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sabato 20 gennaio 2018

I diversi gradi della perfezione cristiana

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


I gradi per cui uno si eleva alla perfezione sono numerosi; e non è qui il caso di enumerarli tutti ma solo di notare le principali tappe. Ora, secondo la dottrina comune, esposta da S. Tommaso, si distinguono tre tappe principali, o, come generalmente si dice, tre vie, quella degli incipienti, quella dei proficienti, quella dei perfetti, secondo lo scopo principale a cui si mira.

a) Nel primo stadio, la principale cura degli incipienti è di non perdere la carità che possiedono: lottano quindi per evitare il peccato, sopratutto il peccato mortale, e per trionfare delle male cupidigie, delle passioni e di tutto ciò che potrebbe far loro perdere l'amor di Dio. Questa è la via purgativa, il cui scopo è di mondar l'anima dalle sue colpe.

b) Nel secondo stadio si vuol progredire nella pratica positiva delle virtù, e fortificar la carità. Essendo già purificato, il cuore è più aperto alla luce divina e all'amor di Dio: si ama di seguire Gesù e imitarne le virtù, e poichè, seguendolo, si cammina nella luce, questa via si chiama illuminativa. L'anima si studia di schivare non solo il peccato mortale, ma anche il veniale.

c) Nel terzo stadio, i perfetti non hanno più che un solo pensiero, star uniti a Dio e deliziarsi in Lui. Costantemente studiandosi di unirsi a Dio, sono nella via unitiva. Il peccato fa loro orrore, perchè temono di dispiacere a Dio e di offenderlo; le virtù li attirano, specialmente le virtù teologali, perchè sono mezzi d'unirsi a Dio. La terra quindi sembra loro un esilio, e, come S. Paolo, desiderano di morire per andarsene con Cristo.

[...]

Dei limiti della perfezione sulla terra.

Quando si leggono le vite dei santi e principalmente dei grandi contemplativi, si resta meravigliati al vedere a quali sublimi altezze può elevarsi un'anima generosa che nulla rifiuta a Dio. Nondimeno vi sono dei limiti alla nostra perfezione su questa terra (...).

1° È certo che non si può amar Dio tanto quanto è amabile: Dio infatti è infinitamente amabile e il nostro cuore, essendo finito, non potrà mai amarlo, anche in cielo, che con amore limitato. Possiamo quindi sforzarci d'amarlo sempre più, anzi, secondo S. Bernardo, la misura d'amar Dio è d'amarlo senza misura. Ma non dimentichiamo che il vero amore, più che in pii sentimenti, consiste in atti di volontà, e che il miglior mezzo d'amar Dio è di conformare la nostra volontà alla sua, come spiegheremo più avanti, trattando della conformità alla divina volontà.

2° Sulla terra non si può amar Dio ininterrottamente e senza debolezze. Si può certamente con grazie particolari che non sono rifiutate alle anime di buona volontà, schivare ogni peccato veniale deliberato ma non ogni colpa di fragilità; nè si diventa mai impeccabili, come la Chiesa ha in parecchie circostanze dichiarato.

[...]

3° Sulla terra non si può amar Dio costantemente o anche abitualmente con amore così perfettamente puro e disinteressato che escluda ogni atto di speranza. A qualunque grado di perfezione si sia giunti, si è obbligati a fare di tanto in tanto degli atti di speranza, e non si può quindi in modo assoluto restare indifferente alla propia salvezza. Vi furono, è vero, dei santi che, nelle prove passive, s'acconciarono momentaneamente alla loro riprovazione in modo ipotetico, cioè se tale fosse la volontà di Dio, pur protestando che in tal caso non volevano cessare d'amar Dio, ma sono ipotesi che si devono ordinariamente scartare, perchè di fatto Dio vuole la salvezza di tutti gli uomini.

Si possono però fare, di quando in quando, atti di amor puro senza alcuna mira a sè stesso e quindi senza attualmente sperare o desiderare il cielo. Tal è, per esempio, questo atto d'amore di S. Teresa: "Se vi amo, O Signore, non è per il cielo che m'avete promesso; se temo d'offendervi, non è per l'inferno di cui sarei minacciata; ciò che m'attira verso di voi, o Signore, siete voi, voi solo, che vedo inchiodato alla croce, col corpo straziato, tra agonie di morte. E il vostro amore si è talmente impadronito del mio cuore che, quand'anche non ci fosse il paradiso, io vi amerei lo stesso; quand'anche non ci fosse l'inferno, pure io vi temerei. Nulla voi avete da darmi per provocare il mio amore; perchè, quand'anche non sperassi ciò che spero, pure io vi amerei come vi amo".

Abitualmente vi è nel nostro amor di Dio un misto d'amor puro e d'amore di speranza, il che significa che noi amiano Dio e per sè stesso, perchè è infinitamente buono, e anche perchè è la fonte della nostra felicità. Questi due motivi non si escludono, perchè Dio volle che nell'amarlo e nel glorificarlo troviamo la nostra felicità.

Non ci affanniamo quindi di questo misto e, pensando al paradiso, diciamo soltanto che la nostra felicità consisterà nel posseder Dio, nel vederlo, nell'amarlo e nel glorificarlo; così il desiderio e la speranza del cielo non impediranno che il motivo dominante delle nostre azioni sia veramente l'amor di Dio.



[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

Pensiero del giorno

Fiducia magna erit coram summo Deo, eleemosyna omnibus facientibus eam.


(Liber Tobiæ)

venerdì 19 gennaio 2018

Accetto le critiche, purché costruttive

Pubblico l'e-mail di una lettrice.

Gent.mo, una mia amica è venuta a trovarmi; non è praticante e insieme abbiamo visitato alcuni siti religiosi tra cui il tuo... all'improvviso è diventata pungente e non sono riuscita a gestirla. Le ho detto che ti ho incontrato a Roma ma lei ha "rincarato la dose": che credenziali hai per dispensare consigli, che studi hai fatto... io non ho saputo e neanche mi interessa sapere, le ho solo detto che visto le cose buone che dici e il seguito che hai di lettori, devi essere formato bene... insomma, un'ora insieme si è trasformata in una inquisizione... ho fatto male? Credo che oggi sia difficile stanare dalle loro posizioni gli "avversari"... 

So che hai il tempo preso al rispondere a mail "mirate", mi par quasi di dare fastidio...  comunque grazie,

(lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                     accetto volentieri le critiche, se sono costruttive. La tua amica "non praticante" mi critica senza dire che cosa io abbia affermato di errato, pertanto il suo disappunto nei confronti del mio blog non mi è di utilità, poiché non so in che cosa dovrei migliorare i post che pubblico.

Circa la sua preoccupazione al riguardo degli studi teologici fatti, la tua amica "non praticante" può stare tranquilla: non ho mai frequentato qualche facoltà infestata da teologi modernisti, i quali insegnano il contrario di quel che la Chiesa Cattolica ha insegnato per secoli. Proprio per evitare di farmi contaminare dall'eresia modernista ho preferito approfondire la Dottrina Cattolica da "autodidatta", utilizzando scritti di autori molto amati negli ambienti tradizionali, tra i quali Sant'Alfonso Maria de Liguori, San Francesco di Sales, Padre Réginald Garrigou-Lagrange (1877-1964), Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), il venerabile Don Giuseppe Frassinetti (1804 - 1868), Padre Eriberto Jone (1885 - 1967), Don Dolindo Ruotolo (1882 - 1970), il Cardinale Giuseppe Siri (1907 - 1989), e tanti altri. Nei miei scritti c'è poca farina del mio sacco, poiché spesso mi limito a ripetere con parole mie quel che hanno insegnato i suddetti autori o altri di retta dottrina.

Tutti i fedeli hanno il diritto/dovere, secondo le proprie capacità, di fare apostolato. Ecco cosa afferma la Santa Sede: "Tutti i fedeli, in quanto partecipano alla missione della Chiesa, hanno il diritto di promuovere o di sostenere l'attività apostolica anche con proprie iniziative..." (cfr. canone 216 del Codice di Diritto Canonico, Libreria Editrice Vaticana). Il Cardinale Giuseppe Pizzardo, nel corso del II Congresso Mondiale per l'Apostolato dei Laici, svoltosi a Roma nel 1957, dinanzi a circa 2500 delegati giunti da oltre 90 paesi dell'orbe cattolico, tenne un'interessante lezione in cui ricordò che l'apostolato è un dovere per ogni cristiano e ha per fine l'espansione del Corpo Mistico di Cristo (cioè della Chiesa Cattolica). Anche il Magistero della Chiesa in varie occasioni ha incoraggiato tutti i fedeli laici (ovviamente ognuno in base alle proprie capacità e preparazione dottrinale) ad impegnarsi nell'apostolato. 

La tua amica "non praticante", prima di impiegare il suo tempo nel "fare le pulci" al mio blog, dovrebbe impiegarlo nel praticare la Religione. Quando morirà e si presenterà dinanzi all'inappellabile tribunale di Gesù Cristo, non dovrà rendere conto di quel che io ho pubblicato sui miei blog, ma delle sue azioni personali. 

Approfitto dell'occasione per salutarti cordialmente in Corde Matris.

Cordialiter

P. S. Ti sconsiglio di far leggere questa lettera alla tua amica: difficilmente otterremmo la sua conversione, rischieremmo invece di inasprirla ancora di più. In questi casi la cosa più utile da fare è pregare.

Pensiero del giorno

Quando si predica al popolo, giova molto usar la figura chiamata antiphora, colla quale dallo stesso dicitore si fa insieme la dimanda e la risposta, per esempio: Ditemi, perché tanti peccatori dopo la confessione ricadono negli stessi peccati? Ve lo dirò io, perché non tolgono l'occasione. Giova ancora raccomandare più volte all'uditorio l'attenzione a quel che si sta dicendo, e specialmente a certe cose più importanti, dicendo per esempio: State attenti a questo che ora vi dico. Giova ancora il fare dentro la predica qualche esclamazione divota, per esempio: O Dio buono, voi ci venite appresso per salvarci, e noi fuggiamo da voi per dannarci! Giova ancora il replicare con serietà qualche massima forte di salute, per esempio: Non vi è rimedio, o presto o tardi si ha da morire: o presto o tardi si ha da morire. Oppure: Fratello mio, è certo che dopo questa vita hai da essere o eternamente felice o eternamente infelice. Senti bene, o eternamente felice o eternamente infelice. 


[Pensiero tratto dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa].



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giovedì 18 gennaio 2018

L'eroica resistenza del movimento tradizionale

Una fedelissima lettrice del blog mi ha confidato di aver pianto a causa della drammatica situazione in cui versa l'orbe cattolico. Ecco quel che le dico per animarla al combattimento in difesa della fede.


Cara sorella in Cristo,
                                           ti scrivo con la speranza di poter esserti qualche aiuto spirituale.

La situazione generale della Chiesa è semplicemente drammatica a causa di abusi liturgici, rilassamento dei costumi, ambiguità, eresie, ecc., che dilagano tra preti e fedeli. Anche in passato ci sono stati dei periodi burrascosi, penso ad esempio all'epoca dell'eresia ariana e a quella dell'insurrezione luterana, ma la Chiesa è riuscita sempre a risollevarsi. Il Corpo Mistico di Cristo non può morire, e non morirà nemmeno questa volta. È stato lo stesso Redentore Divino a prometterci che le porte dell'inferno non prevarranno giammai.

Quella che stiamo vivendo è una prova di fedeltà a Dio. Quante sofferenze stiamo patendo! Ma è proprio nei momenti difficili che si prova la propria fedeltà al Signore. È facile essere cristiani quando tutto va bene, ma un'anima è nell'ora della sofferenza che dimostra di amare davvero Dio, sopportando eroicamente i patimenti e rimanendo fedele al Signore, senza volgersi indietro verso le lusinghe del mondo traditore.

“Militia est vita hominis super terram”, diceva il Santo Giobbe. È proprio così, la vita su questa terra è un continuo combattimento contro i nemici dell'anima. Però non dobbiamo rattristarci. “Gaudere et exultare nos voluit in persecutione Dominus, quia tunc dantur coronae fidei, tunc probantur milites Dei”, diceva l'eroico vescovo San Cipriano. È così, il Signore vuole che nelle persecuzioni dobbiamo gioire ed esultare, perché è in esse che vengono messi alla prova i soldati di Dio e si riceve la corona della fede.

Insomma, è nei momenti di difficoltà che si vede se una persona ama veramente Gesù. Coloro che lo amano poco, si arrendono, mentre coloro che lo amano assai continuano con ardore la battaglia. I martiri combatterono tenacemente e preferirono la morte anziché tradire il Redentore Divino. Perdere la vita terrena per salvare la vita eterna dell'anima. “Un'anima, un'eternità!”, diceva Santa Teresa d'Avila alle sue seguaci.

L'antidoto alle ambiguità e alle eresie che circolano in giro sta nel nutrire la propria anima col Magistero perenne della Chiesa. Ti consiglio di nutrirti soprattutto degli insegnamenti di Pio XII, il quale non solo parlava chiaramente e confermava nella fede i cattolici, ma spesso usava anche un linguaggio combattivo che dona tanto entusiasmo nella battaglia spirituale. Il “Pastor Angelicus” è stato uno dei più grandi Condottieri della Chiesa Militante. Cerca di leggere tutto di Papa Pacelli, non solo le encicliche, ma anche i discorsi e i radiomessaggi. Ti daranno vigore all'anima!

Ovviamente puoi leggere anche il Magistero dei successori di Pio XII, per esempio l'interessante Costituzione Apostolica “Veterum Sapientia” circa l'importanza del latino nella Chiesa, l'Enciclica “Humanae Vitae”, l'Istruzione "Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali", ecc.

Certo che fai bene a continuare ad andare alla Messa tridentina! Anzi, adesso ne hai bisogno più che in passato, perché hai la necessità di nutrire la tua anima con l'intramontabile Rito Romano antico, che con la sua ineffabile ricchezza dottrinale sprona al combattimento spirituale.

Non preoccuparti, non stai affatto cadendo nell'eresia, infatti tu stai soffrendo proprio perché vuoi rimanere ancorata agli insegnamenti del Magistero perenne della Chiesa. Mica Dio può condannarti perché accetti gli insegnamenti perenni della Chiesa! I santi furono fedeli al Magistero, eppure vennero spesso perseguitati ferocemente (pensa ad esempio a Sant'Atanasio). Ma mentre loro adesso godono in Cielo il premio eterno, chissà che fine hanno fatto i loro persecutori.

Coraggio, non arrenderti! Continua a combattere la buona battaglia in difesa della Fede! Devi essere come un valoroso soldato che non indietreggia di fronte al nemico, ma continua a lottare con indomita volontà e intrepido coraggio fino alla vittoria. In questo momento tutti i cuori dei cattolici fedeli alla Tradizione hanno un solo desiderio: continuare a combattere la buona battaglia!  Noi crediamo, noi vogliamo, noi dobbiamo vincere! 

Alcuni diranno: “Ma come fai ad essere così certo della vittoria finale, visto che il movimento modernista dispone di ingenti mezzi materiali, mentre noi siamo quasi a mani nude?” Rispondo con le parole dell'eroico e intrepido Condottiero delle fulgide vittorie militari dei Maccabei: “quoniam non in multitudine exercitus victoria belli, sed de cælo fortitudo est” (1 Machabæorum 3,19). È proprio così, la nostra vittoria non dipenderà dal numero dei combattenti o dai mezzi materiali a disposizione, la nostra forza viene dal Cielo! Certo, le difficoltà sono enormi, ma maggiori sono le avversità, più bella sarà la vittoria! Sursum corda!

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

Sub Christi Regis vexíllis militáre gloriámur!


Pensiero del giorno - Circa l'ecumenismo "federativo"

[Brano tratto da un articolo del compianto Cardinale Giuseppe Siri, intitolato "Bilancio dell'ecumenismo", e pubblicato su “Renovatio”, VI - 1971].

Sentiamo il dovere di dire che un bilancio sull'ecumenismo deve essere fatto anche se non abbiamo la presunzione di farlo qui. Solo i bilanci sono in grado di dire se metodi e strumenti assunti hanno dato i frutti desiderati. […] È il caso di chiedersi ora se sia soddisfacente il corso delle operazioni a breve termine. Si tratta del recupero dei singoli all'unità della vera Chiesa. La domanda può venir posta in altro modo, più espressivo: i ritorni individuali sono diminuiti o aumentati? Si raccolgono qua e là voci sconcertanti. Se sono vere (e ci auguriamo non lo siano o siano esagerate), il problema si sposta ai metodi usati. Non basta la volontà ecumenica, il suo slancio, il suo ardore; occorre l'intelligenza e la misura. La verità ha sempre un fascino; la grazia di Dio opera nel segreto delle anime e nel ruotare dei fatti ben oltre quel fascino. Tuttavia quello che ha sempre attirato verso la Chiesa è stata la sua unità indiscutibile, la sua monoliticità nell'adesione a Pietro, il carattere definitivo del suo Magistero interamente applicato, la forza attrattiva della comune disciplina. La Chiesa deve presentarsi come un ancoraggio sicuro. Nel segreto delle anime, ove la logica demolisce molti idoli e pone incredibili esigenze e là dove la sofferenza della vita imprime uno spontaneo movimento di ricerca spirituale, si manifesta incontenibile il bisogno della «roccia sicura». Tutto quello dei difetti nostri che rende l'ancoraggio meno certo e definitivo demolisce il metodo giusto dell'ecumenismo. Tutto ciò non sarebbe vero se si partisse dal concetto dell'«unità federativa»; ma questa non è nel piano di Cristo.

mercoledì 17 gennaio 2018

Il comunismo è un'ideologia intrinsecamente perversa

Dagli scritti di Papa Pio XI.

[Il comunismo] procura di attirare le folle con vari inganni, nascondendo i propri disegni dietro idee che in sé sono buone ed attraenti. Così, vedendo il comune desiderio di pace, i capi del comunismo fingono di essere i più zelanti fautori e propagatori del movimento per la pace mondiale; ma nello stesso tempo eccitano a una lotta di classe che fa correre fiumi di sangue, e sentendo di non avere interna garanzia di pace, ricorrono ad armamenti illimitati. Così, sotto vari nomi che neppure alludono al comunismo, fondano associazioni e periodici che servono poi unicamente a far penetrare le loro idee in ambienti altrimenti a loro non facilmente accessibili; anzi procurano con perfidia di infiltrarsi in associazioni cattoliche e religiose. Così altrove, senza punto recedere dai loro perversi princìpi, invitano i cattolici a collaborare con loro sul campo così detto umanitario e caritativo, proponendo talvolta anche cose del tutto conformi allo spirito cristiano e alla dottrina della Chiesa. Altrove poi spingono l’ipocrisia fino a far credere che il comunismo in paesi di maggior fede o di maggior cultura assumerà un altro aspetto più mite, non impedirà il culto religioso e rispetterà la libertà delle coscienze. Vi sono anzi di quelli che riferendosi a certi cambiamenti introdotti recentemente nella legislazione sovietica, ne concludono che il comunismo stia per abbandonare il suo programma di lotta contro Dio.

Procurate, Venerabili Fratelli, che i fedeli non si lascino ingannare! Il comunismo è intrinsecamente perverso e non si può ammettere in nessun campo la collaborazione con esso da parte di chiunque voglia salvare la civilizzazione cristiana. E se taluni indotti in errore cooperassero alla vittoria del comunismo nel loro paese, cadranno per primi come vittime del loro errore, e quanto più le regioni dove il comunismo riesce a penetrare si distinguono per l’antichità e la grandezza della loro civiltà cristiana, tanto più devastatore vi si manifesterà l’odio dei « senza Dio ».

[Brano tratto dall'Enciclica "Divini Redemptoris" del Sommo Pontefice Pio XI]

Pensiero del giorno

Si narra nelle vite de' padri antichi, che un certo romito camminando per divin favore con un angelo che lo accompagnava, incontrarono per la via un cane fracido che molto puzzava; ma l'angelo non diede alcun segno di dispiacenza di quel fetore. Incontrarono poi un giovane tutto abbigliato e fragrante di odori, e l'angelo si otturò le narici. Interrogato poi del perché dal romito, rispose, che quel giovane per lo vizio che teneva d'impudicizia mandava molto maggiore puzza che quel cane fracido.


(Brano tratto dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori)

martedì 16 gennaio 2018

Mangiare gli animali non è peccato!

Nella nostra società relativista e secolarizzata si stanno diffondendo delle ideologie che pongono gli animali allo stesso livello di dignità degli esseri umani, pertanto sostengono che mangiare la carne è una sorta di "peccato", poiché si è dovuto uccidere una bestiola. In realtà sopprimere un animale per uno scopo buono (nutrirsi, vestirsi, ecc.) non è contrario alla Legge Eterna promulgata da Dio, mentre se lo si sopprime senza motivo o per un motivo futile si commette peccato veniale. A tal proposito pubblico un breve brano tratto da "Teologia Morale", di Padre Teodoro da Torre del Greco, O.F.M. Cap., Edizioni Paoline, 1964.

Gli animali sono stati creati da Dio per l'uomo (cfr. Gen. I, 26). Perciò egli non pecca né contro la giustizia, né contro l'amore se si serve di essi per la sua utilità. Può peccare, però, se si serve di essi per uno scopo non retto, o se usa maniere indebite, nel trattarli, senza un motivo sufficiente.

La crudeltà di cui uno si diletta nel maltrattare gli animali, procurando loro dolori senza giusto motivo, è indice di animo duro e insensibile, ma non supera la colpa veniale.

La vivisezione, cioè, qualsiasi esperimento biologico fatto su animali, è lecita purché essa serva al progresso scientifico. La zoofilia, in uso presso molti paesi, con cui si proteggono gli animali fino al punto da domandare il permesso all'autorità pubblica ogni qualvolta è necessario praticare la vivisezione, nonostante l'uso di anestesie generali e locali per impedire le sofferenze dell'animale in esperimento, è una esagerazione non ammissibile, perché costituisce un ostacolo al progresso della fisiopatologia ed un sovvertimento di valori e dell'ordine gerarchico delle creature voluto da Dio, che ha creato l'uomo re ed usufruttuario di tutti gli esseri inferiori.

Pensiero del giorno

Nolite errare : Deus non irridetur.


(Epistola B. Pauli Apostoli ad Galatas 6,7)













lunedì 15 gennaio 2018

Sfondamento a sinistra

Per dare un ulteriore slancio all'inarrestabile avanzata del movimento tradizionale è necessario attuare uno "sfondamento a sinistra". Ci sono tanti fedeli che per anni hanno simpatizzato per gli ambienti progressisti, attratti da temi sociali come la fame nel mondo e la questione operaia, tuttavia adesso si stanno accorgendo della desacralizzazione del cattolicesimo e sperano in una "restaurazione". C'è tanta gente che si è ritrovata a "sinistra" in buona fede, e ora è necessario ricondurla nell'alveo della Tradizione. Uno degli errori che bisogna assolutamente evitare è quello di lasciare la “questione sociale” in mano ai modernisti e ai rossi.

Dobbiamo sfruttare ogni occasione per trarre qualche vantaggio per il bene delle anime, e quindi per la maggior gloria di Dio. Non dobbiamo restare alla finestra a guardare il susseguirsi degli eventi, dobbiamo darci da fare per tentare di attrarre le anime verso la Tradizione cercando di cavalcare ogni occasione che capita. Mi spiego meglio: alla gente piacciono coloro che non si limitano a parlare di questioni liturgiche e dottrinali, ma che si impegnano concretamente anche in opere sociali. Fino ad ora il movimento tradizionale è rimasto ai margini della vita ecclesiale, ma adesso è giunto il momento di approfittare della situazione. In che modo? Bisogna dar vita a nuove iniziative anche in campo sociale, così da strappare la gente dalle grinfie dello sterile modernismo filantropico, e avere l'occasione di far conoscere ampiamente il grande patrimonio devozionale e dottrinale della Tradizione. Il primato deve rimanere per le questioni dottrinali e liturgiche, ma bisogna assolutamente evitare di abbandonare la “questione sociale” in mano ai modernisti e ai loro amici comunisti. Il vero militante della Tradizione Cattolica si interessa della questione sociale ed è sempre schierato dalla parte dei poveri e della gente che soffre.

Se non attueremo lo “sfondamento a sinistra”, tanta gente cadrà nella rete dei modernisti, i quali potrebbero continuare a moltiplicare le opere filantropiche per i poveri, senza però cercare di condurre le anime a Cristo, dando in questo modo l'errata impressione che la Chiesa sia una delle tante ONG umanitarie. Se non faremo nulla, la gente penserà che i fedeli legati alla liturgia tradizionale si interessano solo di cappe magne, pianete broccate, scarpe con fibbie d'argento, cartegloria con cornici cesellate in oro, rocchetti ricamati a mano, ecc. Ciò è falso, perché in realtà i tradizionalisti sono i migliori amici del popolo (lo ha detto San Pio X), e si interessano dei problemi di coloro che sono in stato di bisogno. Ma non lo fanno per scopi politici o per apparire belli, ma solo per carità fraterna, cioè per vero amore che nasce da Dio.

Eravamo, siamo e resteremo sempre contro il comunismo. Per “sfondamento a sinistra” non bisogna intendere una deriva verso le posizioni politiche dei progressisti, come hanno fatto molte persone che votavano per la Democrazia Cristiana. Al contrario significa strappare ai comunisti e ai modernisti le masse dei poveri che sono state ingannate per decenni, e ricondurle a Cristo, unico vero Salvatore del genere umano. I nostri punti di riferimento da imitare non sono i capi delle onlus moderniste o addirittura di quelle laiciste, bensì sono personaggi eroici che hanno dato lustro alla Chiesa militante, mi riferisco ad esempio a San Giovanni Bosco, San Giuseppe Cottolengo, San Luigi Orione, Santa Francesca Cabrini, San Francesco d'Assisi, Santa Bartolomena Capitaneo, e a tanti altri valorosi seguaci del Redentore Divino.

Pensiero del giorno

Pecca anche chi compra robe rubate. Né vale a dire: Se non la comprava io, la comprava un altro. Sentite. Narrasi nella Selva istruttiva presso del Verme, che un soldato si prese una vitella d'una povera donna. Piangeva quella miserabile, e diceva al soldato: Perché mi vuoi levare questa vitella? Rispose il soldato: Se non me la piglio io, se la piglierà un altro; e così si portò la vitella. Questo soldato poi fu ucciso, e fu veduto dannato da una persona, con un demonio accanto che fieramente lo flagellava; e dicendo il dannato: Perché mi flagelli? Il demonio rispondeva: Se non ti flagello io, ti flagellerà un altro. E così non vi fate ingannar dal demonio, con dire: Se io non mi piglio quella cosa, se la piglierà un altro. Se un altro se la piglia, quegli si dannerà: se te la pigli tu, tu ti dannerai. Ma dirai: Io l'ho pagata. Ma non lo sai che quella è cosa rubata?


(Brano tratto dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori).

domenica 14 gennaio 2018

Fatti sorprendenti che mi fanno riflettere

Alcuni anni fa, una carissima lettrice verso la quale da diverso tempo nutro molta stima per via della sua fervente devozione e del suo sano equilibrio spirituale, mi ha raccontato dei fatti sorprendenti che le sono capitati durante la celebrazione di alcune Messe tridentine.



(...) Stasera ho un momento di tranquillità e lo voglio finalmente dedicare a te, alla promessa di raccontarti quel che mi è accaduto un santo giorno di qualche mese fa, sarei rimasta custode del mio silenzio se non fosse arrivata una tua mail ad incoraggiarmi, forse, mi sono detta, ciò che ho vissuto devo cercare di esprimerlo, vincendo la mia naturale tendenza a tacere l’intimità di quel tempo non tempo di Dio. Partecipavo alla Santa Messa e durante la Consacrazione, improvvisamente ho visto forte la tua immagine ai piedi della Croce, in ginocchio, in silenzio, a mani giunte, accanto a te c’ero io, in ginocchio, in silenzio, a mani giunte, insieme in Adorazione del nostro Re. Nitida la scena, il mio sguardo era fisso sul nostro Salvatore Gesù Cristo, ma sentivo la presenza della Vergine Santissima, alla tua destra, nonostante spiccasse, fisicamente, la tua figura, vicino a me, un pochino più avanti; se ricordo bene, nella scena ero io che volevo mettermi dietro a te, volevo che tu fossi più vicino a Gesù, o forse non ero io a volerlo, ma mi trovavo lì. La mia parte umana, razionale, era stupita, sorpresa, ma la mia anima era immersa nell’Adorazione, così come la tua. Nonostante mi chiedessi che ci facevi all’improvviso, per quale motivo eri comparso, l’immagine non spariva, quindi ho lasciato ogni ragionamento per immergermi nelle acque misteriose di Dio e abbandonarmi completamente alla preghiera. Con intensità minore, l’immagine si è ripetuta i giorni seguenti, sempre durante la Santa Messa. Mi permetto di aggiungere che immediatamente ho pensato avessi bisogno di preghiere, ma poi mi è sembrato di aver compreso che ci fosse un collegamento con le tue scelte spirituali presenti o future.

Grazie.

Ti auguro ogni bene nel Signore Gesù,

(lettera firmata)



Cara sorella in Cristo, 
                                     ti ringrazio per avermi confidato quel che ti è accaduto. Ho molta stima nei tuoi confronti, posso dirti che sia per e-mail sia per telefono mi hai dato l'impressione di essere una persona seria e mentalmente equilibrata, quindi non penso che si sia trattato di un fenomeno di autosuggestione.

Per capire meglio questo fatto vorrei farti delle domande. Quando queste visioni terminavano, interiormente ti sentivi felice o turbata e triste? Come ero vestito durante le visioni? Erano abiti laicali? Ogni visione durava per tutto il tempo della Consacrazione?

Se dovessero essere visioni di origine soprannaturale, mi domando che significato possano avere. Il fatto che nelle visioni apparivi pure tu, potrebbe significare che noi due siamo chiamati a dar vita a qualche iniziativa spirituale per la maggior gloria di Dio? Chissà.

Staremo a vedere quel che ci farà comprendere il Signore. Tuttavia, se tu avessi in mente di fare qualcosa nel campo spirituale, mi piacerebbe poter darti una mano.

Tuo fratello e servitore nel Signore,

Cordialiter



Caro amico in Gesù e Maria Santissima,
                                                                      sei molto buono con me, come probabilmente ti ho già scritto, sono solo una povera asinella che tira il carretto.

Essendo dotata di poca memoria, risponderò alle tue domande solo con i ricordi assolutamente certi, onde evitare il rischio di sforzarmi a rintracciare quanto apparentemente è stato cancellato, anche se, come sappiamo, in profondità esiste, non voglio metterci nulla di mio.

La prima visione è stata molto intensa, le poche altre, due o tre, più deboli e brevi.

Quando terminava mi sentivo semplicemente immersa in Dio, in quello spazio indefinibile a parole, non costringibile dentro concetti umani. Il Silenzio avvolgeva la scena e nonostante osservassi, quindi non fossi completamente sgombra da pensieri, il cuore e la mente si sono poi ritrovati in totale fusione, ricongiunti, non vi erano separazioni di nessun genere, interiormente tutto era al suo posto, direi perfetto, o meglio, tutto era di Dio. Non posso parlarti di gioia, né di dolore o tristezza, so che sembra riduttivo, se mi viene un aggettivo è serietà.

Eri vestito con indumenti chiari, qualcosa di beige, ho visto una camicia scozzese sul tono chiaro, sapevo mentre ti osservavo che ti trovavi lì nella condizione di questo momento, ma c’era qualcosa in sospeso, che non mi era dato di afferrare: eri esattamente ciò che Dio vuole che tu sia, non capivo però se ti indicava in questo modo un cammino, una svolta, mi sembrava di percepire qualcosa, mai però avrei insistito per conoscere il Pensiero di Dio, poiché era più forte il desiderio di rimanere immobile in preghiera davanti a Gesù Crocefisso.

La prima visione è durata per tutto il tempo della Consacrazione.

Si, attendiamo i tempi del Signore, quando Lui vorrà noi sapremo.

Grazie.

Dio ti benedica,

(lettera firmata)



Carissima in Cristo, 
                                  non è la prima volta che sento parlare di fatti del genere. Un giorno mi ha scritto una signora che mi ha raccontato di aver sognato un giovane uomo coi capelli bruni, di nome D. (il mio), il quale le stringeva la mano calorosamente e con rispetto, e le parlava in maniera fraterna (lei prima del sogno non era mai andata sui miei siti e non sapeva chi fossi). In genere quando una persona si sveglia si dimentica dei sogni fatti durante la notte, o perlomeno non ci pensa più, invece a lei il sogno le è rimasto impresso e durante tutto il giorno ha continuato a pensarci sopra. La notte seguente ha fatto un altro sogno che l'ha colpita molto. Ha sognato che le veniva dato un libro di Sant'Alfonso Maria de Liguori. Al risveglio, nonostante avesse molto da fare a causa dei suoi due bambini, ha deciso di fare una ricerca sul web su Sant'Alfonso, ed è capitata su un sito nel quale io pubblicizzo uno dei libri del suddetto santo. Lì ha letto il mio nome, ha visto la mia foto e la copertina del libro alfonsiano, poi è arrivata su uno dei miei blog e ha letto le risposte cordiali e fraterne che do ai lettori che mi scrivono, e ha collegato tutti gli indizi che aveva avuto nei due precedenti sogni. Così ha deciso di scrivermi anche lei e di farmi una richiesta che le stava a cuore. 

Mi domando perché accadono queste cose. Se dovessero essere di origine soprannaturale, noi sappiamo che Dio non fa mai opere superflue, quindi mi piacerebbe sapere che cosa desidera comunicarmi. Vuole che continui a scrivere sui miei blog? Vuole che noi due diamo vita a qualche iniziativa spirituale per la sua maggior gloria? Vuole qualche altra cosa? Sono confuso. Tra l'altro la tua e-mail mi è giunta nel corso di una settimana molto importante, poiché proprio in questi giorni è avvenuta una cosa che potrebbe dare una svolta radicale alla mia vita.

Continua a pregare per me affinché lo Spirito Santo mi faccia comprendere quel che desidera che io faccia per dargli gusto.

Rinnovandoti la mia profonda stima e la mia fraterna amicizia, ti saluto cordialmente in Cordibus Iesu et Mariae.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Procuri di fare le pratiche di pietà con pace e soavità di spirito, senza affaticarsi troppo e senza angustiarsi mai. Se talvolta è assalita da qualche pensiero di eccessiva preoccupazione, cerchi di allontanarlo subito, affinché non resti turbata la pace del cuore.


(Brano tratto dagli scritti di Padre Felice Maria Cappello, 1879-1962)

sabato 13 gennaio 2018

Il Santo Sacrificio della Messa come mezzo di santificazione

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


I suoi effetti. a) Questo sacrifizio anzitutto glorifica Dio e lo glorifica in modo perfetto, perchè Gesù vi offre di nuovo al Padre, per mezzo del sacerdote, tutti gli atti di adorazione, di riconoscenza e d'amore che già offrì sul Calvario, atti di valore morale infinito. Offrendosi come vittima, afferma nel modo più espressivo il sovrano dominio di Dio su tutte le cose: è l'adorazione; dando se stesso a Dio in riconoscenza dei suoi benefici, gli rende una lode pari ai benefici: è il ringraziamento o culto eucaristico. Nulla quindi può impedire il conseguimento di quest'effetto, neppure l'indegnità del ministro; perchè il valore del sacrifizio non dipende essenzialmente da colui che l'offre come ministro secondario, ma dal pregio della vittima che viene offerta e dalla dignità del sacerdote principale che non è altri che Gesù Cristo stesso. Tal è l'insegnamento del Concilio di Trento quando dichiara che questa offerta purissima non può essere macchiata dall'indegnità o dalla malizia di coloro che l'offrono; che in questo divin sacrifizio è contenuto ed immolato, in modo incruento, quello stesso Cristo che sull'altare della Croce si è offerto in modo cruento. È quindi la stessa ostia e lo stesso sacrificatore quello che si offre ora pel ministero dei sacerdoti e quello che s'è offerto una volta sulla Croce: non c'è differenza che nel modo d'offrire la vittima. Perciò, quando assistiamo alla S. Messa e più ancora quando la celebriamo, rendiamo a Dio tutti gli omaggi che gli sono dovuti, nel modo più perfetto possibile, perchè facciamo nostri gli omaggi di Gesù vittima. -- Nè si dica che tutto questo non ha che far nulla con la nostra santificazione; quando noi glorifichiamo Dio, egli amorosamente si china verso di noi, e quanto più noi ci occupiamo della sua gloria, tanto più egli si occupa dei nostri spirituali interessi; molto dunque si fa per la nostra santificazione rendendogli i nostri ossequi in unione con la vittima divina che rinnova sull'altare la sua immolazione.

b) Il divin sacrifizio ha inoltre un effetto propiziatorio per la virtù stessa della sua celebrazione (ex opere operato, come dicono i teologi). Ed ecco in che senso: il sacrifizio, offrendo a Dio l'ossequio che gli è dovuto e un giusto compenso per il peccato, lo inclina a concederci, non direttamente la grazia santificante (il che è effetto proprio del sacramento), ma la grazia attuale e il dono della penitenza, e a rimetterci, quando siamo contriti e pentiti, i peccati anche più gravi. -- È nello stesso tempo sodisfattorio, nel senso che rimette infallibilmente ai peccatori pentiti una parte almeno della pena temporale dovuta al peccato, in proporzione delle disposizioni più o meno perfette con cui vi assistono. Ecco perchè, aggiunge il Concilio di Trento, può essere offerto non solo per i peccati, le sodisfazioni e i bisogni spirituali dei vivi, ma anche per quelli che son morti in Cristo senza avere sufficientemente espiato le loro colpe. È facile vedere quanto questo doppio effetto, propiziatorio e sodisfattorio, contribuisca al nostro progresso nella vita cristiana. Il grande ostacolo all'unione con Dio è il peccato; ottenere il perdono e farne sparire anche gli ultimi vestigi è quindi preparare un'unione sempre più intima con Dio: "Beati mundo corde quoniam ipsi Deum videbunt". Quale consolazione per i poveri peccatori di veder così cader il muro di separazione che li impediva di godere della vita divina!

c) La Messa è impetratoria nello stesso modo che è propiziatoria: ottiene quindi da Dio, per la virtù stessa del sacrifizio (ex opere operato), tutte le grazie di cui abbiamo bisogno per santificarci. Il sacrifizio è una preghiera in azione, e Colui che al santo altare prega per noi con gemiti inenarrabili è Quegli stesso le cui preghiere sono sempre esaudite "exauditus est pro sua reverentia". Quindi la Chiesa, interprete autentica del pensiero divino, vi prega costantemente, in unione con Gesù sacrificatore e vittima (per Dominum nostrum Jesum Christum), per chiedere tutte le grazie di cui hanno bisogno i suoi membri alla salute dell'anima e alla salute del corpo, "pro spe salutis et incolumitatis suæ", per la salvezza e il progresso spirituale, sollecitando per i suoi fedeli, principalmente nella Colletta, la grazia speciale che corrisponde a ciascuna festa. E chiunque entra in questa corrente di preghiera liturgica, con le disposizioni volute, è sicuro d'ottenere per sè e per tutti quelli che gli premono le più copiose grazie.

È dunque chiaro che il santo sacrifizio della Messa contribuisce, con tutti i suoi effetti, alla nostra santificazione; e ciò tanto più efficacemente in quanto che noi non vi preghiamo da soli ma uniti a tutta la Chiesa e principalmente al Capo invisibile della Chiesa, a Gesù sacrificatore e vittima, che, rinnovando l'offerta del Calvario, chiede, per la virtù del suo sangue e per le sue suppliche, che le sue sodisfazioni e i suoi meriti ci vengano applicati.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928] 

Pensiero del giorno

Ergo dum tempus habemus, operemur bonum ad omnes, maxime autem ad domesticos fidei.


(Epistola B. Pauli Apostoli ad Galatas 6,10)

venerdì 12 gennaio 2018

Avviso da Venezia

La direzione di Traditio Marciana ha organizzato per il prossimo sabato 27 gennaio un pellegrinaggio alla Chiesa di S. Giovanni Crisostomo (vulgo San Zuane Grisostomo) di Venezia, ove si custodisce una preziosa reliquia del Santo Dottore della Chiesa, nonché una venerata immagine della Beata Vergine Maria, miracolosamente salvatasi dal bombardamento che colpì la chiesa durante la I Guerra Mondiale.


Il pellegrinaggio si svolgerà in occasione della ricorrenza liturgica di S. Giovanni Crisostomo, con il seguente programma indicativo:

11.00 S. Rosario e Litanie Lauretane di fronte all'immagine della Madonna delle Grazie
11.30 S. Messa cantata in rito antico 
12.45 Venerazione e bacio della Sacra Reliquia

Indicazioni per raggiungere la chiesa:
La Chiesa di S. Giovanni Cristostomo si trova lungo la Salizzada omonima, a 200 metri dal Ponte di Rialto. Il tragitto a piedi dalla stazione dura 20 minuti (25 da P.le Roma), lungo la Strada Nuova. In vaporetto, linea 2 da Ferrovia "B" o da P.le Roma "F" fino a Rialto "C" (11 minuti) e 3 minuti a piedi.





Xzx

Amarsi come fratelli

Nell'ottobre del 2016 ho incontrato alcune persone che collaborano col blog, tra cui Maristella, che qualche mese prima mi aveva scritto una bella e-mail nella quale rifletteva sul tema dell'amore fraterno e della possibilità di organizzare un incontro tra persone che seguono il sito.


Carissimo fratello in Cristo,
                                               riprendo un concetto che hai espresso più volte e che personalmente condivido.

Nel blog e nei messaggi che ci siamo scambiati affermi che per noi cristiani l'amore fraterno dovrebbe essere il nostro segno distintivo. Ognuno di noi può testimoniare quanto questa situazione si verifichi raramente. Io per esempio non ti conosco personalmente, non ancora perché spero di poterlo fare in questa vita, eppure ti voglio bene come a un fratello. Per me sei importante e io ti ricordo sempre nella preghiera, sono felice quando riusciamo a scambiarci messaggi e a tenerci in contatto. Come ti dicevo questa fraternità mi fa crescere nella Fede e nella devozione, mi sostiene nelle prove.

Ho imparato a usare questo criterio nella valutazione delle amicizie: vedo se mi aiutano nella strada verso il Regno. Quando superano questa prova le considero un dono del Cielo e ringrazio Dio per questo dono incommensurabile e non meritato che nella Sua infinita misericordia mi fa.

Però la domanda resta; perché è tanto difficile amarsi come fratelli? Io penso a causa della nostra natura di creature: se non riusciamo ad amare le altre persone in Gesù e per Gesù cadiamo nelle trappole dell'egoismo. Così non riusciamo ad accogliere i nostri difetti e tantomeno quelli di chi incontriamo: pretendiamo ciò che una creatura non può dare e ci allontanano reciprocamente. Poi penso che la vita quotidiana con i suoi ritmi non ci aiuti a restare vicini tra di noi.

Una volta amavo scrivere lettere su carta ai miei amici. Erano pochi quelli che apprezzavano e rispondevano con entusiasmo. Ora mi sono rivolta alla tecnologia e così scambio email e messaggi Whatsapp. Posso condividere pensieri e riflessioni con le persone che mi sono vicine.

Quando ho letto sul blog la proposta di Chantal di incontrarci ho provato molta gioia. Sicuramente impresa impegnativa, ma... io provo a rilanciare l'idea... perché non tentare? Sarebbe meraviglioso poter passare un po' di tempo tutti insieme: preghiera, condivisione, riflessione, amicizia.

Io non ne so molto ma magari esistono case di accoglienza religiosa per gruppi di persone che desiderano fare un'esperienza spirituale. Queste strutture potrebbero fare al caso nostro. 

Adesso mi fermo perché ho scritto tanto e non vorrei stancarti con tutte le mie parole.

Mi farebbe piacere sapere cosa ne pensi di questo eventuale incontro: ritengo prezioso il tuo parere.

Grazie di tutto!

Nei Cuori Immacolati 

Tua sorella Maristella


Carissima in Cristo,
                               per molti potrebbe apparire assurdo il fatto che tra due persone che non si conoscono di persona sia nato un legame di amicizia spirituale talmente profondo da giungere a considerarsi fratelli. In realtà dovrebbe essere una cosa normale volersi bene tra membri del Corpo Mistico di Cristo, come avveniva ai tempi di San Paolo, quando i pagani restavano meravigliati nel vedere i cristiani amarsi come fratelli.

Da un punto di vista spirituale mi hai donato davvero tanto, perché riesci a trasmettermi conforto, letizia, devozione, desiderio di proseguire il cammino di perfezione cristiana. Sono pochissime le persone che riescono a trasmettermi queste cose in un grado elevato come lo fai tu.  Ho l'impressione che noi due siamo fatti proprio per aiutarci l'un l'altro nel cammino spirituale perché abbiamo tantissime cose in comune. È da oltre un anno che siamo amici, non abbiamo mai avuto problemi (dissapori, equivoci, dispetti, litigi, ecc.) come purtroppo avviene spesso tra i mondani. Con l'aiuto di Dio dobbiamo continuare questa splendida amicizia spirituale e collaborare assieme per la Sua maggior gloria.

Anche io penso che sarebbe bello se io, tu ed altre persone che la pensano come noi potessimo incontrarci tutti assieme per condividere dei momenti di fraterna letizia. Purtroppo, viviamo in una società secolarizzata che “non ci capisce”, e quindi spesso ci sentiamo come stranieri in terra d’esilio quando stiamo tra i seguaci del mondo. Ecco perché siamo felici quando incontriamo altri seguaci di Gesù Cristo che “parlano la nostra stessa lingua”.

A dir la verità per me non sarebbe la prima volta incontrare persone conosciute tramite il blog. Ne ho incontrate molte e posso dirti che conservo dei bellissimi ricordi di fraterna amicizia. Addirittura vari lettori e lettrici mi hanno ospitato (le lettrici sono religiose che mi hanno accolto nelle foresterie dei loro monasteri), e sommando tutti i periodi che sono stato loro ospite ho totalizzato circa 8 mesi (per vari motivi, tra cui le spese di viaggio, non sono riuscito ad accontentare tutti gli inviti che ho ricevuto).

A mio avviso l’ideale sarebbe, come prima volta, di incontrarci in non più di cinque o sei persone. Se fossimo in troppi diventerebbe difficile dedicare a ciascuno il tempo necessario per approfondire il legame d’amicizia. Potremmo incontrarci per alcuni giorni presso la foresteria di qualche comunità monastica mia amica. L’unico vero problema è riuscire a trovare la data giusta che vada bene per tutti. Per il momento vediamo quante sono le persone interessate all'incontro e poi decidiamo come organizzarci.

Ti sono sinceramente grato per questa splendida, limpida e disinteressata amicizia che mi stai donando. La stima che ho nei tuoi confronti è elevatissima. Lo so che ci sono persone mondane che invece ti disprezzano e non ti comprendono, ma questo è un buon segno. Infatti, se un cristiano viene applaudito dai mondani, significa che ha fatto dei compromessi al ribasso con gli oppositori del Vangelo.

In Corde Matris.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Burle che dispiacciono al prossimo, sono contrarie alla carità.


(Pensiero di Sant'Alfonso Maria de Liguori)

giovedì 11 gennaio 2018

Messa per i parenti dei sostenitori del blog

Anche in tante famiglie cristiane si può trovare qualche membro che si è allontanato dal Signore, cioè che non crede o, pur credendo, vive come se Dio non ci fosse. Ciò è causa di grande sofferenza, poiché chi ama davvero Gesù Cristo desidera che Egli venga amato da tutti, e si addolora quando vede che "l'Amore non è amato", come dicevano vari santi. Inoltre, se una persona ama davvero i propri parenti, deve desiderare la salvezza eterna delle loro anime, le quali vennero pagate a costo di tante sofferenze da parte del Redentore Divino con la sua dolorosa Passione.

C'è un prete dal cuore gigante, il quale negli ultimi anni è divenuto il principale finanziatore del mio blog. È anche grazie a lui se posso dedicarmi a questa forma di apostolato on-line per il bene delle anime e la maggior gloria di Dio. Inoltre ogni mese gli chiedo di celebrare una Messa per qualche intenzione spirituale, e lui, con zelo apostolico, ha sempre accettato volentieri di offrire il Santo Sacrificio, senza mai chiedermi un'offerta in cambio.

Questo mese gli ho chiesto di celebrare una Messa per le anime dei parenti dei sostenitori del blog, cioè di coloro che mi hanno inviato almeno una donazione, anche di modico valore, per consentirmi di poter dedicare una parte importante del mio tempo alla gestione dei miei blog religiosi, i quali ormai costituiscono quasi l'unica fonte delle mie entrate. Lui ha accolto la mia richiesta e ha fissato la data della celebrazione a venerdì 12 gennaio.

A me piace tanto fare questo lavoro per la maggior gloria di Dio (lo faccio davvero molto volentieri) e nel mio cuore sento tanta gratitudine nei confronti di coloro che sostengono il blog (purtroppo, non sono molti), poiché è grazie a loro se, pur tra le difficoltà, posso continuare a farlo. Gesù Cristo nel Vangelo ha promesso che ricompenserà persino un bicchier d'acqua dato per amor suo, ed io spero tanto che i sostenitori del blog vengano ricompensati con le grazie necessarie alla salvezza eterna delle loro anime e di quelle dei loro parenti. Dio non si lascia vincere da nessuno in generosità.

Sfruttare le persecuzioni dei modernisti per progredire nel cammino di perfezione cristiana

La pestifera eresia modernista ci sta facendo soffrire assai, ma noi dobbiamo sfruttare queste tribolazioni per stringerci maggiormente a Dio e progredire nel cammino di perfezione cristiana. A tal proposito pubblico un'interessante e-mail di un gentile lettore e generoso sostenitore del blog. A tutti coloro che si sentono sconfortati per ciò che sta accadendo nell'orbe cattolico consiglio di leggere con molta attenzione il post di oggi.


Caro Cordialiter,
                          ti scrivo da (...). Ti seguo ormai da quattro anni, questi ultimi anni nei quali pare che l'attacco modernista sia veramente forte. Volevo confermare, per quanto riguarda il mio percorso personale di vita cristiana, quanto tu scrivevi (...), ossia che le sofferenze di una Chiesa tribolata possono portare frutti di santificazione.

Ho sempre avuto una vita cristiana da praticante, ma non ho mai approfondito con consapevolezza molti aspetti della dottrina, della mistica, dei sacramenti, come ho fatto negli ultimi tre anni. Il vedere intorno a me la massima confusione, sofferente per quanto accade nella Chiesa ed anche perseguitato, se non altro moralmente e verbalmente, per quanto da me sempre espresso per la difesa della millenaria Fede, mi sono sentito chiamato ad approfondire testi di spiritualità, di apologetica, mi sono avvicinato ancor più a sacramenti e sacramentali, abbeverandomi anche alla liturgia in rito antico, alla quale partecipo ora occasionalmente, quando la gestione dei bambini piccoli lo permette, ma che è vera fonte di irrobustimento spirituale.

Insomma, se in questi ultimi anni non vi fossero queste tristi sofferenze, io forse sarei un credente medio, tiepido, invece attraverso queste tribolazioni Dio mi sta spingendo verso un cammino di conversione sostenuto dalla Sua Grazia. Le vie di Dio per condurre i suoi figli alla salvezza sono davvero misteriose, ed anche da questo periodo della storia nel quale la Chiesa soffre, per mano molte volte dei suoi stessi membri, Egli ne vuole ricavare un bene, che sia anche per poche anime. Del resto un grande santo diceva che pure una sola anima è una diocesi abbastanza vasta per un Vescovo.

Grazie allora Cordialiter di sostenerci in questo cammino comune verso la Patria, da parte mia un ricordo e preghiera ma anche, come ho fatto e farò, un piccolo sostegno economico per questa tua speciale missione.

Ogni bene in Gesù e Maria.

(Lettera firmata)


Caro fratello in Cristo, 
                                         sono davvero contento di constatare che hai una visione soprannaturale della vita: nulla capita per cieco caso, ma tutto è voluto, o almeno tollerato, da Dio per il nostro bene, come insegnano Sant’Alfonso Maria de Liguori e tanti altri dotti autori. Ovviamente il Signore non vuole che i modernisti diffondano i loro errori dogmatici e morali (Dio è incapace di compiacersi del male compiuto dagli esseri umani), ma tollera che ciò avvenga poiché spera di trarne un bene maggiore. 

È da decenni che stiamo soffrendo assai a causa del diffondersi dell’eresia modernista, ma negli ultimi anni le sofferenze sono aumentate parecchio. Dobbiamo sfruttare queste croci per avanzare nel cammino di perfezione cristiana, sopportando pazientemente le tribolazioni (come fece il Santo Giobbe) e soprattutto stringendoci maggiormente a Dio, fine ultimo della nostra esistenza. Nei momenti difficili della vita, quando il cuore è in lacrime, solo Dio può consolarci davvero. Solo Dio non ci abbandona mai. Il Santo Giobbe, nonostante fosse diventato povero e infermo senza avere colpe, subì l'incomprensione dei suoi amici, che lo fece soffrire più della stessa malattia e della povertà. Così pronunciò la celebre frase “Il mio occhio lacrima rivolto a Dio”, che nel maestoso latino dell'antica Vulgata suona così: “Ad Deum stillat oculus meus”. Nel momento del dolore e della sofferenza dobbiamo stringerci maggiormente a Dio e riceveremo conforto. Don Dolindo Ruotolo ha scritto bellissime meditazioni sulla Sacra Scrittura. Ecco come ha commentato la frase di Giobbe “Ad Deum stillat oculus meus”:

“Perché ci angustiamo tanto? Volgiamo gli occhi al Signore con fiducia, poiché non è sulla terra il nostro conforto ma nel Cielo. Dio solo ci conosce, Dio solo può compatirci, Dio solo può consolarci. Gli uomini della terra sono verbosi, non sanno dire che parole, non possono dire che parole, spesso urtanti nel medesimo sforzo di renderle consolanti. L’occhio nostro lacrimi in Dio solo: Ad Deum stillat oculus meus. Come è bella questa parola di Giobbe! Stilli a Dio questo occhio che non può essere saziato da nessuna visione terrena, stilli a Dio, poiché non può trovare un padre più tenero di Lui, stilli a Dio depositando nel suo cuore, in mezzo alle lacrime, l’angoscia, la fiducia, l’amore, la speranza, l’unione perfetta alla sua Volontà: Ad Deum stillat oculus meus! Gli anni passano, la via che percorriamo non conosce il ritorno su questa terra, tutto muta intorno a noi, rimane solo Dio come nostra unica speranza: Ad Deum stillat oculus meus! Il nostro testimone è nel Cielo! Dio infatti conosce la nostra fralezza e la compatisce; conosce le nostre miserie e le perdona quando noi ricorriamo alla sua misericordia con sincero pentimento; conosce la condizione del nostro pellegrinaggio e ci aiuta. Quale conforto quando le creature irrompono contro di noi e ci giudicano male, il pensare che il nostro testimonio è nel Cielo e che Dio ci conosce! Oh! il Signore non rende mai vana la nostra speranza, e quando tutto ci sembra perduto, interviene Lui per difenderci e per far luce nelle tenebre. [...] Ripetiamo con Giobbe, quando le tempeste sono più fiere: Ad Deum stillat oculus meus”.

Se noi ci stringeremo maggiormente a Dio, la pestilenziale eresia modernista non solo non riuscirà a trascinarci alla dannazione eterna, ma sarà uno strumento tollerato da Dio per purificare le nostre anime e farle avanzare nel cammino di perfezione cristiana. Sopportare cristianamente le ingiuste persecuzioni e offrire i patimenti al Signore consente di ottenere enormi benefici spirituali dal Cielo. Basti pensare a ciò che è accaduto a San Pio da Pietrelcina, Sant'Ignazio di Loyola, San Giovanni Bosco e tanti altri santi, i quali, pur essendo perseguitati, riuscirono a praticare eroicamente le virtù cristiane (accumulando innumerevoli gradi di gloria per l’eternità) e a fare un gran bene alle anime. Un altro fulgido esempio è ciò che accadde ai cristiani dei primi secoli. Nonostante i tiranni si affannassero a trucidarli, la Chiesa Cattolica (che è il Corpo Mistico di Cristo) moltiplicava i suoi seguaci e si espandeva sempre più. Così come il sangue dei martiri è semente per la nascita di nuovi cristiani, allo stesso modo le lacrime dei fedeli legati al Magistero perenne sono semente per il trionfo della Tradizione Cattolica. Le persecuzioni non fanno altro che incentivare l'avanzata del movimento tradizionale. Ovviamente disprezzo il peccato di persecuzione, ma apprezzo il bene che Dio riesce a trarne in seguito. Se finissero le persecuzioni, ci sarebbe il rischio di un rilassamento generale degli ambienti tradizionali, così come è avvenuto per la cristianità dopo la fine dell'oppressione da parte dell'Impero Romano.

Dobbiamo essere grati al Signore per le tribolazioni che stiamo patendo. Ecco quel che scrisse la grande mistica Santa Gemma Galgani: ...Mi ha detto poi Gesù: «Sai, figlia mia, in che maniera io mi diverto a mandare le croci alle anime a me care? Io desidero possedere l'anima loro, ma intera, e per questo la circondo di croci, e la chiudo nelle tribolazioni, perché non mi scappi di mano; e per questo io spargo le sue cose di spine, perché non si affezioni a nessuno, ma provi ogni suo contento in me solo. È l'unica via per vincere il demonio e giungere a salvezza: Figlia mia, quanti mi avrebbero abbandonato, se non li avessi crocifissi! La croce è un dono troppo prezioso, e da esso si apprendono molte virtù!»

Dobbiamo continuare a combattere con coraggio la buona battaglia delle fede sino all’ultimo respiro. Maggiori sono le difficoltà, più bella sarà la vittoria!

Rinnovandoti la mia gratitudine per aver finanziato il mio lavoro per il blog (è grazie a persone generose come te se posso dedicare molto tempo a scrivere gli articoli e a rispondere alle numerose e-mail dei lettori), ti saluto cordialmente in Cordibus Iesu et Mariae.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Per guadagnare il paradiso ogni fatica è poca.


(San Giuseppe Calasanzio)

mercoledì 10 gennaio 2018

Circa le critiche contro la Messa tradizionale

Ripubblico ampi brani di un'interessante lettera di Eleonoram (pseudonimo scelto da una lettrice del blog per firmare i suoi scritti da pubblicare).


Caro D., come stai?

Sto leggendo con interesse i tuoi post sulla Messa tridentina e proprio l’altra sera mi sono ritrovata a parlarne durante una cena. Ero con alcune persone molto spirituali, con cui mi ritrovo spesso per pregare e adorare il Santissimo, ma con mia grande sorpresa hanno definito questa Messa “superata”!!

Come ti dissi tempo fa, non ho mai assistito a una Messa in rito antico, un po’ per mancanza di opportunità, un po’ perché la Messa in rito moderno a cui partecipo è molto fervorosa. Tuttavia mi ha sconcertata sentire dei credenti devoti parlarne in quei termini, mi sono sembrati dei pregiudizi frutto di cattiva informazione. Se pensiamo che la Messa in rito antico ha “formato” praticamente tutti i grandi santi e sante della storia cristiana [...] già solo per questo andrebbe considerata con il massimo rispetto!

Le motivazioni che mi sono state date, riguardo il suo superamento, sono sostanzialmente queste: il sacerdote, dando le spalle, esclude l’assemblea; idem quando recita sottovoce il Canone, quasi esibendo un rapporto esclusivo con Dio; l’incomprensibilità della lingua latina crea distacco […]. 

Tutto ciò mi ha fatto riflettere sull’importanza della simbologia della Messa: quella del rito antico mi sembra poco conosciuta anche tra i fedeli devoti, tu che sei un “esperto” puoi confermarlo? Ad esempio, nel tuo post “Perché amiamo la Messa tridentina”, mi è piaciuto trovare la corretta interpretazione del parlare sottovoce del sacerdote:

“in quell'apparente silenzio … una persona spirituale si immerge nell'orazione mentale e offre in oblazione alla Santissima Trinità il Santo Sacrificio di Cristo”, facendo “attivamente nel proprio cuore degli atti di adorazione, oblazione, impetrazione, carità perfetta, ecc.”

Leggendo queste parole ho pensato che sarebbe bello se tutti conoscessero la simbologia e il significato dei gesti e dei diversi momenti della Messa tridentina, potrebbe essere un modo per invogliare a sperimentarla o comunque per non avere preconcetti errati al riguardo.

Infine, circa l’intensità e la profondità della partecipazione liturgica, vorrei rendere merito alla terra in cui vivo, la Sardegna. Qui, grazie a Dio, c’è ancora una fede molto fervorosa e la Messa è molto sentita pur essendo celebrata in rito moderno. Ma c’è di più: da quando ho iniziato ad andare a Messa dopo la mia conversione, ho piano piano scoperto (e imitato!) delle antiche pratiche di devozione popolare, che sembrano proprio degli atti “attivi” come quelli da te citati in riferimento al rito antico. […] Alcune veterane hanno poi la consuetudine di dire sottovoce l’Atto di dolore prima di fare la Comunione.

[…] Sicuramente la Messa in rito antico favorisce all’ennesima potenza questo clima interiore e queste predisposizioni d’animo, che tuttavia sono possibili anche in una Messa in rito moderno, come ho avuto la grazia di constatare e sperimentare. Ma forse c'è un motivo per tutto ciò: la Sardegna è l'isola di Maria, come disse il papa Paolo VI - e difatti la Madonna di Bonaria è la patrona della regione - e allora, forse, i suoi abitanti godono di una particolare protezione mariana che si manifesta pure nell'ispirare questi pii esercizi che alimentano il fervore della Messa. :)

Un abbraccio fraterno in Gesù e Maria!

Eleonoram



Cara sorella in Cristo,
                                   Papa Roncalli disse: “Ricco di maestà e nobiltà, il latino è la lingua che meglio di tutte eleva l'animo alla sacralità”. Addirittura promulgò la Costituzione Apostolica “Veterum Sapientia” per difendere il latino dagli attacchi di coloro che volevano spazzarlo via. Anche il Concilio Vaticano II decretò che la lingua latina venisse conservata nei Riti latini (Romano, Ambrosiano, Mozarabico, eccetera). Non è affatto vero che la lingua latina sia incomprensibile, e comunque le preghiere riservate ai fedeli sono sempre le stesse, quindi non è difficile impararle a memoria, o almeno impararne il significato. Invece per le orazioni riservate al sacerdote si può benissimo usare un messalino bilingue.


Circa il fatto che la Messa tridentina non viene celebrata col sacerdote rivolto “verso il popolo”, lascio rispondere a Mons. Klaus Gamber, compianto liturgista: L'idea che il sacerdote stia di fronte alla comunità risale senza dubbio a Martin Lutero. […] Prima di Lutero l'idea che il sacerdote quando celebra la messa stia di fronte alla comunità non si trova in nessun testo letterario, né è possibile utilizzare per suffragarla i risultati della ricerca archeologica. […] Dal punto di vista cattolico, invero, carattere sacrificale e conviviale della messa non sono mai stati in contrasto. Cena e sacrificio sono due elementi della medesima celebrazione. Certo col mutare dei tempi non sempre essi sono stati espressi con pari forza. […] Se al giorno d'oggi si desidera dare un rilievo maggiore al carattere di convito della celebrazione eucaristica, va detto che nella celebrazione versus populum questo non è che appaia con la forza che spesso si crede e si vorrebbe. Infatti soltanto il "presidente" della cena sta effettivamente al tavolo, mentre tutti gli altri convitati siedono giù nella navata, nei posti destinati agli "spettatori", senza poter avere alcun rapporto diretto col tavolo della Cena. Il modo migliore per rivendicare il carattere sacrificale della messa è dato dall'atto di volgersi tutti insieme col sacerdote (verso oriente, vale a dire) nella medesima direzione durante la preghiera eucaristica, nel corso della quale viene offerto realmente il santo sacrificio. Il carattere conviviale potrebbe essere invece sottolineato maggiormente nel rito della comunione […]. Secondo la concezione cattolica la messa è ben di più di una comunità riunita per la cena in memoria di Gesù di Nazareth: ciò che è determinante non è realizzare l'esperienza comunitaria, sebbene anche questa non sia da trascurare (cfr. 1Cor 10,17), ma è invece il culto che la comunità rende a Dio. Il punto di riferimento deve essere sempre Dio e non l'uomo, e per questa ragione fin dalle origini nella preghiera cristiana tutti si rivolgono verso di Lui, sacerdote e comunità non possono stare di fronte. Da tutto ciò dobbiamo trarre le dovute conseguenze: la celebrazione versus populum va considerata per quello che in realtà è, una novità, una invenzione di Martin Lutero. [Mons. Klaus Gamber, "Instaurare omnia in Christo", 2/1990].

Infine, circa l'accusa che la Messa tridentina sia ormai “superata”, posso rispondere che molti di coloro che frequentano la liturgia tradizionale sono persone giovani, mentre coloro che vanno alla Messa moderna hanno un'età media di 60-70 anni. Mentre molti seminari “moderni” stanno chiudendo o sono quasi vuoti, quelli tradizionali sono pieni. E questa sarebbe una liturgia “superata”? A me sembra viva, vegeta e in forte espansione. E questo lo sanno pure i “comunistelli di sacrestia” (come li chiamava il grande Cardinale Ottaviani), i quali continuano a rosicare dalla rabbia e a tramare per metterci il bastone tra le ruote, ma senza riuscire a fermare l'inarrestabile marcia del movimento tradizionale, che ormai è un fiume in piena.

Rinnovandoti la mia gratitudine per la tua collaborazione col blog, ti saluto cordialmente in Corde Matris.

Cordialiter