Cordialiter, blog di spiritualità cristiana

I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti. (San Pio X, Lettera Apostolica “Notre charge apostolique”)

Visualizzazioni totali


Per contattarmi potete scrivere all'indirizzo: cordialiter@gmail.com
_______________________________
Se il blog ti piace e desideri aiutarmi affinché io possa dedicare il tempo necessario per continuare ad aggiornarlo ogni giorno e rispondere alle numerose e-mail dei lettori, puoi inviare un contributo libero. Per info: clicca qui.

domenica 25 settembre 2016

Satana ha paura della Tradizione Cattolica

Qualche anno fa è andata in onda un'interessante trasmissione radiofonica condotta da Padre Gabriele Amorth (1925-2016). Vorrei segnalare tre cose emerse dalla trasmissione:

- Padre Amorth (uno dei più stimati esorcisti del mondo) ha affermato che le preghiere in latino sono più efficaci contro il demonio. Certo, è solo un'opinione personale, ma appartiene ad un sacerdote che ha decenni di esperienza.

- Il diavolo ha paura del canto gregoriano. Ora capisco perché lo ha fatto quasi sparire dalle parrocchie! In effetti questi antichi canti sacri sono dei potentissimi strumenti di edificazione spirituale, che procurano un gran bene alle anime. Sono i canti della Chiesa di sempre, e quando satana li sente riecheggiare è come se prendesse bastonate sulle corna.

- Terza “perla” da segnalare è una riflessione sugli ossessi. Padre Amorth ha detto che ci sono meno problemi con gli ossessi laici che con gli ossessi religiosi (frati e suore), poiché questi ultimi hanno a volte dei superiori che non credono alle possessioni diaboliche, e quindi creano difficoltà nel concedere il permesso per effettuare gli esorcismi (che spesso durano anni). Questo è un dramma che affligge la Chiesa; molti non credono più all'esistenza del demonio, o perlomeno credono che sia quasi innocuo, e così può tranquillamente combinare disastri.

Morte di un peccatore


Sant'Alfonso Maria de Liguori riportò nei suoi scritti un triste episodio raccontato da p. Carlo Bovio.

Un certo uomo di Madrid conduceva una vita cattiva, ma in seguito alla morte infelice di un suo compagno, si confessò, e inoltre risolse di entrare in un ordine religioso di stretta osservanza; ma trascurò di eseguire subito il proposito fatto e ritornò alla vita peccaminosa di prima. Ridotto in miseria, andò vagabondando in giro per il mondo e giunse a Lima. Ivi si ammalò e venne ricoverato all'ospedale, dove si confessò da un sacerdote missionario e promise nuovamente di mutar vita e di entrare in un ordine religioso. Ma una volta guarito, riprese la vita cattiva.

Un giorno quel confessore missionario, attraversando un territorio montuoso, udì una voce che sembrava un ruggito di una bestia feroce; si accostò a quella voce e vide un moribondo mezzo fracido che urlava da disperato, e cominciò a dirgli buone parole; ma quegli aprendo gli occhi lo riconobbe e disse: e tu ancora per aggiunta sei venuto qui ad essere spettatore della giustizia di Dio? Sappi che io sono quell'infermo che tu confessasti nell'ospedale di Lima; ti promisi di mutar vita, ma poi non l'ho fatto, ed ora muoio disperato. E così il misero peccatore in mezzo a quegli atti di disperazione esalò l'anima infelice.

Pensiero del giorno

Diliges proximum tuum sicut te ipsum.


(Matteo XXII, 39)

sabato 24 settembre 2016

Offerimus tibi, Domine

Brano tratto da "Ripariamo!", di Padre Giuseppe M. Petazzi S.J., edizioni "Santa Lega Eucaristica", Milano, 1933.


Offerimus tibi, Domine, calicem salutaris tuam deprecantes clementiam: ut in conspectu divinae majestatis tuae, pro nostra et totius mundi salute cum odore suavitatis ascendat. Amen.

Ti offriamo, o Signore, questo calice di salvezza, e scongiuriamo la tua clemenza, affinché esso salga come odore soave al cospetto della tua divina maestà, per la salvezza nostra e del mondo intero. Amen.

Quantunque nel calice non si contenga ancora che un po’ di vino mescolato con qualche stilla di acqua, la Chiesa ti fa, o Signore, questa offerta con grande confidenza, e scongiura la tua clemenza perché salga con fragranza soavissima al cospetto della divina Maestà e salvezza del mondo intero. È un’offerta tuttora simbolica: ma tra poco il simbolo si muterà in una realtà stupenda: la tua potenza è già pronta a compiere il grande prodigio, il tuo amore già lo anticipa in spirito, in modo che Tu, o Gesù, ti trovavi tra le braccia della Santissima Madre, nel tempio, ancora non era compiuto il sacrificio cruento, ma pure già ti offrivi per mezzo di Maria, per la salvezza di tutto il mondo. Ma in quell’ora fatidica il Profeta annunziava il grande mistero di contraddizione che in Te si sarebbe compiuto: signum cui contradicetur, e purtroppo questa contraddizione continua anche ai nostri giorni! Quante anime si ostinano a chiudere rabbiosamente gli occhi alla luce del Tuo Vangelo; quante, dopo di averla ricevuta, l’hanno vilmente respinta e frattanto il lezzo della più spaventosa corruzione ammorba sempre più la terra, e sale come paurosa provocazione verso il Tuo trono, Signore! Eppure io credo, o mio Dio, che in questo Calice santo vi è la salvezza del mondo intero: calicem salutaris…pro nostra et totius mundi salute. Anzi, credo che una sola stilla del Tuo Sangue è sufficiente alla salvezza di mille mondi. Ed allora, perché mai, o Gesù, infinite anime corrono ancora verso la rovina eterna? Positus est hic in ruinam? Ah, so bene, o Signore, che la perfidia umana ha l’infausto potere di rendere inutili anche le opere più stupende del tuo amore. So ancora che molte volte ciò che si richiederebbe per vincerla e conquiderla trionfalmente è la nostra partecipazione al Sacrificio. Tu in qualche modo ti sei legato le mani, ti sei fatto nuovamente prigioniero d’amore, perché vuoi che i Tuoi cari abbiano la gloria incomparabile di divenire con Te e per Te, salvatori dei propri fratelli. Tu vuoi che essi ti sciolgano quei vincoli che impediscono alle tue mani benedette di effondere tanti tesori di grazia e di salvezza sopra la misera umanità. Purtroppo, poche sono le anime che intendano i tuoi disegni d’amore, che ti si accostino con infinito rispetto per scioglierti dalla tua mistica prigionia, per ridonarti il potere di effondere i tuoi doni preziosi sul mondo intero. Deh, potessi almeno io, in questo momento cooperare efficacemente all’esecuzione dei tuoi disegni d’amore. Ecco, ho versato nel Tuo Calice Santo le mie piccole stille d’acqua, cioè ho inteso di unire i miei più piccoli sacrifici al tuo: e Tu ti sei degnato di accogliere la mia tenue offerta, ti sei degnato di unirla alla tua. Da questo momento il mio piccolo sacrificio, sacrificio del cuore, della volontà, dei miei sensi, delle mie passioni, si unisce e si confonde col tuo: e così, pur nella sua piccolezza, ha qualche cosa del martirio del tuo Cuore, assume fragranze di paradiso, fragranze eucaristiche, e può salire accetto al cospetto della divina maestà cum odore suavitatis ascendat.



lll

Pensiero del giorno


Ad un cristiano non è permesso scoraggiarsi.


(Don Giacomo Alberione)

venerdì 23 settembre 2016

Educazione cristiana: l’esempio di Anna Maria Taigi

Pubblico un post che mi ha inviato Teodolinda, una gentile collaboratrice del blog.

“La madre cristiana deve essere l’ Angelo della famiglia e più che mai questo celeste nome le si conviene quando conduce i figli suoi ad onorar Dio e santificare i giorni che egli si è serbato, compiendo con regolarità ed esattezza i doveri cristiani. In casa Taigi, Domenico aveva affidato la direzione interna a sua moglie, lasciandole altresì la cura di far osservare ai figli i doveri cristiani e le feste della santa Chiesa. Anna Maria osservò sempre questo dovere con la maggior sollecitudine. Nei giorni di Sabato o di vigilia di altre feste, essa prendeva tutte le disposizioni per trovarsi libera il giorno dopo. Prendeva la sua biancheria dagli armadi, puliva gli abiti della domenica e li metteva vicino al letto di ciascuna persona della famiglia; preparava poi tutte le cose della cucina per avere poi tutto pronto nel momento che le abbisognava. In tal modo preveniva e disponeva tutto con la più grande attenzione. Raddoppiava insomma le fatiche in giorno di Sabato o vigilia di altre feste per trovarsi più libera di dedicarsi alla pietà nei giorni riserbati al Signore. L’orario del giorno festivo era questo: si alzava prima dell’alba, mentre tutti in camera dormivano, andava in chiesa della Madonna della Pietà che prospettava al palazzo Chigi, dall’altra parte della Piazza Colonna, e in tal luogo dava libero corso alla sua devozione. Tornava a casa prima che il marito fosse alzato, l’aiutava pazientemente a vestirsi, a farsi pulizia, poi lo mandava ad ascoltare la santa Messa, spesso alla chiesa della Parrocchia nella quale poteva sentire la spiegazione del santo Vangelo. Dopo faceva alzare i bambini piccoli, li aiutava a vestirsi e li conduceva essa stessa, o li faceva condurre dalla vecchia madre in chiesa; ed aveva cominciato a far così da quando avevano appena tre o quattro anni. In tal modo queste innocenti creature erano già abbastanza comprese dell’atto solenne del divin Sacrificio e formavano i loro cuori, a mano a mano, alla pietà e all’amor di Dio.  Preparato tutto il giorno avanti, essa faceva presto per la colazione di Domenico e gliela dava subito appena tornato di chiesa, giacchè egli doveva recarsi a prestare i suoi servizi a palazzo Chigi. Anna Maria prendeva il momento per raccogliere i suoi bambini e far loro una lettura sacra adatta alla loro intelligenza oppure qualche edificante preghiera. Poi permetteva loro di giocare innocentemente, senza però uscire di casa. Dopo colazione conduceva i bambini, o li faceva condurre, alla spiegazione del catechismo. Quando tornavano li conduceva a fare una passeggiata, o ve li faceva condurre dal padre, e tale svago terminava sempre con una visita a qualche Chiesa o al SS. Sacramento in qualche Santuario. Le ultime ore del giorno erano passate in preghiere vocali, o in letture di libri divoti come vite dei santi, o altro, stando riuniti in dolce armonia e raccoglimento che forma della famiglia cristiana un paradiso in terra. Quando i bambini cominciarono ad essere grandi, divennero giovanetti, presero la santa abitudine di accostarsi ai SS. Sacramenti nei giorni festivi… La Beata istruiva i suoi figli intorno a queste sorgenti di grazie e aggiungeva agli insegnamenti dei loro maestri e dei Parroci molte riflessioni e pratiche che sempre più approfondivano nella loro mente questi sublimi misteri.”


Brano tratto dal “Manuale di pietà per la pia sposa e madre cristiana sul modello della Beata Anna Maria Taigi”, Casa Editrice Marietti, 1925, Roma.

P. S. La vita di Anna Maria Taigi era veramente ricca di fede e preghiera. Per i nostri tempi già sarebbe qualcosa portare i bambini regolarmente in Chiesa, dire con loro qualche preghiera e fare qualche lettura edificante almeno la domenica!

Un saluto,

Teodolinda

L'abito dei preti progressisti

Nel Clero la tessera del progressismo è l’abito, borghese naturalmente, o camuffato in modo tale da crearne la impressione. La norma italiana permette il clergyman, ma ha chiaramente detto che l’abito «normale» è la talare. Forma e colore: due cose che per l’Italia sono ben poco rispettate. Chi porta la talare sta fuori del progresso. Invece la talare, «difesa dalla norma di Legge come abito normale», permette di non perdersi mai nella massa, di restare in evidenza, di costituire una testimonianza di sacralità e di coraggio. Su questo punto credo dovrò ritornare. Infatti in questo momento il pericolo più grave per il clero è quello di SCOMPARIRE. Sta scomparendo, perché tutto ormai non s’accorge nel mondo ufficiale, della cultura, della politica, dell’arte che ci siamo anche noi. Tra noi si arriva anche al punto di proclamare che non c’è più il «cristianesimo». Forse che non è indicativo il Referendum sul divorzio? Ho la impressione che quasi nessuno si sia provato a studiare il nesso tra l’esito del Referendum e l’abito del prete, tra il Referendum e la pratica distruzione in gran parte d’Italia della Azione Cattolica. So benissimo che il popolo ha ancora la Fede nel fondo del suo cuore e la rinverdisce ad ogni spinta, ma tutto il livore anticlericale e massonico che si è impadronito di quasi tutti i mezzi di espressione fa credere il contrario, agisce come se la Chiesa fosse morta (il che è tutt’altro che vero!); ma sono molti di casa nostra che danno mano a tutto questo. Amare la promiscuità, tinteggiarsi di mondanità, discutere la legittima Autorità e Cristo che l’ha costituita, costituisce BENEMERENZA PROGRESSISTA. Andare a Taizé invece che a Lourdes o a Roma costituisce progressismo, mentre si va ad uno dei più grandi equivoci religiosi del secolo.

[Pensiero del Cardinale Giuseppe Siri tratto dalla "Rivista Diocesana Genovese" del gennaio 1975]

"La talare è la gioia dei nostri occhi"

Un caro lettore del blog mi ha scritto un breve messaggio al riguardo del tema dell'abito ecclesiastico.


Caro D.,
                   circa il Tuo articolo che riporta le parole del Card. Siri (L’abito dei progressisti), vorrei dirti che… sei un grande!!! La talare è la gioia dei nostri occhi: in un mondo che va a pezzi, è il segno esterno che ci ricorda che Cristo Signore mantiene le Sue promesse. Quando vediamo una talare che cammina per strada, tutti rivolgiamo il nostro pensiero a Colui del quale quell’abito è il segno …

Il Signore Dio Ti ricompensi!
In J et M

(Lettera firmata)

Pensiero del giorno


La società moderna è travagliata da una febbre di rinnovamento che fa paura ed è infestata da uomini che si prevalgono di tanta nostra sofferenza per costruirvi l'impero dei loro arbitrii, la tirannide dei loro vizi, il nido delle lussurie e delle rapine. Mai il male ha assunto caratteristiche tanto vaste e apocalittiche, mai abbiam conosciuto altrettanto pericolo.



[Cardinale Alfredo Ottaviani, "Il baluardo", casa editrice Ares, 1961]

giovedì 22 settembre 2016

Pensiero del giorno

Omnia per ipsum facta sunt et sine ipso factum est nihil quod factum est.


(Pensiero tratto dal Prologo del Vangelo secondo Giovanni)

mercoledì 21 settembre 2016

I modernisti e l'anticristo non riusciranno a distruggere la Chiesa

Tempo fa per rispondere ad alcune domande di Berenice ho pubblicato alcuni post riguardanti l'anticristo e la fine del mondo, riportando ampiamente gli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori su tali temi. Anche Viviana (pseudonimo di una signora che ogni tanto scrive per il blog) ha voluto scrivermi per dialogare su questi argomenti. 


Caro D.,
                 come stai?

Ho letto con interesse le lettere di Berenice e le tue risposte. [...] Per quanto riguarda le tue risposte, come dicevo le ho lette con interesse perché anch'io mi pongo le stesse domande: ci stiamo forse avvicinando alla fine del mondo? La risposta vera, ovviamente, non posso saperla. Come ci ha detto Gesù, solo il Padre conosce l'ora; al tempo stesso ci ha anche avvertiti di stare pronti, di vegliare e vigilare perché la sua venuta sarà improvvisa. Questo dobbiamo fare: servirlo ogni giorno, cercando di compiere al meglio il nostro dovere quotidiano, nella Sua pace, perché ogni giorno potrebbe essere l'ultimo per noi. Però, senza drammatizzare, un po' mi interrogo se davvero questo nostro tempo possa precedere la seconda venuta di Nostro Signore Gesù Cristo. Ci sono nella società tanti avvenimenti che accelerano, ma soprattutto ci sono tante cose strane all'interno della Chiesa Cattolica, e sono queste ultime in particolare che mi fanno pensare. 

[…] Non voglio inoltrarmi oltre: rischierei di ingolfarmi, da incompetente, in discorsi sterili. Ripeto solo quanto detto poco fa, un po' il pensiero mi viene (mi sembra ci siano segnali, avvertimenti, coincidenze, che almeno indicano qualcosa di molto forte all'orizzonte) e insieme ad esso l'invocazione: Signore, aiutami in questi tempi così difficili per la fede; fa' che non perda la vera fede, rendimi semplice ed umile.

Cambiando argomento, provo stima per Maristella e quelle signore che mettono il velo a Messa sempre, non solo quando si trovano a una celebrazione col rito antico. Io lo farei, ma ho ancora paura di venire considerata stravagante e fissata (credo lo pensino già), specialmente in parrocchia. 

Spero di non rubarti altro tempo se aggiungo qualcosa alla lettera di ieri sera, per tentare di completare un po', per quanto possibile, ciò che ho scritto. Ho dimenticato di scrivere un particolare che mi colpisce, una delle ragioni che più mi fanno venire il pensiero se ci stiamo avvicinando alla fine dei tempi. Il fatto cioè che il nemico sta colpendo come non mai nella storia la creazione come Dio l'ha pensata. E' un attacco all'origine, come se la fine si riallacciasse all'inizio. Dio creò l'uomo e vide che ciò era cosa molto buona; a Sua immagine lo creò, maschio e femmina li creò: questo si vuole scardinare, con accanimento e violenza. Si vuole distruggere la famiglia come Dio l'ha voluta, la relazione tra l'uomo e la donna. [...]

Intanto, mentre si vuol distruggere la natura umana, si sono messe le mani sull'albero della vita, in un modo tale che l'uomo vuol farsi dio, disponendo a suo piacere della vita e della morte. Così abbiamo aborto, eutanasia, sperimentazioni genetiche di vario tipo, crescita di embrioni in vitro e quant'altro ancora.

Concludo. Mi sembra di aver detto l'essenziale, anche se c'è altro ancora. Di queste cose è più facile, almeno per me, parlare a voce. Ripeto comunque ciò che ho detto ieri sera: andiamo avanti, nella pace di Dio, compiendo giorno per giorno il nostro dovere quotidiano; pronti, con le lampade accese, ad accogliere il Signore quando vorrà venire per noi.

Mi accorgo di aver scritto tanto, mentre volevo essere più breve. Auguro ogni bene a te e a tutte le care persone che ho “conosciuto” attraverso il blog. Una conoscenza da un certo punto di vista virtuale, ma dall'altro ben più che virtuale: una vicinanza spirituale.

Un carissimo saluto in Gesù e Maria.

Viviana


Cara sorella in Cristo,
                                   Sant’Agostino spiega che quando Gesù disse che solo il Padre conosce la data della fine del mondo, in realtà usò una sorta di “restrizione mentale”. Infatti, Cristo, essendo Dio, è per sua natura onnisciente, quindi conosce benissimo tutte le cose, anche quelle future. Dicendo che quella data la conosce solo il Padre intendeva dire che non fa parte della Divina Rivelazione, cioè è come se avesse detto “Non la so per dirla a voi, ma per tenerla segreta”. Una restrizione mentale del genere assomiglia a quella che devono usare i confessori quando qualcuno gli domanda qualche cosa protetta dal sigillo sacramentale, i quali devono rispondere con frasi del tipo “Non lo so”, intendendo dire “Non lo so per dirla a te”. Anche noi, quando qualcuno ci domanda qualcosa che non possiamo o non vogliamo divulgare, possiamo tranquillamente rispondere con delle restrizioni mentali, cioè con risposte evasive, le quali hanno vari significati, ma non sono delle menzogne. Ad esempio su un vecchio manuale di Teologia Morale ho letto che se dei rapinatori entrano in casa e dopo aver rubato i beni materiali del padrone gli domandano se ha altri soldi nascosti da qualche parte, egli può rispondere “No”, intendendo dire “Non li ho per darli a te”. Oppure se una persona molesta suona il campanello di casa tua e domanda se sei in casa, i tuoi familiari possono rispondere “Non c’è”, intendendo dire “Non c’è per te”.

Se il Redentore Divino avesse detto quando finirà il mondo, probabilmente molta gente nel corso dei secoli avrebbe pensato così: “Quella data è ancora molto lontana, quindi posso vivere in maniera rilassata, senza preoccuparmi della seconda venuta di Cristo”. Invece noi dobbiamo stare sempre vigilanti, anche perché dobbiamo essere pronti a morire in ogni istante, e a presentarci dinanzi al Tribunale di Gesù Cristo con l’anima in stato di grazia. 

Dopo aver precisato la dichiarazione di Gesù sulla fine del mondo, ti confesso che non penso che sia vicina. Innanzitutto l’anticristo non è ancora venuto, o perlomeno non è ancora salito al potere. Lo riconosceremo dal fatto che farà falsi miracoli, si farà adorare come un dio, governerà il mondo, farà incantesimi, ingannerà tante anime, allontanerà dalla vera fede molti cristiani, fingerà di essere morto per poi “risorgere”, ecc. Quindi, visto che nel mondo non c’è ancora il regno dell’anticristo, non siamo ancora giunti alla fine dei tempi. Inoltre San Paolo ha profetizzato che in quel periodo ci sarà la conversione di massa degli ebrei, ma per il momento non mi pare che gli israeliti stiano manifestando la volontà di abiurare i blasfemi errori del Talmud e di abbracciare la fede cattolica e farsi battezzare.

I materialisti stanno costruendo una società senza Dio, una società che fa orrore perché calpestando gli insegnamenti evangelici è diventata inumana. Ma “Deus non irridetur”, Dio non si lascia prendere in giro dal mondo, prima o poi il castigone verrà davvero. Anche nella Bibbia sono numerosi gli esempi di castighi esemplari inferti dal Signore, pensiamo ad esempio alla cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre, al diluvio universale, all'incenerimento di Sodoma, Gomorra e le altre tre città in cui dilagava l'omosessualità, alla morte inferta ad Onan per aver fatto un atto impuro contro natura, alla cattura e deportazione del popolo di Israele a Babilonia, alla distruzione del Tempio di Gerusalemme e alla diaspora degli ebrei ad opera dei Romani, ecc. 

Da un punto di vista spirituale la situazione del mondo è disastrosa a causa del dilagante secolarismo. Sembra di vivere ai tempi di Sodoma e Gomorra. Anche la situazione della Chiesa è drammatica a causa della confusione seminata dai modernisti. L'umanità sta andando verso l'abisso, basti pensare al fatto che molti abitanti della terra, anche tra i cristiani, non considerano più come peccaminosi certi atti umani contrari alla Legge naturale che il Signore ha scolpito nei nostri cuori. Pensiamo ad esempio all'aborto, ai rapporti prematrimoniali, agli atti impuri contro natura, ecc. Per salvare il mondo c'è bisogno di una “scossa”, di un qualcosa di grosso che faccia tremare tutto e svegliare le coscienze assopite. 

Dio è infinitamente buono ma è anche infinitamente giusto, e quando i peccati dei popoli raggiungono un certo livello, scattano i castighi divini. Durante la prima guerra mondiale la Madonna a Fatima disse chiaramente che se l'umanità non si fosse convertita, il Signore avrebbe permesso che gli uomini scatenassero una guerra ancora più disastrosa (la seconda guerra mondiale) e che la Russia avrebbe diffuso nel mondo gli errori del comunismo. Se a quei tempi Dio castigò il mondo con una terribile guerra, chissà che cosa avverrà adesso che pochi arrivano vergini al matrimonio, dilaga la contraccezione (che è un peccato contro natura che grida vendetta al cospetto di Dio), milioni di bambini innocenti vengono assassinati con l'aborto, le famiglie vengono disgregate dalla piaga del divorzio, gli omosessuali si sposano e adottano i bambini orfani o sottratti dai tribunali alle famiglie povere, in televisione imperversano programmi immorali, tra i cristiani si diffondono le mode indecenti, ecc. Insomma, la situazione dell'umanità è disastrosa, ormai il “grande castigo” è inevitabile (lo diceva anche lo zelantissimo Don Giuseppe Tomaselli nell'opuscoletto intitolato “Il mondo di oggi sotto la schiavitù di Satana”). 

Secondo me questo periodo terribile di apostasia di massa che stiamo vivendo servirà di “incoraggiamento” per i cristiani che vivranno negli ultimi tempi. Così come noi adesso ci consoliamo pensando a Sant’Atanasio e a coloro che come lui difesero strenuamente la Dottrina Cattolica dall’eresia ariana, la quale negava la divinità di Cristo, allo stesso modo i cristiani degli ultimi tempi riceveranno conforto pensando alle sofferenze che noi cattolici fedeli alla Tradizione stiamo sopportando a causa della tirannica eresia modernista che purtroppo ha contagiato anche “non pochi” membri del clero.

La Chiesa Cattolica è il Corpo Mistico di Cristo, pertanto nessun tiranno potrà mai abbatterla. Dobbiamo continuare a combattere la buona battaglia della fede con la dogmatica certezza del trionfo della Chiesa. Maggiori saranno state le avversità, più bella sarà la vittoria!

In Corde Matris,

Cordialiter

Trascorrere alcuni giorni assieme

Ad ottobre io, Maristella, Chantal e Riesina ci incontreremo in una regione dell’Italia centrale. Anche Letizia e Teodolinda mi avevano manifestato il proprio interesse a venire all’incontro, ma per vari motivi non potranno essere presenti.

Riesina e Chantal dimoreranno assieme in una città. Io e Maristella invece saremo ospitati presso le foresterie appartenenti a una comunità religiosa mia amica che in passato mi ha già accolto fraternamente altre volte (si trova in un paese collinare). Ovviamente io e Maristella dormiremo in foresterie distinte e autonome. La “mia” foresteria è piccola (in pratica è un “monolocale”), invece quella in cui dimorerà Maristella ha diverse stanze a disposizione. Inizialmente avrebbe dovuto condividere la foresteria con Letizia, la quale a causa di motivi familiari mi ha comunicato che non potrà venire. Vista la disponibilità di altri posti letto nella sua foresteria, ho consigliato a Maristella di chiedere a sua figlia di 18 anni di venire con lei, ma la ragazza ha declinato l’invito poiché non vuole assentarsi alcuni giorni da scuola (a fine anno dovrà fare gli esami di Stato per conseguire il diploma, e vuole prepararsi al meglio).

Pertanto sono ancora disponibili alcuni posti presso la foresteria in cui soggiornerà Maristella. Nelle foresterie è presente anche un cucinino per poter preparare i pasti. Se qualche lettrice desidera trascorrere alcuni giorni in foresteria assieme a Maristella (andremo anche ad assistere, assieme a Chantal e Riesina, a una Messa tridentina) può scrivere al mio indirizzo per chiedere ulteriori informazioni:  cordialiter@gmail.com

Circa la devozione alla Madonna

Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa.


Gesù è mediatore di giustizia, Maria è mediatrice di grazia; ma come dicono S. Bernardo, S. Bonaventura, S. Bernardino da Siena, S. Germano, S. Antonino ed altri, Iddio vuole che per mano di Maria si dispensino a noi tutte le grazie, ch'egli vuol farci. Le preghiere de' santi presso Dio son preghiere di amici, ma le preghiere di Maria son preghiere di madre. Beati coloro che con confidenza ricorrono sempre a questa divina Madre! Questa fra tutte è la divozione più cara alla santa Vergine, il ricorrere sempre a lei e dire: O Maria, prega Gesù per me.

Sicché siccome Gesù è onnipotente per natura, così Maria è onnipotente per grazia, ond'ella ottiene quanto dimanda. Scrive S. Antonino essere impossibile che questa Madre chieda al Figlio qualche grazia per li suoi divoti, e 'l Figlio non l'esaudisca. Gode Gesù di così onorare sua Madre, in concederle tutto ciò ch'ella gli cerca. Quindi ci esorta S. Bernardo: "Quaeramus gratiam, et per Mariam quaeramus; quia Mater est, et frustrari non potest". Se dunque vogliamo salvarci, raccomandiamoci a Maria, acciocché preghi per noi; perché le sue preghiere sono sempre esaudite.

O Madre di misericordia, abbiate pietà di me. Voi vi pregiate d'esser l'avvocata de' peccatori, aiutate un peccatore, che in voi confida.

E non temiamo che Maria non ci ascolti, quando noi la preghiamo. Ella gode d'esser così potente appresso Dio, per poterci ottenere tutte le grazie che desideriamo. Basta cercar le grazie a Maria per averle. Se noi ne siamo indegni, ella ce ne fa degni colla sua onnipotente intercessione; ed ella molto desidera che ricorriamo a lei per poterci salvare. E qual peccatore mai s'è perduto, che con confidenza e perseveranza è ricorso a Maria, ch'è il rifugio de' peccatori! Si perde chi non ricorre a Maria.

O Maria, madre e speranza mia, io mi rifugio sotto il vostro manto, non mi discacciate come merito. Guardatemi e abbiate pietà di me miserabile. Ottenetemi il perdono de' miei peccati, ottenetemi la santa perseveranza, l'amor di Dio, la buona morte, il paradiso. Io tutto spero da voi, perché voi tutto potete con Dio. Fatemi santo, giacché lo potete fare. O Maria, in voi confido, in voi ripongo tutte le speranze mie.


[Brano tratto da "Via della salute"]



lll

Pensiero del giorno

Il Signore come giusto giudice, se punisce spesso i peccati dei privati soltanto dopo la morte, tuttavia colpisce talora i governanti e le nazioni stesse anche in questa vita, per le loro ingiustizie, come la storia ci insegna.


(Papa Pio XII, Enciclica “Datis Nuperrime”, 5 - 11 - 1956)

martedì 20 settembre 2016

Il condottiero dell'armata modernista

Chi è il leader del movimento modernista? Io penso che non c'è un vero e proprio "condottiero", è piuttosto organizzato in gruppi autonomi, uniti solamente dall'avversione per la Tradizione. I seguaci del modernismo vanno un po' per conto proprio, però si nota la forte influenza di certa gente con grembiulino, squadra e compasso.

Non si tratta di un “sospetto temerario”, ci sono le testimonianze e le prove che certi personaggi sono legati alla massoneria. Del resto non c'è bisogno di prove visto che le analogie tra i miliziani del movimento modernista e i massoni sono troppo evidenti, basti pensare che la pensano allo stesso modo su importanti questioni riguardanti la fede e la morale. Ovviamente non sto dicendo che tutti i modernisti sono anche massoni, però è lampante che la massoneria e il modernismo hanno vari punti in comune.

Oggi non si parla quasi più del pericolo costituito dalle sette massoniche, eppure io penso che se vogliamo accelerare la caduta del modernismo dobbiamo rinvigorire la lotta contro la massoneria. So benissimo che loro dispongono di radio, televisioni, giornali, case editrici, scuole, università, banche, eccetera, e la lotta può sembrare impari, ma adiutorium nostrum in nomine Domini. Noi confidiamo nella Santissima Trinità, non in qualche falso idolo.

Un vescovo con le idee chiare


Di Mons. Jan Paweł Lenga

Non posso dimenticare quelle scene commoventi dai tempi della persecuzione della Chiesa [in Polonia ai tempi del comunismo, n.d.r.], quando in piccolissime stanze riempite di fedeli durante la S. Messa, bambini, anziani e malati si mettevano in ginocchio ricevendo con riverenza edificante il corpo del Signore. Tra le innovazioni liturgiche apportate nel mondo occidentale, ne emergono specialmente due che oscurano in un certo modo l'aspetto visibile dell'Eucaristia riguardante la sua centralità e sacralità; queste sono: la rimozione del tabernacolo dal centro e la distribuzione della comunione sulla mano. Quando si rimuove il Signore eucaristico, "l'Agnello immolato e vivo", dal posto centrale e quando nella distribuzione della comunione sulla mano si aumenta innegabilmente il pericolo della dispersione dei frammenti, delle profanazioni e dell'equiparazione pratica del pane eucaristico con il pane ordinario, si creano condizioni sfavorevoli per una crescita nella profondità della fede e nella devozione. La comunione sulla mano si sta divulgando e persino imponendo maggiormente come una cosa più comoda, come una specie di moda. Non siano in primo luogo gli specialisti accademici, ma l'anima pura dei bambini e della gente semplice che ci potrebbe insegnare il modo con cui dovremmo trattare il Signore eucaristico. Vorrei fare quindi umilmente le seguenti proposizioni concrete: che la Santa Sede stabilisca una norma universale motivata, secondo la quale il modo ufficiale di ricevere la comunione sia quello in bocca ed in ginocchio; la comunione sulla mano sarebbe riservata invece al clero. Che i vescovi dei luoghi, dove è stata introdotta la comunione sulla mano, si adoperino con prudenza pastorale a ricondurre gradualmente i fedeli al rito ufficiale della comunione, valido per tutte le chiese locali.

[Brano tratto dal discorso pronunciato il 4-10-2005 da Mons. Jan Paweł Lenga al Sinodo dei Vescovi sull'Eucarestia]

Pensiero del giorno


lunedì 19 settembre 2016

Avviso da Mazzè (Torino)



S. Messa cantata tradizionale

XIX Domenica dopo Pentecoste

Domenica 25 settembre 2016, ore 18

Parrocchia dei SS. Gervasio e Protasio
Mazzè (TO)




xzx

Buona notizia da Napoli!

Chantal (una collaboratrice del blog) e un giovane attivista del movimento liturgico tradizionale, mi hanno comunicato che l’Arcivescovo di Napoli, il Cardinale Crescenzio Sepe, ha affidato la celebrazione della Santa Messa tradizionale presso l’Arciconfraternita di Santa Maria del Soccorso all’Arenella, sede del Coetus fidelium «Sant’Andrea Avellino», ai Sacerdoti dell’Istituto Cristo Re Sommo Sacerdote. I Superiori dell’ICRSS, accogliendo con generosa disponibilità la richiesta dell'Arcivescovo, hanno inviato stabilmente a Napoli due Sacerdoti, Don Louis Valadier e Don Florian Braun, i quali, a partire da oggi (Festa di San Gennaro), cureranno la celebrazione della S. Messa secondo l’Usus antiquior del Rito Romano, a norma del motu proprio «Summorum Pontificum» di Benedetto XVI, ogni domenica e festa di precetto alle ore 18.




xzx

C’è ancora gente che ha un cuore grande

C’è una ragazza disabile (scusate, ma l’espressione “diversamente abile” mi lascia perplesso) che segue con molto interesse il blog “Cordialiter” e mi scrive spesso delle e-mail su argomenti religiosi. Nonostante non percepisca redditi da lavoro (non so se abbia ottenuto l’assegno di invalidità, per discrezione ho evitato di domandarglielo), recentemente mi ha manifestato il suo desiderio di inviarmi una donazione per sostenere l’enorme lavoro che sta dietro al blog. Ovviamente l’ho convinta a non inviarmi nulla, tuttavia ho apprezzato molto la sua buona volontà. Anche il Signore apprezza molto i nostri buoni desideri, anche se poi non possiamo materialmente metterli in pratica (lo insegna Sant’Alfonso Maria de Liguori). 

Chissà, forse se questa ragazza fosse stata ricca e in piena salute non avrebbe nemmeno pensato di inviarmi qualche euro, anzi probabilmente non frequenterebbe neppure il blog, poiché in genere alla “gente che sta bene” (soprattutto da un punto di vista economico) non interessano molto gli scritti spirituali (ovviamente ci sono sempre delle eccezioni, tra cui alcuni lettori del blog). Del resto anche il Redentore Divino preferiva fare apostolato tra la gente umile, povera, persino derelitta, che generalmente ha un cuore più predisposto ad accogliere il messaggio evangelico. 

Non c’è da stupirsi che una ragazza in difficili condizioni come le sue, abbia avuto l’intenzione di aiutarmi. Infatti le persone sofferenti, umili, povere, ecc., comprendono meglio le necessità altrui e hanno il cuore più propenso ad aiutare il prossimo. Se una persona sta morendo di fame ai bordi di un marciapiede, è più facile che venga aiutata da una persona umile, che sa cos’è la sofferenza, anziché da un “benestante”. A tal proposito un detto popolare afferma che “è più facile avere un pezzo di pane da un povero che una moneta da un ricco”. Lo ripeto, ci sono alcune eccezioni anche tra i “ricchi”, tra cui qualche lettore del blog. Ma a parte queste rare eccezioni, la massa delle persone facoltose trasgredisce i precetti divini sulla giustizia e la carità fraterna, quasi fossero degli optional. Non a caso Gesù Cristo usò parole severe non solo nei confronti degli ipocriti farisei ma anche della gente danarosa, e giunse ad affermare che è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, anziché un ricco entri nel Regno dei Cieli.

Un'umile ragazza disabile, pur essendo in difficili condizioni (mi ha fatto capire che anche economicamente non se la passi proprio bene, pur non mancandole nulla di necessario), voleva inviarmi una libera donazione, mentre tante "persone di successo" che sperperano denaro in mille cose inutili (e spesso anche peccaminose, come ad esempio vedere molti dei film proiettati al cinema), mi lascerebbero crepare pure se un giorno dovessi trovarmi in stato di necessità estrema.

Le persone abbienti che adesso guardano in maniera sprezzante gli umili e i bisognosi, e chiudono il cuore di fronte alla sofferenza del prossimo persino quando si trova in stato di necessità grave o addirittura estrema, voglio proprio vedere se nel Giorno del Giudizio avranno ancora voglia di sghignazzare come sbruffoni. Come insegna il Vangelo, molti che oggi sono tra i gaudenti, quel Giorno riceveranno la giusta e inappellabile sentenza di Cristo Giudice: “Discedite a me, maledicti, in ignem aeternum!”, “Via da me, maledetti, nel fuoco eterno!”. 

A tal proposito, Sant’Alfonso Maria de Liguori, nel libro “Apparecchio alla morte”, esclama: "Oh amanti del mondo, alla Valle, alla Valle vi aspetto [la Valle di Giosafat, ove avverrà il Giudizio Universale, n.d.r.]. Ivi senza dubbio muterete sentimenti. Ivi piangerete la vostra pazzia. Miseri, che per fare una breve comparsa sulla scena di questa terra, avrete poi a far la parte dei dannati nella tragedia del giudizio".

Sono contento che il blog sia seguito da molte persone umili ma dal cuore caritatevole. Chissà, forse molte di loro (lo spero tanto!) in quel Giorno si troveranno alla destra di Cristo, il quale rivolgerà loro le consolanti parole “Venite, benedicti Patris mei”, e li condurrà nella Patria Celeste a godere per sempre la visione beatifica della Santissima Trinità.

Pensiero del giorno

Tra gli schiavi di satana ci sono pure tanti preti: chi vuole la sposa, chi cerca solo di arricchire non curandosi delle anime e chi si dà al bel tempo. Taluni di essi, che si credono "teologi", lavorano per rovinare il gregge fedele a Cristo con i problemi del dissenso, per cui non vogliono il Papa, non ammettono il soprannaturale e a dirlo con parole franche, sono la vera peste in seno alla Chiesa Cattolica.


(Pensiero di Don Giuseppe Tomaselli tratto dall'opuscolo "Il mondo di oggi sotto la schiavitù di Satana").

domenica 18 settembre 2016

Usare internet per combattere la buona battaglia della fede

Nutro molta gratitudine verso Maristella, una gentile e caritatevole signora ambrosiana che mi considera suo "fratellino" (anche per me è una "sorella"). Se il blog è ancora in piedi è grazie a persone come lei. Che Dio la ricompensi per tutto il bene che mi fa!

Tra l'altro mi ha autorizzato a pubblicare col suo pseudonimo tutte le sue lettere (salvo casi particolari), le quali spesso sono ricche di unzione spirituale. Ne ho messe da parte varie da pubblicare un po' alla volta. Pubblico una che mi ha inviato oggi e che riporta anche degli avvisi per i lettori milanesi.


Caro fratello in Cristo,
                                      vorrei davvero ringraziare - ancora una volta - per i contenuti del blog. Trovo che il sottolineare argomenti "dimenticati" come la morte e la necessità indispensabile di prepararsi per tutta la vita,le riflessioni sull'uso che facciamo del tempo che Dio ci dona, il lavoro incessante per collaborare con la Grazia divina nel cercare di estirpare il peccato... sia una forma di apostolato indispensabile in questi tempi sconsiderati. Se anche solo un'anima si convertisse e si avvicinasse a Dio, sarebbe un meraviglioso risultato! Ecco l'uso buono e devoto dei potenti mezzi elettronici che in un attimo diffondono parole e immagini in tutto il mondo.

[...]

Oggi, come sempre, ho partecipato alla meravigliosa Messa tradizionale. Hanno dato alcuni avvisi che io ti riporto

- giovedì 22 settembre alle ore 18 don Paolo Cortesi, parroco della chiesa di Santa Maria alla Consolazione celebrerà una santa Messa in latino (rito ordinario, quindi credo voglia dire novus ordo) nella chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore, corso Magenta 15 a Milano in occasione della conclusione dei restauri che hanno riportato allo splendore questa bellissima chiesa (credo che riprenda anche il culto che era stato sospeso ma non sono sicura)

- a partire dal 7 ottobre 2016 e per tutti i primi venerdì del mese verrà celebrata una santa Messa in latino, vetus ordo, letta e non cantata alle ore 13.15 presso la chiesa di Santa Maria alla Consolazione in largo Cairoli 

Ti ringrazio di cuore, ti saluto e ti auguro una notte serena e un riposo tranquillo.

Nei Cuori Immacolati, uniti nella preghiera

tua sorella Maristella

Avviso da Trieste

Una cara amica della Venezia Giulia mi ha inviato un avviso che pubblico volentieri.







Xzx

Avviso da Trieste


Chiesa parrocchiale "Beata Vergine del Rosario" di Trieste

sabato 1 ottobre
Rosario, Vesperi Pontificali e S. Messa antica celebrata dal Parroco don Stefano Canonico a cui Sua Em.za card. Burke assisterà

 domenica 2 ottobre
S. Messa Pontificale con esecuzione della Messa in si minore per soli, coro e orchestra di J.S. Bach " 


Per ulteriori informazioni:




xzx

Pensiero del giorno

I sacrifici sono i fiammiferi con cui si accende il fuoco dell'amor di Dio.



(San Francesco di Sales)

sabato 17 settembre 2016

Le false amicizie

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932)



DELLE FALSE AMICIZIE.

Ne esporremo la natura, i pericoli, i rimedi.

A) La natura. a) Le false amicizie sono quelle che si fondano su doti sensibili o frivole, mirando a godere della presenza e dei vezzi della persona amata. È dunque in fondo mascherato egoismo, perchè si ama uno per il piacere che si prova in sua compagnia. È vero che si è pronti a rendergli servizio ma per il piacere che si prova a maggiormente affezionarselo. 

b) S. Francesco di Sales ne distingue tre specie: le amicizie carnali, che cercano i diletti della voluttà; le amicizie sensuali, che si attaccano principalmente alle doti esterne e sensibili, "come il diletto di veder la bellezza, d'udire una voce soave, di toccare e simili"; le amicizie frivole, fondate su certe vane qualità che le teste piccole chiamano virtù e perfezione, come sarebbe di ballar bene, giocar bene, cantar bene, acconciarsi bene, sorridere con grazia, aver grazioso l'aspetto. 

c) Queste specie di amicizie cominciano generalmente all'età della pubertà; nascono dal bisogno istintivo che allora si prova di amare e di essere amati. Sono spesso una specie di deviazione dell'amore sessuale: fuori delle comunità tali amicizie si formano tra i giovani e le giovani, e quando vanno un po' troppo oltre, prendono il nome di innamoramenti. Nelle comunità chiuse si formano tra persone dello stesso sesso e si chiamano amicizie particolari. Si provano talora anche in età più avanzata; così certi uomini sentono affetto sensibile verso giovani che hanno giovanile e grazioso aspetto, indole aperta e amabili maniere. 

d) I segni caratteristici onde si riconoscono le amicizie sensibili, si desumono dall'origine, dallo sviluppo, dagli effetti. 

1) Quanto all'origine, cominciano repentinamente e fortemente, perchè provengono da simpatia naturale e istintiva; si fondano su doti esterne e brillanti o che almeno paiono tali; e sono accompagnate da emozioni vive e talora appassionate. 

2) Nel loro sviluppo s'alimentano di conversazioni talora di nessuna importanza ma affettuose, talora troppo intime e pericolose; di sguardi frequenti, che, in certe comunità, suppliscono alle conversazioni particolari; di carezze, di strette di mano espressive, ecc. 

3) Quanto agli effetti, sono premurose, predominanti, esclusive; parebbe che debbano durare eterne; ma basta una separazione a cui seguono altri affetti per troncarle spesso molto bruscamente. 

B) I pericoli di queste specie d'amicizie sono evidenti. 

a) Sono uno dei più grandi ostacoli al progresso spirituale: Dio, che non vuole saperne di cuori divisi, comincia col fare interni rimproveri, e, se la sua voce non viene ascoltata, si ritira a poco a poco dall'anima, privandola di lumi e di consolazioni interiori. A mano a mano che queste affezioni crescono, si perde il raccoglimento interiore, la pace dell'anima, il gusto degli esercizi spirituali e del lavoro. 

b) Onde perdite considerevoli di tempo: il pensiero corre troppo spesso all'amico assente, e impedisce l'applicazione della mente e del cuore alle cose serie e alla pietà. 

c) Sottentra il disgusto e lo scoraggiamento; la sensibilità prende il sopravvento sulla volontà che diventa debole e languida. 

d) Sorgono allora pericoli per la santa purità. Si vorrebbe bene contenersi nei limiti dell'onestà, ma si pensa che l'amicizia dia certi diritti e si ammettono familiarità sempre più sospette. È pendìo sdrucciolevole, e chi si espone al pericolo finisce col soccombervi. 

C) Il rimedio sta nel combattere queste false amicizie fin dal principio, vigorosamente e con mezzi positivi. 

a) Fin dal principio, essendo allora più facile perchè il cuore non è ancora profondamente attaccato; con qualche energico sforzo vi si riesce, sopratutto se si ha il coraggio di parlarne al confessore e accusarsi delle minime debolezze. Aspettando, il distacco sarà assai più laborioso. 

b) Ma, per trionfare, occorrono provvedimenti radicali: "Tagliate, troncate, spezzate; non basta scucire in queste folli amicizie, bisogna stracciare; non basta scogliere i nodi, bisogna rompere o troncare". Quindi non solo non si deve andare a cercare colui che si ama in questo modo, ma schivar pure di pensare volontariamente a lui; e se talora non si può evitare di trovarsi in sua compagnia, bisogna trattarlo con gentilezza e carità ma senza fargli confidenze o dargli speciali segni d'affetto. 

c) A meglio riuscirvi si adoprano mezzi positivi, cercando di occuparsi e di immergersi più attivamente che sia possibile nella pratica dei doveri del proprio stato; e quando ciò non ostante si presenta alla mente il pensiero di colui che si ama, se ne coglie occasione per fare un atto d'amore verso Nostro Signore, dicendo per esempio: "Voi solo, o Gesù, io voglio amare, unus est dilectus meus, unus est sponsus meus in æternum", A questo modo uno si approfitta della stessa tentazione per maggiormente amar colui che solo si merita il nostro cuore.

3° DELLE AMICIZIE SOPRANNATURALI E NELLO STESSO TEMPO SENSIBILI. 

Avviene talvolta che nelle nostre amicizie vi è un misto di naturale e di soprannaturale. Si vuole veramente il bene soprannaturale dell'amico, ma si desidera nello stesso tempo di goderne la presenza, la conversazione, e si soffre troppo della sua assenza. Il che viene molto bene descritto da S. Francesco di Sales: "Si comincia con l'amor virtuoso, ma, se non si è molto prudenti, vi si mescolerà presto l'amor frivolo, poi l'amor sensuale, poi l'amor carnale; sì, vi è pericolo anche nell'amor spirituale se non si sta ben in guardia, benchè in questo sia più difficile di prendere abbaglio, perchè la sua purezza e il suo candore fanno rilevar meglio le sozzure che Satana ci vuol mescolare; onde, quando vi si mette, lo fa con maggior astuzia, tentando di insinuarvi le impurità quasi insensibilmente". Qui pure bisogna dunque vigilare sul proprio cuore e prendere mezzi efficaci per non scivolare sul pericoloso pendìo. 

a) Se predomina l'elemento soprannaturale, l'amicizia si può conservare e fomentare purificandola. Ma occorre prima di tutto astenersi da ciò che fomenta l'elemento troppo sensibile, conversazioni frequenti e affettuose, familiarità ecc.; bisogna ogni tanto sapersi privare di una visita, che sarebbe del resto legittima, e troncare una conversazione che diventa ormai inutile. A questo modo si acquista una certa padronanza sulla propria sensibilità e se ne schivano i pericolosi traviamenti. 

b) Se predomina l'elemento sensibile, bisogna, per alquanto tempo, rinunciare a ogni relazione particolare con quell'amico, fuori degli incontri necessarii; e in tali incontri sopprimere ogni parola affettuosa. Si lascia così raffreddare la sensibilità, aspettando che regni la calma nell'anima per riprendere le relazioni. Le nuove relazioni assumono allora un tutt'altro carattere; che se avvenisse altrimenti, bisognerebbe sopprimerle per sempre. 

c) In ogni caso, bisogna giovarsi di queste occasioni per rinvigorir l'amore a Gesù, protestando che non si vuole amare che in lui e per lui, e rileggere spesso i due capitoli VII e VIII del secondo libro dell'Imitazione di Cristo. Così le tentazioni ci si convertono in occasione di vittoria. 



[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

Pensiero del giorno

“Figliolo mio, vorrei piuttosto vederti morto, anziché macchiato di un sol peccato mortale e in disgrazia di Dio”


(Bianca di Castiglia, mamma di San Luigi Re di Francia)

venerdì 16 settembre 2016

Vi ringrazio di non avermi fatto morire in peccato mortale

Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori.


O Gesù mio Redentore, vi ringrazio che non mi avete fatto morire, quando io stavo in disgrazia vostra. Da quanti anni io meriterei di star nell'inferno! Se io morivo in quel giorno, in quella notte, che ne sarebbe di me per tutta l'eternità? Signore, ve ne ringrazio. Io accetto la mia morte in soddisfazione de' miei peccati; e l'accetto secondo il modo che a Voi piacerà di mandarmela; ma giacché mi avete aspettato sinora, aspettatemi un altro poco. [...] Datemi tempo da piangere l'offese che v'ho fatte, prima che mi abbiate a giudicare.

Io non voglio più resistere alle vostre voci. Chi sa, se queste parole che ho lette, sono l'ultima chiamata per me! Confesso che non merito pietà: Voi tante volte mi avete perdonato, ed io ingrato ho ritornato ad offendervi. «Cor contritum, et humiliatum Deus non despicies» (Ps. 50). Signore, giacché Voi non sapete disprezzare un cuore, che si umilia e si pente, ecco il traditore che pentito a Voi ricorre. [...] Per pietà non mi discacciate. [...] È vero che io vi ho oltraggiato più degli altri, perché più degli altri sono stato da Voi favorito di lumi e di grazie; ma il sangue che avete sparso per me mi dà animo, e mi offre il perdono, s'io mi pento. Sì, mio sommo bene, che mi pento con tutta l'anima di avervi disprezzato. Perdonatemi, e datemi la grazia di amarvi per l'avvenire. Basta quanto vi ho offeso. La vita, che mi resta, no, Gesù mio, non la voglio più spendere ad offendervi; voglio spenderla solo a piangere sempre i disgusti, che vi ho dati, e ad amarvi con tutto il cuore, o Dio degno d'infinito amore.

O Maria, speranza mia, pregate Gesù per me.


[Brano tratto da "Apparecchio alla Morte"]


lll

Santificazione del momento presente

Pubblico un post scritto da Teodolinda, una gentilissima collaboratrice del blog.

Un mezzo per conseguire il Paradiso: la santificazione del momento presente.
I pensieri che seguono sono tratti dalla lettura del libretto di F. FeigeSantifichiamo il momento presente, Edizioni Paoline, Pescara 1945 (le parole in corsivo sono citate dal testo).

La santificazione del momento presente è un metodo basato sul rendere santo ogni momento della nostra vita, anche il più semplice atto delle nostre occupazioni giornaliere. L’insieme di questi atti prodotti nell’unione con il Signore e con la volontà di rendergli lode e servizio, aiuta a costruire in modo semplice una vita di santità.

Secondo l’autore le condizioni per attuare la santificazione del momento presente sono le seguenti:

- essere in stato di grazia (confessarsi spesso, evitare i peccati mortali);

- compiere azioni buone e sempre conformi al beneplacito di Dio;

- rallegrarsi soltanto in Dio (riuscire la vedere in ogni cosa bella che ci accade la presenza del Signore);

- soffrire ciò che Dio vuole e come Egli lo vuole;

- agire, rallegrarsi, soffrire sotto l’influsso della grazia attuale, frutto abituale della preghiera e per motivo soprannaturale (la grazia attuale è la grazia che Dio ci dà per agire nel bene ogni giorno);

- essere fedele all’esame di previsione e all’esercizio della presenza di Dio (considerare con un po’ di anticipo quello che potrebbe accaderci e agire sempre considerando la presenza del Signore accanto a noi);

- comunicarsi frequentemente, ed essere fedele alla pratica delle giaculatorie (ciò consente di pensare più spesso al Signore);

- pensare sovente ai propri ultimi destini (cioè a cosa ci aspetta dopo la morte e a meritare il Paradiso);

- badare bene a ciò che si fa e non precipitare (vivere dunque con tranquillità, senza affanno, certi dell’aiuto del Signore).

L’autore considera facile questo metodo perché per conoscere la volontà di Dio non è necessario fare grandi sforzi perché esiste nel santuario segreto della coscienza una voce misteriosa  che ci approva o ci biasima, che ci dice che il tal pensiero, o la tal parola, la tale azione è buona o malvagia. Inoltre ad aiutarci abbiamo i comandamenti di Dio, la direzione della Chiesa, i nostri superiori, le Costituzioni approvate dalla Chiesa nelle case di preghiera, un regolamento appovato dal nostro direttore, gli avvenimenti disposti dalla Provvidenza, i doveri del nostro stato. Inoltre Dio predispone sempre i mezzi necessari per fare la sua volontà anche nelle situazioni apparentemente più complicate.

A gloria di Dio,

Teodolinda.

Pensiero del giorno

Gesù Cristo si è forse fermato innanzi alle difficoltà?


(Don Giacomo Alberione)