Cordialiter, blog di spiritualità cristiana

I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti. (San Pio X, Lettera Apostolica “Notre charge apostolique”)

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sabato 10 dicembre 2016

I seminaristi lussuriosi non devono essere ordinati sacerdoti

I preti che non vivono in castità sono di grave scandalo per i fedeli. Se erano lussuriosi già durante il seminario, non dovevano essere promossi agli ordini sacri, perché non avevano una vera vocazione sacerdotale. Ecco cosa insegna in proposito Sant'Alfonso Maria de Liguori nel suo celebre libro "Pratica di amar Gesù Cristo".

S. Tommaso l'Angelico (Opusc. 17, c. 10) esorta coloro che son chiamati a vita più perfetta a non consigliarsi in ciò coi parenti, poichè in tal materia essi diventano nemici […]. Di più bisogna avvertire che siccome sta in gran pericolo di dannarsi chi per compiacere i parenti lascia la vocazione di Dio, così all'incontro mette ancora in gran pericolo la sua eterna salute chi per non disgustare i parenti prende lo stato ecclesiastico senza la divina vocazione.

Tre sono i segni con cui si conosce la vera vocazione ad un tale stato così sublime: la scienza, il fine di attendere solo a Dio e la bontà della vita. Ma parlando qui specialmente della bontà, il Concilio di Trento ha ordinato che i vescovi non promuovano agli ordini sacri, se non coloro che sono stati già provati nella buona vita […]. La ragione è addotta da S. Tommaso, perchè l'ordinando con ciascun ordine sacro vien destinato all'altissimo ministero di servire a Gesù Cristo nel Sacramento dell'altare; onde dice il santo (2. 2. qu. 184 art. 8) che la santità dell'ecclesiastico deve sopravanzare la santità del religioso [...]. E questo merito di santità il santo lo chiede prima dell'ordinazione, mentre lo chiama necessario non solo affinché l'ordinato degnamente eserciti gli ordini, ma ben anche affinché l'ordinando possa esser degnamente annoverato tra i ministri di Gesù Cristo […].

Nel mio libro di Teologia Morale (Lib. 6. c. 2. ex num. 63) io ho stesa una lunga dissertazione su questo punto, ove ho dimostrato che coloro i quali senza l'esperienza della buona vita prendono qualche ordine sacro non possono essere scusati da colpa grave, mentre ascendono a tal grado sublime senza la divina vocazione; nè può dirsi chiamato da Dio chi ascende agli ordini sacri non ancor liberato da qualche vizio abituato, specialmente contro la castità. E benchè alcuno di costoro fosse capace del sacramento della penitenza per trovarsi a quello già ben disposto per mezzo del pentimento; nondimeno non è capace in tale stato di assumere il sacro ordine, per cui vi bisogna di più la buona vita provata già prima coll'esperienza da molto tempo. Altrimenti non può essere esente dal peccato mortale, così per la grave presunzione con cui senza la vocazione s'introduce nei sacri ministeri, [...] come anche per lo gran pericolo di sua dannazione, al quale si espone in tal caso, secondo scrive il vescovo Abelly: Qui sciens, nulla divinae vocationis habita ratione — come già fa colui che prende l'ordine coll'abitudine a qualche vizio grave […]. Lo stesso scrive Soto (in 4. Sent. Dist. 2. qu. 1. n. 3) ove parlando del sacramento dell'ordine dice che la santità positiva nell'ordinando è di precetto positivo […]. In tal caso dunque, quando manca all'ordinando lo sperimento della buona vita, non solo pecca gravemente il soggetto che si ordina, ma pecca ancora il vescovo che lo promuove all'ordine sacro senza la dovuta prova per cui siasi reso moralmente certo della buona vita dell'ordinando. Pecca gravemente ancora il confessore che assolve un tal ordinando abituato, il quale senza una lunga prova di sua buona vita vuol prendere l'ordine sacro. E peccano ancora gravemente quei genitori che, sapendo la mala vita dei figli, s'impegnano a far loro prendere gli ordini sacri per fini propri di aiutar la famiglia.

Lo stato ecclesiastico non è istituito da Gesù Cristo per aiutar le case dei secolari, ma per promuovere la gloria di Dio e la salute delle anime. Alcuni si figurano lo stato ecclesiastico come fosse un officio o mestiere laicale per avanzarsi negli onori o nei beni temporali, ma errano; e perciò quando vengono i parenti ad inquietare il vescovo, affinché ordini qualcuno ignorante o di mali costumi, apportando per ragione che la casa è povera e non sanno come fare, ciò devve risponder loro il vescovo: «No, figlio mio, lo stato ecclesiastico non è fatto per aiutar la povertà delle case, ma per lo bene della Chiesa». E così bisogna licenziarli affatto, e non dare loro più orecchio; giacchè tali soggetti indegni sogliono ordinariamente esser poi la rovina non solo delle anime loro, ma anche delle loro famiglie e dei loro paesi.

E parlando di quei sacerdoti che vivono in casa propria, e vorrebbero i parenti che non tanto si applicassero alle incombenze del lor ministero, quanto ad avanzar la casa colle rendite e cogli onori, essi debbono lor risponder: [...] «Io son sacerdote, l'officio mio non è di far danari e procurare onori, nè di tenere l'amministrazione della casa, ma di star ritirato, far orazione, studiare ed aiutare le anime». Quando poi vi fosse qualche precisa necessità di aiutar la casa, deve aiutarla per quanto può, ma senza lasciare la sua incombenza principale, che è di dedicarsi alla santificazione sua e degli altri.

Pensiero del giorno

Coltivate una grande, una tenera, verace e costante devozione a Maria. Se sapeste che importanza ha questa devozione, non la cambiereste con tutto l'oro del mondo!


(San Giovanni Bosco)

venerdì 9 dicembre 2016

Il proprio santo patrono del 2017

In molte comunità religiose vige l’usanza di sorteggiare ogni anno il santo patrono a cui affidarsi in modo speciale. Mi è venuta in mente l’idea di fare la stessa cosa per noi fedeli laici che per mezzo del blog formiamo una sorta di “comunità virtuale”. 

Se ad esempio 100 persone mi comunicheranno di voler partecipare al sorteggio, inserirò in un sacchetto 100 nomi di santi, e poi estrarrò a sorte un bigliettino per ogni partecipante, il quale si impegnerà (senza nessun obbligo di coscienza) a venerare in modo particolare il proprio santo patrono del 2017, chiedendo spesso la sua protezione, pregandolo quotidianamente, leggendo il suo profilo biografico, imitando le sue virtù, ecc. Lo ripeto, questa iniziativa non comporta nessun obbligo di coscienza, pertanto se un partecipante si “dimenticasse” di venerare in modo speciale il proprio patrono, di pregarlo quotidianamente, di leggere la sua biografia, ecc., non commetterebbe né peccato grave né veniale. 

Essendo un’iniziativa a carattere puramente spirituale, per iscriversi non bisogna pagare assolutamente nulla (ci mancherebbe altro!). Chi volesse partecipare al sorteggio può scrivermi all’indirizzo:  cordialiter@gmail.com

Ritiro spirituale

Dal 2 al 6 gennaio 2017, l’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote organizza un ritiro spirituale secondo lo spirito di San Francesco di Sales. Il ritiro è guidato dai canonici dell'Istituto. E’ aperto agli adulti. Si svolge in riva al Mar Tirreno, nella Villa Alma Pace a Livorno. Inizia il 2 gennaio alle ore 15, si conclude il 6 gennaio dopo il pranzo. Per informazioni potete scrivere a questo indirizzo: italia@icrsp.org









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Pensiero del giorno

Negli anni della violenza nazista, proprio di questo io fui accusato, per questo venni additato alla esecrazione universale: ero di "coloro che stanno intorno al Papa" - Männer um den Papst. Quei nemici sono passati come una immane infestazione diabolica. [...] So bene che ai nemici di ieri ne sono succeduti altri, ancora più satanici. Tra i pochi che il Santo Padre onora oggi (12 gennaio 1953, n.d.r.) con l'alta dignità della Porpora c'è un grande assente. E questa assenza mi richiama alla mente la figura luminosa di un altro Porporato che da anni geme sotto le catene della anticristiana ferocia rossa. E sono assenti perché sub hostili dominatione constituiti, perchè incatenati da cotesti nuovi nemici più feroci: tanto feroci che, a sentirli, preparano il finimondo e dovunque arrivano solitudinem faciunt et pacem appellant, fanno il deserto e lo chiamano "pace"! Per orrendi e formidabili che siano, non ci fanno paura. [...] I nuovi barbari passeranno anche loro, e forse l'ora è già vicina. [...] La Chiesa non soccombe. Non temiamo la morte: temiamo il peccato.


[Cardinale Alfredo Ottaviani, "Il baluardo", casa editrice Ares, 1961]

giovedì 8 dicembre 2016

Pensiero del giorno


Oh quanti beati non vi sarebbero ora in Cielo, se Maria con la sua potente intercessione non ve li avesse condotti!


(Pensiero tratto da "Le glorie di Maria" di Sant'Alfonso Maria de Liguori).

mercoledì 7 dicembre 2016

L'armata modernista scatena la guerra totale contro la Tradizione Cattolica

Pubblico una delle e-mail che mi ha inviato Giustina (pseudonimo scelto da una carissima lettrice per firmare le sue lettere da pubblicare sul blog).



Caro D., come stai?
                              Perdonami se non ti ho più scritto da qualche tempo. Ho letto che sei stato via per un certo periodo il mese scorso e spero che il tuo soggiorno sia stato gradevole. Continuo a leggere il blog con molto interesse. Spero di poterti sostenere con qualche offerta almeno periodica, questo genere di apostolato va sostenuto. Sei tra le poche fonti che parlano ancora di matrimonio cattolico indissolubile, esistenza della dannazione eterna e dell'inferno, di fede e di sacramenti... e sto apprezzando gli scritti che pubblichi, di Sant'Alfonso, San Paolo della Croce, ma anche di papi, etc.

(...) ho letto che hai un metodo valido per evitare di amareggiarti: semplicemente non leggi ciò che scrivono e dicono i modernisti e coltivi solo letture e studi di sana dottrina cattolica. Hai ragione! (...) I blog come il tuo possono aiutare molti che vogliono abbracciare la vita consacrata a districarsi tra il vero e il falso, considerato che oramai da anni è stato bandito il catechismo di San Pio X e si arriva all'età adulta senza fondamenti di fede utili per esprimere anche un giudizio. Non so se ti sei mai domandato seriamente come sia possibile questa confusione dottrinale, da quando si è bambini fin dentro ai seminari (...) le conseguenze le paghiamo tutti: mancanza di vocazioni ma anche di padri spirituali preparati, prediche filoprotestanti, oratori come ludoteche interconfessionali. Ovvio che poi si arriva ad essere "modernisti", favorevoli alle unioni civili, alla comunione ai divorziati risposati, etc. Non vorrei annoiarti con le mie e-mail.

Approfitto solo per chiederti una cosa: hai per caso pubblicato mai un qualche opuscolo che "spieghi" la Messa in latino? (...) E' vero che le cose si capiscono frequentandole e osservando gli altri, ma una traduzione e una spiegazione di ciò che fa il sacerdote potrebbe essere un aiuto per non trovarsi proprio del tutto spaesati.

Ti saluto nei sacri cuori di Gesù e di Maria.

A presto!

Giustina



Cara sorella in Cristo,
                              innanzitutto mi scuso per il ritardo con cui ti rispondo. Sto facendo molta fatica a smaltire la corrispondenza arretrata poiché ne ricevo parecchia. Se nonostante tutto riesco a dedicare molto tempo ai miei blog è grazie a persone come te (purtroppo, non molte) che comprendono l'enorme lavoro che sta dietro a questi siti religiosi e desiderano supportare economicamente tutto ciò. Dio vi ricompenserà!

Per quanto riguarda i disastri spirituali causati dal modernismo, viene voglia di piangere. Ho l'impressione che negli ultimi tempi l'armata rossa modernista stia scatenando una sorta di "guerra totale" su tutti i fronti per tentare di distruggere definitivamente la Tradizione Cattolica, ma non ci riuscirà perché la Chiesa è di istituzione divina, e nessuna forza umana, anche se spietata e brutale, potrà mai annientarla.

I cattolici davvero fedeli alla Tradizione, praticando con ardore le virtù cristiane, stanno mostrando in faccia al mondo la bellezza della vita vissuta in maniera coerente col Vangelo di Nostro Signore Gesù Cristo. Ciò fa rodere dalla rabbia il fronte modernista, il quale pur di riuscire a piegarci è disposto a ricorrere alle arti oscure dell'inganno e dell'ignominia. Bande di rancorosi novatori asserviti al nemico, mosse dal prurito delle novità e dall'odio verso la Tradizione Cattolica, imitando Giuda Iscariota tramano senza ritegno coi nostri avversari, che sul campo di battaglia non sono ancora riusciti a piegarci. I modernisti, sottomettendosi alla perfida e antievangelica mentalità mondana, hanno sottoscritto coi nemici della Chiesa il più infamante degli armistizi.

A causa del vile tradimento modernista ci sono state tragiche conseguenze: seminari deserti, conventi abbandonati, monasteri convertiti in alberghi, confessionali rimossi, chiese dismesse, associazioni cattoliche sfigurate e deturpate, compromessi al ribasso sui “valori non negoziabili”, e tante altre cose che rattristano.

Umanamente parlando, può sembrare tutto perduto. Ma la fede ci insegna che la Chiesa è immortale, perché è il Corpo Mistico di Cristo, del quale noi siamo le membra. E se in molti ambienti la Dottrina Cattolica viene vergognosamente ammainata e gettata nel fango, alto e fiero resta il vessillo di Cristo Re portato dai militanti del movimento tradizionale, i quali non vogliono deporre le armi della fede e arrendersi al nemico. Vogliono restare fedeli al Redentore Divino e continuare con spirito di sacrificio e incrollabile fede il combattimento spirituale per la salvezza delle anime e la maggior gloria di Dio.

Mentre la tracotante e vegliarda armata dei novatori continua ad assottigliare le fila ed è costretta a ripiegare da diversi fronti, il giovane e gagliardo movimento tradizionale continua ad attrarre nuove leve e ad avanzare con impeto nonostante il “fuoco di sbarramento” dei vecchi marpioni modernisti e dei loro alleati laicisti. Stiamo combattendo una battaglia spirituale aspra e faticosa, contro un nemico che, pur di rallentare l'inarrestabile avanzata del battaglione tridentino, non si fa scrupolo di usare mezzi scorretti come la menzogna e l'inganno. Ma le ostili insidie dei novatori non solo non sono riuscite a sbarrare il passo al movimento tradizionale, ma hanno contribuito a irrobustire nei militanti tridentini la determinazione a combattere virilmente la buona battaglia della fede sino a quando la perfida e tirannica eresia modernista non sarà stata debellata.

Per quanto riguarda qualche libretto che "spieghi" la Messa tridentina, apprezzo molto quello scritto da Daniel-Rops. Se vuoi, posso regalarti una copia (tu sei stata generosa con me, mi piacerebbe "sdebitarmi" donandoti questo interessante e devoto libretto).

Rinnovandoti la mia gratitudine, ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Se un soldato che combatte sotto gli occhi del generale si sente spinto a moltiplicar le prodezze, come non sentirci pronti alle più dure fatiche, agli sforzi più generosi, quando sappiamo di combattere non solo sotto lo sguardo di Dio ma con la sua sempre vittoriosa collaborazione? come non sentirci animati dalla corona immortale che ci promette e principalmente dall'aumento d'amore che ci dà come ricompensa?


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

martedì 6 dicembre 2016

Gratitudine

Dopo aver letto il post in cui annuncio che il 10 dicembre verrà celebrata una Messa in favore delle anime dei sostenitori del blog e dei loro parenti, Maristella mi ha scritto un breve messaggio che pubblico volentieri.


Carissimo fratello in Cristo,
                                              che meravigliosa notizia sul blog!

Io vorrei davvero ringraziare dal profondo del cuore questo sacerdote che celebra una Santa Messa per le anime dei nostri parenti. Che il Signore lo benedica e lo ricompensi per questo gesto di carità! 

Dio benedica e ricompensi anche te per il tempo e la fatica che dedichi al blog.

Uniti nella preghiera.

Nei Cuori immacolati,

Maristella


Carissima in Cristo,
                                   anche io sono sinceramente grato nei confronti di questo prete che zela il bene delle anime. E sono grato anche nei tuoi confronti per tutto quello che hai fatto per me sin dall'estate del 2015, quando mi hai contattato per la prima volta. Tu non mi hai donato una semplice amicizia, ma mi hai trattato come se fossi tuo fratello (anzi "fratellino", come mi chiami tu stessa, vista la differenza di età). Quanto tempo mi hai donato scrivendo dei post per il blog! Ma soprattutto quanto conforto mi hai trasmesso! È davvero consolante poter condividere la fede in Cristo con persone spirituali come te. E poi non dimentico neppure la tua generosità, infatti detieni uno dei primissimi posti come numero di donazioni per finanziare il lavoro che sta dietro al blog. Dunque, è anche merito tuo e degli altri sostenitori (purtroppo, non molti) se "Cordialiter" e gli altri miei blog stanno facendo del bene a un po' di gente (sono gli stessi lettori a dirmi che si sentono rincuorati nel leggere i post che pubblico). 

Viviamo in una società spietata, nella quale prevalgono spesso persone che si comportano da "squali senza scrupoli", ma fortunatamente ci sono anche cristiani che vanno controcorrente. Grande è la mia gratitudine nei confronti di Dio per avermi fatto conoscere delle persone cordiali, corrette, caritatevoli e fraterne con le quali stingere delle amicizie spirituali e aiutarci a vicenda nel cammino di perfezione cristiana.

Rinnovandoti la mia stima, ti saluto fraternamente in Cordibus Jesu et Mariae.

Cordialiter

Travolgente avanzata dell'esercito siriano ad Aleppo est

Continuano a giungere buone notizie dalla Siria. L’esercito e le milizie paramilitari filogovernative hanno sfondato le linee difensive dei jihadisti barricati nella zona orientale di Aleppo (prima della guerra civile era la città più popolosa della Siria) e hanno liberato numerosi quartieri dal tirannico regime islamista. La popolazione sta accogliendo con esultanza le truppe liberatrici e sta tornando ad issare il vero tricolore siriano (rosso-bianco-nero), non quello dei ribelli (verde-bianco-nero). 

Davvero vergognosa è la propaganda del regime culturale progressista al potere in Occidente, secondo cui in questa vicenda i “buoni” sono i jihadisti (definiti da Obama “ribelli moderati”), cioè coloro che torturano e fucilano i prigionieri, bombardano alla cieca i quartieri di Aleppo ovest abitati dai civili, vandalizzano le chiese e perseguitano i cristiani, e compiono altri crimini contro l’umanità; mentre i “cattivi” sono i soldati dell’esercito, i quali invece rispettano la libertà religiosa dei cristiani e stanno liberando la propria Patria dalla barbarie jihadista. Ovviamente i vescovi cristiani della Siria stanno dalla parte dell’esercito.

Ricordo che uccidere il nemico durante una guerra giusta è moralmente lecito (senza odiare l’avversario), come insegna il Magistero perenne della Chiesa. Ecco cosa disse in proposito il grande Papa Pio XII, di gloriosa e immortale memoria: “(...) eccettuati i casi della legittima difesa privata, della guerra giusta e guerreggiata con giusti metodi, e della pena di morte inflitta dall’autorità pubblica per ben determinati e provati gravissimi delitti, la vita umana è intangibile” (citazione tratta dall’allocuzione pronunciata in Vaticano ai parroci di Roma il 23 febbraio 1944). Padre Teodoro, celebre moralista, affermava: “Perché sia permessa, la guerra deve essere dichiarata dalla legittima autorità dietro giusto motivo e condotta con modi legittimi. Un motivo giusto per indire una guerra può essere: il respingere una ribellione, una grave ingiustizia, un'aggressione, difendere la religione, ecc.” (citazione tratta da "Teologia Morale: prontuario di morale cattolica per sacerdoti e laici", di Padre Teodoro da Torre del Greco, O.F.M. Cap., Edizioni Paoline, 1964). Dunque il legittimo governo siriano fa benissimo a combattere i jihadisti, perché ha il dovere di tutelare l'ordine pubblico e il bene comune del popolo.

Tra i militi delle forze armate siriane stanno mostrando particolare ardimento in battaglia i valorosi soldati della Guardia Repubblicana e i commandos della “Tiger Force”, le truppe d'assalto capitanate dal giovane generale Souhail Hassan, detto "El Tigre". Per capire che tipo sia Hassan, basti sapere che quando era colonnello rifiutò la promozione a generale poiché temeva di essere destinato a finire in qualche ufficio di Damasco, e i superiori per riuscire a convincerlo ad accettare il nuovo grado dovettero promettergli di lasciarlo continuare a combattere al fronte. Durante gli aspri combattimenti in corso, gli indomiti soldati siriani temprati al fuoco e alla lotta, e armati di intrepido coraggio, stanno mostrando in faccia al mondo e al nemico il proprio valore compiendo atti di fulgido eroismo. In questo momento stanno tenendo alto non solamente il vessillo della propria Patria, bensì anche la bandiera della civiltà, contro la barbarie islamista.

Quando Aleppo sarà stata completamente liberata dall'oppressione jihadista, finalmente i numerosi cristiani aleppini potranno vivere in pace nella propria città.

Pensiero del giorno

Quante giovani ragazze ci sono che non vedono niente di sbagliato nel seguire alcuni spudorati stili così come tante pecore. Dovrebbero certamente arrossire di vergogna se potessero sapere l'impressione che fanno ed i sentimenti che evocano in coloro che le vedono.


(Papa Pio XII)

lunedì 5 dicembre 2016

Messa per i sostenitori del blog

Sabato 10 dicembre sarà celebrata una Santa Messa per le anime dei sostenitori del blog (cioè tutti i lettori che almeno una volta mi hanno inviato un libero contributo, anche minimo) e dei loro parenti. Il Santo Sacrificio verrà celebrato da un gentilissimo e caritatevole prete. Ormai è da diverso tempo che celebra mensilmente una Messa per le mie intenzioni (non mi ha mai chiesto l'offerta, anzi lui stesso è uno dei più generosi finanziatori del blog). Dio lo benedica!

Far celebrare una Messa per i sostenitori del blog è un atto di riconoscenza nei loro confronti. Del resto se il blog è ancora aperto, il merito è anche loro. Senza il loro aiuto, penso che non avrei più potuto continuare a dedicare innumerevoli ore per aggiornarlo quotidianamente e rispondere a centinaia di e-mail al mese.

Sono contento che a beneficiare della Messa saranno anche le anime dei loro parenti, non solo quelli legati alla Tradizione Cattolica (affinché rimangano fedeli a Cristo sino alla morte), ma anche quelli che vivono lontano dal Signore, per i quali auspico la conversione (almeno in punto di morte... in quell'ora estrema della vita è sufficiente un atto di contrizione perfetto per salvarsi l'anima).

Ammetto che in certe occasioni mi è venuto in mente il pensiero di “chiudere” i miei blog, sia a causa del tempo che assorbe sia per le incomprensioni e le critiche che ogni tanto subisco. Però poi penso che dopo che i miei blog hanno totalizzato oltre due milioni di visite, non è semplice dire “addio” ai numerosi lettori che dall'Italia e dall'estero leggono con interesse ciò che pubblico. Ma ciò che mi incoraggia ad andare avanti è principalmente il sapere che i miei blog sono di aiuto spirituale a tante persone, come mi hanno confidato molti lettori.

Una valanga di "No" causa la caduta del governo Renzi

Nonostante il "Sì" al referendum confermativo alla riforma costituzionale “Renzi-Verdini” fosse sostenuto da gran parte dei mezzi di comunicazione, dal mondo dell’alta finanza, dalla Confindustria, da Obama, Angela Merkel, Schäuble, Benigni, e tanti altri big, il popolo italiano è andato in massa alla urne per dire “No”!

Il Partito Democratico ha speso una montagna di soldi per la campagna elettorale, ma non è riuscito a convincere gli italiani. Ciò che è successo in Italia è paragonabile a quel che a giugno è avvenuto nel Regno Unito con la Brexit: la gente non si è fatta condizionare dalle pressioni mediatiche e dei mercati finanziari.

Ho notato che il Signore punisce in modo particolare coloro che appoggiano il riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali. Ecco alcuni esempi in proposito:

- Nel 2007 il governo delle sinistre guidato da Romano Prodi tentò di approvare i “DiCo” (diritti dei conviventi). Si scatenò una forte opposizione nel Paese e la proposta di legge saltò per aria. Inoltre, pochi mesi dopo, il governo cadde e il parlamento venne sciolto in anticipo per l'impossibilità di dar vita a un nuovo esecutivo.

- Gianfranco Fini quando da leader di Alleanza Nazionale si dichiarava favorevole alla difesa delle radici cristiane dell'Europa (a quei tempi era amico di Roberto De Mattei), prendeva il 12% dei voti. Poi quando si è spostato su posizioni politiche “liberaldemocratiche” e ha affermato pubblicamente di essere favorevole al riconoscimento giuridico delle coppie gay, ha preso solo lo 0,4% dei voti e non è stato rieletto dal popolo.

- Il Presidente della Repubblica Francese, Hollande, invece di fare qualcosa di concreto per fermare le politiche di austerity europee, rilanciare in maniera efficace l'economia e aiutare le fasce deboli della popolazione, ha pensato a sostenere l'approvazione del matrimonio omosessuale. Ma da allora è andato avanti di disfatta in disfatta elettorale, e attualmente il suo partito è solamente al terzo posto tra le preferenze degli elettori, e molto probabilmente alle prossime elezioni presidenziali, chiunque sarà il candidato del Partito Socialista, non riuscirà nemmeno ad arrivare al ballottaggio.

- Nel 2013 Ignazio Marino (esponente di spicco del Partito Democratico) è stato eletto sindaco di Roma. Tra le sue iniziative più note vi è stata quella di far trascrivere nei registri comunali i matrimoni omosessuali contratti all'estero. Ma il suo governo cittadino è stato colpito da diverse polemiche e alla fine è stato “dimissionato” dalla maggioranza dei consiglieri comunali.

- David Cameron sembrava destinato a governare il Regno Unito a lungo, ma ha commesso l’errore di sdoganare il matrimonio gay, e dopo la clamorosa sconfitta al referendum sulla Brexit (nonostante il “remain” fosse sostenuto dai poteri forti internazionali), ha dovuto rassegnare le dimissioni.

Quando Renzi, Alfano e Verdini stavano per approvare la legge Cirinnà che avrebbe riconosciuto giuridicamente le coppie omosessuali, alle quali sono stati concessi diritti che prima spettavano solo alle famiglie basate sul matrimonio tra un uomo e una donna, avevo pronosticato che il governo non sarebbe durato a lungo. Se ci si schiera contro la Legge Eterna di Dio, poi bisogna trarne le conseguenze. 

La vita cristiana è una lotta

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


1° La vita cristiana è, come abbiamo visto, una lotta, lotta penosa che, con peripezie diverse, non termina che alla morte; lotta di importanza capitale, perchè la posta ne è la vita eterna. Come insegna S. Paolo, ci sono in noi due uomini: a) l'uomo rigenerato, l'uomo nuovo, con tendenze nobili, soprannaturali, divine, prodotte in noi dallo Spirito Santo per i meriti di Gesù e per l'intercessione della SS. Vergine e dei Santi; tendenze a cui ci studiamo di corrispondere mettendo in opera, sotto l'influsso della grazia attuale, l'organismo soprannaturale di cui Dio ci ha dotati. b) Ma al suo fianco c'è l'uomo naturale, l'uomo carnale, il vecchio uomo, con le tendenze malvage che il battesimo non ha estirpato dall'anima nostra: è la triplice concupiscenza che abbiamo dal primo nostro nascere, e che il mondo e il demonio stuzzicano e rinforzano, tendenza abituale che ci porta all'amore disordinato dei piaceri sensuali, della nostra eccellenza e dei beni della terra. Questi due uomini vengono fatalmente a conflitto: la carne o l'uomo vecchio desidera e cerca il piacere senza curarsi della sua moralità; lo spirito ben gli rammenta che vi sono piaceri proibiti e pericolosi che bisogna sacrificare al dovere, vale a dire alla volontà di Dio; ma, insistendo la carne nei suoi desideri, la volontà, aiutata dalla grazia, è obbligata a mortificarla e occorrendo crocifiggerla. Il cristiano è dunque un soldato, un atleta, che lotta per una corona immortale e lotta fino alla morte.

 2° Questa lotta è perpetua; perchè, non ostante i nostri sforzi non possiamo liberarci dall'uomo vecchio; non possiamo che indebolirlo, incatenarlo, e fortificare nello stesso tempo l'uomo nuovo contro i suoi assalti. Da principio la lotta è quindi più viva, più accanita, e i contrattacchi del nemico più numerosi e più violenti. Ma a mano a mano che, con sforzi energici e costanti, riportiamo vittorie, il nostro nemico s'indebolisce, le passioni si calmano, e, salvo certi momenti di prova voluti da Dio per elevarci a più alta perfezione, godiamo d'una calma relativa, presagio della vittoria definitiva. Alla grazia di Dio ne dobbiamo il buon esito. Non dimentichiamo però che le grazie concesseci sono grazie di combattimento non di riposo; che siamo lottatori, atleti, asceti, e che dobbiamo, come S. Paolo, lottare sino alla fine per meritar la corona: "Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ormai mi è serbata la corona di giustizia che il Signore mi darà: Bonum certamen certavi, cursum consummavi, fidem servavi. In reliquo reposita est mihi corona iustitiæ quam reddet mihi Dominus". È questo il mezzo di perfezionare in noi la vita cristiana e d'acquistare copiosi meriti.

(Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928) 

Pensiero del giorno

Dovunque vado nel mondo intero, la cosa che mi rende più triste è guardare la gente ricevere la Comunione nella mano ("Wherever I go in the whole world, the thing that makes me the saddest is watching people receive Communion in the hand" ).


(Madre Teresa di Calcutta, St. Agnes Church, New York, 1989) 

domenica 4 dicembre 2016

Lettera di Maristella a Teodosia

Alcuni giorni fa ho pubblicato un’e-mail di una ragazza che vive in una regione dell’Italia nord-orientale (ha scelto come pseudonimo “Teodosia”), nella quale critica il comportamento infantile di molti uomini di oggi, coi quali non vorrebbe mai sposarsi, poiché con essi sarebbe difficile formare una famiglia davvero cristiana. Maristella mi ha chiesto di inoltrarle una lettera di incoraggiamento, alla quale Teodosia ha risposto volentieri.


Cara Teodosia,
                          il tuo messaggio sul blog mi ha molto colpita. Trovo nelle tue parole una vena di amarezza: ti capisco. Osservando il mondo che ci circonda è facile farsi prendere dallo sconforto.

Provo a raccontare, brevemente, la mia esperienza. Io mi sono recentemente convertita e la vita di fede è davvero una battaglia da combattere ogni giorno, ogni istante. La Grazia divina mi ispira: chiedo la forza per poter rimettere continuamente Dio al centro della mia vita.
Lui è morto e risorto per me, per te, per tutti noi: questo è un fatto che accade e che continua ad accadere. La mia vita non può restare indifferente di fronte a questo. Dio c'è sempre: cammina insieme a noi, asciuga le nostre lacrime, sostiene la nostra fatica: è un Amico meraviglioso che ci ama infinitamente, sempre pronto a riprenderci dopo ogni caduta. Nelle situazioni che mi capitano in famiglia, sul lavoro, nella vita di tutti i giorni cerco di alzare a Lui il mio sguardo. Ho accolto il suggerimento di ripetere spesso nel corso della giornata, piccole e brevi preghiere. Lascio che sia Lui a guidare le mie scelte, e a trovare soluzioni che io non avrei mai immaginato. Io non sono nulla, non so nulla e da sola faccio solo danni: è Lui che mi fa e che mi permette di fare qualcosa di buono in mezzo ai miei errori.

Ti assicuro la mia preghiera e ti chiedo umilmente se anche tu puoi un poco pregare per me!

Nei Cuori Immacolati 

Maristella


Cara Maristella,
                           grazie delle tue parole, sì sarai nelle mie preghiere. È un mondo ormai secolarizzato e per la mentalità corrente essere cristiani vuol dire solamente non rubare, non uccidere, pagare le tasse, lavorare...
Però anche il titolare di una sala di gioco d'azzardo o di un night club può comportarsi in modo “onesto”, ma non in modo cristiano. O no!? Secondo me vige più la mentalità del fariseo che del cristiano. (…) Come te lo spieghi che molti programmi tv trash abbiano molto successo?! (…) È tutto molto vuoto. 
Sai io attualmente non lavoro, ma vorrei tanto togliermi dal mondo, allontanarmi, mi sento a disagio, inadeguata, disprezzata, una nullità, tant'è che ho una pessima reputazione proprio per questo mio “eremitismo”. Ho un carattere introverso, respingente verso le persone (perché io in primis mi sono sempre sentita rifiutata dal mondo). Vedo tanto narcisismo, orgoglio e amor proprio. Sono pericolosi. Non so se nella vita perbenista delle persone ci sia più se stessi e l'ego che Dio al centro. (…) Hanno quindi ribrezzo di chi ama la castità, sobrietà, povertà, umiltà, purezza, l'essenziale, ecc. Mentre io detesto la loro grandiosità ingombrante e inquinante. Ti posso assicurare che io personalmente sono sempre stata considerata una che vale poco, un po' perdente, una "sfortunata". Quindi mi fa male stare a contatto con le persone.

Sai nella nostra epoca gli psichiatri, sociologi, psicologi, parlano di "evaporazione del Padre" (Lacan). (…) Molte dipendenze, psicosi, disturbi alimentari sono le spie che gridano il dolore di questa assenza e vuoto. Questi individui sono allarmi dell'inconscio collettivo. Io in primis ho passato molti anni di autodistruzione a causa di insicurezze, rifiuto verso me stessa, disordini alimentari e isolamento. Un male di vivere atroce e da lì la fede mi ha aiutato molto. Non ti dico quante calunnie, maldicenze, pettegolezzi la mia autodistruzione mi abbia attirato. Aggiungendo altra distruttività. (...) È incredibile l'aggressività di chi aderisce alle mode e all'ordine malato verso chi è più debole.

(...)

Un abbraccio fratello e sorella in Cristo.

Teodosia

Il sacerdote non può salvare le anime senza mirare alla santità

Di Padre Adophe Tanquerey (1854 - 1932).



A) Santificare e salvare le anime, tal è il dovere del proprio stato per un sacerdote. Quando Gesù sceglie gli apostoli, li sceglie per farne pescatori d'uomini "faciam vos fieri piscatores hominum"; perchè producano in sè e negli altri copiosi frutti di salute: "Non vos me elegistis, sed ego elegi vos ut eatis et fructum afferatis et fructus vester maneat". A questo fine devono predicare il Vangelo, amministrare i sacramenti, dar buon esempio e pregar con fervore.

Ora è di fede che ciò che converte e santifica le anime è la grazia di Dio; noi non siamo che strumenti di cui Dio si degna servirsi ma che non producono frutto se non in proporzione della loro unione colla causa principale, instrumentum Deo conjunctum. Tal è la dottrina di S. Paolo: "Io piantai, Apollo irrigò, ma Dio fece crescere. Quindi nè chi pianta è qualchecosa, nè chi irriga, ma chi fa crescere, Dio: Ego plantavi, Apollo rigavit, sed Deus incrementum dedit; itaque neque qui plantat est aliquid neque qui rigat; sed qui incrementum dat, Deus". D'altra parte è certo che questa grazia s'ottiene principalmente con due mezzi, con la preghiera e col merito. Nell'uno e nell'altro caso noi otteniamo tanto maggiori grazie quanto più siamo santi, più ferventi, più uniti a Nostro Signore [...]. Se dunque il dovere del nostro stato è di santificar le anime, vuol dire che dobbiamo prima santificar noi stessi: "Pro eis ego sanctifico meipsum ut sint et ipsi sanctificati in veritate".

B) Arriviamo del resto alla stessa conclusione, facendo passare i principali mezzi di zelo, cioè la parola, l'azione, l'esempio e la preghiera.

a) La parola non produce salutari effetti se non quando parliamo in nome e nella virtù di Dio, "tamquam Deo exhortante per nos". Così fa il sacerdote fervoroso: prima di parlare, prega affinchè la grazia avvivi la sua parola; parlando, non mira a piacere ma a istruire, a far del bene, a convincere, a persuadere; e perchè il suo cuore è intimamente unito a quello di Gesù, fa vibrar nella voce un'emozione, una forza di persuasione, che scuote gli uditori; e perchè, dimenticando sè stesso, attira lo Spirito Santo, le anime restano tocche dalla grazia e convertite o santificate. Un sacerdote mediocre invece non prega che a fior di labbra, e perchè cerca sè stesso, per quanto si venga sbracciando, non è spesso che un bronzo sonoro o un cembalo fragoroso, "æs sonans aut cymbalum tinniens".

b) Il buon esempio non può essere dato che da un sacerdote sollecito del suo progresso spirituale. Allora può con tutta fiducia invitare, come S. Paolo, i fedeli a imitar lui come egli si studia d'imitar Cristo: "Imitatores mei estote sicut et ego Christi". Vedendone la pietà, la bontà, la povertà, la mortificazione, i fedeli dicono: è un sacerdote convinto, un Santo; lo rispettano e si sentono tratti ad imitarlo: verba movent, exempla trahunt. Un sacerdote mediocre potrà essere stimato come un brav'uomo; ma si dirà: fa il suo mestiere come noi facciamo il nostro; e il ministero ne sarà poco o punto fruttuoso.

c) Quanto alla preghiera, che è e sarà sempre il più efficace mezzo dello zelo, qual differenza tra il sacerdote santo e il sacerdote ordinario? Il primo prega abitualmente, costantemente, perchè le sue azioni, fatte per Dio, sono in sostanza una preghiera; non fa nulla, nè dà consiglio, senza riconoscere la propria incapacità e pregar Dio di supplirvi con la sua grazia. Dio copiosamente gliela concede "humilibus autem dat gratiam", e il suo ministero è fruttuoso. Il sacerdote ordinario prega poco e prega male; quindi anche il ministero ne è sterile.

Chi dunque vuol efficacemente lavorare alla salute delle anime, deve sforzarsi di quotidianamente progredire: la santità è l'anima dell'apostolato.




[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

Pensiero del giorno

L'Ostia è divenuta l'indispensabile della mia vita e non vorrei allontanarmene mai... Nostro Signore solitario nel Tabernacolo vi chiama a condividere la sua vita di solitudine e di silenziosa adorazione. Oh, se fossimo numerose ai piedi del nostro Tesoro eucaristico... Ne ho tanta sete!

(Pensieri scelti dagli scritti della Beata Maria di Gesù Deluil-Martiny, "Gesù deve regnare", a cura di Paolo Risso, LEV)

sabato 3 dicembre 2016

Circa l'educazione sessuale della gioventù

Per la rubrica "Pillole di teologia Morale" riporto un brano tratto dal "Trattato di Teologia Morale" del Cardinale Pietro Palazzini (1912 - 2000).

Educazione e iniziazione sessuale.

Il problema è proposto in maniera formale nel secolo XVIII: È utile o dannoso rivelare ai giovani i misteri della vita ed iniziarli alla vita sessuale?
Le risposte sono state diverse, ne è facile sistemarle tutte in schemi ben definiti. Non si può non tener conto, nel giudizio, delle differenze talvolta assai notevoli, che distinguono un autore dall'altro nella linea di una stessa tesi o identico indirizzo, ed accade anche di trovarsi nel campo cattolico di fronte ad opinioni solo in apparenza contrarie.
A voler classificare le varie opinioni grosso modo oggi, si potrebbe essere indotti a dire che si nota un senso di fiducia per il metodo dell'iniziazione sessuale.
Però tra coloro i quali si dimostrano favorevoli alla rivelazione dei misteri della vita, alcuni parlano di una rivelazione completa, simultanea, tecnica, che non si limiti all'esposizione del processo della generazione, ma si estenda altresì alla descrizione dei peccati, delle perversioni sessuali e delle malattie, ne rifuggono da un'iniziazione collettiva, nelle stesse pubbliche scuole; altri, ancor più audaci, ascrivono a fobia o a causa di fobie la fuga dei pericoli, mentre ritengono che una maggiore libertà renda più sereno e più forte lo spirito; altri invece - e può dirsi tesi più cònsona ai princìpi cattolici - parlano dell'opportunità della rivelazione dei misteri della vita, purché essa sia semplice (non tecnica), graduale, prudente e fatta singolarmente.
Inoltre nessun cattolico crede nell'efficacia esclusiva di tale illuminazione, ove questa non sia accompagnata dall'educazione della volontà e dall'aiuto della grazia.
I documenti della Chiesa, sono stati via via sempre più favorevoli a questo indirizzo; ma condizionano la rivelazione dei misteri della vita all’esame di tutte le circostanze ed all'uso di tutte le cautele suggerite dalla prudenza cristiana, e riservano tale compito a coloro che hanno da Dio l'ufficio di educare.
Ecco come si esprime il Concilio ecumenico Vaticano II; " I fanciulli... debbono ricevere, man mano che cresce la loro età, una positiva e prudente educazione sessuale ".

In armonia a tale indirizzo si suggeriscono i seguenti rilievi:

a) Causa del peccato di impurità nei giovani non è, in genere, l'ignoranza, ma sono le passioni, e queste tutt'altro che essere sedate dalla conoscenza delle cose attinenti al sesso, possono trovare in essa un iniziale appagamento (lussuria larvata) ed un forte incentivo, specie in un'età, in cui problemi della sessualità, per la stessa novità dei fenomeni, acquistano spesso un carattere paradossale e talvolta ossessionante.

b) Quando al contrario si osserva, specie in campo acattolico, che non ci si deve vergognate di cose create da Dio, si dimentica il dogma del peccato di origine, e non si riflette sulla funzione inibitrice del pudore, di cui l'ordinario riserbo intorno ai misteri della vita costituisce una delle principali espressioni.
D'altra parte la stessa natura ordinariamente illumina la mente del giovane o della fanciulla sui problemi della vita, suscitando però nel tempo stesso, il sentimento cosciente del pudore. Rompere o diminuire la forza inibitrice di tale freno nuoce naturalmente alla virtù.

c) Per questo motivo è da condannarsi il metodo della iniziazione sessuale tecnica, simultanea, collettiva, anche se limitata alla sola conoscenza dei problemi attinenti al sesso, con l'esclusione di qualsiasi esperimentazione (il che in qualche luogo non si esclude).

d) Per un motivo analogo noi non vediamo se sia veramente utile la rivelazione dei misteri della vita prima della età prossima alla pubertà, È illusorio pensare di poter anticipare tali notizie, senza suscitare nell'animo dei giovanetti curiosità morbosa e la tentazione di esperienze naturalmente coperte di mistero. D'altra parte la pubertà non esplode come un fenomeno improvviso, ma è preparata da lunga data, attraverso cicli, di cui non è ancora conosciuta pienamente la natura. Da ciò la necessità di una gradualità.
Comunque, la precocità genesiaca, se talvolta è effetto di una vera anormalità fisiologica, il più delle volte non è in relazione con la precocità dello sviluppo organico generale, ma è il prodotto della fantasia, è la provocazione volontaria e forzata dell'istinto, e costituisce perciò un fenomeno di aberrazione derivante da un'educazione mal diretta (449).

e) D'altra parte si da realmente il caso che anche prima della pubertà i ragazzi e le bambine muovano delle domande relative ai misteri della vita.
Tali domande non sono sempre legate con i vari stadi dello sviluppo psicosessuale, come qualche autore ritiene; molte volte la domanda è rivolta ingenuamente occasionata da circostanze fortuite, e, passato quel momento, non lascia traccia alcuna nell'animo del fanciullo. Altre volte invece essa costituisce una vera curiosità, che assedia la mente del ragazzo, ed è determinata dal crescente interesse che egli, specie in quella che alcuni autori chiamano la prima pubertà, ha per il proprio corpo.
In nessuno dei due casi conviene, sotto lo stesso profilo pedagogico, ricorrere alle bugie o alle favole: oltre al resto, ciò potrebbe diminuire sensibilmente la fiducia nei genitori o negli educatori, una volta che sia riconosciuto l'inganno. Nel primo caso una risposta vera, ma assai generica, sarà più che sufficiente; nel secondo caso invece conviene appagare la curiosità, ma in maniera sobria e proporzionata alla stessa età di chi domanda, con serenità ed insieme con riserbo, evitando nel proprio atteggiamento tutto ciò che, aumentando l'aria di mistero, possa accrescere, anziché sedare, la curiosità di chi interroga.

f) Può anche darsi che il giovanotto o la fanciulla, senza rivolgere tali domande, manifesti diversamente la sua curiosità e cominci già a presentare i sintomi o a dare le prove di una morbosità, forse ancora non pienamente cosciente, ma che, ove non sia dominata in tempo, potrebbe compromettere gravemente sia il fisico quanto e soprattutto lo spirito.
In tali casi può risultare l'opportunità di un ammonimento che illumini e salvi dal pericolo.
Parimenti può riconoscersi talvolta l'opportunità di una sobria e casta illuminazione, a fine di evitare timori o preoccupazioni in ordine ai fenomeni propri dello sviluppo. Come è stato già osservato, tale compito è riservato a coloro che ne hanno il mandato.

g) Da osservare inoltre che altro è rilevare i misteri della vita a chi ne è ignaro, allo scopo di premunirlo contro i pericoli, altro è ammonire con severità e castigatezza di linguaggio chi già, conoscendo tali misteri, comincia a sperperare e profanare le energie riservate da Dio alla riproduzione della specie.
Tale ammonimento si rivela soprattutto opportuno nei casi di procacità sessuale, sia essa dovuta a malsana educazione o costituisca un caso di vera anomalia.

h) II problema della rivelazione dei misteri della vita riguarda i giovani in genere, non coloro i quali si preparano prossimamente al matrimonio. In costoro l'ignoranza della vera natura dell'oggetto del consenso potrebbe, oltre al resto, compromettere la stessa validità del vincolo. È necessario che tanto lo sposo quanto la sposa, conoscendo l'oggetto dei loro diritti, ne conoscano altresì i limiti e siano pienamente consapevoli dei loro doveri. Ma oggi, tutto ciò è, nella maggioranza dei casi un problema superato.


i) Infine altro è esporre sistematicamente ai pericoli, nella vana fiducia che ciò possa servire a immunizzare contro i medesimi, altro è rifuggire da tutte quelle forme di fobia, che, anziché giovare alla virtù, la danneggiano. Il principio su cui poggia il metodo sopra denunziato è assai diverso, anche se presenti delle apparenti somiglianze, da quello su cui poggia la sana pedagogia, la quale crede all'efficacia di una naturale vaccinazione in questa materia, purché si tratti di spontanea, graduale e prudente conoscenza delle cose, che hanno attinenza col sesso, che si ha per il naturale contatto con le medesime, e purché non si prescinda dall'aiuto della grazia di Dio.

Un gran numero di anime va all'inferno a causa della mancanza di missionari

Dalle «Lettere» di San Francesco Saverio (eroico missionario in Asia) a Sant'Ignazio di Loyola.


Abbiamo percorso i villaggi dei neofiti, che pochi anni fa avevano ricevuto i sacramenti cristiani. Questa zona non è abitata dai Portoghesi, perché estremamente sterile e povera, e i cristiani indigeni, privi di sacerdoti, non sanno nient'altro se non che sono cristiani. Non c'è nessuno che celebri le sacre funzioni, nessuno che insegni loro il Credo, il Padre nostro, l'Ave ed i Comandamenti della legge divina.

Da quando dunque arrivai qui non mi sono fermato un istante; percorro con assiduità i villaggi, amministro il battesimo ai bambini che non l'hanno ancora ricevuto. Così ho salvato un numero grandissimo di bambini, i quali, come si dice, non sapevano distinguere la destra dalla sinistra. I fanciulli poi non mi lasciano né dire l'Ufficio divino, né prendere cibo, né riposare fino a che non ho loro insegnato qualche preghiera; allora ho cominciato a capire che a loro appartiene il regno dei cieli.

Perciò, non potendo senza empietà respingere una domanda così giusta, a cominciare dalla confessione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnavo loro il Simbolo apostolico, il Padre nostro e l'Ave Maria. Mi sono accorto che sono molto intelligenti e, se ci fosse qualcuno a istruirli nella legge cristiana, non dubito che diventerebbero ottimi cristiani.

Moltissimi, in questi luoghi, non si fanno ora cristiani solamente perché manca chi li faccia cristiani. Molto spesso mi viene in mente di percorrere le Università d'Europa, specialmente quella di Parigi, e di mettermi a gridare qua e là come un pazzo e scuotere coloro che hanno più scienza che carità con queste parole: Ahimè, quale gran numero di anime, per colpa vostra, viene escluso dal cielo e cacciato all'inferno! Oh! se costoro, come si occupano di lettere, così si dessero pensiero anche di questo, onde poter rendere conto a Dio della scienza e dei talenti ricevuti!

In verità moltissimi di costoro, turbati da questo pensiero, dandosi alla meditazione delle cose divine, si disporrebbero ad ascoltare quanto il Signore dice al loro cuore, e, messe da parte le loro brame e gli affari umani, si metterebbero totalmente a disposizione della volontà di Dio. Griderebbero certo dal profondo del loro cuore: «Signore, eccomi; che cosa vuoi che io faccia?» (At 9, 6 volg.). Mandami dove vuoi, magari anche in India.


[Lett. 20 ott. 1542, 15 gennaio 1544; Epist. S. Francisci Xaverii aliaque eius scripta, ed. G. Schurhammer I Wicki, t. I, Mon. Hist. Soc. Iesu, vol. 67, Romae, 1944, pp. 147-148; 166-167 - Traduzione tratta da: "Liturgia delle Ore" - Libreria Poliglotta Vaticana - Edizioni Conferenza Episcopale Italiana].


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Circa le scuole laiche

Riporto un brano tratto dall'Enciclica "Divini illius Magistri" del Sommo Pontefice Pio XI.


E’ dunque di suprema importanza non errare nell'educazione, e non errare nella direzione verso il fine ultimo con il quale tutta l'opera dell'educazione è intimamente e necessariamente connessa. Infatti, poiché l'educazione consiste essenzialmente nella formazione dell'uomo, quale egli deve essere e come deve comportarsi in questa vita terrena per conseguire il fine sublime per il quale fu creato, è chiaro che, come non può darsi vera educazione che non sia tutta ordinata al fine ultimo, così, nell'ordine presente della Provvidenza, dopo cioè che Dio ci si è rivelato nel Figlio Suo Unigenito, che solo è "via e verità e vita", non può darsi adeguata e perfetta educazione all'infuori dell'educazione cristiana.

[...]

Da ciò appunto consegue, essere contraria ai principi fondamentali dell'educazione la scuola così detta neutra o laica, dalla quale viene esclusa la religione. Una tale scuola, del resto, non è praticamente possibile, giacché nel fatto essa diviene irreligiosa.

[...]

Giacché non per il solo fatto che vi si impartisce l'istruzione religiosa (spesso con troppa parsimonia) una scuola diventa conforme ai diritti della Chiesa e della famiglia cristiana e degna di essere frequentata dagli alunni cattolici. A questo effetto è necessario che tutto l'insegnamento e tutto l'ordinamento della scuola: insegnanti, programmi e libri, in ogni disciplina, siano governati dallo spirito cristiano sotto la direzione e vigilanza materna della Chiesa, per modo che la religione sia veramente fondamento e coronamento di tutta l'istruzione, in tutti i gradi, non solo elementare, ma anche media e superiore. "E’ necessario - per adoperare le parole di Leone XIII - che non soltanto in determinate ore si insegni ai giovani la religione, ma che tutta la restante formazione olezzi di cristiana pietà. Se ciò manca, se questo alito sacro non pervade e non riscalda gli animi dei maestri e dei discepoli, ben poca utilità potrà aversi da qualsiasi dottrina: spesso anzi ne verranno danni non lievi " (Ep. Militantis Ecclesiae, del 1-8-1897).

Né si dica essere impossibile allo Stato, in una nazione divisa in varie credenze, provvedere alla pubblica istruzione altrimenti che con la scuola neutra o con la scuola mista, dovendo lo Stato più ragionevolmente e, potendo, anche più facilmente provvedere con il lasciar libera e favorire con giusti sussidi l'iniziativa e l'opera della Chiesa e delle famiglie. E che ciò sia attuabile, con soddisfazione delle famiglie e con giovamento dell'istruzione e della pace e tranquillità pubblica, lo dimostra il fatto di nazioni divise in varie confessioni religiose, dove l'ordinamento scolastico corrisponde al diritto educativo delle famiglie, non solo quanto a tutto l'insegnamento - particolarmente con la scuola interamente cattolica e per i cattolici - ma anche quanto alla giustizia distributiva, con l'aiuto finanziario, da parte dello Stato, alle singole scuole volute dalle famiglie.

Pensiero del giorno

Preghiamo assai assai, perché Dio vuole essere pregato assai con fede e con grande confidenza.


(San Paolo della Croce)

venerdì 2 dicembre 2016

Dell'obbligo per i cristiani di tendere alla perfezione

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932)


In materia così delicata è necessario usare la maggior precisione possibile. È certo che bisogna e che basta morire in stato di grazia per salvarsi; pare quindi che non ci sia per i fedeli altro obbligo stretto che quello di conservare lo stato di grazia. Ma la questione sta appunto qui: sapere se si può conservare per un tempo notevole lo stato di grazia senza sforzarsi di progredire. Ora l'autorità e la ragione illuminata dalla fede ci mostrano che, nello stato di natura decaduta, non si può restare a lungo nello stato di grazia senza sforzarsi di progredire nella vita spirituale e di praticare di tanto in tanto alcuni dei consigli evangelici.

[...]

I molteplici motivi che possono stimolare i semplici fedeli a tendere alla perfezione, si riducono a tre principali: 1° Il bene dell'anima; 2° la gloria di Dio; 3° l'edificazione del prossimo.

1° Il bene dell'anima è prima di tutto la sicurezza dell'eterna salute, la moltiplicazione dei meriti, e finalmente la gioia della coscienza.

A) L'opera grande che dobbiamo compiere sulla terra, l'opera necessaria, anzi, a dir vero, l'unica necessaria, è di salvarci l'anima. Se la salviamo, quand'anche perdessimo tutti i beni della terra, parenti, amici, riputazione e ricchezze, tutto è salvo; perchè riavremo centuplicato in cielo tutto ciò che abbiamo perduto, e lo riavremo per tutta l'eternità. Ora il mezzo più efficace per assicurarci l'eterna salute è di tendere alla perfezione, ognuno secondo il proprio stato; quanto più ciò facciamo con senno e costanza, tanto più ci allontaniamo dal peccato mortale che solo può dannarci: è chiaro infatti che, quando uno sinceramente si sforza di divenire più perfetto, schiva per ciò stesso le occasioni di peccato, fortifica la volontà contro gli agguati che ci attendono al varco, e, venuto il momento della tentazione, la volontà, già agguerrita dallo sforzo verso la perfezione e abituata a pregare per assicurarsi la grazia di Dio, respinge con orrore il pensiero del peccato grave: potius mori quam fœdari. Chi invece si permette tutto ciò che non è peccato grave, s'espone a cadervi quando si presenterà una lunga e violenta tentazione; abituato a cedere al piacere nelle cose meno gravi, c'è da temere che, trascinato dalla tentazione, finisca col soccombervi, come chi costeggia continuamente l'abisso finisce col precipitarvi. Per essere sicuri di non offendere gravemente Dio, il mezzo migliore è d'allontanarsi dall'orlo del precipizio, facendo più di quel che è comandato e sforzandosi di progredire verso la perfezione; quanto maggiore è la prudenza e l'umiltà con cui vi si tende, tanto maggiore è la sicurezza dell'eterna salute.

B) Così si accrescono pure ogni giorno i gradi di grazia abituale che si possedono e i gradi di gloria a cui si ha diritto. Abbiamo visto infatti che ogni sforzo soprannaturale, fatto per Dio, da un'anima che è in stato di grazia, le procura un aumento di meriti. Chi non si dà pensiero della perfezione e compie il proprio dovere con maggiore o minore noncuranza, acquista ben pochi meriti [...]. Ma chi tende alla perfezione e si sforza di progredire, ne acquista un gran numero; accresce quindi ogni giorno il suo capitale di grazia e di gloria, e i suoi giorni sono pieni di meriti: ogni sforzo è ricompensato da un aumento di grazia sulla terra e più tardi da un peso immenso di gloria nel cielo; "æternum gloriæ pondus operatur in nobis!".

C) Chi voglia godere un poco di felicità sulla terra, non vi è di meglio che la pietà: "la pietà, dice S. Paolo, giova a tutto avendo promessa della vita presente e della futura: pietas autem ad omnia utilis est, promissionem habens vitæ quæ nunc est et futuræ". La pace dell'anima, il gaudio della buona coscienza, la fortuna di essere uniti a Dio, di progredire nel suo amore, di giungere a una sempre maggiore intimità con Nostro Signore: ecco alcune delle ricompense che Dio largisce fin di quaggiù ai fedeli suoi servi, in mezzo alle prove, con la gioconda speranza della beatitudine eterna.

2° La gloria di Dio. Nulla di più nobile che il procurarla, nulla di più giusto, se richiamiamo ciò che Dio ha fatto e fa continuamente per noi. Ora un'anima perfetta dà a Dio maggior gloria di mille anime ordinarie: moltiplica infatti ogni giorno gli atti d'amore, di riconoscenza, di riparazione, e dirige in questo senso tutta la vita con l'offerta spesso rinnovata delle azioni ordinarie, glorificando così Dio da mane a sera.

3° L'edificazione del prossimo. Per far del bene attorno a noi, per convertire qualche peccatore o incredulo e confermare nel bene le anime vacillanti, non vi è nulla di più efficace dello sforzo che si fa per meglio praticare il cristianesimo: se la mediocrità della vita attira sulla religione le critiche degli increduli, la vera santità ne eccita l'ammirazione per una religione che sa produrre tali effetti: "dal frutto si giudica l'albero: ex fructibus eorum cognoscetis eos". L'apologetica migliore è quella dell'esempio, quando vi si sa unire la pratica di tutti i doveri sociali. Ed è pure ottimo stimolo per i mediocri, che s'addormenterebbero nella tiepidezza se il progresso delle anime fervorose non li scotesse dal loro torpore.

È una ragione che molte anime oggi capiscono: in questo secolo di proselitismo, i laici intendono meglio di prima la necessità di difendere e di propagare la fede con la parola e con l'esempio. Spetta ai sacerdoti di assecondare questo movimento, formandosi attorno una schiera di valorosi cristiani che, non appagandosi d'una vita mediocre e volgare, si studino di progredire ogni giorno più nell'adempimento dei loro doveri; doveri religiosi prima di tutto ma anche doveri civili e sociali. Saranno ottimi collaboratori che, penetrando in posti poco accessibili ai religiosi e ai sacerdoti, li asseconderanno efficacemente nella pratica dell'apostolato.




[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928]

Pensiero del giorno

Quali che siano le prove, le tentazioni, le fatiche, le debolezze, non siam forse sicuri della vittoria finale, quando rammentiamo che Colui che è la stessa onnipotenza e a cui nulla resiste, vive in noi e mette a nostro servizio la divina sua virtù? Possiamo certamente toccar parziali sconfitte, passar per dolorose angosce, ma siamo sicuri che, appoggiati su di lui, trionferemo e che le stesse nostre croci non servono che a farci maggiormente amar Dio e a moltiplicarci i meriti.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

giovedì 1 dicembre 2016

Pensiero del giorno

[...] il nostro pensiero si vela di mestizia quando immaginiamo quante anime vengono avvelenate o inquinate dalla melma trasudata dalle pagine di tanta letteratura oscena, quante luci di fede sono offuscate dalle nebbie oscure dei libri degli atei e quanti vacillamenti sono provocati anche da tanta letteratura, che, pur non essendo oscena o blasfema, insinua il dubbio, l'incertezza, lo smarrimento, instradando le menti per vie nuove che non sono le vie del Signore.


[Cardinale Alfredo Ottaviani, "Il baluardo", casa editrice Ares, 1961]

mercoledì 30 novembre 2016

Sposare un uomo cristiano

Recentemente ha ripreso a scrivermi una ragazza che è molto delusa dal comportamento infantile di tanti uomini (lei li chiama "ominicchi"), coi quali è impensabile poter sposarsi e riuscire a dar vita a una famiglia davvero cristiana.


Grazie D. dei tuoi preziosi consigli. 
È molto difficile di questi tempi trovare un uomo vero, credente e praticante, all'antica. Debbo dire che sono allergica ai comuni sentimentalismi. Con la fine del patriarcato cristiano il maschile si è proprio debosciato, più che uomini ci sono dei quaquaraquà sottomessi alle mogli, da cui dipendono psicologicamente. Oppure c'è la figura del classico "spaccone" volgare, quello con mentalità maschilista mafiosa (...). Non per essere presuntuosa, ma io fiuto subito se in un uomo (...) c'è un ominicchio. (...) Ora il modello patriarcale biblico di famiglia si è capovolto. Il padre carente comporta delle dinamiche patologiche a livello di personalità delle future generazioni. (...) È dura nella vita di tutti i giorni avere a che fare con gente così, il marxismo culturale ha snaturato il maschile-femminile. (...) Vorrei tanto essere moglie religiosa e devota, dare testimonianza di fede, custodire la casa, perché il lavoro mascolinizza, prosciuga gran parte delle energie da dedicare alla famiglia. Non mi piace. Io so cosa vuol dire crescere con una madre dura anti materna e con un padre problematico. Non credo che riuscirò a costruirmi una famiglia modello cristiano con un caos imperante.

Buon riposo fratello in Cristo!

Teodosia


Cara sorella in Cristo,
                                           innanzitutto ti ringrazio per avermi dato il permesso di pubblicare le tue e-mail firmandole con lo pseudonimo che hai scelto. Ti considero una persona "intellettualmente interessante" (cioè con la quale posso dialogare su temi di alto spessore), pertanto sono contento di ospitarti sul mio principale blog.

Penso che la società sia allo sbando perché stanno scomparendo le famiglie davvero cristiane, le quali formavano una diga al degrado morale e sociale. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: famiglie allo sfacio, denatalità, aumento delle persone che cadono in depressione, mariti divorziati sul lastrico, eccetera. Che disastro! Purtroppo, come tu stessa hai notato, oggi molti uomini si comportano come bambini, e molte donne si comportano come maschiacci. Poveri noi!

Con le lacrime agli occhi dovremmo chiedere a Dio non solo di donarci numerosi e santi sacerdoti, ma anche numerose e sante famiglie cristiane! La vita matrimoniale è bella solo se viene vissuta in maniera davvero cristiana, come fecero i pii genitori di Santa Teresa di Lisieux. Purtroppo, tantissime donne cristiane si sono pentite di essersi sposate con uomini "poco timorati" di Dio. Ma come si fa a praticare serenamente la vita devota avendo al proprio fianco un uomo che calpesta la Legge Eterna stabilita da Dio?  Pertanto posso dirti che hai fatto benissimo a non sposarti con qualche uomo "poco cristiano", il quale ti avrebbe fatto soffrire assai. Io penso che se una donna riesce a trovare un uomo pio e devoto come San Luigi Martin (il papà di Santa Teresina), allora può sposarsi tranquillamente. Ma se non lo riesce a trovare, allora conviene rimanere nubile.

Se Dio ti sta chiamando ad abbracciare lo stato di vita matrimoniale, spero tanto che tu riesca a trovare un marito che ti voglia davvero bene, ti ami con amore di carità, cioè l'amore soprannaturale che nasce da Dio, sia una persona devota, dall'intensa vita interiore, e amante della pratica delle virtù cristiane, soprattutto della carità, che è la regina delle virtù. Purtroppo, molti uomini si comportano come tiranni con le loro mogli, si arrabbiano per un nonnulla. Sarei felice se tu riuscissi a trovare un marito che ti tratti con grande dolcezza, e che non si arrabbi mai con te (se tu dovessi commettere qualche sbaglio, non c'è bisogno che tuo marito si arrabbi, può benissimo farti notare l'errore fatto con metodi bonari, senza alterarsi e darsi ad incomposte agitazioni). Chi ama Gesù ama la dolcezza. Lo spirito di dolcezza è proprio di Dio. L'anima che ama Dio ama anche tutti coloro che sono amati da Dio, pertanto cerca volentieri di soccorrere, consolare e contentare tutti, per quanto gli è possibile. Dice San Francesco di Sales: “L'umile dolcezza è la virtù delle virtù che Dio tanto ci ha raccomandato; perciò bisogna praticarla sempre e dappertutto.” Non vi è cosa che tanto edifichi il prossimo quanto la caritatevole benignità nel trattare. I santi ordinariamente avevano il sorriso sulle labbra e il loro volto spirava benignità. Oh quanto si ottiene più con la dolcezza che con l'asprezza! L'affabilità, l'amore e l'umiltà conquistano i cuori delle persone.

Certamente gli uomini che si comportano da "ominicchi", è meglio evitare di sposarli. Ancora "meno consigliabili" sono gli uomini scorbutici, irascibili e tirannici... che incubo avere un marito del genere! Degli uomini schiavi dei vizi impuri (fornicazione, adulterio, utilizzo di anticoncezionali, ecc.) non ne parliamo nemmeno...

A mio avviso la vera virilità un uomo la dimostra essenzialmente con la fortezza d'animo e col coraggio nel testimoniare la propria fede dinanzi al mondo, praticando con fervore le virtù cristiane. Ad esempio il grande Papa San Pio X era vergine, ma era un uomo davvero virile, basti pensare alla fortezza e al coraggio che ebbe quando nel 1905 la Francia ricattò la Chiesa Cattolica: il clero avrebbe dovuto sottoscrivere dei compromessi inaccettabili, altrimenti lo Stato avrebbe confiscato i luoghi di culto. Il Sommo Pontefice con grande virilità preferì perdere la proprietà delle chiese, anziché scendere a compromessi che andavano contro la propria coscienza (ancora oggi in Francia molti luoghi di culto cattolici sono di proprietà dello Stato). 

Un altro esempio di fede virile e fulgido eroismo lo dettero i martiri uccisi dai rossi durante la guerra civile spagnola. In molte occasioni gli venne offerta la possibilità di salvare la pelle se avessero bestemmiato, se avessero sputato su un crocifisso, se avessero inneggiato al comunismo, o se avessero compiuto altre cose di questo genere. Preferirono la morte anziché tradire il Redentore Divino. Prima dell'esecuzione capitale, molti di loro esclamavano a gran voce: "Viva Cristo Re!".

Supplico la Santissima Trinità di farti capire qual è il suo progetto su di te, e qualora tu fossi chiamata a divenire una sposa cristiana, ti faccia trovare un uomo degno di diventare tuo marito e padre dei tuoi figli.

In Corde Regis,

Cordialiter