tra le fiamme del Purgatorio; non possono liberarsi da se stessi ed implorano il nostro aiuto. Il restare insensibili o fare poco per alleviare i loro tormenti, non sarebbe cosa umana.

Facciamo molto per i defunti, perchè essi ci ricambieranno con le loro preghiere e con grazie particolari.


Ricompensa per una Messa

Un orfanello aveva trovato una moneta lungo un sentiero. Avrebbe potuto appropriarsene, poichè impossibile trovarne il padrone; avrebbe potuto sovvenire a qualche urgente bisogno; ma non lo fece. Pensò di far celebrare una Santa Messa per i genitori defunti.

Iddio gradì il pietoso atto e venne in soccorso dell'orfanello. Quando questi chiese al Sacerdote la celebrazione della Messa, suscitò l'interessamento del Ministro di Dio.

- Tu sei privo dei genitori e fai bene a ricordarti di loro. Ma come vivi al presente?

- Faccio il pastorello.

- Ti piacerebbe studiare e divenire Sacerdote?

- Lo desidero tanto! Ma non ho i mezzi.

- Se ti aiutassi io?

- Non saprei come ringraziarvi!... - Da quel giorno il fanciullo lasciò le pecore e si diede allo studio. Poté un giorno divenire Sacerdote, poi Cardinale ed anche Santo. Forse la Chiesa non avrebbe San Pier Damiani, se questi da fanciullo non si fosse ricordato di suffragare i genitori.


[Brano tratto da "I nostri morti - La casa di tutti", di Don Giuseppe Tomaselli].

Pensiero del giorno

Dio ricolma dei suoi beni quelli che se ne mostrano affamati.

[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

mercoledì 18 ottobre 2017

È morto il Generale Zahreddine, il Leone di Deir Ezzour

Con dispiacere ho appreso la notizia della morte di Issam Zahreddine (nella foto a lato), Generale Maggiore della Guardia Repubblicana. 

I lettori abituali del blog avranno letto varie volte i miei post sull'eroica resistenza dei soldati siriani che per diversi anni hanno difeso con ardimento i quartieri settentrionali di Deir Ezzour (abitati anche da molti cristiani), dagli assalti dei miliziani dell'Isis che assediavano la popolosa città sul fiume Eufrate. Ebbene, a guidare i valorosi combattenti della 104esima Brigata Paracadutisti della Guardia Repubblicana e delle altre forze governative stanziate nella piazzaforte di Deir Ezzour, era l'intrepido generale Zahreddine, il quale oggi è morto a causa dell'esplosione di una mina, mentre svolgeva il suo compito nella lotta contro i jihadisti. Aveva 56 anni e nel 2016 aveva avuto la grande gioia di diventare nonno.

Ufficiale di provata capacità e di alto ardimento, si è distinto in questi anni per coraggio e sprezzo del pericolo, comandando i suoi soldati non solo dalle retrovie, ma persino dalle prime linee del fronte. Era amatissimo non solo dai suoi paracadutisti, ma da tutto il popolo siriano fedele alla bandiera della Patria. Se i cristiani di Deir Ezzour sono ancora vivi e sono stati liberati dall'assedio dei miliziani dell'Isis, il merito è anche suo. Onore al Leone di Deir Ezzour!

Pensiero del giorno

Per fare del bene bisogna avere un poco di coraggio.


(Don Bosco)

martedì 17 ottobre 2017

Le Messe celebrate con devozione edificano l'anima

"Viviana" (pseudonimo scelto da una lettrice per firmare le sue e-mail che pubblico sul blog) anni fa mi raccontò di aver riassistito alla Messa tradizionale grazie alla promulgazione del Motu Proprio "Summorum Pontificum" di Papa Benedetto XVI.


Caro D.,
                 ti scrivo per dirti che ieri sera ho partecipato alla S. Messa secondo il rito straordinario a Moncalieri. Dopo la Messa è seguita l'adorazione della reliquia della S. Croce, un momento molto commovente. Ho avuto notizia di tale funzione dal tuo blog.

È stata una "Messa cantata", quindi si è protratta più a lungo del solito, ma non mi sono per nulla stancata, anzi non mi sono quasi distratta (invece quando partecipo alla Messa moderna devo sempre fare uno sforzo di attenzione mentre prego e rinnovarlo più di una volta). […] E' la prima volta che prendo parte a una Messa secondo il rito straordinario dopo il Motu Proprio “Summorum Pontificum”, ma non è stata la prima volta in assoluto: ho vissuto di nuovo la messa della mia infanzia. Sono infatti nata nel '54 [...]. Sì, ci sono molte differenze tra le due forme del rito, non si tratta solo di lingua. C'è ad esempio l'orientamento del sacerdote e dei fedeli, ad Deum nell'antica Messa (devo dire che questa importanza l'ho capita da Benedetto XVI). Dalla mia semplice esperienza e dai miei ricordi posso dire che è importante celebrare bene e partecipare bene alla Messa, sapere e pensare cosa si va a fare, sacerdote e fedeli (anche se la responsabilità del sacerdote, il parroco soprattutto, è maggiore; non c'è bisogno di spiegarlo: se un parroco tollera o non tollera certe cose, di conseguenza la celebrazione sarà o non sarà in certo modo).

Nella mia parrocchia di bambina si celebrava bene e io andavo quasi sempre lì. Però, siccome noi abitavamo ai confini del paese, eravamo più vicini alla chiesa di un'altra parrocchia. Quando mia madre aveva poco tempo, mi portava a Messa in quest'ultima parrocchia. Che pena! [...] Intanto in 20 minuti era tutto finito. Poi la scena: entrava il sacerdote col chierichetto al seguito già farfugliando le prime formule (ho scritto farfugliando, perché andava talmente in fretta, a macchinetta, che non si capiva una sola parola); quando doveva girarsi al 'Dominus vobiscum' faceva una piroetta senza fermarsi, talmente in fretta che era tutto uno svolazzare di tonaca [...]; sulla sinistra le donne più pie recitavano il loro rosario; sulla destra gli uomini erano più scarsi, la maggior parte di loro se ne stava verso il fondo, a mezza via tra dentro e fuori la chiesa: ogni tanto qualcuno sghignazzava in direzione del sacerdote, molti parlavano tra loro, anche con le mani in tasca, di vacche, latte, lavori in campagna e simili (era un ambiente contadino). [...] Ovviamente questo andazzo era impensabile nella mia parrocchia, nessuno si sarebbe sognato di sgarrare. Tra l'altro, l'arciprete che ne era a capo, era un uomo che sapeva farsi intendere al punto tale che gli atei di allora (vivevo nell'Emilia comunista) gli portavano rispetto e lo stimavano; lui d'altra parte andava da loro e parlava con loro (il don Camillo di Guareschi non è stato solo un'invenzione, ce n'erano da quelle parti di preti così).

Ci sarebbe anche altro da dire, ma lo hai già fatto tu in diverse occasioni. Ad esempio, è importante non perdere di vista la sacralità del rito. Secondo me una messa ben celebrata vale molto di più per la formazione dei fedeli di quegli incontri che si fanno in tante parrocchie per attirare le persone; conta molto saper e far mantenere il silenzio in chiesa, soprattutto durante la celebrazione. Mi fermo qui perché è tardi e non finirei a raccontare le cose che non sopporto durante la Messa (non credo di essere io troppo esigente, ma c'è una sciatteria certe volte!). L'uomo ha bisogno di cose belle, ne ha bisogno come l'aria che respira; Dio è bellezza, bellezza infinita, e bisogna mostrarlo in modo bello (che strazio certe chiese moderne) e degno.

Cordiali saluti.
Gesù e Maria ti proteggano.

Viviana


Cara sorella in Cristo,
                               sono contento che hai potuto assistere nuovamente alla Messa celebrata nella forma liturgica che ha allietato la tua giovinezza.

Quando una Messa è celebrata con sacralità e devozione, aiuta le anime ad elevare il cuore a Dio. Viene voglia di piangere quando una Messa viene celebrata in maniera irriverente, con sciatteria e poca devozione. Purtroppo, il problema delle Messe celebrate malamente non riguarda solo i nostri tempi, infatti nel XVIII secolo anche Sant'Alfonso Maria de Liguori si lamentava dei preti che celebravano male il Santo Sacrificio. Ecco cosa scriveva in proposito: “[...] qual conto dovranno dare a Dio i sacerdoti che con poca riverenza celebrano questo gran sacrificio. [...] dov'è la devozione e la riverenza in tanti sacerdoti che dicono messa? Questa, che è l'azione (come abbiam detto) la più eccelsa e sacrosanta, onde dice il Concilio di Trento, che bisogna fare con la maggior devozione interna ed esterna [...] quest'azione, dico, è la più strapazzata dalla maggior parte dei sacerdoti. [...] Parlando di questo punto, ci vorrebbero lacrime, ma lacrime di sangue. Nel giorno del giudizio, poveri sacerdoti che celebrano così! E poveri vescovi che li ammettono a celebrare, perché essi, come avvertono comunemente i dottori, ed è certo dal Concilio Tridentino, son tenuti con obbligo stretto a proibire la celebrazione a tali sacerdoti che dicono la messa con tale irriverenza, chiamata empietà dal Concilio [...].  Quindi i vescovi, per adempiere il precetto del Concilio [...] sono obbligati a vigilare continuamente, ed informarsi del come si celebrano le messe nelle loro diocesi, e sospendere dalla celebrazione coloro che dicono la messa senza la conveniente attenzione e gravità. E questa obbligazione dei vescovi non è solo verso i sacerdoti secolari, ma anche verso i religiosi [...]. Ma con tutto ciò fa compassione (diciam così) il vedere lo strapazzo che fanno ordinariamente i sacerdoti di Gesù Cristo nel celebrare questo gran mistero. E ciò che fa più meraviglia è che si vedono anche religiosi di ordini osservanti e riformati celebrare le messe in modo che darebbero scandalo anche ai turchi e agli idolatri. È vero che il sacrificio dell'altare è sufficiente a placare Dio per tutti i peccati del mondo; ma come può placarlo per le ingiurie che gli fanno i sacerdoti nello stesso tempo che glielo offrono? poiché, celebrando con tanto poca riverenza, gli recano più disonore che onore. [...] È reo l'eretico che non crede la presenza reale di Gesù Cristo nella messa; ma è più reo chi la crede e non le usa rispetto; e di più si fa causa, come si fa causa il sacerdote che celebra con poca riverenza, che gli astanti perdano il concetto e la venerazione che si deve alla maestà d'un sì gran sacrificio. Il popolo dei giudei ebbe inizialmente una gran venerazione per Gesù Cristo; ma quando poi lo vide disprezzato dai sacerdoti, ne perdette in tutto la stima: e così al presente i popoli nel veder la messa trattata con tanta negligenza e indevozione dai sacerdoti, ne perdono la venerazione. Così come una messa celebrata con devozione infonde devozione anche agli altri; così al contrario l'irriverenza del sacerdote diminuisce la venerazione ed anche la fede negli astanti.”

Approfitto dell'occasione per salutarti cordialmente in Corde Matris,

Cordialter

Pensiero del giorno

Molti vogliono riformare la Chiesa, ma non vogliono riformare se stessi.


(Don Giacomo Alberione)

lunedì 16 ottobre 2017

Siria, liberata Al-Mayadin, ex roccaforte dell'ISIS

Dalla Siria continuano a giungere notizie positive. Sul fronte orientale prosegue la poderosa e  travolgente avanzata delle truppe siriane con lo sfondamento delle linee difensive dei miliziani dell'Isis. Dopo aspri combattimenti i valorosi soldati fedeli al legittimo governo siriano hanno liberato la città di Al-Mayadin dall'oppressione dei miliziani islamisti, che negli ultimi tempi era divenuta una sorta di "capitale" del califfato, dopo aver perso altre città più popolose.  Grazie all'ardimento dei militari siriani e dei loro alleati, la popolazione civile è tornata a vivere in libertà, dopo gli anni bui in cui la città è stata sotto il dominio delle truppe di occupazione jihadista.

La guerra di liberazione continua! Adesso bisogna espugnare le ultime città siriane oppresse dalle milizie del califfato. Intanto l'aviazione russa sta continuando a martellare le postazioni dell'Isis. Ormai il califfato è inesorabilmente avviato sul viale del tramonto. Senza l'aiuto di Russia e Iran, difficilmente la Siria sarebbe riuscita a sconfiggere l'Isis, che nel 2015 occupava oltre il 50% del Paese, mentre adesso è barricata in un piccolo territorio che potrebbe essere liberato entro la fine dell'anno.

Ancora una volta nei combattimenti sono coinvolte anche le valorose truppe d’assalto “Tiger Force”, comandate dall'impavido generale Souhail “Tigre” Hassan, le quali stanno combattendo con ardimento, compiendo atti di fulgido eroismo. Avanti arditi, fino alla vittoria!

La "Confederazione cristiana" di stampo modernista

Dal Magistero del Sommo Pontefice Pio XI.

Ma dove, sotto l’apparenza di bene, si cela più facilmente l’inganno, è quando si tratta di promuovere l’unità fra tutti i cristiani. [...] Potrà sembrare che questi pancristiani, tutti occupati nell’unire le chiese, tendano al fine nobilissimo di fomentare la carità fra tutti i cristiani; ma come mai potrebbe la carità riuscire in danno della fede? [...] Come dunque si potrebbe concepire una Confederazione cristiana, i cui membri, anche quando si trattasse dell’oggetto della fede, potessero mantenere ciascuno il proprio modo di pensare e giudicare, benché contrario alle opinioni degli altri? E in che modo, di grazia, uomini che seguono opinioni contrarie potrebbero far parte di una sola ed eguale Confederazione di fedeli? Come, per esempio, chi afferma che la sacra Tradizione è fonte genuina della divina Rivelazione e chi lo nega?  [...] Da così grande diversità d’opinioni non sappiamo come si prepari la via per formare l’unità della Chiesa, mentre questa non può sorgere che da un solo magistero, da una sola legge del credere e da una sola fede nei cristiani; sappiamo invece benissimo che da quella diversità è facile il passo alla noncuranza della religione, cioè all’indifferentismo e al cosiddetto modernismo, il quale fa ritenere, da chi ne è miseramente infetto, che la verità dogmatica non è assoluta, ma relativa, cioè proporzionata alle diverse necessità dei tempi e dei luoghi e alle varie tendenze degli spiriti, non essendo essa basata sulla rivelazione immutabile, ma sull’adattabilità della vita. 

[...] non si può altrimenti favorire l’unità dei cristiani che procurando il ritorno dei dissidenti all’unica vera Chiesa di Cristo, dalla quale essi un giorno infelicemente s’allontanarono: a quella sola vera Chiesa di Cristo che a tutti certamente è manifesta e che, per volontà del suo Fondatore, deve restare sempre quale Egli stesso la istituì per la salvezza di tutti. Poiché la mistica Sposa di Cristo nel corso dei secoli non fu mai contaminata né giammai potrà contaminarsi, secondo le parole di Cipriano: «Non può adulterarsi la Sposa di Cristo: è incorrotta e pudica. Conosce una casa sola, custodisce con casto pudore la santità di un solo talamo ». [..] Volesse il cielo che toccasse a Noi quanto sinora non toccò ai nostri predecessori, di poter abbracciare con animo di padre i figli che piangiamo separati da Noi per funesta divisione; oh! se il nostro divin Salvatore « il quale vuole che tutti gli uomini si salvino e giungano alla conoscenza della verità », ascoltando le Nostre ardenti preghiere si degnasse richiamare all’unità della Chiesa tutti gli erranti! Per tale obiettivo, senza dubbio importantissimo, disponiamo e vogliamo che si invochi l’intercessione della Beata Vergine Maria, Madre della divina grazia, debellatrice di tutte le eresie, aiuto dei Cristiani, affinché quanto prima ottenga il sorgere di quel desideratissimo giorno, quando gli uomini udiranno la voce del Suo divin Figlio « conservando l’unità dello Spirito nel vincolo della pace ». [...] Voi ben comprendete, Venerabili Fratelli, quanto desideriamo questo ritorno; e bramiamo che ciò sappiano tutti i figli Nostri, non soltanto i cattolici, ma anche i dissidenti da Noi: i quali, se imploreranno con umile preghiera i lumi celesti, senza dubbio riconosceranno la vera Chiesa di Cristo e in essa finalmente entreranno, uniti con Noi in perfetta carità.

[Brani tratti dall'Enciclica "Mortalium animos" di Pio XI].

Pensiero del giorno

Noi amiamo Dio non solo quando recitiamo un atto di carità ma anche quando facciamo la sua volontà o quando compiamo un dovere sia pur minimo per piacergli.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

domenica 15 ottobre 2017

Gradi di conformità alla volontà di Dio

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


S. Bernardo distingue tre gradi di questa virtù, che corrispondono ai tre gradi della perfezione cristiana: "L'incipiente, mosso dal timore, sopporta la croce di Cristo pazientemente; il proficiente, mosso dalla speranza, la porta con un certo gaudio; il perfetto, consumato nella carità, l'abbraccia con ardore".

A) Gl'incipienti [cioè coloro che sono agli inizi del cammino di perfezione cristiana, n.d.r.], sorretti dal timor di Dio, non amano i patimenti, cercano anzi di scansarli; ma pure preferiscono patire anzichè offendere Dio, e, pur gemendo sotto il peso della croce, la subiscono con pazienza: sono rassegnati.

B) I proficienti, sorretti dalla speranza e dal desiderio dei beni celesti, e sapendo che ogni patimento ci vale un peso eterno di gloria, non cercano ancora la croce ma la portano volentieri con un certo gaudio [...].

C) I perfetti, guidati dall'amore, vanno più oltre: per glorificar Dio che amano, per conformarsi più perfettamente a Gesù Cristo, vanno incontro alle croci, le desiderano, le abbracciano con ardore, non già perchè siano amabili in sè ma perchè sono un mezzo di attestare il nostro amore a Dio e a Gesù Cristo. Si rallegrano, come gli Apostoli, d'essere stati stimati degni di oltraggi per il nome di Gesù: come S. Paolo, sovrabbondano di gaudio in mezzo alle tribolazioni. Quest'ultimo grado si chiama santo abbandono: ne riparleremo più tardi trattando dell'amor di Dio.

II. Efficacia santificatrice della conformità alla volontà di Dio.

Da quanto dicemmo risulta chiaro che questa conformità alla volontà di Dio non può che santificarci, perchè unisce la nostra volontà, e quindi pure le altre nostre facoltà, a Colui che è la fonte di ogni santità. A meglio rilevarlo, vediamo in che modo ci purifica, ci riforma e ci conforma a Gesù Cristo.

1° Questa conformità ci purifica. Già nell'antica Legge, Dio fa spesso notare che è pronto a perdonare tutti i peccati e a rendere all'anima il fulgido candore della primitiva sua purità, ov'ella cambi di cuore e di volontà [...]. Ora il conformare la propria volontà a quella di Dio, è certamente un mutar di cuore, un cessare di far il male, un imparare a fare il bene. [...] Nel Nuovo Testamento, N. Signore dichiara, fin dal primo suo ingresso nel mondo, che con l'ubbidienza sostituirà tutti i sacrifizi dell'Antica legge [...]. Gesù infatti ci redense con l'ubbidienza spinta fino all'immolazione di sè nel corso di tutta la vita e principalmente sul Calvario: "factus obœdiens usque ad mortem, mortem autem crucis". Con l'ubbidienza dunque e con l'accettazione delle prove provvidenziali, espieremo anche noi in unione con Gesù i nostri peccati e ci purificheremo l'anima.

2° Ci riforma. Ciò che ci deformò è l'amore disordinato del piacere, a cui cedemmo per malizia o per fragilità. Ora la conformità alla volontà di Dio ci guarisce da questa doppia causa di ricadute.

a) Ci guarisce dalla malizia, che nasce anch'essa dall'attacco alle creature e principalmente dall'attacco al proprio giudizio e alla propria volontà. Conformando infatti la nostra volontà a quella di Dio, accettiamo i giudizi suoi come regola dei nostri, i suoi precetti e i suoi consigli come regola della nostra volontà; ci distacchiamo quindi dalle creature e da noi stessi e dalla malizia che da questi attacchi derivava.

b) Rimedia alla nostra fragilità, fonte di tante miserie; in cambio di appoggiarci su noi stessi che siamo così fragili, con l'ubbidienza ci appoggiamo su Dio che, essendo onnipotente, ci fa partecipare alla sua forza e resistere alle più gravi tentazioni: "Omnia possum in eo qui me confortat". Quando noi facciamo la sua volontà, Dio si compiace di fare la nostra esaudendo le nostre preghiere e reggendo la nostra debolezza.

Liberi così dalla malizia e dalla debolezza, cessiamo d'offendere deliberatamente Dio e veniamo a riformare a grado a grado la nostra vita.

3° E la rendiamo quindi conforme a quella di Nostro Signore Gesù Cristo. a) La conformità più reale, più intima, più profonda, è quella che esiste tra due volontà. Ora, con la conformità alla volontà di Dio, noi assoggettiamo e uniamo la volontà nostra a quella di Gesù, il cui cibo era di fare la volontà del Padre; come lui e con lui, noi non vogliamo se non ciò che vuole Dio e ciò nel corso dell'intiero giorno: abbiamo quindi fusione di due volontà in una sola, unum velle, unum nolle; non facciamo più che una cosa sola con lui, ne abbracciamo i pensieri, i sentimenti, i voleri [...]; onde potremo presto ripetere la parola di S. Paolo: "Vivo autem, jam non ego, vivit vero in me Christus: vivo non già più io, ma vive in me Cristo".

b) Assoggettando la volontà, assoggettiamo e uniamo a Dio tutte le altre nostre facoltà, che sono sotto il dominio, e quindi l'anima intiera, che si viene a poco a poco conformando ai sentimenti, ai voleri, ai desideri di Nostro Signore; onde gradatamente acquista tutte le virtù del divino Maestro. Ciò che si disse della carità, n. 318, si può anche dire della conformità alla volontà di Dio che ne è la più autentica espressione; contiene dunque, come la carità, al dire di S. Francesco di Sales, tutte le virtù: "L'abbandono è la virtù delle virtù; è il fiore della carità; l'odore dell'umiltà; il merito, a quanto pare, della pazienza; e il frutto della perseveranza". Perciò Nostro Signore chiama coi dolci nomi di fratello, di sorella, di madre, quelli che fanno la volontà di suo Padre [...].

CONCLUSIONE.

La conformità alla volontà di Dio è dunque uno dei più grandi mezzi di santificazione; non possiamo quindi conchiudere meglio che con queste parole di S. Teresa: "L'unica ambizione di colui che comincia a far orazione, -- non si dimentichi questo che è importantissimo, -- dev'essere di porre ogni studio nel rendere la sua volontà conforme a quella di Dio... sta in ciò tutta la maggior perfezione che si possa toccare nel cammino spirituale. Quanto più questa conformità è perfetta, tanto più si riceve dal Signore e tanto più si è avanti in questo cammino". E aggiunge che avrebbe anche lei desiderato di vivere in questa via di conformità, senza essere elevata a ratti ed estasi, tanto era convinta che questa via basta alla più alta perfezione.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

Pensiero del giorno

Vedo chiaramente la vita interiore che Gesù vuole da me: non lasciare un solo momento il posto d'amore che è il Tabernacolo. Rinnovo ad ogni ora questa unione; seguire la grazia momento per momento con totale fedeltà; abbandonarmi all'amore del divino Maestro; fare di Gesù, il Destinatario unico dei miei pensieri, dei miei affetti, della mia vita; darmi tutta continuamente e solo per la sua gloria; essere unicamente di Lui solo.

(Pensieri scelti dagli scritti della Beata Maria di Gesù Deluil-Martiny, "Gesù deve regnare", a cura di Paolo Risso, LEV)

sabato 14 ottobre 2017

Messa per i parenti defunti dei sostenitori del blog


Sono passati molti anni da quando nel 2008 ho aperto il blog “Cordialiter”. Quanto tempo ho dedicato alla gestione del sito! Ciò che assorbe più ore di lavoro è il rispondere alle lettere e alle telefonate dei lettori che mi contattano per informazioni, chiarimenti e consigli. Tante persone mi ringraziano e mi incoraggiano a continuare ad aggiornare il blog, poiché, mi dicono, si sentono edificati nel leggerlo. Ma se in questi anni il blog ha potuto fare del bene a qualcuno, il merito è anche dei sostenitori, cioè di coloro che anche solo una volta mi hanno inviato un libero contributo per consentirmi di poter continuare a dedicarmi a questa forma di apostolato on-line. 


Per “sdebitarmi” con i sostenitori del blog, ogni mese chiedo a un caritatevole sacerdote di celebrare il Santo Sacrificio della Messa per il loro bene spirituale o di quello dei loro familiari. Questo mese gli ho chiesto di celebrare una Messa per le anime dei parenti defunti dei sostenitori del blog (ovviamente solo per quelle che si trovano in purgatorio, mentre quelle eventualmente dannate all’inferno e quelle beate in Cielo non hanno bisogno di suffragi). Sant’Alfonso Maria de Liguori insegna che le anime che muoiono in stato di grazia, difficilmente vanno direttamente in paradiso, ma in genere passano prima dal purgatorio, poiché per presentarsi al cospetto di Dio è necessario essere mondati anche della più piccola colpa veniale. Lo stesso santo, nel celebre libretto intitolato “Del gran mezzo della preghiera”, ricorda ai suoi lettori che per carità fraterna siamo tenuti ad aiutare le anime del purgatorio, le quali soffrono atrocemente a causa della temporanea separazione da Dio. Vorrebbero ardentemente unirsi a Lui, ma per il momento non possono poiché devono prima purificarsi. Il mezzo più efficace per aiutare le anime del purgatorio, le quali si trovano in stato di grave necessità, consiste nell’offrire il Santo Sacrificio della Messa in loro suffragio. 


Chissà, forse i nonni o altri parenti defunti di coloro che hanno sostenuto il blog con qualche libero contributo, in questo momento stanno soffrendo atrocemente in attesa di poter godere la visione beatifica di Dio nella Patria Celeste, unendosi finalmente col fine ultimo dell’esistenza di ogni essere umano. Per queste anime verrà offerto il Santo Sacrificio della Messa il giorno lunedì 16 ottobre. Anche a novembre ho intenzione di chiedere la celebrazione di una Messa per le anime del purgatorio, le quali a loro volta intercedono per noi e sanno ben sdebitarsi con coloro che le aiutano ad alleviare le loro atroci sofferenze e a raggiungere più celermente il paradiso, ove non soffriranno più per tutta l'eternità e potranno vivere unite alla Santissima Trinità, lodando la sua infinita misericordia per tutti i secoli dei secoli. 


Approfitto dell’occasione per ringraziare di cuore il celebrante. Non solo non mi ha mai chiesto l’offerta per poter celebrare mensilmente una Messa per le mie intenzioni, ma addirittura è lui stesso un sostenitore dal cuore grande. Preghiamo per lui affinché il Signore lo ricompensi con le grazie necessarie a conseguire il supremo ed eterno traguardo.

Pensiero del giorno

Amiamo tanto la nostra santa Madonna della Provvidenza! Amiamo Maria e parliamo a tutti di Maria, perché essa è Regina dei Sacerdoti, di tutti è Madre ed è Porta per ascendere alla grazia del Divino Figlio Gesù!


(San Luigi Guanella)

venerdì 13 ottobre 2017

Avviso da Prato



Xzx

Il più feroce nemico di Don Bosco

(Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli)


Il demonio si arrabbia contro coloro che attendono seriamente al proprio perfezionamento spirituale e quindi ingaggia la quotidiana lotta, tentando al male; se non riesce oggi, spera di riuscire domani; conosce i lati deboli di ognuno e sa come sfruttarli, per trascinare all'impurità, all'odio o all'abuso della misericordia di Dio. Ma se così si comporta con le persone pie, è da immaginarsi come scateni il suo furore contro quelli che portano anime a Dio. Don Bosco era pescatore di anime; il demonio perciò inferocì contro di lui, nella stolta speranza di ostacolarne l'apostolato. Le vessazioni diaboliche cominciarono con forti rumori notturni al tetto della sua abitazione; avvenivano scuotimenti improvvisi e terrificanti all'uscio ed alle finestre; le coperte del letto, mentre prendeva riposo, si ritiravano per mano invisibile. Il demonio prendeva spesso forma visibile, per lo più mostruosa, ed aggrediva personalmente Don Bosco. Tali fenomeni si ripetevano con tanta insistenza, che la salute del Santo ne ebbe molto a soffrire. Il Sacerdote Angelo Savio, coraggioso, decise una notte di vegliare nell'anticamera del Santo, per accertarsi degli strani fenomeni; ma all'udire quei fragori diabolici, fu preso da tale spavento, che pieno di terrore fuggì nella propria stanza. Le suddette vessazioni erano in certi periodi, specialmente quando aveva inizio o compimento qualche nuova opera di apostolato. Una sera Don Bosco, parlando con un gruppo di giovani e ricordando qualcuna delle sue terribili notti, fu interrotto da uno di essi: Oh, io non ho paura del diavolo!  
- Taci! Non dire questo!  rispose Don Bosco, con voce vibrata che colpì tutti. Tu non sai quale potenza abbia il demonio, se il Signore gli desse libertà di agire.  
- Sì, sì! Se io lo vedessi, lo prenderei per il collo ed avrebbe da fare con me!  
- Tu morresti dalla paura al primo vederlo...  
- E lei come faceva a respingerlo? Col segno della Croce?  
- Sì, ma non bastava; il segno della Croce valeva solo per qualche momento.  
- Allora gettava l'Acqua Benedetta?  
- In certi momenti l'Acqua Benedetta non basta. Però io ho trovato il rimedio efficace... che non è necessario dirvi... Non auguro a nessuno di trovarsi in momenti terribili, come mi son trovato io e bisogna pregare Dio che non permetta mai al nostro nemico di farci certi scherzi.  

Con tutte le lotte del demonio, il Santo riuscì ad attuare i disegni di Dio, trionfò appieno sul suo nemico, mediante l'aiuto della Vergine Ausiliatrice. Quando negli ultimi anni della vita un tale gli disse: Don Bosco, alla sua morte tutti saranno dispiaciuti! Egli rispose: Tranne del demonio, che dirà: Finalmente è morto colui che mi ha dato tanto fastidio! 


(Brano tratto da “Un prete straordinario”, di Don Giuseppe Tomaselli)

Fermare la deriva dell'Europa verso "gaylandia"


Spesso i progressisti hanno una visione tirannica della politica, infatti vogliono imporre la loro mentalità, e chi non vuole piegarsi deve essere ferocemente perseguitato. Esagero? Non credo proprio, basti pensare al fatto che vogliono abolire il diritto all'obiezione di coscienza all'abominevole crimine dell'aborto, mettendo i ginecologi e le ostetriche di fronte a una scelta: o praticare gli aborti, oppure essere licenziati.

Inoltre i progressisti vogliono trasformare l'Europa in una sorta di "gaylandia", indottrinando i cittadini sin dalla più tenera età all'ideologia omosessualista. I “liberal” hanno già cominciato a fare propaganda gay nelle scuole e persino negli asili nido, dove ai bimbi vengono raccontate fiabe in salsa omosex.

Noi cristiani non siamo xenofobi e non odiamo nessuno, però non possiamo condividere il fatto che vengano imposte delle ideologie che offendono gravemente Dio. Noi non vogliamo che l'Europa si trasformi in gaylandia, cioè in una sorta di Sodoma del terzo millennio. Per questo motivo quando ci sono le elezioni politiche e amministrative bisogna andare a votare in massa per impedire che prevalgano i partiti progressisti. E quando parlo di progressisti non mi riferisco solo a quelli di sinistra, ma anche a quelli di centro-destra che su temi come l'omosessualità e l'aborto la pensano come i rossi.

Il progressismo è un'ideologia tirannica perché non tollera che qualcuno possa opporsi ad essa. Per esempio con le leggi sulla cosiddetta omofobia vogliono mettere il bavaglio a coloro che si oppongono al matrimonio tra omosessuali e alla possibilità per i gay di poter adottare i bambini. Addirittura non vogliono nemmeno che si leggano per strada i passi della Sacra Scrittura in cui si condanna l'omosessualità!

È necessario continuare la resistenza contro la tirannica ideologia gender, bisogna opporsi coraggiosamente all'instaurazione di un regime culturale omosessualista. Non è più solo una battaglia religiosa e morale, ma anche una battaglia di libertà. Lo stalinismo della lobby gay non deve passare!

Pensiero del giorno

Poichè l'amore soprannaturale del prossimo è anch'esso un atto d'amor di Dio, tutti i servizi che rendiamo ai nostri fratelli, vedendo in loro un riflesso delle divine perfezioni, o (...) vedendo in loro Gesù Cristo, diventano tutti atti d'amore che ci fanno avanzare verso la santità. Amare dunque Dio e il prossimo per Dio, ecco il segreto della perfezione, purchè su questa terra vi si aggiunga il sacrificio.


(Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928).

giovedì 12 ottobre 2017

Pensiero del giorno

Nulla dunque è più nobile, più importante, più utile della Teologia ascetica ben compresa.

[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

mercoledì 11 ottobre 2017

Il modernismo si combatte soprattutto coltivando la vita interiore

Ho notato che molti lettori e lettrici del blog non si limitano ad apprezzare gli aspetti esteriori della Sacra Liturgia, ma coltivano la vita interiore, sono fortemente attratti dall'ascetica, e si impegnano ad approfondire il cammino di perfezionamento spirituale. 

La Teologia Ascetica è la scienza teologica che ha come oggetto la perfezione della vita cristiana. Lo studio dell'Ascetica è necessario per i sacerdoti ed è utile per i fedeli laici. A tal proposito riporto un brano tratto dall'interessantissimo “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, scritto dallo zelante Padre Adolphe Tanquerey (1854-1932).

1° Necessità pel Sacerdote.

35.   Il sacerdote deve santificare se stesso e santificare i suoi fratelli, e per questo doppio rispetto è obbligato a studiare la scienza dei santi.

A) Il sacerdote, come dimostreremo più innanzi con S. Tommaso, è obbligato non solamente a tendere alla perfezione ma a possederla in un grado più elevato del semplice religioso. Ora la conoscenza della vita cristiana e dei mezzi che contribuiscono a perfezionarla, è normalmente necessaria per giungere alla perfezione: nil volitum quin præcognitum.

a) La conoscenza accende e stimola il desiderio. Sapere che cos'è la santità, la sua eccellenza, l'obbligo di tendervi, i suoi mirabili effetti nell'anima, la sua fecondità, è già un desiderarla. La conoscenza d'un bene tende a farcelo desiderare; non si può lungamente e attentamente contemplare un frutto delizioso senza che nasca il desiderio di gustarlo. Ora il desiderio, principalmente quando è ardente e prolungato, è già un principio d'azione: mette in moto la volontà e la spinge verso il conseguimento del bene percepito dall'intelligenza, le dà slancio ed energia per raggiungerlo, e ne sostiene gli sforzi per conquistarlo; il che è tanto più necessario in quanto che molti ostacoli s'oppongono al nostro progresso spirituale.

b) La considerazione particolare delle numerose tappe da percorrere per giungere alla perfezione, gli sforzi perseveranti fatti dai santi per trionfare delle difficoltà e avanzare continuamente verso il fine desiderato, infiamma i cuori, sostiene l'ardore in mezzo alla lotta, impedisce il rilassamento e la tiepidezza, tanto più se si considerano nello stesso tempo gli aiuti e le consolazioni che Dio tiene preparate alle anime di buona volontà.

c) Questo studio è tanto più necessario ai nostri giorni: "Viviamo infatti in un'atmosfera di dissipazione, di razionalismo, di naturalismo, di sensualismo che si insinua, anche a loro insaputa, in una moltitudine di anime cristiane, e che invade financo il santuario". I due o tre anni passati in caserma inducono i giovani chierici, specialmente quelli che non ricevettero in famiglia una educazione profondamente cristiana, a partecipare a questo tristo spirito. Ora qual è il mezzo migliore per reagire contro queste funeste tendenze del nostro tempo, se non il vivere in compagnia di Nostro Signore e dei Santi con lo studio metodico e continuato dei principii di spiritualità, che sono in opposizione diretta con la triplice concupiscenza?

B) Per la santificazione delle anime che gli sono affidate. a) Anche quando si tratta di peccatori, il sacerdote ha bisogno di conoscere l'Ascetica per insegnar loro il modo di evitare le occasioni di peccato, combattere le passioni, resistere alle tentazioni, praticare le virtù contrarie ai vizi che si debbono fuggire. È vero che la teologia morale suggerisce già brevemente queste cose, ma l'Ascetica le sintetizza e le sviluppa.

b) E poi vi sono in quasi tutte le parocchie delle anime elette che Dio chiama alla perfezione, e che, se sono ben dirette, aiuteranno il sacerdote nell'esercizio dell'apostolato con le loro preghiere, con i loro esempi, e con mille piccole industrie. In ogni caso se ne possono formare alcune tra i giovinetti del catechismo e del patronato. Ora per riuscire in quest'opera così importante, è necessario che il sacerdote sia un buon direttore, che possegga le regole tracciate dai santi e contenute nei libri di spiritualità; altrimenti non si ha nè il gusto nè la capacità richiesta per l'arte così difficile di formare le anime.

c) A più forte ragione lo studio delle vie spirituali è necessario per la direzione delle anime ferventi chiamate alla santità, e che talora s'incontrano anche nei più piccoli villaggi. Per guidarle sino all'orazione di semplicità e alla contemplazione ordinaria, bisogna conoscere non solamente l'Ascetica ma anche la Mistica sotto pena di smarrirsi e di ostacolare il progresso di queste persone. L'osservava già S. Teresa: "Per questo è necessarissimo un direttore, ma è a desiderare che abbia esperienza... La mia opinione è e sarà sempre che ogni cristiano deve, potendolo, conferire con uomini dotti; e quanto più dotti saranno, tanto meglio. Coloro che camminano per le vie dell'orazione ne hanno più bisogno degli altri; e ciò tanto più quanto più saranno spirituali... Ciò di cui io sono persuasissima è che il demonio non riuscirà mai con i suoi artifizi a sedurre una persona d'orazione che consulta i teologi, tranne che non voglia ingannarsi da sè stessa. Secondo me, il demonio paventa grandemente la scienza umile e virtuosa, perchè sa che ne sarà smascherato e che dovrà ritirarsi sconfitto". Lo stesso linguaggio tiene S. Giovanni della Croce: "Siffatti maestri spirituali (che ignorano le vie mistiche) non comprendono le anime avviate in questa contemplazione quieta e solitaria... le costringono a riprendere il cammino della meditazione e del lavoro della memoria, a fare atti interni in cui queste anime non trovano che aridità e distrazione... Che si sappia bene: colui che s'inganna per la sua ignoranza, quando il suo ministero gli impone il dovere d'acquistare le cognizioni necessarie, non sfuggirà al castigo, che sarà proporzionato al male prodotto".

Nè si dica: Se io incontrerò di queste anime, le abbandonerò allo Spirito Santo perchè le guidi Lui. Lo Spirito Santo vi risponderebbe che egli le ha affidate a voi e che voi dovete lavorare con Lui alla loro direzione. Egli può certamente dirigerle da sè; ma per evitare ogni pericolo d'illusione, vuole che questa direzione sia sottoposta all'approvazione d'un direttore visibile.

2° Utilità per i laici.

Diciamo utilità e non necessità; perchè i laici possono lasciarsi guidare da un direttore istruito e sperimentato, e non sono quindi assolutamente obbligati a studiare la Teologia ascetica. Tuttavia questo studio sarà loro utilissimo per tre ragioni principali: a) Per stimolare e tener vivo il desiderio della perfezione, come anche per dar loro una certa conoscenza della natura della vita cristiana e dei mezzi che ci aiutano a perfezionarla. Non si desidera ciò che non si conosce, ignoti nulla cupido, mentre che la lettura dei libri spirituali eccita o aumenta il desiderio sincero di praticare ciò che si è letto. Quante anime, per esempio, si sono slanciate con ardore verso la perfezione, leggendo l'Imitazione, il Combattimento spirituale, l'Introduzione alla vita devota, la Pratica di amar Gesù Cristo?

b) E anche quando si abbia una guida spirituale, la lettura d'una buona Teologia ascetica facilita e compie la direzione. Si sa meglio ciò che bisogna dire nella confessione o nella direzione; si capiscono e si ritengono meglio i consigli del direttore, quando si ritrovano in un libro che si può rileggere. Il direttore, dal canto suo, si vede dispensato dall'entrare in numerosi particolari, e si contenta, dopo alcuni avvisi sostanziali, di far leggere qualche trattato ove il diretto troverà gli schiarimenti e i compimenti necessari. Così la direzione potrà diventar più breve senza nulla perdere dei suoi vantaggi, perchè il libro continuerà e compirà l'azione del direttore.

c) Finalmente la lettura d'un trattato di vita spirituale potrà supplire, fino a un certo punto, la direzione che non si potesse ricevere per mancanza di guida spirituale o che si ricevesse raramente. La direzione, come diremo appresso, è certamente il mezzo normale per formarsi alla perfezione; quando però, per una ragione o per un'altra, non si può trovare un buon direttore, il Signore vi supplisce, e uno dei mezzi di cui si serve è appunto qualcuno di quei libri che, in modo preciso e metodico, tracciano la via da tenere per diventar perfetti.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]