Cordialiter, blog di spiritualità cristiana

I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti. (San Pio X, Lettera Apostolica “Notre charge apostolique”)

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giovedì 25 agosto 2016

Benedire Dio anche quando accadono disastri naturali

Qualche giorno fa alcune scosse di terremoto con epicentro nel centro Italia hanno seminato distruzione e morte. So che in queste regioni ci sono anche alcuni lettori del blog, spero che non abbiano subito danni.

Dio ci ama assai, se ha permesso che il terremoto devastasse alcune cittadine, lo ha fatto per il bene delle anime. C'è tanta gente che vive immersa nelle cose materiali, senza mai pensare a Dio, anzi calpestando la sua Legge. Speriamo che il terremoto abbia ricordato a costoro la fragilità della vita terrena. Nel mondo siamo solo di passaggio per breve tempo in attesa di giungere nell'eternità: inferno per chi muore in peccato mortale, paradiso per chi muore in stato di grazia. Il libro “Imitazione di Cristo” ricorda che nella vita tutto è vanità, fuorché amare e servire Dio.

Chissà, forse qualcuno durante le scosse del terremoto ha temuto di morire e ha fatto un atto di contrizione perfetta del cuore, chiedendo perdono a Dio dei propri peccati, non tanto per la paura di andare all'inferno, quanto piuttosto per aver offeso il Signore, che è infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Anche il Santo Giobbe venne colpito da gravi sciagure, ma continuò a benedire il nome del Signore e venne premiato con beni materiali e la salvezza eterna dell'anima.

E chissà, magari qualcuno, meditando sulla vanità dei beni terreni, che oggi li possiedi e domani un terremoto o la morte te li portano via, adesso sta deliberando di donare a Dio il resto della propria vita, entrando in qualche Ordine religioso fervoroso e osservante. L'ho già detto, il Signore ci ama assai, e se ha permesso che si scatenasse il terremoto, lo ha fatto per trarne un bene maggiore, ad esempio la conversione di qualche anima.

Impegno dei fedeli laici nella diffusione della Messa tradizionale


Ripubblico un'interessante lettera che tempo fa mi ha scritto un gentile lettore.


Carissimo,
                 ho letto la bella lettera aperta che hai voluto scrivermi sul tuo blog "Cordialiter". Mi fa molto piacere che il mio articolo abbia incontrato il tuo apprezzamento e ti ringrazio sentitamente per i complimenti che hai voluto rivolgermi. Il mio obiettivo, più che offrire soluzioni definitive, era aprire un dibattito, attirare l'attenzione su un argomento che mi pare troppo poco dibattuto anche fra coloro che si dicono legati alla tradizione liturgica.

A volte la buona battaglia che conduciamo ab extrinseco ci fa perdere di vista i problemi che dovremmo affrontare ab intrinseco. L'antica liturgia è stata liberalizzata e le più formidabili resistenze nei suoi confronti a poco a poco stanno cadendo. Ma siamo veramente certi, per quanto compete a noi laici, di fare il possibile perché i fedeli di oggi, specialmente coloro che sono nati dopo la riforma liturgica, siano messi nelle condizioni adatte per apprezzare la bellezza della forma straordinaria? In molti casi sappiamo che non è così. E la colpa è anche nostra. Non possiamo schermici attribuendo agli ecclesiastici ogni responsabilità. Nel mio articolo ho inteso appunto mettere in luce una serie di problemi, la cui soluzione dipende in massima parte dall'impegno del laicato. Pensare che il clero debba occuparsi di tutto non è soltanto irrealistico, è anche scorretto, poiché i fedeli hanno sempre avuto la loro parte nella celebrazione della liturgia e nell'organizzazione ecclesiastica. Bisogna guardarsi dal reagire all'attivismo oggi imperante, per cui i laici svolgono ruoli che competono ai sacerdoti, con un'inerzia meno appariscente, forse, ma non meno dannosa.

Molti sono convinti che la situazione riceverà una svolta solo in seguito ad un provvedimento della suprema autorità. Personalmente nutro qualche dubbio su questo punto. Prima del motu proprio, si pensava che la liberalizzazione dell'antica liturgia avrebbe comportato l'eliminazione di tutte le difficoltà. Abbiamo visto che non è stato così: molte cose sono migliorate, ma altrettante restano ancora da mettere a punto. Non voglio dire, naturalmente, che la parola e l'esempio del Santo Padre siano di scarsa utilità: tutt'altro! Ma dobbiamo tener conto che una parte del clero e dell'episcopato si sente in diritto di dissentire, anche pubblicamente, dal suo insegnamento; o comunque di esimersi dal portarlo ad effetto. Che cos'è, dunque, che farà la differenza, almeno nel breve periodo? L'impegno e il fervore del laicato. Guardiamo alla situazione francese: l'affermarsi dell'antica liturgia non dipende tanto dagli ecclesiastici, quanto dalla tenacia di alcuni gruppi laicali, che sono riusciti a creare comunità, associazioni, scuole, periodici legati a questa forma rituale e, più in generale, all'autentica tradizione cattolica. Certo, l'Italia non è la Francia. Sarebbe utopico pensare di poter applicare da noi, sic et simpliciter, il modello d'oltralpe. Tuttavia non possiamo non prenderne spunto per orientare il nostro modo di agire. E l'insegnamento più significativo che, a mio avviso, dobbiamo trarne è questo: la necessità che i laici, senza abusare del loro ruolo, si impegnino attivamente a favore della diffusione e della conoscenza della liturgia tradizionale, contribuendo a vincere i pregiudizi e le storture che, in cinquant'anni di propaganda contraria, sono stati diffusi sul suo conto. I provvedimenti dall'alto aiutano, ma, almeno per ora, non bastano a risolvere. Occorre quindi, come si dice, rimboccarsi le maniche e fare ciò che fin d'ora può essere fatto.

Ringraziandoti ancora per la tua lettera, ti prego di accettare l'espressione più sincera della mia stima.

In Cristo e Maria,

(lettera firmata)

Pensiero del giorno

Non est pax impiis, dicit Dominus Deus. 


(Isaia 57, 21)

mercoledì 24 agosto 2016

Certezza della morte

Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Vescovo e Dottore della Chiesa.


Statutum est hominibus semel mori (Hebr 9,27)

PUNTO I

È scritta la sentenza della morte per tutti gli uomini: sei uomo, hai da morire. Dice S. Agostino: "Cetera nostra bona et mala incerta sunt, sola mors certa est". È incerto se quel bambino che nasce, dovrà esser povero o ricco, se ha d'avere buona o cattiva sanità, se avrà da morire giovine o vecchio: tutto è incerto, ma è certo che ha da morire. Ogni nobile, ogni regnante ha da essere reciso dalla morte. E quando giunge la morte, non v'è forza che possa resistere: si resiste al fuoco, all'acqua, al ferro: si resiste alla potenza de' principi, ma non può resistersi alla morte. "Resistitur ignibus, undis, ferro: resistitur regibus; venit mors, quis ei resistit?" (S. Agostino). Narra il Belluacense che un certo re di Francia, giunto in fine della vita disse: "Ecco che io con tutta la mia potenza non posso già ottenere che la morte mi aspetti un'ora di più". Quando è venuto il termine della vita, neppure per un momento si differisce. "Constituisti terminos eius, qui praeteriri non poterunt" (Iob 14,5).

Abbiate dunque a vivere, lettor mio, tutti gli anni che sperate, ha da venire un giorno, e di quel giorno un'ora, che sarà l'ultima per voi. Per me che ora scrivo, per voi che leggete questo libretto, sta già decretato il giorno e 'l punto, nel quale né io più scriverò, né voi più leggerete: "Quis est homo, qui vivit et non videbit mortem?" (Psal 88,49). È fatta la condanna: non v'è stato mai uomo sì pazzo, che siasi lusingato di non avere a morire. Ciò ch'è succeduto a' vostri antenati, ha da succedere anche a voi. Di quanti nel principio del secolo passato viveano nella vostra patria, ecco che niuno n'è vivo. Anche i principi, i monarchi della terra han mutato paese; di loro non vi è altro qui rimasto che un mausoleo di marmo con una bella iscrizione, la quale oggi serve a noi d'insegnamento, che de' grandi del mondo altro non resta che un poco di polvere chiusa tra le pietre. Dimanda S. Bernardo: "Dic mihi, ubi sunt amatores mundi?" e risponde: "Nihil ex eis remansit, nisi cineres et vermes".

Pertanto bisogna che ci procuriamo non quella fortuna che finisce, ma quella che sarà eterna, giacché eterne sono l'anime nostre. A che servirebbe l'esser felice (se mai può darsi vera felicità in un'anima che sta senza Dio), se poi dovreste esser infelice per tutta l'eternità? Vi avete fatta già quella casa con tanta vostra soddisfazione, ma pensate che presto dovrete lasciarla e andare a marcire in una fossa. Avete ottenuta quella dignità, che vi rende superiore agli altri; ma verrà la morte, che vi renderà simile a' villani più vili della terra.

PUNTO II

"Statutum est". È certo dunque che tutti siamo condannati a morte. Tutti nasciamo, dice S. Cipriano, col capestro alla gola; e quanti passi diamo, tanto ci avviciniamo alla morte. Fratello mio, siccome voi siete stato scritto un giorno nel libro del battesimo, così avrete un giorno da essere scritto nel libro de' morti. Siccome voi nominate ora i vostri antenati, la buona memoria di mio padre, di mio zio, di mio fratello; così i posteri avran da dire anche di voi. Siccome avete più volte udito sonare a morto degli altri, così gli altri avran da sentire sonare di voi.

Ma che direste voi, se vedeste un condannato a morte che andasse al patibolo burlando, ridendo, girando gli occhi e pensando a commedie, festini e spassi? e voi ora camminate già alla morte, ed a che pensate? Guardate là in quella fossa quei vostri amici e parenti, per cui già si è eseguita la giustizia. Che spavento dà a' condannati il vedere sulla forca i compagni già appesi e morti! Guardate dunque quei cadaveri, ognun de' quali vi dice: "Mihi heri, et tibi hodie" (Eccli 38,23). Lo stesso vi dicono ancora i ritratti de' vostri parenti defunti, i loro libri di memoria, le case, i letti, le vesti da loro lasciate.

Qual pazzia maggior è dunque sapere che si ha da morire, e che dopo la morte ci ha da toccare o un'eternità di gaudi o un'eternità di pene; pensare che da quel punto dipende l'essere o eternamente felice o eternamente infelice, e poi non pensare ad aggiustare i conti e prendere tutti i mezzi per fare una buona morte? Noi compatiamo coloro che muoiono di subito, e non si trovano apparecchiati alla morte: e noi perché poi non procuriamo di stare apparecchiati, potendo anche a noi accadere lo stesso? Ma o presto o tardi, o con avviso o improvvisamente, o ci pensiamo o non ci pensiamo, abbiamo da morire; ed in ogni ora, in ogni momento ci accostiamo alla nostra forca, che sarà appunto quell'ultima infermità, che ci ha da cacciare dal mondo.

In ogni secolo le case, le piazze e le città si riempiono di gente nuova, ed i primi son portati a chiudersi ne' sepolcri. Siccome per coloro son finiti i giorni della vita, così verrà il tempo, in cui né io, né voi, né alcuno di quanti al presente viviamo, viveremo più su questa terra. "Dies formabuntur, et nemo in eis" (Salm 138,16). Saremo allora tutti nell'eternità, la quale sarà per noi un eterno giorno di delizie o un'eterna notte di tormenti. Non ci è via di mezzo; è certo, è di fede che l'una o l'altra sorte ci ha da toccare.

PUNTO III

La morte è certa. Ma oh Dio che ciò lo sanno già i cristiani, lo credono, lo vedono; e come poi tanti vivono talmente scordati della morte, come non avessero mai a morire! Se non vi fosse dopo questa vita né inferno né paradiso, potrebbero pensarci meno di quel che ora ci pensano? E perciò fanno la mala vita che fanno.

Fratello mio, se volete viver bene, procurate di vivere in questi giorni che vi restano, a vista della morte. "O mors, bonum est iudicium tuum" (Eccli 41,3). Oh come bene giudica le cose e dirige le sue azioni, chi le giudica e dirige a vista della morte! La memoria della morte fa perdere l'affetto a tutte le cose di questa terra. "Consideretur vitae terminus, et non erit in hoc mundo quid ametur", dice S. Lorenzo Giustiniani. "Omne quod in mundo est, concupiscentia carnis est, concupiscentia oculorum, et superbia vitae" (1 Io 2,16). Tutti i beni del mondo si riducono a' piaceri di senso, a robe e ad onori; ma ben disprezza tutto, chi pensa che tra poco ha da ridursi in cenere e ad esser posto sotto terra per pascolo di vermi.

Ed in fatti a vista della morte i Santi han disprezzati tutti i beni di questa terra. Perciò S. Carlo Borromeo si tenea nel tavolino un teschio di morto, per mirarlo continuamente. Il cardinal Baronio sull'anello teneasi scritto: "Memento mori". Il Ven. P. Giovenale Ancina vescovo di Saluzzo tenea scritto sopra un altro teschio di morto il motto: "Come tu sei, fui pur io: e com'io sono, sarai pur tu". Un altro santo Eremita dimandato in morte, perché stesse con tanta allegrezza, rispose: Io ho tenuto spesso avanti gli occhi la morte, e perciò ora ch'è giunta, non vedo cosa nuova.

Che pazzia sarebbe d'un viandante, se viaggiando pensasse a farsi grande in quel paese per dove passa, e non si curasse di ridursi poi a vivere miseramente in quello dove ha da stare in tutta la sua vita? E non è pazzo chi pensa a farsi felice in questo mondo, dove ha da stare pochi giorni, e si mette a rischio di farsi infelice nell'altro, dove avrà da vivere in eterno? Chi tiene una cosa aliena in prestito, poco ci pone affetto pensando che tra poco l'ha da restituire: i beni di questa terra tutti ci sono dati in prestito; è sciocchezza metterci affetto, dovendoli tra poco lasciare. La morte ci ha da spogliare di tutto. Tutti gli acquisti, e fortune di questo mondo vanno a terminare ad un'aperta di bocca, ad un funerale e ad una scesa in una fossa. La casa da voi fabbricata tra poco dovrete cederla ad altri; il sepolcro sarà l'abitazione del vostro corpo sin al giorno del giudizio, e di là dovrà poi passare al paradiso o all'inferno, dove già prima sarà andata l'anima.



[Tratto da "Apparecchio alla morte", di Sant'Alfonso Maria de Liguori]

Pensiero del giorno

Lo Spirito Santo pose nel cuore a Maria la Purezza per essenza, Gesù, che si pasce tra i gigli immacolati e che è lo Sposo dei Vergini.


(San Luigi Guanella)

martedì 23 agosto 2016

Pensiero del giorno

Le api che più si fermano sui fiori sono le più elette: le anime nostre diverranno tanto più care quanto più premurose poseranno sui fiori delle virtù della Santa Vergine.


(San Luigi Guanella)

lunedì 22 agosto 2016

Gandolfini a Bisceglie

A Bisceglie, Venerdì 26 Agosto 2016, alle ore 21:45, in Piazza Duomo, Massimo Gandolfini presenterà il suo ultimo libro "L'Italia del Family Day". Si parlerà di ideologia gender, Family Day, famiglia, unioni civili, nonché dell'attualissimo problema del referendum sulla riforma costituzionale "Renzi-Verdini".



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Avviso da Mazzè (Torino)



S. Messa cantata tradizionale
nella
XV Domenica dopo Pentecoste

Domenica 28 agosto 2016 - ore 18:30

Parrocchia dei SS. Gervasio e Protasio
Mazzè (TO)



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Pensiero del giorno

La grandezza sacerdotale non può rimanere celata, non è un brillante sepolto nella miniera, deve rifulgere innanzi a tutti nell'atteggiamento e nella vita del Sacerdote, poichè egli è la lampada posta sul candelabro ed è come città edificata sulla cima dei monti. Or come il carattere sacro lo distingue nettamente dagli altri uomini, così deve distinguerlo l'abito e la vita, ed egli deve essere rifulgente di splendori soprannaturali. Non può dire che l'esteriorità non conta nulla, nè può accomunarsi agli usi del mondo con la scusa che l'abito non fa il monaco; l'abito non lo fa ma lo rivela, e possiamo dire anche che lo aiuta internamente. Un soldato che non veste la divisa non si sente soldato; subcoscientemente si sente ancora libero cittadino, e non avverte la sua fusione al corpo militare cui appartiene come parte di un tutto inseparabile.


[Brano tratto da "Nei raggi della grandezza e della vita sacerdotale" di Dain Cohenel (pseudonimo di Don Dolindo Ruotolo)  edito nel 1940].

domenica 21 agosto 2016

Pensiero del giorno

La via della croce è quella che conduce a Dio.


(Don Bosco)

sabato 20 agosto 2016

Pensiero del giorno

Per fare del bene bisogna avere un poco di coraggio.


(Don Bosco)

venerdì 19 agosto 2016

Se in passato avessi trovato una persona che la pensava come te...

Una lettrice mi ha fatto capire che se fosse stata più giovane… mi avrebbe chiesto di sposarla.  :-)


Carissimo, grazie per l'impegno che profondi nel tuo blog: mi sembra che lo faccia per puro amore. Ho letto qualcosa e, ti dirò, che mi affascinano le esperienze delle persone che [ti scrivono] e le risposte che tu dai loro. […] Mi ha incuriosito il tuo scritto sul fidanzamento cristiano. Se tempo fa avessi trovato una persona che la pensava come te, avrei accettato l'idea del fidanzamento (uno ne ho avuto ma finì dopo 4 anni... e fu meglio così) e del matrimonio. Ora non sono più in tempo, sia per l'età [...] che per gli acciacchi [...]. Comunque ti auguro tanta buona vita con la benedizione di Gesù, il Padre e lo Spirito Santo in Maria! 

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                     ogni tanto pubblico dei post riguardanti il tema del fidanzamento e del matrimonio cristiano. In genere si tratta di brani tratti dagli scritti di Pierre Dufoyer o di qualche altro autore di retta dottrina. Personalmente sono convinto che la società in cui viviamo sia allo sbando non solo a causa della confusione dottrinale propagandata dal clero modernista, ma anche perché in molte famiglie si vive come se Dio non ci fosse. C'è tanto bisogno di famiglie veramente cristiane come quella che formarono i genitori di Santa Teresa di Lisieux. Pertanto è importante che i cattolici rimasti fedeli al Magistero perenne della Chiesa, qualora si sentano chiamati ad abbracciare lo stato di vita matrimoniale, cerchino di trovare un coniuge che desideri vivere il Vangelo in maniera profonda e coerente, e abbia il desiderio di formare una famiglia davvero cristiana, dando una buona educazione religiosa alla prole.

Ho sorriso quando ho letto che se tu da giovane avessi trovato un ragazzo che la pensava come me, probabilmente lo avresti sposato. A dir la verità ho l’impressione che molte donne abbiano una sorta di “timore” della mia visione ascetica del matrimonio, infatti diverse lettrici che inizialmente avevano manifestato il proprio interesse nei miei confronti (con qualcuna ci siamo anche incontrati di persona), successivamente si sono tirate indietro dicendomi di sentirsi ad un livello spirituale molto più basso. Ecco cosa mi ha scritto una di loro: “Caro fratello in Cristo, mi rincuora sapere che sei riuscito a comprendermi. In questo momento mi sento molto triste e a dire il vero sto anche piangendo. Credo di sentirmi un po’ in colpa per non avertelo detto prima [...]. Stavamo cercando di capire cosa il Signore voleva da noi. Sappi che, se il Signore ha scelto così, credo che sia soprattutto perché ama molto te, che Lo ricambi con un amore più grande del mio... io sono solo una povera peccatrice, con momenti di grande fervore religioso e misere cadute. Tu meriti qualcosa di meglio e te lo dico con tutto il cuore e con tutta la sincerità possibile. Tu meriti [...] una persona più coerente e forte di me. Dì una preghiera per me, ti prego, ne ho bisogno. Ricambio i tuoi saluti nei cuori di Gesù e Maria”.

La mia impressione è che inizialmente le donne nubili e cristiane siano entusiaste quando trovano un uomo che ha una visione ascetica della vita coniugale e che le rispetta sinceramente, cioè che non vuole abusare del loro corpo (tutte le persone non sposate sono tenute in coscienza a vivere in castità), mentre invece dai mondani ricevono spesso proposte immorali contrarie alla virtù della purezza. Poi, però, si lasciano prendere da una sorta di “complesso di inferiorità spirituale” che contribuisce ad indurle a tirarsi indietro. Insomma, prima mi fanno mille complimenti e si dichiarano entusiaste di avermi conosciuto, e poi mi dicono che merito di più. Anche per questo motivo ho sorriso quando ho letto la tua e-mail, infatti penso che solo una donna che ha una solida mentalità di stampo tradizionale possa “sopportare” un uomo profondamente legato alla Tradizione Cattolica. 

Comunque, anche io ho i miei difetti, quindi non rimpiangere di non avermi conosciuto quando eri una "ragazza in età da marito" (anche perché io all’epoca ero solo un bambino).  :-)

In Corde Matris,

Cordialiter

Conversione del cuore

Pubblico un'e-mail che Maristella mi ha inviato oggi.



Caro fratello in Cristo,
Il messaggio che hai pubblicato oggi mi ha molto colpita .... forse lo avevi già proposto ma allora non avevo subito trovato un attimo di tempo per provare a esprimere il mio parere. Capisco bene che ogni persona è unica e irripetibile, ognuno di noi un vero capolavoro del Signore. Così esistono situazioni simili ma sicuramente con differenze tra di loro. La conversione spesso arriva all'improvviso, in modi e tempi molto diversi da persona a persona. Anche la mia è stata così e anch'io mi trovo ad essere l'unica persona credente e praticante di famiglia. Grazie all'aiuto del mio confessore e di persone amiche che mi hanno molto aiutata nelle crisi più dure ho compreso che la mia testimonianza di fede si deve svolgere tra le mura di casa. Ho capito, attraverso queste persone il Signore mi ha parlato, che devo continuare a pregare per la conversione dei miei familiari e dei non credenti. Vorrei dire a questo ragazzo che dopo la sua conversione vorrebbe entrare in monastero che io lo capisco bene ma anche che lo esorto a chiedere consiglio a un buon padre spirituale e a pregare perché il Signore, e la nostra Mamma celeste lo aiutino a capire quale sia la strada da prendere.

Ti ringrazio di cuore per il blog e per la bellissima amicizia spirituale.

Io sono a (...) e sono molto felice di essere qui: ci sono conferenze che aiutano moltissimo la vita di fede.

Scusa se mi sono un po' dilungata.
Ti saluto nei Cuori Immacolati 

Maristella 

Un ragazzo convertitosi grazie alla Messa tridentina

Riporto la lettera di un ragazzo tornato a Dio grazie alla liturgia antica.

Salve,
          mi chiamo […], ho 28 anni e scrivo dalla [...], le scrivo perché vorrei condividere con lei ed altre persone le mie afflizioni spirituali poiché stimo molto il suo blog che è fonte di speranza per il futuro, tutte queste storie di persone che sentono la chiamata del Signore in questo particolare momento della Storia, dove si vive in totale dissoluzione , dove la vita presente ed i beni materiali rappresentano le uniche aspirazioni e consolazioni, è un vero miracolo poichè dalla mattina alla sera siamo letteralmente bombardati da messaggi materialistici e relativistici ed il frastuono e lo stress della vita moderna ci sottraggono il più delle volte dall'alzare gli occhi al cielo....

Ed è proprio questo uno degli aspetti che più mi turba...

Dopo una vita sull'orlo del baratro, nelle tenebre più assolute, senza più valori e schiavo dei vizi, fino addirittura all'arresto per risse e violenze (in ambito calcistico e non) sono giunto finalmente alla Luce, alla Verità anche se ogni giorno devo affrontare una dura lotta spirituale e ancora accade che non sempre trionfo ma ho una forte fede e sono certo che se pregherò con zelo e fervore il nostro Salvatore per mezzo di sua Madre, la Regina della Pace ne uscirò vittorioso ed in premio avrò la corona della vita eterna.

Prima di arrivare al cuore della questione vorrei premettere che sono giunto a riconoscere la vera Religione da quando ho assistito alla S. Messa in rito romano antico e mi sono quindi avvicinato al cosiddetto mondo tradizionalista, dalla profondità e bellezza di quel rito è poi nato l'interesse ad approfondire temi teologici e liturgici ed a desiderare di dedicare la mia vita alla causa della Santa Chiesa che in questo periodo di tremenda crisi ne ha tanto bisogno di anime devote alla sua causa.

Prima di tutto ciò ho conosciuto una splendida ragazza di cui mi sono innamorato e che dopo due anni ho sposato,adesso abbiamo uno splendido bambino di quasi un anno, ma io e lei abbiamo visioni del mondo ancora molto differenti e questo mi è da ostacolo per la mia vita spirituale, per la mia anima perchè non capisce quanto per me è importante e quanto dovrebbe esserlo anche per lei ... Inoltre sento molto forte il desiderio di dedicarmi sempre più alla preghiera, alla lettura di classici cristiani, alla meditazione, alle opere di carità cristiana, alla difesa della vera Religione, vorrei avere come unico pensiero la S.S. Trinità, vorrei la pace interiore che solo in Lui possiamo trovare come dice sant'Agostino, vorrei lasciare tutto e diventare un monaco in un ordine di stretta osservanza abbandonando le cose di questo mondo... ma so che ho promesso con il sacramento del matrimonio di amare e onorare mia moglie per tutto il resto della mia vita. Chiedo a lei una preghiera affinchè lo Spirito Santo mi illumini e un aiuto con le sue parole sempre illuminanti e magari qualche bravo direttore spirituale da consigliare.

Grazie

(Lettera firmata)


Carissimo fratello in Cristo,
                                            dammi pure del tu, lo preferisco. Ho ricevuto varie lettere di persone sposate che rimpiangono di non aver abbracciato la vita religiosa. Adesso la tua missione è quella del “papà”, cioè il tuo compito è di procreare dei futuri cittadini del Cielo e allevarli cristianamente.

Mi dispiace molto sapere che tua moglie ha una visione del mondo diversa dalla tua, e che ciò è di ostacolo alla tua vita spirituale. Il periodo di fidanzamento serve a conoscere il carattere e i principi morali del futuro coniuge, adesso però sei un uomo sposato, la mia speranza è che il Signore ti utilizzi come strumento di salvezza per tua moglie. Se lei si fosse sposata con un uomo ateo, materialista ed edonista, forse avrebbe fatto una brutta fine, invece è stata fortunata a prendere te come sposo; tu infatti puoi aiutarla a farla distaccare dalle cose del mondo e a farle vivere in maniera più coerente la vita cristiana. Magari potresti farle leggere qualche libro spirituale di Sant'Alfonso Maria de Liguori, i quali hanno dato la “scossa” all'anima di tante persone, convertendole e portandole a Gesù buono.

Pregherò molto volentieri per te e la tua famiglia. Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Cordibus Jesu et Mariae.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Se Maria non ci abbandona, noi saremo salvi per sempre.


(San Luigi Guanella)

giovedì 18 agosto 2016

Dal tradimento modernista al trionfo della Tradizione Cattolica


In venti secoli di storia la Chiesa Cattolica aveva dato vita a numerose e combattive milizie spirituali (Ordini Religiosi, Congregazioni, associazioni laicali, gruppi giovanili, opere missionarie, ecc.) che impiegando le armi della fede (preghiera, penitenza, apostolato, ecc.) lottavano con ardimento contro le agguerrite armate del mondo composte da laicisti, comunisti, massoni, eretici, ed altri ancora, riuscendo a portare a Cristo un gran numero di anime. I cristiani militanti erano selezionati tra il fiore della gioventù cattolica e venivano sottoposti ad un efficace addestramento ascetico che forgiava i loro cuori al combattimento spirituale, memori dell'insegnamento del Santo Giobbe: “Militia est vita hominis super terram” (Iob 7,1). 

Praticando con ardore le virtù cristiane i cattolici militanti avevano mostrato in faccia al mondo la bellezza della vita vissuta in maniera coerente col Vangelo di Nostro Signore Gesù Cristo, meritando così l'ammirazione dei buoni. Ai nemici della Chiesa non restava altro da fare che rodere dall'invidia per le nostre eroiche “truppe speciali”, che con indomito spirito guerriero battagliavano in difesa della fede. I nostri combattenti, ovunque venivano messi alla prova, lottavano con abnegazione e coraggio, riuscendo ad infliggere alle armate infernali numerose e cocenti sconfitte che non saranno mai dimenticate. 

Affinché le nostre valorose milizie spirituali potessero essere stroncate e annientate, occorreva che a un certo punto prevalessero le arti oscure dell'inganno e dell'ignominia: bande di rancorosi modernisti asserviti al nemico, mosse dal prurito delle novità e dall'odio verso la Tradizione Cattolica, imitando Giuda Iscariota tramarono senza ritegno coi nostri avversari che sul campo di battaglia non erano ancora riusciti a piegarci, e così si sottomisero alla perfida e antievangelica mentalità mondana e sottoscrissero coi seguaci del mondo il più infamante degli armistizi.

A causa del vile tradimento modernista, i valorosi combattenti si ritrovarono sconvolti e disorientati dal turbine delle novità. In breve tempo molte delle nostre belle milizie spirituali furono rese irriconoscibili e ridotte a un cumulo di macerie. Le conseguenze furono traghiche: seminari deserti, conventi abbandonati, monasteri convertiti in alberghi, confessionali rimossi, chiese dismesse, associazioni cattoliche sfigurate e deturpate, compromessi al ribasso sui “valori non negoziabili”, e tante altre cose che rattristano.

Umanamente parlando, tutto sembrava perduto. Ma la fede ci insegna che la Chiesa è immortale, perché è il Corpo Mistico di Cristo, del quale noi siamo le membra. E se in molti ambienti la Dottrina Cattolica venne vergognosamente ammainata e gettata nel fango, alto e fiero restò il vessillo di Cristo Re portato dai militanti del movimento tradizionale, i quali non vollero deporre le armi della fede e arrendersi al nemico. Decisero di restare fedeli al Redentore Divino e di continuare con spirito di sacrificio e volontà d'acciaio il combattimento spirituale per la salvezza delle anime e la maggior gloria di Dio.

Da allora sono trascorsi molti anni, e mentre la tracotante e vegliarda armata modernista continua ad assottigliare le fila ed è costretta a ripiegare da diversi fronti, il giovane e gagliardo movimento tradizionale continua ad attrarre nuove leve e ad avanzare con impeto nonostante il “fuoco di sbarramento” dei vecchi marpioni modernisti e dei loro alleati laicisti. Stiamo combattendo una battaglia spirituale aspra e faticosa, contro un nemico che, pur di rallentare l'inarrestabile avanzata del battaglione tridentino, non si fa scrupolo di usare mezzi scorretti come la menzogna e l'inganno. Ma le ostili insidie dei novatori non solo non sono riuscite a sbarrare il passo al movimento tradizionale, ma hanno contribuito a irrobustire nei militanti la determinazione a combattere virilmente la buona battaglia della fede sino a quando la perfida e tirannica eresia modernista non sarà stata debellata.

Il vasto incendio che divampa nell'orbe cattolico è la conseguenza di cinquant'anni di disastri causati dai modernisti. E mentre nel mondo infuria la battaglia spirituale contro l'accozzaglia dei nemici della Chiesa, il movimento tradizionale avanza con impavido ardimento verso nuove mete, nuove lotte, nuove vittorie, sino al preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria. 

Pensiero del giorno

In un eccesso di amore Dio creò i cieli, la terra, l’uomo; ma in un eccesso più grande creò Maria.


(San Luigi Guanella)

mercoledì 17 agosto 2016

I nemici più pericolosi della Chiesa

Pubblico l’e-mail di un lettore del blog.


Gentile [...], sono d'accordo con ciò che ha scritto in risposta ad una sua lettrice riguardo i veri pericoli per la fede cattolica. Da un lato vi sono gli islamisti che tentano di portare a termine il colpo da assestare alla moribonda civiltà occidentale con ciò che rimane - e rimane ben poco - del cristianesimo in terra europea; dall'altro, vi sono, ben agguerriti e feroci, i relativisti, i nichilisti, gli omosessualisti, i massoni, i filomarxisti, non solo ben in sella su posizioni di potere in Europa, ma dentro la Chiesa Cattolica medesima, ormai inquinata dalle idee e dottrine seminate dai figli del diavolo. Io temo di più e mi angoscia maggiormente l'attacco portato avanti da queste ultime schiere che quello sferrato dagli islamisti, poiché, nella Chiesa stessa sono annidati a tutti i livelli portatori di vari errori gravi e, soprattutto, di uno spirito falso, con cui costoro non avrebbero scrupolo di alimentare in modo scandaloso il sincretismo e la confusione perfino nel momento più sacro della vita cristiana, qual è la S. Messa. La recita di versetti del corano in alcune chiese e cattedrali cattoliche [...] sta a dimostrare il livello di confusione e infedeltà raggiunto.        

Nel ringraziarla per il lavoro prezioso al servizio del Signore, le auguro di continuare così e la saluto cordialmente.

(Lettera firmata)



Carissimo in Cristo,
                                  il grande Papa San Pio X nella monumentale enciclica “Pascendi Dominici gregis” affermò che non sono lontani dal vero coloro che considerano i modernisti i più pericolosi nemici della Chiesa Cattolica, poiché costoro seminano i loro errori all’interno di essa, con gran danno delle anime. Inoltre disse che purtroppo il modernismo non ha contagiato solo molti fedeli laici, ma anche non pochi membri del clero. In una lettera del 10 luglio 1913, questo zelantissimo Pontefice venuto dal Veneto, scrisse: «Un altro dolor piuttosto, che mi turba ed angustia, è il diffondersi spaventoso del modernismo, specialmente nel clero secolare e regolare; un modernismo teorico in pochi, ma nei più pratico, che però trascina alle medesime conseguenze del primo, all'indebolimento e alla perdita totale della fede. In questo è l'avversario terribile che affligge la Chiesa e il papa e contro il quale devono combattere i buoni per mantenere intatto il deposito della fede e salvare tante anime che corrono alla rovina». Dunque, se un santo Pontefice dice che persino tra i preti ci sono non pochi modernisti, c’è da credergli. Del resto lo vediamo tutti i giorni i gravi errori dottrinali diffusi a piene mani, basti pensare alla moda di dare la Comunione anche a coloro che vogliono continuare a commettere adulterio.

Ma i modernisti non riusciranno a demolire la Chiesa Cattolica, poiché essa non è un’istituzione umana, ma divina. Del resto, non sono riusciti a distruggere la Chiesa Nerone, Diocleziano, Napoleone, Garibaldi, Stalin, Hitler, Ceausescu, e compagnia briscola, figuriamoci se possono riuscirci i modernisti, i quali ormai hanno un’età media elevata e prima o poi dovranno farsi da parte. Invece il “popolo della Tradizione” è composto principalmente da giovani gagliardi e battaglieri che con intrepido coraggio e indomito valore stanno lottando come leoni arditi contro la “sintesi di tutte le eresie”, usando le armi della fede (preghiera, penitenza, apostolato, eccetera).

Non ci rimane che stringere i denti e tenere duro fino alla vittoria. Maggiori saranno state le avversità, più bello sarà il trionfo. Ad majorem Dei gloriam!

In Corde Matris,

Cordialiter

Pensiero del giorno

Il diavolo ha paura della gente allegra.


(Don Bosco)

martedì 16 agosto 2016

La pastorale non è l’arte del compromesso

Riporto alcuni brani di un interessante resoconto di un colloquio pubblicato nel 1970 sulla rivista genovese «Renovatio» (n. VI), tra un redattore e il Cardinale Giuseppe Siri. Quando si leggono gli scritti del compianto Arcivescovo di Genova ci si sente "confermati nella fede". Sarebbe splendido se tutti gli ecclesiastici parlassero chiaramente come parlava lui!


RENOVATIO — Esiste, secondo V. E., un rapporto tra la situazione presente della società umana nel suo complesso e quella della Chiesa? Vi è un rapporto tra le difficoltà presenti della religione e quelle dell’umanità? 

SIRI — Come sarebbe possibile diversamente? La Chiesa non vive separata dal suo tempo e dal suo mondo. Le difficoltà che l’uomo sperimenta oggi a vivere da uomo si ripercuotono nella difficoltà che il cristiano incontra a vivere da cristiano. Il mondo odierno vive della conquista della materia: anche se la scienza gli rivela che la sapienza e la potenza dell’ordine creato superano da ogni parte la capacità di previsione della ragione, l’uomo si trova però chiuso nella struttura mondana che egli si è costruito. L’uomo ha scoperto di poter conquistare la materia, di poterla rendere strumento della sua volontà: ciò gli ha tolto il senso di una superiore prudenza e ha fatto della conquista del mondo il saccheggio del mondo, la perdita della realtà umana più profonda: lo spirito. La spirito è pietra angolare dell’uomo e del mondo: pure esso è la pietra che i costruttori della nostra società presente hanno voluto dimenticare e respingere. Siamo giunti così in un mondo in cui la persona umana non ha valore perché l’uomo non ha più significato, e non è più considerato l‘immagine di Dio. Quando gli uomini fecero le loro prime scoperte, vi fu un senso di superbia e di assoluto predominio dell’uomo sul mondo: è ciò che ci viene narrato nel racconto della torre di Babele, una visione profonda della dialettica della civiltà. Dio confuse allora le lingue. Ma oggi le menti stesse degli uomini sono confuse. L’ora del massimo della potenza è l’ora oscura, in cui la sapienza mondana non sa che prefigurare la crisi definitiva dell’umanità. Ma i cristiani sono figli della speranza. 

RENOVATIO — Ogni realtà mondana è giustificata da quelle che san Paolo chiama le filosofie di questo mondo. Quali sono le filosofie dell’attuale potere mondano? 

SIRI — La prima e fondamentale dottrina del potere di questo mondo è l’affermazione: non c’è verità. Sant’Agostino diceva che la differenza tra la civitas mundi e la civitas Dei è che la prima ha mille opinioni, la seconda una sola verità. [...]

RENOVATIO — Possiamo dire che esiste una tecnica per sostituire alla verità l’opinione, per porre il gusto dell’opinabile al posto del desiderio del vero? 

SIRI — Tale tecnica esiste ed è collaudatissima: basta dare un’occhiata all’attuale pubblicistica religiosa, letteraria, filosofica. Si tratta di esprimere opinioni così cautamente formulate che non si possa capire qual è la tesi dell’autore: o meglio ancora: in modo che dottrine intellettualmente contraddittorie vengano giustapposte l’un l’altra, come se fossero tra di loro compatibili. Ritorniamo allo slogan della morte di Dio. Se si dicesse negazione di Dio, tutti capirebbero. Ma ci troviamo di fronte a un’operazione molto sofisticata, che vuol dare l’impressione di salvare la più distillata e preziosa quintessenza dell’idea di Dio pur nella sua «identificazione» con la realtà profonda dell’uomo. Prendiamo un’altra frase famosa: «Quando Dio vuole essere non Dio, l’uomo nasce». Cosa vuol dire questa frase di un leader massimo delle attuali opinioni teologiche? Rigorosamente parlando, nulla. Essa certo non vale l’espressione dell’uomo «immagine di Dio». Ma dà l’impressione di nascondere qualche misterioso segreto sui rapporti tra divino ed umano che la dottrina della creazione sembra tenere velato e inespresso. Abbiamo scelto esempi di livello sofisticato. Ma poi potremmo continuare con questa teologia piena di aria fritta. È una manipolazione del linguaggio in modo che si alluda ad eldoradi nascosti del pensiero invece di esprimere chiari e distinti concetti. [...]

RENOVATIO — V.E. ha detto altre volte del problema della salute mentale come di un problema dell’uomo d’oggi. 

SIRI — Certo: perché il disordine dello spirito diviene immediatamente il disordine della psiche e dei nervi. È curioso che a tanto materialismo corrisponda una singolare indisponibilità a valutare le conseguenze neurologiche del disordine spirituale. Proprio della parte più nobile dell’uomo è di risentire per primo che le tenebre sono la morte, sono la decadenza della vita. Sarebbe curioso cercare le ragioni che inducono a dimenticare le precise statistiche, nei Paesi che le fanno, sulle dimensioni della crisi mentale. Non è questa la civiltà del tranquillante e dello psichiatra? Non si vuole riconoscere il rapporto tra disordine spirituale e disordine psichico e nervoso. Perché? Forse in nome del materialismo? No: vi è piuttosto qui la congiura del silenzio verso un problema imbarazzante. 

[...]

RENOVATIO — Ma la Chiesa parla oggi all’uomo della croce che è vita e liberta? 

SIRI — La Chiesa, sì: se qualcuno si avvicina ai beni divini che la Chiesa indefettibilmente custodisce, trova parole di vita eterna. Ma tanti cristiani sono coinvolti nella crisi stessa dell’umanità, sono portati ad adorare anch’essi l’idolo dell’uomo senza profondità: da destra e da sinistra, in nome del benessere o in quello della rivoluzione. Nella nostra stessa vita ecclesiastica si lamentano talvolta fenomeni paralleli a quelli della vita sociale nel suo complesso. La dittatura dell’opinione in cui viviamo si ripercuote anche nella vita ecclesiastica. Un’editoria pronta soltanto a sollecitare il fantastico, l’inaudito, l’irreale, a criticare il passato perché passato e a prevedere un futuro di sole luci, di totali vittorie dell’umanità, obbedendo in ciò alla legge della imposizione del prodotto, della ricerca del consumatore, cioè a motivi di lucro, è oggi una delle piaghe anche nella Chiesa. Oggi, ogni teologo che passi per iconoclasta, liberatore, innovatore, è subito captato da un’editoria compiacente, che diffonde per tutti i canali dei mezzi di massa questo dissenso confortevole, questa iconoclastia per amor del comodo e del successo. Il divismo di teologi, di scrittori, di figure della protesta: ecco un dolore, una sofferenza per la Chiesa di oggi: coloro che denigrano il passato della Chiesa per affermare che è proprio dal rinnegamento di esso che la Chiesa riemergerà più autentica. 

RENOVATIO — Per qualificare il tipo di errori oggi correnti si è ricorso a due paragoni: al modernismo e alla gnosi. Si è parlato anche di «protestantizzazione». «Renovatio» ha preferito il termine gnosi per indicare la separazione delle verità naturali (e veterotestamentarie) da quelle evangeliche. Il dire, per esempio, che non esiste legge naturale, che i limiti e le pene che l’ordine presente impone non risalgono a Dio, il negare la pena e la sanzione divina al peccato umano sono tesi che oggi costituiscono il sottofondo, sempre più esplicitamente espresso, di tanta letteratura teologica. Ciò ci pare una nuova gnosi. 

SIRI — Comprendo benissimo le ragioni di questa espressione: e credo che si possa legittimamente qualificare di gnosi il complesso di errori oggi ricorrenti visti nella loro sistematicità. Ma credete voi che i più sappiano il significato di quello che dicono? Questo è il terribile: che non sanno quello che dicono. Ciò che viene scelto spesso lo è non per un motivo razionale (sarebbe ancora una affermazione di verità), ma unicamente per conformismo al mondo. La potenza mondana ha una sua filosofia: e i teologi del giorno che passa accettano di tradurre le opinioni del tempo in linguaggio teologico, non perché accettino una dottrina come tale, ma soltanto perché accettano le dottrine che piacciono alle potenze di questo mondo. La gravità di questo tempo rispetto agli altri è questo: che non si tratta più di contrasto tra verità ed errore, ma tra verità e non verità, tra ordine della verità e dittatura dell’opinione. Gli uomini si ritengono liberi: è questa loro opinione, di essere liberi perché è scritto nei testi giuridici, il massimo momento e manifestazione della loro servitù. In realtà molti vivono sotto una dittatura: la dittatura dell’opinione. 

RENOVATIO — Anche la Chiesa è sotto una dittatura dell’opinione? 

SIRI — La Chiesa, no; ma molti che sono nella Chiesa, sì. La Chiesa non può mai essere violentata nella sua libertà senza che lo Spirito Santo susciti potenti reazioni. A un livello notevolmente diverso e più particolare, possiamo considerare i pontificati diversi e talvolta reattivi tra di loro. Nella diversità, Dio fa l’unità. La bufera che si scatenò attorno al Concilio non fu voluta da papa Giovanni, che ne soffrì profondamente; ne sono personale testimone. [...]

RENOVATIO — Possiamo riassumere così la visione che V.E. ha della crisi della società umana cosi come della presente situazione ecclesiale: vi è una realtà umana che i mezzi di comunicazione di massa non dominano, vi è una vita cristiana che la dottrina dell’opinione non corrompe? 

SIRI — La realtà che conta è sempre la realtà profonda, quella che la dittatura dell’opinione nega perché non riesce ad afferrarla. La presente situazione della Chiesa è una delle più gravi della sua storia, perché questa volta non è la persecuzione esteriore a impugnarla, ma la perversione dall’interno. Più grave. Ma le porte dell’inferno non prevarranno. 

RENOVATIO — Tuttavia vi sono mezzi e provvedimenti che possono essere oggetto di desiderio dei fedeli: può indicarne V.E. eventualmente qualcuno? 

SIRI — La cosa più urgente è restaurare nella Chiesa la distinzione tra verità ed errore. Talvolta sembra riecheggiare come dominante il dibattito teologico la domanda di Pilato: che cos’è la verità? Occorrono atti che sfatino la legittimità della dittatura dell’opinione, questo terribile potere di fatto che limita e coarta il potere di diritto. Siamo al punto in cui qualunque esercizio dell’autorità ecclesiastica e considerato abuso nei confronti della libertà. Come se l’autorità fosse la negazione della libertà! Mille poteri illegittimi coartano ben più gravemente e ben più sistematicamente la coscienza e la libertà delle persone sul piano immediato, mentre sul piano più profondo le separano dalla verità, espressa nelle fonti della Rivelazione e nel Magistero. lo spero che le giuste e autorevoli distinzioni verranno.

RENOVATIO — Quando si parla di un ritorno ad una condanna formale di proposizioni, si dice che ciò non è conforme alla natura pastorale dell’autorità nella Chiesa. E si dice anche che ciò potrebbe dar luogo a scismi. 

SIRI — La pastorale non è l’arte del compromesso e del cedimento: è l’arte della cura delle anime nella verità. Quando questo è stato detto tutti hanno capito: anche, e soprattutto, quelli che hanno deformato o criticato. Il linguaggio del buon pastore è all’opposto di quello che dicono alcuni teologi del momento. Non credo a possibilità scismatiche. Coloro che usano della loro funzione ecclesiastica per sovvertire la Chiesa contano, in realtà, innanzi agli occhi del mondo solo perché esiste quella Chiesa che essi intendono demolire in nome della «Chiesa futura umanità». Poi ci sono tanti segni, soprattutto fuori d’Europa, che indicano che i demolitori della Chiesa hanno fatto il loro tempo. [...]

RENOVATIO — La liturgia stessa è oggi oggetto di contestazione e di negazione: basti pensare alla underground Church, alla messa senza paramenti, a vari aspetti che tendono a diminuire il carattere sacrale e sacrificale del culto cristiano. Sacro e sacrificio sono parole esorcizzate da molti. 

SIRI — Vi sono questi aspetti più gravi, che sono la conseguenza, sul piano liturgico, di radicali errori dottrinali. Si faccia della liturgia, ma della liturgia non si facciano deformazioni abusive. Oggi si rivelano pericolose perdite nell’essenziale. Il sacro non è soltanto il rito: è la presenza nel rito della realtà significata. Quando si mitizza il rito, si perde il senso della sostanza che contiene. Non ci si meravigli poi che l’Eucarestia divenga per taluni una semplice festa dell’unità umana, in cui Dio è semplicemente spettatore. Qui, siamo non alla eresia, ma alla apostasia. 

[...]

RENOVATIO — V.E. vede segni autentici di un rinnovamento della Chiesa? 

SIRI — Noi siamo in un tempo di prova: e nei tempi di prova è più facile vedere la tenebra che la luce. Ma la luce è presente: la potenza stessa della tenebra è un mezzo di purificazione perché siamo fatti più capaci di vedere la luce. Le tenebre non possono vincerla. Noi sappiamo che il Signore conduce le cose in bene: ed usa le sofferenze e gli stessi peccati degli uomini perché ne risulti un bene più grande. Quando cento anni fa cadde il potere temporale, il Papa sembrò prigioniero. «La fine del papato», strillavano i modesti mezzi di comunicazione sociale d’allora. Stava invece per cominciare una grande stagione del papato. E la stessa perdita del potere temporale vi contribuì. Non che noi dobbiamo salutare i politici di allora come dei liberatori della Chiesa: è che Dio usa delle opere di tutti per il bene del suo popolo, che è il bene di tutta l’umanità. Sarà così anche domani: delle nostre difficoltà, si considererà soltanto la luce. La nostra umana debolezza, l’isolamento, il senso di sconfitta apparirà cambiato dalla potenza di Dio, in segno della gloria della sua città. È nella luce della croce del Signore che la notte diviene luminosa. Non sono un pessimista, solo rilevo che il tempo si è fatto scuro perché l’ombra del culto delle cose materiali si stende sul mondo. Ho sempre notato che in genere gli errori teologici derivano da inquinamenti marxisti. È una storia lunga. Ma finora non ho trovato sulla mia strada uomini cosi puri nella fede come quelli che hanno esperimentato nella vita quella teoria. Sono stati vaccinati.

Risposta a Chantal

Ieri Chantal mi ha inviato un messaggio audio al quale rispondo sul blog.


Carissima in Cristo, 
                                     sono contento che usi il velo e fai la Comunione in ginocchio anche quando ti capita di assistere al Novus Ordo (è anche un buon esempio per il prossimo, visto che oggi molti non credono più nella Presenza Reale). L'unico problema è che ci sono dei preti modernisti che fanno storie se un fedele si inginocchia.

Mi fa piacere sapere che avete cantato "ad una sola voce" la Salve Regina. In questo modo, anche se eravate di diverse nazionalità, avete potuto cantare insieme. Non pensavo che la “Salve Regina” in gregoriano fosse conosciuta da tanti fedeli che frequentano solo il "Novus Ordo", immaginavo che fosse roba per fedeli "more antiquo". :-)

Ho recitato il Rosario secondo l’intenzione del Cardinale Burke, ossia in riparazione dei sacrilegi fatti in America dai satanisti in sfregio della solennità dell’Assunta. Che Dio li converta!

Per quanto riguarda il tuo timore dell’ISIS, devo dirti che anche altre lettrici mi hanno manifestato la stessa preoccupazione; i maschi invece sembrano meno preoccupati. A dir la verità, anche io non ho paura degli islamisti, al massimo possono uccidermi “in odium fidei”. Che onore morire a causa della fede in Cristo! Sant’Antonio ardeva dal desiderio di essere martirizzato dai seguaci di Maometto!

No, non sono i jihadisti a farmi paura (del resto stanno perdendo terreno in Siria, Irak e Libia, figuriamoci se riescono ad invadere l’Italia), mi preoccupano maggiormente i laicisti, gli omosessualisti, i massoni, i modernisti, e i progressisti di tutte le risme che stanno uccidendo innumerevoli anime allontanandole da Dio, trascinandole al peccato, e poi facendole precipitare all’inferno. Sì, sono molto più preoccupato degli errori morali diffusi dai modernisti (pensiamo ad esempio ai rapporti prematrimoniali e a quelli tra divorziati risposati, alla contraccezione, ai matrimoni gay, all’abominevole crimine dell’aborto, agli uteri in affitto, e a tante altre cose immorali “scusate” dai nemici di Cristo) che stanno causando una strage di anime.

Ho sorriso quando mi hai detto che la prima cosa che fai quando ti svegli la mattina è… leggere il blog, perché ti è fonte di ispirazione per tutta la giornata. In effetti il mio scopo non è tanto quello di dare le notizie, quanto piuttosto quello di edificare le anime. Per questo motivo amo pubblicare spesso citazioni tratte da scritti di autori di retta dottrina che incitano le anime a praticare con fervore le virtù cristiane e ad amare Dio con tutto il cuore, disprezzando le vanità del mondo che passano velocemente. “O quam cito transit gloria mundi!”, ci ricorda il devoto autore del “De imitatione Christi”.  

La principale differenza tra noi e i modernisti è che loro hanno una visione immanentista (“poco soprannaturale”) della vita, sembrano come i comunisti, i quali vorrebbero costruire il paradiso su questa terra. Noi sappiamo bene che in questa valle di lacrime siamo solo di passaggio per breve tempo, e che la nostra vera Patria è nel Cielo. Certamente anche noi ci battiamo per la giustizia sociale e per migliorare le condizioni di vita dei popoli, ma sappiamo bene che il nostro obiettivo principale deve essere di salvarci l’anima e che il fine ultimo della nostra esistenza è Dio, non il mondo. 

In Corde Regis,

Cordialiter 

Pensiero del giorno

E' ozioso chi pensa a cose non necessarie.


(Don Bosco)

lunedì 15 agosto 2016

Festa dell'Assunta, 1923

Il 15 agosto 1923, a sera, la Madonna si manifestò a Josefa Menendez in tutta la sua bellezza. Nel giorno sacro al miste­ro della sua Assunzione, la Madre Cele­ste volle rallegrare la sua diletta devota. Estasiata davanti alla bellezza della Madonna, Josefa esclamò: Madre mia, com'è bello questo giorno! Tutto il mon­do esulta a ricordare il vostro ingresso in Cielo!

- Sì, rispose Maria, proprio in questo giorno la gioia piena e perfetta è comin­ciata per me, poiché durante la mia vita l'anima mia fu trafitta da una spada.

- Ma soffriste sempre in vita? La pre­senza del Bambino Gesù, così piccolo e bello, non era per Voi una immensa con­solazione?

- Figlia mia, ascolta! Sin dalla mia infanzia ebbi conoscenza delle cose di­vine; così che quando l'Arcangelo mi an­nunziò il mistero dell'Incarnazione e mi vidi scelta per Madre del Salvatore degli uomini, il mio cuore fu sommerso in un torrente di amarezza, perché sapevo tutto quello che il tenero e Divino Bambino do­veva soffrire; e la profezia del vecchio Simeone non fece che confermare le mie angosce materne.

Tu puoi quindi figurarti quali doveva­no essere i sentimenti nel contemplare le attrattive del mio Figlio, il suo corpo, che sapevo doveva essere un giorno così crudelmente maltrattato.

Io baciavo quelle mani e mi sembrava che le mie labbra s'impregnassero già di sangue. Baciavo i suoi piedi e li con­templavo già confitti alla Croce. E quan­do Egli fece i primi passi e mi corse incontro con le braccia aperte, non potei trattenere le lacrime al pensiero di quelle braccia stese sulla Croce.

Quando giunse all'adolescenza, apparve in Lui un tale assieme di grazia affasci­nante che non lo si poteva contemplare senza restarne rapiti! Solo il mio cuore di Madre si stringeva al pensiero dei tor­menti, di cui in anticipo provavo la riper­cussione.

Dopo la lontananza dei tre anni della vita apostolica, le ore della sua Passione e Morte furono per me il più terribile dei martiri.

Quando il terzo giorno lo vidi risusci­tato e glorioso, certo la prova cambiò aspetto, poiché Egli non poteva più sof­frire. Ma quanto dolorosa doveva essere la separazione da Lui! Che lungo esilo per me quando Gesù salì al Cielo! Come sospiravo l'istante della eterna unione!

Sull'entrare del mio sessantatreesimo anno, l'anima mia passò come un lampo dalla terra al Cielo. Dopo tre giorni gli Angeli raccolsero la mia salma e la tra­sportarono in trionfo di giubilo per riunir­la all'anima. Quale ammirazione, quale a­dorazione e dolcezza, quando i miei occhi videro per la prima volta nella sua gloria e nella sua maestà il mio Figlio e mio Dio, in mezzo alle schiere angeliche!

Che dire poi, figlia mia, dello stupore che m'invase alla vista della mia estrema bassezza, che veniva coronata da tanti doni e circondata da tante acclamazio­ni?... Non più tristezza ormai, non più ombra alcuna! Tutto è dolcezza, gloria, amore! -

A questo punto la Madonna tacque un istante, immersa nel magnifico ricordo del suo ingresso in Cielo; poi continuò:

- Tutto passa, figlia mia, e la beati­tudine non ha fine. Soffri ed ama! ... Coraggio! ... L'inverno della vita è bre­ve e la primavera sarà eterna! - Ciò detto, la Madonna sparì.

Ecco come la Vergine Celeste premia e consola certe anime che sanno onorarla e come gode che sia ricordato il giorno del suo ingresso in Paradiso!


[Brano tratto da "Vera devozione a Maria", di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Can. Carciotto Vic. Gen., Catania 13 maggio 1952].

Pensiero del giorno - Amiamo Maria, amiamola come figli!

Maria è assai più grande di quello che noi possiamo supporre […]. Amiamo Maria, amiamola come figli, ed essa ci farà santi, poiché nella sua materna bontà ha preso l'impegno di lavare tutte le nostre miserie. Il mezzo fondamentale per essere perfetti è la devozione a Maria; tutti gli altri tesori della grazia ne sono la conseguenza, perché ci vengono da Lei. Essa ci donò Gesù Cristo, Essa ce lo dona continuamente, poiché Dio non ha mutata la via provvidenziale che seguì per redimerci. Dedichiamoci a Maria, e non temiamo di esagerare dandoci a Lei, poiché in Lei è la maternità di Dio, ed in Lei noi troviamo Dio solo. Il giorno nel quale le anime si daranno a Maria veramente, sarà il giorno della più bella fioritura di Santi, poiché in quel Cuore materno è il calore vitale della grazia divina che fa germinare anche gli sterpi inariditi.


[Brano tratto da "La Sacra Scrittura", vol. V, di don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa].

Assumpta est

Pronuntiamus, declaramus et definimus divinitus revelatum dogma esse: Immaculatam Deiparam semper Virginem Mariam, expleto terrestris vitae cursu, fuisse corpore et anima ad caelestem gloriam assumptam.

(Pio XII, Costituzione apostolica "Munificentissimus Deus")

domenica 14 agosto 2016

Formare una famiglia cristiana

Pubblico un breve messaggio che poco fa Maristella mi ha inviato su whatsapp mentre trascorre le vacanze in una località montana.


Caro fratello in Cristo,
stasera e domani pregherò in modo speciale per il lettore che si sposa. (...).

Fai molto bene a sottolineare come anche il pensiero di formare una famiglia debba essere frutto di un serio discernimento. Purtroppo nel nostro mondo pochissime persone lo fanno! Sembra che, una volta giunti all'età adulta, sia quasi "automatico" formare una famiglia e non ci si dedica a questo cammino di discernimento. Così si prendono cantonate clamorose...

Poi con il passare degli anni il carattere si modifica; occorre veramente una Grazia immensa e divina per poter resistere agli urti della vita.

Maristella


Cara sorella in Cristo,
se la nostra società è allo sfascio è anche perché sono diventate poche le famiglie in cui si vive in maniera fervorosa la vita cristiana, senza fare compromessi al ribasso con la mentalità mondana.

Continuerò volentieri a pubblicare post sul tema del matrimonio cristiano, anche riportando delle citazioni tratte dagli scritti di autori di retta dottrina. In questo modo spero di aiutare soprattutto coloro che stanno "selezionando" la persona giusta da sposare. Un conto è avere un coniuge davvero cristiano, altro conto è averne uno che vive come se Dio non ci fosse.

In Corde Matris,

Cordialiter

Il Pontificale è come il "Codice sacerdotale"

Di Padre Adophe Tanquerey (1854 - 1932).


Sarebbe facile dimostrare che i Padri, commentando il Vangelo e le Epistole, svolsero e determinarono questi insegnamenti; potremmo anzi aggiungere che scrissero Lettere e Trattati intieri sulla dignità e santità del sacerdozio. Ma, per non dilungarci di troppo, staremo paghi a citare l'autorità del Pontificale che è come il Codice sacerdotale della Nuova legge e contiene il compendio di ciò che la Chiesa Cattolica vuole dai suoi ministri. Questa semplice esposizione mostrerà quale alto grado di perfezione si richiede dagli Ordinandi e a più forte ragione dai sacerdoti che esercitano il ministero.

1° Dal giovane tonsurato la Chiesa richiede il totale distacco da tutto ciò che è di ostacolo all'amor di Dio, e l'intima unione con Nostro Signore, per combattere le inclinazioni dell'uomo vecchio e rivestirsi delle disposizioni dell'uomo nuovo. Il Dominus pars, che deve recitare ogni giorno, gli rammenta che Dio e Dio solo è la sua porzione e la sua eredità e che tutto ciò che non si riferisce a Dio dev'essere calpestato. L'Induat me gli dice che la vita è un combattimento, una lotta contro le inclinazioni della guasta natura, uno sforzo per coltivare le virtù soprannaturali piantateci nell'anima nel giorno del battesimo. Gli viene così proposto fin da principio come scopo l'amor di Dio, come mezzo il sacrificio, con l'obbligo di perfezionare queste due disposizioni per potersi avanzare nel chiericato.

2° Con gli Ordini Minori, il chierico riceve un doppio potere, uno sul corpo eucaristico di Gesù, l'altro sul suo corpo mistico, cioè sulle anime; e da lui si richiede, oltre il distacco, un doppio amore, l'amore del Dio del tabernacolo, e l'amor delle anime, che suppongono entrambi il sacrificio.

Quindi, come ostiario, si distacca dalle occupazioni domestiche per diventare il custode ufficiale della casa di Dio e per invigilare sulla decenza del luogo santo e delle sacre suppellettili. Lettore, si distacca dagli studi profani per darsi alla lettura dei Libri santi da cui attingere quella dottrina che l'aiuterà a santificare sè e gli altri. Esorcista, si distacca dal peccato e dai suoi residui per sottrarsi più sicuramente al dominio del demonio. Accolito, si distacca dai piaceri sensuali per praticare già quella purità che è richiesta dal servizio degli altari. Si rinvigorisce nello stesso tempo il suo amore per Dio: ama il Dio del tabernacolo di cui è il custode, ama il Verbo nascosto sotto la corteccia della lettura nella Sacra Scrittura, ama Colui che impera agli spiriti malvagi, ama Colui che s'immola sugli altari. E quest'amore fiorisce in zelo: ama le anime che gode di portare a Dio con la parola e con l'esempio, di edificare con le virtù, di purificare con gli esorcismi, di santificare con la parte che prende nel Santo Scarifizio. S'avanza così a poco a poco verso la perfezione.

3° Il suddiacono, consacrandosi definitivamente a Dio, s'immola per suo amore, preludendo così, come già fece la SS. Vergine, a quel più nobile sacrifizio che offrirà più tardi al Santo Altare: præludit meliori quam mox offeret hostiam. Immola il corpo col voto di continenza, l'anima con l'obbligo di recitare ogni giorno la pubblica preghiera. La continenza suppone la mortificazione dei sensi interni ed esterni, della mente e del cuore, la recita dell'ufficio richiede lo spirito di raccoglimento e di preghiera, lo sforzo perseverante per vivere unito a Dio. L'uno e l'altro dovere non si può fedelmente adempiere senza un ardente amore a Dio, che solo gli può proteggere il cuore contro le lusinghe dell'amor sensibile e aprirgli l'anima alla preghiera col raccoglimento interno. Sacrifizio ed amore richiede dunque per sempre la Chiesa dal suddiacono. Sacrificio più profondo di quello praticato fin allora, perchè la pratica della continenza per tutta la vita esige in certi giorni sforzi eroici e abitualmente poi un assiduo spirito di vigilanza, d'umile diffidenza di sè e di mortificazione; sacrificio irrevocabile: "Quod si hunc Ordinem susceperitis, amplius non licebit a proposito resilire, sed Deo, cui servire regnare est, perpetuo famulari". E perchè questo sacrificio sia possibile e durevole, bisogna mettervi di molta carità: soltanto l'intenso amore di Dio e delle anime può preservare dall'amore profano, può far gustare le dolcezze dell'assidua preghiera, rivolgendo i pensieri e gli affetti verso Colui che solo può appagarli. Quindi il Pontefice invoca su di lui i doni dello Spirito Santo perchè possa adempire gli austeri doveri che gli sono imposti.

4° Dai diaconi, che diventano i cooperatori del sacerdote nell'offerta del S. Sacrifizio, "comministri et cooperatores estis corporis et sanguinis Domini", il Pontificale richiede una purità ancor più perfetta: "Estote nitidi, mundi, puri, casti". E avendo essi il diritto di predicare il Vangelo, si vuol da loro che lo predichino più con l'esempio che con la bocca: "curate ut quibus Evangelium ore annuntiatis, vivis operibus exponatis". La loro vita deve quindi essere una traduzione vivente del Vangelo, e perciò una costante imitazione di Nostro Signore. Onde il Pontefice, pregando perchè lo Spirito Santo discenda sopra di loro con tutti i suoi doni, specialmente con quello della fortezza, rivolge a Dio questa bella preghiera: "Abundet in eis totius forma virtutis, auctoritas modesta, pudor constans, innocentiæ puritas, et spiritualis observantia disciplinæ". Non è questo un chiedere per loro la pratica delle virtù che conducono alla santità? Infatti nella preghiera finale il vescovo domanda che siano ornati di tutte le virtù "virtutibus universis... instructi".

5° Eppure esige ancora qualche cosa di più dal sacerdote. Offrendo il santo sacrifizio della messa, è necessario che il sacerdote sia insieme vittima e sacrificatore; e lo sarà immolando le sue passioni: "Agnoscite quod agitis; imitamini quod tractatis; quatenus mortis dominicæ mysterium celebrantes, mortificare membra vestra a vitiis et concupiscentiis omnibus procuretis"; lo sarà rinnovando continuamente in sè lo spirito di santità: "innova in visceribus eorum spiritum sanctitatis". A tal fine mediterà giorno e notte la legge di Dio, per insegnarla agli altri e praticarla egli stesso e dare così l'esempio di tutte le cristiane virtù; ut in lege tua die ac nocte meditantes, quod legerint, credant; quod crediderint, doceant; quod docuerint, imitentur; justitiam, constantiam, misericordiam, fortitudinem, ceterasque virtutes in se ostendant". E dovendosi pure spendere per le anime, praticherà la carità fraterna sotto forma di dedizione: "accipe vestem sacerdotalem per quam caritas intelligitur"; come S. Paolo, si spenderà intieramente per le anime: "omnia impendam et superimpendar ipse pro animabus vestris". Il che del resto deriva pure dagli uffici sacerdotali che ora esporremo.

Così dunque ad ogni nuova tappa verso il sacerdozio, il Pontificale richiede sempre maggior virtù, maggior amore, maggior sacrificio; giunto poi al sacerdozio, vuole senz'altro la santità, come dice S. Tommaso, affinchè il sacerdote possa offrir degnamente il santo sacrificio e santificare le anime che gli sono affidate. L'Ordinando è libero di andare avanti o no; ma se riceve gli ordini, è chiaro che accetta le condizioni così esplicitamente fissate dal Pontefice, vale a dire l'obbligo di tendere alla perfezione, obbligo che non solo non viene diminuito dall'esercizio del santo ministero ma diventa anzi più urgente come dimostreremo.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]