Cordialiter, blog di spiritualità cristiana

I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti. (San Pio X, Lettera Apostolica “Notre charge apostolique”)

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domenica 28 maggio 2017

Il pensiero dell'eternità

Ho rielaborato per renderne più agevole la lettura, alcune belle meditazioni del mio amatissimo Sant'Alfonso Maria de Liguori. Ecco a voi delle bellissime riflessioni sull'eternità e sul pellegrinaggio terreno.

Sant'Agostino definiva il pensiero dell'eternità come "magna cogitatio", ossia il gran pensiero. Questo pensiero ai santi ha fatto comprendere che tutti i tesori e le grandezze di questa terra non sono altro che paglia, fango, fumo e sterco. Questo pensiero ha convinto tanti giovani, anche nobili, re e imperatori ad entrare in convento. Questo pensiero ha dato coraggio a tanti martiri di sopportare gli atroci tormenti della morte anziché tradire Dio.

No, non siamo stati creati per questa terra; il fine per cui Dio ci ha posti nel mondo è di farci meritare la vita eterna con le buone opere. A tal proposito Sant'Eucherio diceva che l'unico affare di cui dobbiamo avere premura in questa vita è l'eternità, cioè di guadagnare l'eternità felice del paradiso e di evitare quella infelice dell'inferno: Negotium, pro quo contendimus, aeternitas est. Se ci salveremo saremo per sempre felici, se ci danneremo saremo per sempre infelici.

La fede è ciò che fa vivere i giusti in grazia di Dio e che dà vita alle anime, distaccando i cuori dagli affetti terreni e ricordando loro i beni eterni che Dio propone a coloro che l'amano. Per vincere le passioni e le tentazioni bisogna che spesso ravviviamo la fede, dicendo: Credo vitam aeternam, credo che dopo questa vita la quale presto per me finirà, vi è la vita eterna, o ripiena di gioie o ripiena di sofferenze, che mi toccherà secondo i meriti o demeriti miei. Santa Teresa ripeteva alle sue discepole: "Figlie, un'anima, un'eternità!", volendo dire: figlie, abbiamo un'anima; perduta questa, è perduto tutto; e perduta una volta è perduta per sempre. Insomma dall'ultimo istante di vita su questa terra dipende l'essere per sempre felici o per sempre disperati.

Un pensiero di viva fede circa l'eternità che ci aspetta può farci santi. Scrive San Gregorio che coloro che pensano all'eternità non si inorgogliscono nelle vicende prospere né si abbattono nelle avverse; poiché non desiderando nulla di questo mondo, di nulla temono. Quando ci tocca di patire qualche infermità o persecuzione ricordiamoci dell'inferno; facendo così ci sembrerà leggera ogni croce e ringrazieremo il Signore di non averci fatto morire quando stavamo in peccato mortale.

Mentre siamo in questa vita siamo pellegrini che vagano per la terra, lontani dalla nostra vera patria, il cielo, dove il Signore ci aspetta a godere eternamente la sua bella faccia: Dum sumus in corpore, peregrinamur a Domino, scrive l'Apostolo. Se dunque amiamo Dio, dobbiamo avere un continuo desiderio di uscire da questo esilio e di andare a vederlo. Questo desiderio era quel che sospirava sempre San Paolo.

Non c'è da meravigliarsi se i malvagi vorrebbero vivere sempre in questo mondo, poiché temono di passare dalle pene di questa vita alle pene eterne ed assai più terribili dell'inferno; ma chi ama Dio ed ha una moral certezza di stare in grazia, come può desiderare di continuare a vivere in questa valle di lacrime, in continue amarezze, angustie di coscienza, e pericoli di dannarsi? e come può non sospirare di andar presto ad unirsi con Dio nell'eternità beata, ove non c'è più pericolo di perderlo?

E quando siamo afflitti dai travagli o veniamo vilipesi dal mondo, consoliamoci con la gran mercede che apparecchia Dio a chi patisce per suo amore. Dice San Cipriano che il Signore vuole che gioiamo nei travagli e nelle persecuzioni, perché in quelle occasioni si provano i veri soldati di Dio e si distribuiscono le corone a coloro che sono fedeli: Gaudere et exultare nos voluit in persecutione Dominus, quia tunc dantur coronae fidei, tunc probantur milites Dei.

Ecco, sono pronto ad ogni croce che mi invierà il Signore. No, non voglio delizie e piaceri in questa vita; non merita piaceri chi ha offeso Dio. Sono pronto a patire tutte le infermità e traversie che mi colpiranno, son pronto ad abbracciare tutti i disprezzi degli uomini. Sono contento, se così piace a Gesù, che io venga privato di tutti i sollievi corporali e spirituali, purché non venga separato dall'amore di Dio. Ciò non lo merito, ma lo spero da quel sangue che il Redentore ha sparso per me. Voglio amare per sempre Dio, mio amore, mio tutto. Io vivrò in eterno ed in eterno lo amerò, come spero, e il mio paradiso sarà godere del suo gaudio infinito e lodare la sua infinita misericordia.

Pensiero del giorno

Meditate spesso i dolori della divina Madre Maria, dolori inseparabili da quelli del suo Divin Figlio.




(San Paolo della Croce)



sabato 27 maggio 2017

Il segreto delle famiglie felici

[Brano Tratto da "La donna nel matrimonio", di Pierre Dufoyer, traduzione di Maria Crivelli Visconti, Edizioni Paoline, 1958].


Il vicendevole completamento degli sposi

L'uomo e la donna si integrano non soltanto nella carne, ma ancor più nello spirito; hanno possibilità di completarsi a vicenda. (VON HILDEBRAND)

Abbiamo detto che cos'è il matrimonio. Occupiamoci ora dei fini che la Provvidenza gli ha assegnato e che gli sposi debbono quindi realizzare nella loro vita. Dio ha voluto assicurare la procreazione e la educazione dei figli attraverso l'unione dell'uomo e della donna, che ha dotati di corpi biologicamente adatti, di ricca vita interna dell'anima, e particolarmente dell'istinto materno e paterno. Questa è una verità tanto lampante che nessun uomo di buon senso può dubitarne. Fedeli al nostro programma non tratteremo qui di questo, che è il fine primario del matrimonio. Un altro scopo che Dio Creatore ha perseguito attraverso l'unione dell'uomo e della donna, e che nel matrimonio è più o meno consapevolmente cercato dagli sposi, è il vicendevole completamento. Senza dubbio alcuni egoisti sono portati al matrimonio da interessi particolari che sperano così di conseguire. Se tuttavia non si sono ridotti ad un egoismo integrale, ma conserveranno un po' di vero amore, anch'essi cercheranno la felicità e il perfezionamento del coniuge. Lo sposo e la sposa hanno eguale valore umano, come persone della stessa natura; perciò soltanto il bene armonico della coppia può essere il giusto fine del matrimonio e non il bene dell'uno con danno dell'altro. Il tendere al bene vicendevole è una legge naturale e fondamentale del matrimonio, e a quel fine lo sposo e la sposa debbono dedicarsi volonterosamente e risolutamente. L'uomo e la donna sono persone autonome, e tuttavia bisognose di completamento. Questa asserzione non è vera solo per la procreazione, ma vale, sino ad un certo punto, anche nel campo dello spirito. Esiste un modo di sentire, di pensare, di agire tipicamente maschile, come vi è pure un modo tipicamente femminile di pensare, sentire e agire. Uno in parte coincide con l'altro e in parte lo completa. Il modo di vedere la vita ed i suoi avvenimenti è generalmente più sintetico nell'uomo; egli afferra meglio l'essenziale e le linee generali. E’ inoltre più freddo e costante poiché la ragione gli consente giudizi meno influenzati dal sentimento. All'uomo è dato di creare, di formare e costruire "il mondo". Non gli rimane quindi molto tempo per le "persone"; è meno sensibile, meno portato alla compassione e alla pietà...

La visione della vita nella donna è più analitica, più ricca di sfumature; essa vede e si occupa più dei particolari. Essendo dotata di maggior sentimento e sensibilità, il suo modo di vedere la vita è più caldo e più propenso verso gli esseri umani, in special modo i deboli e i sofferenti. Ha maggiore intuizione e comprensione, ed è perciò più facilmente commossa ma, nel contempo, è più volubile... Tali tratti della psicologia normale maschile e femminile, a cui se ne potrebbero aggiungere tanti altri, mostrano chiaramente che questi due esseri umani possono completarsi vicendevolmente. Un uomo può arricchire una donna con la larghezza di vedute, caratteristica della sua personalità, come nessun'altra donna potrebbe mai fare, e viceversa. Tale differenza e tale possibilità di arricchirsi nei reciproci rapporti stanno alla base della forza universale di attrazione che agisce sui giovani d'ambo i sessi appena inizia per loro la primavera della vita, e che li spinge a cercare la reciproca compagnia e a gustarne il profumo delicato e misterioso. Ora su queste basi nasce anche l'amore propriamente detto, cioè quel sentimento straordinario e intenso che conduce il giovane e la fanciulla a scegliersi tra mille altri, a legarsi l'un l'altro in modo che ogni altra persona viene quasi completamente dimenticata e solo sussiste la gioia e la inesprimibile felicità della reciproca attrazione. " Entrambi sono esseri viventi, incompleti, inesplorati, straordinari " (Chardonne); e lo sono in misura tanto maggiore quanto più grande è la loro istruzione, l'educazione e la ricchezza d'animo; potrà così rinnovarsi continuamente il reciproco completamento. Gli avvenimenti della loro vita, come la paternità e la maternità, i problemi costanti sollevati dall'educazione dei figli, le numerose prove che rivelano reazioni fino allora sconosciute, conducono a scoprire nuovi aspetti nell'anima dell'amato, offrono la possibilità di confrontare idee, di osservare lati sconosciuti di concezioni, sentimenti ed inclinazioni. Nelle mutevoli condizioni di vita attuali, marito e moglie possono mettere continuamente in comune le proprie possibilità, arricchirsi comunicandosi i diversi modi di vedere, sostenersi e rinforzarsi con l'amore e la tenerezza, e aiutarsi così a sopperire alle loro necessità e ad adempiere coraggiosamente la loro missione. Non trae vantaggio solo l'anima dal completamento dei sessi; anche il corpo vi riceve la sua parte. Nuove scoperte nel campo della biologia hanno dimostrato come le relazioni matrimoniali procurino effetti benefici all'organismo della donna, in seguito all'assorbimento del seme maschile. Il miglioramento fisico, che spesso si riscontra nelle giovani donne nel primo anno del matrimonio, è sufficiente per confermare questo benefico influsso. Il vantaggio fisico dell'uomo per le relazioni matrimoniali non è stato ancora abbastanza chiarito e dimostrato. La saggia moderazione e il retto esercizio della pratica matrimoniale portano a un migliore equilibrio ormonico e all'acquietamento dell'eccitazione nervosa dell'organismo. Il matrimonio può elargire tutto questo ai coniugi. Dio stesso, che gli ha dato tali possibilità, vuole che siano realizzate, e impone perciò agli sposi l'impegno necessario come un dovere di stato. Se la donna vuole attenersi ai piani della Provvidenza, deve considerare il matrimonio come una "missione" da compiere: quella di ottenere un reale arricchimento benefico dello sposo. È necessario che ella compia uno sforzo cosciente e deliberato perché questo arricchimento si realizzi, superando le difficoltà inevitabili e vincendo il proprio egoismo. L'amore l'aiuterà nel suo compito; sappia tuttavia diffidare dell'amore basato sul sentimento spontaneo, che può diventare tiepido per l'abitudine e le delusioni. È perciò necessario che, sin dall'inizio, attinga la sua forza da una chiara visione di quella che è la sua missione nel matrimonio e l'accresca sempre più nel corso della vita coniugale. Così, la risoluta volontà di adempire la sua missione trionferà su tutte le difficoltà. Essa deve "volere" il perfezionamento del coniuge. Innanzi tutto, cercherà quindi di comprenderne bene la psicologia, la concezione dell'amore, come pure quello che egli spera e si aspetta dalla sposa e dal matrimonio. Cercherà di accordare i propri desideri e le proprie speranze a quelle del marito, e lo amerà come egli desidera di esserlo. La donna che così si affatica, troverà nel marito, se ha sposato un uomo dal cuore retto, il sostegno che attendeva e, almeno in parte, la tenerezza che desiderava. [...] Il miglior mezzo per la riuscita del matrimonio, consiste innanzi tutto nello sforzarsi per rendere felice il proprio sposo. Questo è il segreto delle famiglie felici.

Pensiero del giorno

Una delle condizioni essenziali per salvarsi è la carità verso il prossimo, la quale si manifesta tanto con le opere corporali quanto con le spirituali; e la perfezione vuole che si ami il prossimo al punto da sacrificarsi per lui, come fece Gesù per noi.

[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

venerdì 26 maggio 2017

Morte infelice del peccatore e morte felice dei santi


Brani tratti da "Via della salute", di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa.



Morte infelice del peccatore

Povero infermo! miratelo, come sta oppresso dai dolori! Oimè già sta vicino a morire, suda freddo, gli manca il respiro, patisce continui deliri; e quando sta in sé, sta colla testa sì svanita e debole che poco sente, poco capisce e poco può parlare. Ma il peggio è che avvicinandosi già alla morte, invece di pensare ai conti, che tra poco deve rendere a Dio, non pensa che ai medici e rimedi, che possano dalla morte liberarlo. E quelli che gli stanno dintorno, invece di esortarlo ad unirsi con Dio, lo lusingano che sta meglio, o pure tacciono per non disturbarlo. Ah mio Dio, liberatemi da una morte così infelice.

Ma già finalmente il sacerdote gli avvisa la vicina morte con dirgli: "Fratello, voi state male, bisogna che vi licenziate dal mondo e vi uniate con Dio con prendere i Sacramenti". A questa notizia funesta, che confusione succede, che malinconia, che angustie di coscienza, oh che tempesta! Allora gli verranno avanti agli occhi alla confusa i peccati commessi, i lumi di Dio disprezzati, le promesse trascurate e tanti anni tutti perduti. Allora il misero infermo aprirà gli occhi a vedere le verità eterne, di cui in vita ha fatto poco conto. Oh Dio, qual terrore allora gli apporteranno i soli nomi di disgrazia di Dio, di morte, di giudizio, d'inferno, d'eternità!

Gesù mio, pietà, perdono, non m'abbandonate. Conosco il male che ho fatto in disprezzarvi, vorrei morirne di dolore. Aiutatemi, Dio mio, ed aiutatemi presto a mutar vita.

Dirà allora l'afflitto moribondo: "Oh pazzo che sono stato! O vita mia perduta! poteva farmi santo, ma non l'ho fatto, ed ora che posso far più? La testa mi vacilla, l'affanno mi opprime e non mi permette di attuare la mente a fare un atto buono. Che ne sarà di me tra pochi momenti! Come così morendo posso salvarmi?"

Vorrebbe egli tempo per rimediare, ma è finito il tempo. "Oimè (dice) questo sudor freddo è segno ch'è prossima la morte; già comincio a perdere la vista, a perdere il respiro, già non posso più parlare, né muovermi". E così fra tante confusioni, diffidenze e spaventi l'anima dovrà separarsi dal corpo e comparire avanti a Gesù Cristo.

Gesù mio, la morte vostra è la speranza mia. V'amo sopra ogni bene, e perché v'amo, mi pento d'avervi offeso.

Maria Madre di Dio, pregate Gesù per me.


Morte felice dei santi

La morte ai santi è premio, non castigo: ella dai santi è desiderata, non abborrita. E come può essere abborrita, se la morte per essi è termine delle loro pene, dei combattimenti e dei pericoli di perdere Dio? Quel "Proficiscere, anima christiana, de hoc mundo" ["Parti anima cristiana da questo mondo", è una frase tratta da una preghiera per i moribondi, n.d.r.], che tanto spaventa i peccatori, è il giubilo d'un'anima che ama Dio. Ella non già s'affligge nel lasciare i beni di questa terra, perché Dio è stato l'unico suo bene: non nel lasciare gli onori, perché gli ha disprezzati e stimati per quel fumo che sono, non nel lasciare gli amici e i parenti, perché li ha amati solo per Dio. Onde siccome in vita è andata sempre dicendo: "Deus meus et omnia" [Dio mio e mio tutto]: così con più gaudio lo va dicendo in morte, accostandosi il tempo di andare a veder Dio, e d'amarlo da faccia a faccia in paradiso.

Non l'affliggono neppure i dolori della morte, anzi gode nell'offrire quelle ultime reliquie di sua vita in segno d'affetto al suo Dio, unendo le pene della sua morte colle pene di Gesù moribondo in croce. Il sol pensiero che finisce il tempo di poter peccare e perdere il suo Dio, la colmerà di gioia. Non lascerà l'inferno d'ingerirle diffidenze, col ricordarle i peccati commessi; ma se gli avrà pianti per più anni, e poi avrà amato di cuore Gesù Cristo, ben egli le darà confidenza.

Ah Gesù mio, quanto voi siete buono e fedele ad un'anima, che vi cerca e v'ama. 

Siccome i peccatori che muoiono in peccato, cominciano sin dal tempo della loro morte a provar certi saggi d'inferno, colle angustie interne e smanie che sentono; così all'incontro l'anime buone in morte provano certi saggi di paradiso. Quegli atti di confidenza e d'amore a Dio, di ansia di vederlo, fanno che cominci a provare quel gaudio, che poi compitamente avrà in cielo. Quale allegrezza le apporterà specialmente il SS. Viatico [la Comunione che si dà ai moribondi n.d.r.], che le sarà portato nella sua camera! Dirà, come disse appunto S. Filippo Neri nel tempo di sua morte: "Ecco il mio bene". (...) [Io] vi dirò con S. Bernardo: "Vulnera tua merita mea". Le vostre piaghe sono la speranza mia.

Deh mio Dio, se sto in grazia vostra, come spero, fatemi presto morire, acciocché presto venga a vedervi ed amarvi da faccia a faccia, e mi assicuri di non potervi più perdere.

Maria, madre mia, ottenetemi una santa morte.


lll

Pensiero del giorno

Vedrai molti cambiamenti nella Mia Chiesa. Cristiani che pregano ne rimarranno pochi, molte anime vanno all’inferno. Pudore, vergogna non ci sarà più per le donne: satana si veste di esse per far cadere molti sacerdoti. Crisi comuni ci saranno nel mondo. I preti, vescovi, cardinali sono tutti disorientati. 

(Messaggio della Madonna alla stigmatizzata serva di Dio, Teresa Musco, del 20 maggio 1951).

giovedì 25 maggio 2017

Avviso da Correggio (Reggio Emilia)

Il Gruppo stabile "Beato Rolando Rivi", per la promozione della Santa Messa in forma straordinaria nel Vicariato di Correggio (Diocesi di Reggio Emilia), e la Venerabile Arciconfraternita del SS.mo Sacramento di Correggio organizzano, per il prossimo LUNEDI' 29 MAGGIO alle ore 19, una santa Messa in latino cantata nell'occasione della festa del Beato Rolando Rivi, seminarista e martire. Alle ore 18.30, la preghiera del S.Rosario.

La Messa, celebrata dal reverendo don Carlo Castellini, vicario foraneo, si svolgerà nell'Oratorio arciconfraternale della "Mater Amabilis", con ingresso dal cortile di Palazzo Bellelli, Corso Mazzini, n.44 - Correggio.



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Come ci "parla" Dio?

Una studentessa universitaria mi ha chiesto di chiarirle un aspetto dell'orazione mentale.


Caro D.,
               (…) avrei piacere che tu mi spiegassi di più riguardo l'orazione mentale. 

La preghiera non è solo richiesta, è anche lode, è ringraziamento, e per me è anche uno sfogo in quanto sono sicura che il Signore sia l'unico a capirmi e a potermi consolare. Oltre alle preghiere classiche che tutti conosciamo a memoria io prego anche a parole mie. Durante la messa, le adorazioni, prima di addormentarmi, quando a volte sono tra la gente, dialogo con Dio nella mia mente ma lo definirei più un monologo in quanto parlo solo io.

Da quanto ho capito, l'orazione mentale non è solo un monologo ma è anche  ascolto. Se è così vorrei che tu mi spiegassi meglio: come si fa ad ascoltare Dio? 

Spesso io lo percepisco tramite quelle che chiamo "illuminazioni". Mi capita quando leggo (o ascolto) un passo del Vangelo e mi emoziono. Quelle parole mi arrivano al cuore, mi danno una sensazione di calore. È una sensazione bellissima che spero provi anche tu! Le Scritture mi piacciono molto e mi invitano a riflettere (...).

Vorrei tanto riuscire ad ascoltare la parola di Dio e la sua volontà. Io lo prego perché apra il mio cuore alla sua volontà.

Grazie per le tue preghiere e il tuo supporto. Che Dio ti benedica.

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo, 
                                     quando parli con Dio utilizzando “parole tue” che ti sgorgano spontaneamente dal cuore, stai facendo una vera e propria “orazione mentale”. Apparentemente sembra un monologo, ma in realtà, come insegna Sant’Alfonso Maria de Liguori nell’opuscolo intitolato “Modo di conversare continuamente ed alla familiare con Dio”, il Signore risponde con ispirazioni, con lumi interni, con tocchi soavi al cuore, con segni del suo perdono, con saggi di pace, con la speranza del paradiso, con giubili interni, con le dolcezze della sua grazia, con “abbracci spirituali”; insomma ti parla facendoti sentire interiormente il suo amore.

San Francesco di Sales, Santa Teresa d’Avila, e tanti altri santi raccomandano vivamente di fare orazione mentale. A tal proposito Sant’Alfonso, nel volumetto intitolato “Riflessioni divote”, afferma che l’orazione “è la beata fornace in cui s'infiammano le anime dell'amore divino”. 

Nella speranza di aver chiarito il tuo dubbio, ti saluto cordialmente in Gesù e Maria.

Cordialiter

Circa le penitenze corporali

Una lettrice mi ha chiesto a cosa servano le penitenze corporali.


Carissimo D., (...) vorrei chiederti cosa intende la Madonna a Fatima nel chiedere oltre la preghiera del Santo Rosario, sacrifici e penitenza. Essendo già la vita piena di tante sofferenze, ma più nello specifico vorrei un tuo parere in base alle tue conoscenze a carattere spirituale. Ti ricordo sempre nelle mie povere preghiere, uniti sempre in questo legame spirituale che accomuna tutti i fratelli e le sorelle del mondo. (...)

(lettera firmata)


Carissima in Cristo, 
                                 il Redentore Divino nel Vangelo dice che se non faremo penitenza periremo tutti. Ma ciò non significa che dobbiamo per forza flagellarci, usare il cilicio o altri strumenti di penitenza che producono sofferenza. Anche il semplice rassegnarsi cristianamente ai patimenti della vita (malattie, persecuzioni, povertà, ecc.) è già un bel sacrificio da offrire a Dio, il quale ci ricompenserà abbondantemente in Cielo. Prima di fare aspre penitenze (per esempio autoflagellarsi con lo strumento della "disciplina", come si fa in molti monasteri), per prudenza bisognerebbe chiederne il permesso alla propria guida spirituale, onde evitare di rovinare la propria salute con mortificazioni esagerate.

Inoltre suor Lucia di Fatima nelle sue memorie scrisse che adesso Gesù non chiede più grosse penitenze, ma desidera che pratichiamo fedelmente i doveri nel proprio stato di vita.

Sant'Alfonso Maria de Liguori distingue tra mortificazioni interne ed esterne. Quelle interne consistono nel vincere le passioni, sopratutto quella dominante, mentre quelle esterne consistono nel mortificare i sensi (vista, udito, gola, discorsi) astenendosi dal compiere tutto ciò che può allontanarci da Dio (vedere immagini oscene, ascoltare discorsi cattivi, mangiare in maniera esagerata, fare discorsi oziosi, eccetera).

È bene fare delle piccole penitenze, purché fatte con amore, astenendosi dal compiere azioni che in se stesse non sono immorali. Ad esempio rinunciare a mangiare una caramella o un frutto, salire le scale anziché prendere l'ascensore, evitare di vedere un film lecito in tv, ecc. Queste piccole mortificazioni ci aiutano a rafforzare la volontà nel combattimento spirituale.

In Corde Matris,

Cordialiter

Pensiero del giorno

Il buon esempio non può essere dato che da un sacerdote sollecito del suo progresso spirituale. (...) Vedendone la pietà, la bontà, la povertà, la mortificazione, i fedeli dicono: è un sacerdote convinto, un Santo; lo rispettano e si sentono tratti ad imitarlo: verba movent, exempla trahunt.

[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

mercoledì 24 maggio 2017

Avviso da Bologna

Chantal mi ha segnalato che sabato 27 maggio, a Bologna, presso la Cattedrale di San Pietro (da non confondere con la Basilica di San Petronio), alle ore 12, verrà celebrata una Messa in rito antico.








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Circa le relazioni sentimentali con donne che non militano nel "movimento tradizionale"

Ogni tanto pubblico dei post riguardanti il tema del fidanzamento e del matrimonio cristiano. In genere si tratta di brani tratti dagli scritti di Pierre Dufoyer o di qualche altro autore di retta dottrina. Altre volte si tratta di scritti nei quali ripeto con parole mie ciò che ho letto su libri di buoni autori. Diverse donne nubili che navigando sul web sono capitate sui miei blog e hanno letto quel che ho scritto circa il tema del fidanzamento e del matrimonio cristiano, mi hanno contattato per dirmi che apprezzano quel che ho detto in proposito e per manifestarmi l’intenzione di voler conoscermi meglio in vista di un’eventuale relazione sentimentale. Ordinariamente valuto ogni proposta che ricevo, ma mi accorgo subito che generalmente sono donne che non provengono da ambienti tradizionali, e ciò è un problema. Cerco di spiegarmi meglio: non sono una persona settaria, quindi in linea di principio non escludo a priori un eventuale matrimonio con una brava ragazza che non milita nel "movimento tradizionale"; ma poi nella pratica vedo che emergono delle grosse divergenze circa la visione della vita matrimoniale. In genere all’inizio vedo in loro molto entusiasmo, sono felici di avermi trovato, quasi stentano a credere che esista un uomo che dica pubblicamente di essere contrario ai rapporti prematrimoniali e ad altre cose condannate dalla Legge Eterna (aborto, adulterio, divorzio, contraccezione, eccetera). Cerco di trattarle con grande rispetto e gentilezza, ma poiché non ho tempo da perdere in inutili corteggiamenti, cerco subito di affrontare alcune questioni delicate che mi stanno particolarmente a cuore, tra cui l’importantissimo argomento dell’educazione cristiana della prole. Purtroppo, in diversi casi, quando parlo di questo tema incomincio a veder sorgere in loro delle “perplessità”. Il Magistero della Chiesa (penso ad esempio all’interessante enciclica “Divini Illius Magistri” di Papa Pio XI) insegna che i genitori devono impegnarsi per cercare di dare ai figli un’educazione scolastica di stampo cattolico. Ma poiché di questi tempi le scuole cattoliche spesso costano molto e pochi possono permettersele, e visto anche che molte scuole private sono gestite dai modernisti, l’alternativa più opportuna consiste nell’optare per l’homeschooling. Tra l’altro, se fatto bene, l’homeschooling consente ai bambini di conseguire ottimi risultati anche da un punto di vista puramente didattico, mentre in molte scuole pubbliche ci sono insegnanti che non svolgono bene il loro compito, visto che non è raro incontrare alunni di quinta elementare che non sanno ancora le tabelline o altre nozioni basilari della matematica e della lingua italiana, per non parlare della geografia e della storia.

Purtroppo, ho notato che le ragazze che non hanno una mentalità tradizionale, fanno fatica a comprendere l’importanza di questo tema. Tra le donne nubili che mi hanno contattato per iniziare un dialogo in vista di un’eventuale fidanzamento, mi aveva dato un’impressione molto positiva una ragazza della provincia di Varese. Pur non essendo "tradizionalista", era molto docile, accoglieva con interesse tutto ciò che le dicevo, quindi pensavo che in breve tempo sarei riuscito a “tradizionalizzarla”. Le spiegai che il fine principale del matrimonio non consiste solamente nel procreare la prole, ma anche nell’educarla cristianamente, e quindi la resi edotta circa la possibilità di optare per l’homeschooling, come consentito dalla vigente normativa italiana. Inizialmente si era mostrata disponibile ad accogliere questa opportunità educativa che io considero come una sorta di “conditio sine qua non” (non me la sento di sposarmi con una donna che non ci tiene ad educare in maniera davvero cristiana la prole). E così per alcune settimane abbiamo continuato a dialogare per conoscerci meglio. Quando usciva dall’ufficio in cui lavora mi telefonava mentre tornava a casa in auto (ovviamente usava gli auricolari), e poi mi inviava tanti messaggi affettuosi e cordiali. Pur essendo carina, ciò che apprezzavo di più era il suo aspetto interiore. Lei era entusiasta di me, era rimasta colpita dal fatto che mentre tanti altri ragazzi in questi casi fanno delle “proposte immorali”, io invece le parlavo di argomenti spirituali, ad esempio le insegnavo l’orazione mentale, il rendere “soprannaturali” le azioni compiute durante il giorno, e altre cose che ho appreso sui manuali di ascetica. Un giorno mi ha scritto un messaggio dicendomi che se non si fosse sposata con me sarebbe rimasta nubile, poiché si sentiva certa che non avrebbe mai più trovato un ragazzo che la pensa come me. Per alcune settimane tutto sembrava filare liscio tra noi due, poi improvvisamente ha deciso di interrompere il dialogo. Tra le motivazioni che l’hanno convinta a prendere questa decisione c’è anche la sua perplessità circa l’homeschooling (avrebbe preferito mandare la prole nelle scuole cattoliche, anche se le ho spiegato che difficilmente avremmo potuto permetterci una scelta del genere a causa dei costi elevati). Circa il suo improvviso cambio di idea nei mie confronti, penso che si sia confidata con qualcuno di stampo “innovatore” che le ha fatto sorgere delle perplessità al riguardo della possibilità di sposarsi con uno che ha le mie idee. Ovviamente ho rispettato la sua decisione, non sono certo un tipo che si mette a piangere o si dispera in casi del genere, anche perché ogni mese mi scrive qualche lettrice che capita su qualche mio blog e mi contatta dopo aver letto come la penso al riguardo del matrimonio cristiano, quindi immagino che avrò anche in futuro altre opportunità da valutare. 

Tra tutte le lettrici con cui ho dialogato sinora in vista di eventuali nozze, quella che è riuscita a scaldarmi maggiormente il cuore è stata una della Venezia Giulia che, guarda caso, era l’unica tra di loro ad avere una mentalità di stampo tradizionale (mi aveva detto persino di essere favorevole alla mia proposta ad ascoltare durante i pasti l’Imitazione di Cristo o altri audiolibri spirituali, anziché vedere la televisione, qualora ci fossimo sposati). Mi aveva contattato la prima volta nel 2013, non per un interesse sentimentale verso di me ma per altri motivi, tuttavia in seguito ci siamo accorti che ci “volevamo bene” a vicenda. Purtroppo, con lei non è stato possibile proseguire poiché si sente più attratta dal nubilato (comunque siamo rimasti in ottimi rapporti di amicizia), tuttavia questa esperienza mi ha fatto comprendere che con una tradizionalista ci sono maggiori affinità che rendono più facile andare d’accordo su questioni importanti riguardanti il matrimonio cristiano, mentre con le altre è più difficile essere in sintonia su certi temi. La prova di ciò l’ho avuta ad esempio da un’altra lettrice, un’insegnante (la maggioranza relativa di coloro che mi contattano per motivi sentimentali è costituita da insegnanti, specialmente di Religione), la quale non proviene da ambienti tradizionali, e dopo aver dialogato con me per qualche tempo, mi ha comunicato di voler interrompere le “trattative” poiché io le ricordo un suo ex fidanzato, il quale considerava pericolosi da un punto di vista morale certi svaghi che vanno di moda tra i mondani.

Sono convinto che la società in cui viviamo sia allo sbando non solo a causa della confusione dottrinale propagandata dal clero modernista, ma anche perché in molte famiglie si vive come se Dio non ci fosse. C'è tanto bisogno di famiglie veramente cristiane come quella che formarono i genitori di Santa Teresa di Lisieux. Pertanto è importante che i cattolici rimasti fedeli al Magistero perenne della Chiesa, qualora si sentano chiamati ad abbracciare lo stato di vita matrimoniale, cerchino di trovare un coniuge che desideri vivere il Vangelo in maniera profonda e coerente, e abbia il desiderio di formare una famiglia davvero cristiana, dando una buona educazione religiosa alla prole. Per quanto mi riguarda, non riuscirei a sposarmi con una cattolica annacquata, cioè che fa compromessi al ribasso su questioni morali. Una moglie del genere, invece di essere uno strumento di santificazione, sarebbe un grosso ostacolo alla salvezza eterna dell’anima, che è l’unica cosa che conta davvero nella vita.

Il demonio dietro l'ostracismo nei confronti della Messa tridentina

Un cattolico non può, in coscienza, odiare la Messa tradizionale. Non si può disprezzare un rito così venerabile che ha aiutato a santificare innumerevoli anime nel corso dei secoli. Eppure ci sono tanti modernisti che usano parole di sommo disprezzo nei confronti della liturgia antica. Ma chi è che li spinge a nutrire sentimenti di avversione verso tutto ciò che ha un sapore “tradizionale” nella vita cristiana? Chi è che li aizza a perseguitare e a ostracizzare i cattolici rimasti fedeli alla Tradizione? Il demonio!

Il Beato Gabriele Maria Allegra (1907-1976), un pio missionario francescano che tradusse l'intera Sacra Scrittura in lingua cinese, scrisse parole forti in proposito:

Quando penso che il latino non si studia più, che anche in questo abbiamo seguito l'andazzo dei protestanti, o più esattamente di alcune sette protestanti, quando penso che l'immensa letteratura patristica latina, i più insigni documenti della storia della Chiesa di Dio in Cina, che sono scritti in latino, sono ormai libri sigillati per i futuri sacerdoti, e aggiungo, quando penso che per noi francescani tutte le nostre antiche fonti e tutte le grandi opere sono scritte in latino, mi vengono le lacrime agli occhi, e non metaforicamente. […] In certe ambiguità liturgiche e disciplinari, nell'ostracismo del latino, della Messa di San Pio V e del canto gregoriano, [...] nel pluralismo teologico, nell'indigenizzazione delle Chiese locali, io ci vedo la presenza dell’hinimicus homo, l’opera di satana [...].

(Citazione tratta da “Ideo multum tenemur Ei”, quaderno III, 23 agosto 1975).

Circa la filantropia priva di carità

Pubblico alcuni brani tratti da una lettera di Eleonoram (pseudonimo utilizzato da una collaboratrice del blog).


Ti ringrazio per il post "Sfondamento a sinistra", l'ho trovato molto profondo, molto intelligente e molto spirituale.

L'amore per i poveri è veramente una ricchezza cristiana soggetta a infiniti profitti di Grazia che incrementano il Regno di Dio qui sulla terra, così come è veramente diabolico il tentativo di impossessarsene per un'empia manipolazione delle coscienze e per bieche tirannie come nel caso del comunismo: del resto il diavolo è "scimmia di Dio" che imita in modi orribili e miseri, usando adepti non solo consapevoli del male che stanno facendo, ma talvolta, purtroppo, anche ignari... la stessa parola "comunismo" sembra proprio scimmiottare la Comunione cristiana!

Ugualmente pericolosi il filantropismo e l'attivismo senza la preghiera e senza un continuo interfacciarsi con Dio, perchè, dicono con ragione i Padri, se le opere non sono compiute ai piedi del Crocifisso, alimentano vanitosi protagonismi e vana autosufficienza e, soprattutto, non hanno la forza che viene da Dio: "senza la Tua forza nulla è nell'uomo, nulla senza colpa". 

Tempo fa hai postato una citazione di Padre Giuseppe M. Leone che esprime benissimo questa differenza sostanziale e che mi sono appuntata tra le mie frasi preferite: - La carità è amore verso Dio e verso il prossimo, la filantropia è amore solo verso l'uomo... La carità è invece la "regina delle virtù" perché mette prima Dio e poi gli uomini, sicché di "matrice divina" è l'amore verso questi ultimi -. Parole sacrosante in tutti i sensi!

Eleonoram

Pensiero del giorno

(Parole di Gesù alla beata Elena Aiello, del 22 aprile 1940).

Il mondo è in rovina per i molti peccati e particolarmente per i peccati d’impurità che sono arrivati al colmo dinanzi alla Giustizia del mio Padre Celeste. Perciò tu dovrai soffrire ed essere vittima espiatrice per il mondo e particolarmente per l’Italia, dove è la sede del mio Vicario. Il mio Regno è Regno di Pace, il mondo invece è tutto in guerra.

martedì 23 maggio 2017

Avviso da Milano

Maristella, corrispondente del blog da Milano, mi ha inviato il seguente messaggio.

Caro fratello in Cristo (....). Vorrei comunicare le date di alcune celebrazioni in rito ambrosiano antico.

Giovedì 25 maggio Messa nella solennità dell'Ascensione.

Lunedì 29 maggio Messa nella litanie minori con imposizione delle ceneri.

Entambe alle ore 18 presso la chiesa di Santa Maria alla Consolazione.

Venerdì 2 giugno Messa del primo venerdì del mese presso la chiesa del Corpus Domini (via A. Canova 4 zona Arco della Pace) alle ore 16.

Grazie!
Sursum corda 
Habemus ad Dominum

Maristella



Xzx

Continua la battaglia in difesa della Liturgia tradizionale!

Ripubblico una bella testimonianza di una signora innamorata della Messa tridentina.


Gent.mo D., 
                    grazie per i suggerimenti e soprattutto grazie per il lavoro preziosissimo che svolgi in favore di tante anime attraverso il blog. Sono capitata sul blog da meno di un anno, quasi in concomitanza con la scoperta della Messa in rito romano antico nella mia città. Anche io devo confessare che, dopo la prima volta alla Santa Messa Tradizionale, il mondo non è stato più lo stesso... non ho più abbandonato questa Celebrazione. 

Mi sono accaduti tanti incontri, situazioni che - a guardare indietro - non si può non vedere un Disegno preciso. Per farla breve, a distanza di pochi mesi, mi sembra di aver percorso un lungo cammino e sono in grado di CAPIRE e di APPREZZARE sempre di più molte di quelle parole bellissime che parlano al Cuore e che pubblichi su “Cordialiter”. 

[…]

Con l'occasione ti dico che, ringraziando Dio, a [...] abbiamo la Santa Messa Tradizionale [...] e che - nonostante frequentassi già la Chiesa ed i Sacramenti - con la partecipazione al Rito in latino la mia vita spirituale E' PROFONDAMENTE CAMBIATA E AVANZA CON PIU' FERMEZZA ALLA SEQUELA DI CRISTO […].

Scusa per l'eccesso di parole... e grazie! 
In Cordibus Jesu et Mariae

(lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                   vorrei che tutti i modernisti leggessero la tua e-mail. Loro pensano che amiamo la Messa in rito antico per snobismo (cioè vogliamo fare i vanitosi pregando in latino) o addirittura per motivi politici e ideologici. Poveretti, hanno una visione immanentista della vita (cioè “poco soprannaturale”) e allora cercano motivazioni terrene quando constatano il nostro attaccamento alla Messa tridentina. In realtà noi seguiamo la Liturgia tradizionale perché in essa percepiamo in maniera più intensa la sacralità del rito e la nostra anima si sente molto più edificata. Il Sacrosanto Concilio di Trento insegna infallibilmente che la Messa è essenzialmente la rinnovazione incruenta del Santo Sacrificio di Gesù Cristo, il quale viene offerto come vittima di espiazione per i nostri peccati. Ebbene, nel rito antico l'essenza sacrificale della Messa si percepisce in maniera nettamente più intensa. I modernisti affermano che alla Messa in latino i fedeli non capiscono niente e vi partecipano passivamente. Dunque, secondo loro, saremmo degli stupidi nel fare molti sacrifici per andare alla Messa celebrata col glorioso Missale Romanum di San Pio V, visto che, come dicono, vi assistiamo in maniera passiva.

La realtà è che noi preferiamo la Liturgia tradizionale proprio perché vi partecipiamo in maniera attenta e devota. Non è vero che siamo passivi, infatti recitiamo volentieri le formule in latino riservate ai fedeli (il latino per noi italiani non è una lingua “estranea” come il cinese, anzi ha un suono familiare, e poi ha una nobiltà e una maestà che rende più facile elevare l'animo alla sacralità), comunque ciò che conta davvero è la partecipazione “interiormente attiva” alla Messa. 

Personalmente sono convinto che la Liturgia tradizionale sia particolarmente adatta alle anime contemplative e in generale a coloro che praticano un'intensa vita spirituale. Per esempio,  durante il Canone Romano (la preghiera di Consacrazione che nel rito antico viene pronunciata sottovoce dal sacerdote), in quell'apparente silenzio, mentre una persona spirituale si immerge nell'orazione mentale e offre in oblazione alla Santissima Trinità il Santo Sacrificio di Cristo, invece un'anima “poco spirituale” non sa che fare in quei momenti, si distrae facilmente e si annoia, desiderando di poter tornare al più presto alla Messa in rito moderno, nella quale è molto facile avere la tentazione di assistere passivamente alla Consacrazione, limitandosi ad ascoltare quel che dice il prete a voce alta, e quindi senza fare attivamente nel proprio cuore degli atti di adorazione, oblazione, impetrazione, carità perfetta, ecc. 

Ma i modernisti fanno fatica a comprendere questi discorsi visto che hanno una visione poco soprannaturale della vita (per molti aspetti assomigliano ai comunisti, i quali vorrebbero fondare il paradiso su questa Terra), e continuano a perseguitarci e a metterci il bastone tra le ruote. È da decenni che tentano di ostacolare in ogni modo coloro che desiderano seguire la Messa tridentina, ma ciò nonostante continua inarrestabile l'avanzata del movimento tradizionale, il quale è costituito principalmente da giovani, mentre il vegliardo movimento modernista perde terreno ogni giorno e ormai è inesorabilmente avviato sul viale del tramonto.

Le persecuzioni ci hanno temprato al fuoco e alla lotta, e adesso siamo pronti ad ogni rinuncia e ad ogni sacrificio pur di difendere e propagare la Dottrina Cattolica che è stata vilmente tradita da una banda di facinorosi modernisti. Si tratta di gente col prurito delle novità che fa ignobili compromessi al ribasso coi nemici di Gesù Cristo, ottenendo in cambio qualche misero applauso dal mondo. 

Noi non abbiamo nessuna intenzione di arrenderci ai novatori. Continueremo a combattere la buona battaglia della fede sino all'ultimo respiro, per la maggior gloria del Redentore Divino!

In Corde Regis,

Cordialiter 

Criticare il fronte modernista per salvare le anime dalle loro falsità

Pubblico una vecchia lettera di Giustina (pseudonimo utilizzato da una signora che collabora col blog).


Caro D.,
              come stai? Mi prendo la libertà di scriverti, ogni tanto... spero di non intralciare il tuo lavoro e le tante mail che ricevi: alcune di sicuro necessitano delle tue risposte e dei tuoi consigli, un'opera veramente lodevole. Non preoccuparti quindi di rispondere alle mie, capisco benissimo che a volte non hai tempo, né è importante.


Io sto bene, sono rientrata a (...) dalle vacanze nelle (...). Il blog è una compagnia costante: con mio marito stiamo attraversando qualche difficoltà lavorativa ed economica, in questo periodo, ma più di una volta è come se alcuni spunti che pubblichi mi fossero di grande sostegno. “Ad Deum stillat oculus meus” è una frase che medito spesso...



Ti ho molto pensato durante queste vacanze: un mio compagno di classe delle scuole elementari che ho rivisto sta facendo con sua moglie un bel percorso cristiano. Senza che per un motivo preciso si andasse su determinati discorsi ho scoperto che è rimasto deluso da alcuni corsi di teologia che ha seguito, così da laico... Ho capito che ci sono parecchie anime in ricerca, non preti e suore ma giovani e coppie confusi da certi insegnamenti modernisti e da certi sacerdoti (...). A volte è un po' difficile cercare di astenersi apertamente dalle critiche al clero anche di fronte a fatti eclatanti (tipo preti che vorrebbero evitare di confessare i bambini per la Prima Comunione perché ritenuto un passaggio inutile).  Io cerco comunque, se intuisco che l'interlocutore è seriamente motivato, di indirizzarlo su fonti e blog vicini alla Tradizione perché davvero spero che anche altri possano capire e percorrere i sentieri giusti, trovare i sacerdoti di impostazione differente.. Spero tanto in questo di non sbagliare né di alimentare uno spirito polemico, quasi orgogliosamente "tradizionalista": a volte il confine tra il tacere e il prendere una posizione chiara mi è un po' difficile.



Un caro saluto e prega sempre per me. A presto! 



Giustina



Cara sorella in Cristo,
                                     criticare gli errori e la barbarie del movimento modernista non costituisce peccato, anzi è un atto di carità. San Francesco di Sales nel suo celebre capolavoro "Filotea" esorta la sua figlia spirituale a parlare male dei nemici della Chiesa, perché è un atto di carità gridare "al lupo" quando tenta di sbranare le pecore. San Pio X nell'enciclica "Pascendi Dominici gregis" afferma che non sono lontani dal vero coloro che considerano i modernisti come i più pericolosi nemici della Chiesa. Nella stessa enciclica il grande Papa venuto dal Veneto ammette che purtroppo tra i modernisti ci sono anche non pochi ecclesiastici. Dunque, bisogna continuare a gridare "al lupo!", dobbiamo aprire gli occhi a tanta gente che ingenuamente si è lasciata ingannare dai mostruosi errori del modernismo, per esempio alle dottrine eretiche di quei teologi che negano la Risurrezione di Cristo, la Presenza Reale di Gesù nel Santissimo Sacramento, la verginità perpetua della Madonna, l'eternità dell'inferno, l'esistenza del purgatorio, l'essenza sacrificale della Messa, e tante altre verità di fede.

Sono contento che apprezzi la mia “linea editoriale”, la quale consiste nel promuovere la Tradizione Cattolica cercando di infondere speranza e coraggio nei lettori. So bene che la crisi ecclesiale causata dal modernismo non è terminata, tuttavia, c'è modo e modo di denunciare i misfatti dei novatori. Penso che quando si parla di cose spiacevoli bisogna farlo in maniera da non demoralizzare i lettori, altrimenti si rischia di arrendersi o persino di cadere in depressione.  :-)

Anche Sant'Alfonso Maria de Liguori nei suoi scritti si lamentava della situazione ecclesiale del suo tempo (vescovi poco zelanti, sacerdoti e religiosi rilassati, fedeli laici che vivevano come pagani, ecc.), tuttavia riusciva ad infondere coraggio ai suoi lettori, perché la sua speranza era fondata in Dio.

Oggi la situazione è semplicemente drammatica a causa della confusione seminata da coloro che hanno lo spirito modernistico, ma non dobbiamo disperarci: noi abbiamo la buona dottrina del Magistero perenne della Chiesa, pertanto possiamo confidare di salvarci l'anima se le resteremo fedeli sino alla morte. Certamente Gesù non ci abbandonerà mai, ci darà sempre i mezzi necessari per salvarci. Ci ha riscattato a caro prezzo sulla croce del Golgota, troppo grande è il suo amore per noi, non può abbandonarci nella tempesta modernista. La nostra speranza nella vittoria non è autoillusione, infatti non si fonda sulle nostre forze, ma sulla fede nel glorioso Redentore Divino: Haec est victoria quae vincit mundum, fides nostra (Epistula I Ioannis 5,4).

Lo scopo dei miei blog è di farvi elevare l'animo alle cose celesti, di incoraggiarvi nel combattimento spirituale, di animarvi a continuare la buona battaglia contro la peste modernista. Voglio che dopo aver letto i miei post vi sentiate rincuorati, consolati e confortati, non demoralizzati e scoraggiati. Sì, scrivere post e rispondere alle e-mail mi costa tempo e fatica, ma voglio continuare a farlo per il bene spirituale dei numerosi lettori che apprezzano ciò che faccio. La gestione dei blog è divenuto un impegno quasi a tempo pieno, ma è grazie ai lettori-sostenitori se posso permettermi di continuare questa battaglia. Senza le vostre donazioni penso che avrei dovuto smettere già da diverso tempo.

Ti incoraggio a vivere il cristianesimo in maniera fervorosa, praticando un’intensa vita spirituale. Lo so che in questa società neopagana è difficile vivere in maniera coerente col Vangelo, sopportando con pazienza le persecuzioni dei mondani, ma maggiori sono le avversità, più bella sarà la vittoria!

Sursum corda!

Cordialiter

Sfondamento a sinistra

Per dare un ulteriore slancio all'inarrestabile avanzata del movimento tradizionale è necessario attuare uno "sfondamento a sinistra". Ci sono tanti fedeli che per anni hanno simpatizzato per gli ambienti progressisti, attratti da temi sociali come la fame nel mondo e la questione operaia, tuttavia adesso si stanno accorgendo della desacralizzazione del cattolicesimo e sperano in una "restaurazione". C'è tanta gente che si è ritrovata a "sinistra" in buona fede, e ora è necessario ricondurla nell'alveo della Tradizione. Uno degli errori che bisogna assolutamente evitare è quello di lasciare la “questione sociale” in mano ai modernisti e ai rossi.

Dobbiamo sfruttare ogni occasione per trarre qualche vantaggio per il bene delle anime, e quindi per la maggior gloria di Dio. Non dobbiamo restare alla finestra a guardare il susseguirsi degli eventi, dobbiamo darci da fare per tentare di attrarre le anime verso la Tradizione cercando di cavalcare ogni occasione che capita. Mi spiego meglio: alla gente piacciono coloro che non si limitano a parlare di questioni liturgiche e dottrinali, ma che si impegnano concretamente anche in opere sociali. Fino ad ora il movimento tradizionale è rimasto ai margini della vita ecclesiale, ma adesso è giunto il momento di approfittare della situazione. In che modo? Bisogna dar vita a nuove iniziative anche in campo sociale, così da strappare la gente dalle grinfie dello sterile modernismo filantropico, e avere l'occasione di far conoscere ampiamente il grande patrimonio devozionale e dottrinale della Tradizione. Il primato deve rimanere per le questioni dottrinali e liturgiche, ma bisogna assolutamente evitare di abbandonare la “questione sociale” in mano ai modernisti e ai loro amici comunisti. Il vero militante della Tradizione Cattolica si interessa della questione sociale ed è sempre schierato dalla parte dei poveri e della gente che soffre.

Se non attueremo lo “sfondamento a sinistra”, tanta gente cadrà nella rete dei modernisti, i quali potrebbero continuare a moltiplicare le opere filantropiche per i poveri, senza però cercare di condurre le anime a Cristo, dando in questo modo l'errata impressione che la Chiesa sia una delle tante ONG umanitarie. Se non faremo nulla, la gente penserà che i fedeli legati alla liturgia tradizionale si interessano solo di cappe magne, pianete broccate, scarpe con fibbie d'argento, cartegloria con cornici cesellate in oro, rocchetti ricamati a mano, ecc. Ciò è falso, perché in realtà i tradizionalisti sono i migliori amici del popolo (lo ha detto San Pio X), e si interessano dei problemi di coloro che sono in stato di bisogno. Ma non lo fanno per scopi politici o per apparire belli, ma solo per carità fraterna, cioè per vero amore che nasce da Dio.

Eravamo, siamo e resteremo sempre contro il comunismo. Per “sfondamento a sinistra” non bisogna intendere una deriva verso le posizioni politiche dei progressisti, come hanno fatto molte persone che votavano per la Democrazia Cristiana. Al contrario significa strappare ai comunisti e ai modernisti le masse dei poveri che sono state ingannate per decenni, e ricondurle a Cristo, unico vero Salvatore del genere umano. I nostri punti di riferimento da imitare non sono i capi delle onlus moderniste o addirittura di quelle laiciste, bensì sono personaggi eroici che hanno dato lustro alla Chiesa militante, mi riferisco ad esempio a San Giovanni Bosco, San Giuseppe Cottolengo, San Luigi Orione, Santa Francesca Cabrini, San Francesco d'Assisi, Santa Bartolomena Capitaneo, e a tanti altri valorosi seguaci del Redentore Divino.

Circa gli annunci sul blog

Da quando nel 2008 ho aperto il blog “Cordialiter”, ho dato ampio spazio agli annunci che i lettori mi inviano al riguardo di Messe in rito antico, convegni su temi religiosi, conferenze, ecc. L’ho sempre fatto gratuitamente, senza mai chiedere nulla in cambio. Penso che gli annunci, oltre ad essere interessanti per gli utenti, mi aiutino a rendere il blog ancora più piacevole da visitare. Quindi ringrazio tutti coloro che in questi anni mi hanno inviato annunci utili ed interessanti. 

Purtroppo, spesso, per mancanza di tempo (o per altri giustificati motivi), non ho pubblicato gli annunci che mi sono stati inviati. Chiedo scusa se qualcuno ne è rimasto dispiaciuto ma, credetemi, non l’ho fatto per cattiveria. Ho difficoltà soprattutto quando mi vengono inviati annunci in formato pdf, poiché mi tocca prima convertirli in formato immagine (jpg, gif, ecc.). In certi casi ricevo annunci in formato immagine che hanno dimensioni troppo grandi e mi tocca ridimensionare i file, altre volte invece le immagini contengono testo troppo piccolo e difficilmente leggibile. Poi ci sono degli annunci che pur essendo in formato testo, e quindi facilmente pubblicabili con un semplice copia/incolla, sono “chilometrici”, pertanto mi tocca fare un riassunto (penso che i post eccessivamente lunghi non vengano letti interamente dai lettori). Fare tutto ciò assorbe molto tempo nel corso dell’anno, quindi capisco il fatto che tante altre persone abbiano abbandonato i propri blog. Io invece sto cercando di resistere a portare avanti questo servizio, poiché molti lettori mi hanno detto che si sentono confortati ed edificati nel frequentare il mio blog. Chiedo pertanto di cercare di venire incontro alle mie esigenze inviandomi solo degli annunci che non mi sottraggano troppo tempo. 

Approfitto dell’occasione per ringraziare di cuore anche tutti coloro che in questi anni hanno deciso di supportare l’enorme lavoro che sta dietro al blog inviandomi un libero contributo. Senza queste persone dal cuore grande, temo che anche io sarei stato costretto ad abbandonare il blog già da tempo.

Pensiero del giorno

Verranno certe mode che offenderanno molto Nostro Signore. Le persone che servono Iddio non debbono seguire le mode. La Chiesa non ha mode. Nostro Signore è sempre lo stesso. I peccati che portano più anime all'Inferno sono i peccati impuri. Se gli uomini sapessero che cos'è l'eternità, come farebbero di tutto per cambiare vita!... 

(Santa Giacinta Marto di Fatima).

lunedì 22 maggio 2017

Pensiero del giorno

(Brano tratto dall'ultimo discorso del grande cardinale Ildefonso Schuster tenuto ai chierici radunati presso il seminario di Venegono, pochi giorni prima della sua morte avvenuta nel 1954).


Voi desiderate un ricordo da me. Altro ricordo non ho da darvi che un invito alla santità. La gente pare che non si lasci più convincere dalla nostra predicazione; ma di fronte alla santità, ancora crede, ancora si inginocchia e prega. La gente pare che viva ignara delle realtà soprannaturali, indifferente ai problemi della salvezza. Ma se un Santo autentico, o vivo o morto, passa, tutti accorrono al suo passaggio. Ricordate le folle intorno alla bara di Don Orione e Don Calabria? Non dimenticate che il diavolo non ha paura dei nostri campi sportivi e dei nostri cinematografi: ha paura, invece, della nostra santità.

domenica 21 maggio 2017

Pensiero del giorno

La sofferenza, quantunque ripugnante alla natura umana, è preziosa e bisogna apprezzarla: distacca dalle cose del mondo e fa aspirare al Cielo, purifica l'anima, facendo riparare i peccati commessi; aumenta il grado di gloria in Paradiso; è moneta per salvare altre anime e per liberare quelle del Purgatorio; è fonte di gioia spirituale; è consolazione grande per il Cuore di Gesù, che attende l'offerta delle sofferenze come riparazione dell'amore divino offeso.

(Brano tratto da "Mese al Sacro Cuore di Gesù" di Don Giuseppe Tomaselli).

sabato 20 maggio 2017

Pio XII e lo sport

Mi entusiasma il modo in cui si esprimeva il grande Papa Pio XII, il quale parlava come un "condottiero combattente" d'altri tempi. Ecco quel che disse in un discorso tenuto a Piazza San Pietro il 9 ottobre 1955 dinanzi a migliaia di sportivi: "[...] lo sport tempra e fortifica i corpi, educa lo spirito e l'addestra a più alte vittorie. [...] Lo sport, quando sia inteso cristianamente, è di per sè un'efficace scuola per quel grande cimento che è la vita terrena, le cui mete sono la perfezione dell'anima, il premio della beatitudine, la gloria immarcescibile dei santi. Di questo agone più alto lo sport non è che una pallida immagine, ma con quali differenze! Mentre ai cimenti sportivi si è liberi di partecipare, nell'agone spirituale è necessario che tutti entrino e perseverino; mentre in quelli un solo tra molti ottiene la palma, in questo la vittoria è disposta ad incoronare tutti e ciascuno ; ma, soprattutto, mentre in quelli, ove manchino le energie, altro non resta che ritirarsi e dichiararsi vinti, in questo è sempre pronta a sollevare e rinvigorire le declinanti forze la forza stessa di Dio, che vuole tutti gli uomini salvi e vincitori. Vi esortiamo dunque, carissimi giovani, fervidi di vita, di forza, di ardore, a riserbare la miglior parte della vostra ambizione e delle vostre energie all'agone dello spirito, nella ferma fiducia di giungere vittoriosi alla palma, mediante l'indomita volontà e con la grazia e l'esempio dell'unico Vincitore del mondo, Gesù Cristo”.

Chi ama davvero Dio ama anche il prossimo

Ringrazio Maristella per le belle lettere che mi invia e per avermi dato la facoltà di poterle pubblicare a mio piacimento (omettendo solamente le cose strettamente confidenziali).


Caro fratello in Cristo,
in questi ultimi tempi non sono riuscita a farmi sentire ma ho sempre pregato per te e ho seguito assiduamente il blog.

(...) Da quando mi sono convertita mi sono accorta di essere stata infinitamente amata da Nostro Signore che per me ha affrontato terribili sofferenze e una morte atroce. Io amo il Signore e desidero solo fare la Sua volontà e provare, senza mai riuscire, a ricambiare come posso il Suo amore.

Amando Dio io ora posso amare profondamente i miei familiari, i miei amici, i miei colleghi, tutte le persone... perfino quelle che non mi sopportano e mi osteggiano. Solo nell'amore di Dio posso amare tutte le persone; io da sola non posso nulla, ma Lui mi fa questo dono.

Così io cerco di pregare sempre per ringraziare Dio e per chiedere il Suo aiuto in tutte le vicende della vita. Così mi viene donata la forza per vivere nel mondo con l'anima rivolta al cielo. Offrendo a Dio le piccole cose della quotidianità; il lavoro in ufficio e a casa, i piccoli impicci della vita, qualche fastidio sorridendo e senza brontolare, i giorni di sole e quelli di pioggia, qualche parola tagliente che mi arriva con un dolce silenzio e una preghiera nel cuore.

Grazie per la tua opera di apostolato attraverso il blog. Ti assicuro le mie preghiere. Oremus ad invicem. 

Maristella

Pensiero del giorno

La contemplazione non soltanto non è di ostacolo all'azione, ma la illumina anzi e la dirige.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

venerdì 19 maggio 2017

I Pontefici sono sempre infallibili?

Dagli scritti di Padre Enrico Zoffoli (1915-1996).


A) Il Papa è infallibile solo alle condizioni a tutti note. Dunque, non risulta:

a. che, come teologo privato, non possa cadere in errore ed essere persino «eretico», anche se l'ipotesi è piuttosto teorica e sembra che non si sia mai verificata.

b. È possibile - e storicamente documentabile, essendosi verificato molte volte - che il Papa non sia accorto, preparato, sollecito e intrepido nel reprimere l'errore, permettendo che questo si propaghi. Il carisma dell'infallibilità non gli conferisce affatto, per se stesso, le doti intellettuali e morali necessarie perché la  sua condotta sia pastoralmente irreprensibile (...)

c. Come persona privata, il papa può essere immorale, ambizioso, violento... Di fatto, è stato anche un intruso, eletto per simonia, una creatura del potere laico. Tristissima, al riguardo, la storia del papato dal Medioevo al Rinascimento... Si è arrivati a dubitare della legittimità dell'elezione del pontefice e ignorare quale fosse il vero tra più soggetti che se ne contendevano la cattedra... È accaduto che la sede del Vescovo di Roma è rimasta vacante per interi anni, come per esempio dalla morte di Niccolò IV all'elezione di Celestino V, ecc.


B) Il credente può sciogliere ogni dubbio, riflettendo che:

a. Il vero Capo della Chiesa è Cristo, capace di supplire a tutte le carenze e riparare tutti gli errori del Clero, come è avvenuto innumerevoli volte, risultando anche solo per questo inconfutabilmente dimostrata la divina origine della Chiesa; la quale, nell'ipotesi contraria, sarebbe uno dei più spaventosi assurdi della storia.

b. Anche nei casi più scandalosi e biasimevoli, i poteri conferiti ai membri della Gerarchia restano inalterati, perché distinti e del tutto indipendenti dai medesimi «come persone private», sempre capaci di tradire la propria missione.

c. Nelle burrascose vicende del papato e nei periodi di «sede vacante», al bene della Chiesa provvedono i vescovi migliori, legati tra loro dai vincoli di quella «collegialità» che si risolve in solidarietà e zelo per le anime... Molto più che la Chiesa può vivere, in certo senso - provvisoriamente - di rendita, potendosi e dovendosi valere di una Tradizione ricca di tutta la verità precedentemente insegnata e inculcata dai pastori e vissuta dai fedeli, specialmente dai più esemplari, come molti grandi Santi fioriti in periodi tempestosi...

d. Nei momenti anche prolungati di crisi provocata da certi membri del Clero, possono essere particolarmente attivi anche i laici più illuminati, e ciò sia col sacrificio, la preghiera, la santità  della vita, sia con la predicazione, l'insegnamento, l'umile e franca «ammonizione» rivolta a vescovi e papi, salvando sempre il prestigio dell'Autorità costituita. In ciò S. Caterina ha saputo comportarsi da ammirabile figlia della Chiesa quando scrisse al Papa: «Santità, fate che io non debba lamentarmi di Voi con Gesù Crocifisso. Con nessun altro infatti potrei lamentarmi perché Voi non avete superiore sulla terra!...».


C) L'obbedienza dei fedeli non può spingersi oltre i limiti del potere che la Gerarchia ha ricevuto da Cristo. Così:

a. non merita fede né ossequio un Papa che, per assurdo, volesse imporre le proprie idee personali contrarie al dogma, o pretendesse indurre al peccato violando un qualsiasi precetto della legge naturale... Può succedere, perché non risulta che Dio lo abbia reso impeccabile e, personalmente, incapace di errare.

b. Egli abuserebbe dei suoi poteri, se offendesse la dignità della persona umana, negandole il diritto alla vita, all'integrità delle membra, alla libertà personale, all'onore, alla famiglia, ai beni, ecc., e pretendesse addirittura che l'offeso non reagisse. E sacrilego sarebbe l'uso del potere di cui dispone, se lanciasse scomuniche per i propri interessi personali o familiari (...).

c. È anche certo che un Papa non dovrebbe essere obbedito se, nel governo della Chiesa, comandasse qualcosa che in modo evidentissimo (come può risultare ai «pochi» veramente informati di tutto) fosse contrario alla causa di Dio, ai legittimi interessi della S. Sede, al bene delle anime... Stando alla storia, alcuni gravi errori commessi dai Pontefici si sarebbero potuti evitare, se gl'immediati subalterni avessero saputo opporsi, salvando il rispetto sempre dovuto al Vicario di Cristo ed evitando di scandalizzare irrimediabilmente i fedeli.

d. Dunque, gli oggettivi e invalicabili limiti del potere concesso alla Gerarchia non permettono di cadere nella «papolatria», eccetto che il servilismo e l'adulazione non inducano a comportarsi in modo indegno di «figli di Dio», chiamati a vivere nella libertà consentita dalla verità: quella verità che - prima o dopo - emerge e fa bene a tutti, superiori e sudditi, contro tutte le «prudenze» di questo mondo.

Al riguardo, è degno di particolare riflessione il caso in cui - sempre prescindendo da interventi del Magistero universale in materia di fede e costumi - uno dei membri della Gerarchia enunziasse principi ed emanasse norme apertamente discordi dall'insegnamento tradizionale, ossia tali da offendere l'ortodossia e costituire un grave pericolo per l'unità nella fede e la vita spirituale dei fedeli...

Quale in tal caso la reazione del credente che, consapevole di tutto, sentisse di agire contro coscienza se si comportasse secondo le disposizioni ricevute? - La risposta è implicita in quanto abbiamo accennato a proposito dei limiti del potere ecclesiastico, oltre i quali l'obbedienza perde ogni senso. Infatti, anche se a nessuno è lecito agire contro coscienza,

1. si suppone che la coscienza non sia erronea, ma vera, cioè fondata su di una dottrina universale e infallibilmente insegnata...

2. d'altra parte, non c'è pericolo di «scandalo» per i fedeli, e ciò sia perché la verità non può scandalizzare nessuno, sia perché l'obbedienza non è fine a se stessa, essendo destinata a salvare le anime attraverso la conoscenza e l'amore della verità...;

3. inoltre, in momenti particolarmente critici della vita della Chiesa, tutti i membri del Corpo Mistico, essendo animati dallo Spirito e illuminati dal Verbo dipendentemente dalla formazione ricevuta dalla stessa Gerarchia, possono ed anzi devono partecipare attivamente alla sua vita, reagendo contro ogni minaccia di prevaricazione, anche sfidando l'impopolarità e subendo provvedimenti disciplinari. Il bene della Chiesa merita di avere le sue vittime sacrificate da certi uomini della Chiesa, indegni di rappresentarla, incapaci di salvarne l'onore.

e. In ogni caso, tutto lo zelo dei pochi generosi che intendono ottenere qualcosa di serio e duraturo al riguardo, deve essere fondato sull'umiltà, illuminato dalla preghiera e dalla prudenza, ispirato ad un'eroica disposizione al sacrificio d'ogni interesse personale. Allora soltanto la reazione è valida quale frutto dello Spirito, scaturito dal seno della Chiesa, sempre capace di ritrovare se stessa nelle risorse soprannaturali degli uomini che la compongono.


(Brano tratto da "La vera Chiesa di Cristo" di Padre Enrico Zoffoli).